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20 febbraio 2012

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MARIA RITA D'ORSOGNA: A Rocco Papaleo, lucano


Il Festival di San Remo finanziato dall’Eni!
Quanti lo sapevano?
Celentano, il predicatore moralista, lo sapeva?
E lui si è permesso di dire a me prete come mi devo comportare da prete, da un palcoscenico sponsorizzato dall’Eni?
E lui ha regalato i soldi presi dall’Eni?
E i sindaci scelti per ricevere una parte della generosa offerta di Celentano, prenderanno i soldi provenienti dal finanziamento delll’Eni?
Belle domande! 
Una cosa va comunque detta: non siamo nauseati da tutto questa contraddizione di una cultura che sembra da una parte elevare il nostro spirito (anche la musica è un’arte che nobilita), e dall’altra è violentata dal mercato più folle?
Maria Rita D’Orsogna (non tutti gli italiani la conoscono, ma senz’altro tutti conoscono chi è Belèn, purtroppo!), ha scritto nei giorni scorsi una lettera al lucano Rocco Papaleo.
 


dal Blog di Maria Rita D’Orsogna

A Rocco Papaleo, lucano

The sole advantage of power
is that you can do more good.

Baltasar Gracian, gesuita, 1647

E sulle gentili note del Festival di SanRemo,
i petrolieri, non sazi, sfragellano la Basilicata

Gentile Rocco Papaleo,

Si parla tanto di lei in questi giorni per la sua partecipazione al festival di San Remo, finanziato dall'ENI. Anche se forse a lei non importa, sono un po' rattristata e avvilita dall'unione di queste due cose: un lucano famoso e l'ENI a condividere un palcoscenico davanti a milioni di persone.

Vede, quando è arrivato a Los Angeles "Basilicata Coast to Coast" mi ero organizzata per andare a vederlo con un gruppo di amici: me lo ricordo ancora, era al festival del cinema italiano, a Hollywood. Appena ho saputo che era stato sovvenzionato dalle ditte petrolifere, inclusa la Total, mi sono rifiutata di andarci.

Mi sembrava troppo immorale regalare i miei dieci dollari, per quanto insignificanti, ad una macchina di propaganda, pagata dai petrolieri per far vedere che è tutt'apposto, nascondendo la testa nella sabbia.

Signor Papaleo: lei è lucano e non può non sapere che l'ENI negli scorsi 20 anni ha letteralmente distrutto ogni cosa che ha toccato in Basilicata. Anche se non ho visto Basilicata Coast to Coast, ho visto la Basilicata vera, ho parlato con la gente in carne ed ossa, ho ascoltato storie e visto paesaggi di una regione di cui pare importare poco al resto d'Italia.

Io non sono nessuno e mi ritrovo a fare battaglie ambientaliste per caso. Un giorno l'ENI arrivò in Abruzzo e decise che voleva spiantare i vigneti della mia infanzia per farci un nuovo centro oli, una nuova Viggiano. Ho dato tutto quello che avevo, perché non potevo lasciare a questa fabbrica di morte chiamata ENI di distruggere la mia terra. Da allora è diventata una sorta di dovere morale per me fare quel che posso per non dargliela vinta a questi prepotenti signori del petrolio, che sia in Lombardia o in Sicilia, che sia in Basilicata o in Veneto.

La lista degli scandali ENI è troppo lunga per raccontarla in breve, ma c'è di tutto, corruzione, bugie, inquinamento, propaganda, soldi. E lei da lucano dovrebbe saperlo meglio di me.

Come detto, io non sono nessuno, ma lei sì. Con Sanremo la conosce ora tutta l'Italia.

Non sente, un pochino almeno, il dovere di fare, di dire qualcosa, contro questo scellerato raddoppio che l'ENI si prepara a compiere in Basilicata?

Non sente un pochino la voglia di usare la sua fama per qualcosa che duri di più che quattro serate con Belen smutandata?

Di denunciare i laghi inquinati, i pozzi dietro gli ospedali, le dighe con idrocarburi e pesci morti, la puzza di idrogeno solforato?

Di dire pubblicamente a Vito Di Filippo e a Paolo Scaroni, la Basilicata ha già dato?

Lei mi dirà: e che ci posso fare io? Mica posso mettermi contro l'ENI.

Lo so, è difficile. Ma nella vita certe volte si devono fare proprio le cose difficili: è questo che ci rende memorabili, che resta per il futuro, che fa crescere noi, la nostra gente, i nostri figli. Lo fanno le persone normali, per quel che possono, credo che possa farlo anche lei.

Il dovere. La responsabilità. L'usare il potere, la fama, per fare il bene. Il fare le cose giuste anche se difficili.

Che parole scomode, che parole belle!

 

 

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