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16 maggio 2012

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Adesso sono veramente incazzato!



Adesso sono veramente incazzato!

E quando sono incazzato non misuro più gli epiteti.
Le parole sembrano uscirmi da una rabbia incontrollata
come fiumi in piena, travolgendo ogni buon senso.

Che il nostro Paese sia strano, direi stravagante,
direi di più: privo di “intelligenza”
- non sto qui a specificare che cosa io intenda per “intelligenza” -
solo gli italiani non se ne rendono conto,
ma persistono nella folle corsa verso il baratro,
strattonandosi per arrivare per primi.

In questo senso fatico a sentirmi italiano,
non mi sento affatto italiano,
eppure non vorrei esserne “fuori”,
anche per quella grande voglia di lottare
- che mi tiene ancora in vita -
perché il Paese si riprenda dal coma profondo.

Situazione disperata?
Questo è il bello della lotta!

Eppure basterebbe un granello di “intelligenza”
per trovare una possibilità di uscire dal tunnel.
Ma noi copriamo ogni “possibilità” con le nostre isterie
di popolo in fuga dal ravvedimento.

Chissà perché?
Brandiamo tutto ciò che ci capita tra le mani
e distribuiamo fendenti a destra e a sinistra,
senza sapere che cosa vogliamo.

Sì, che cosa vogliamo?

Andate a chiederlo ai mass media che, mai come ora,
sono in balìa di una tale confusione mentale
- sostenuta da una perversione di fondo -
da segnalare solo un nemico da combattere,
naturalmente in nome di una notizia facile
che produca qualche opportuno effetto mediatico.

Che cazzoni questi giornalisti di merda!
Eppure non si annoiano neppure della loro paranoia,
nemmeno quando sanno di parlare al vento,
tra quattro gatti di dementi senili.

Vittime della stessa rincorsa notizia,
trita e ritrita nei salotti perbene,
condotta dal solito super pagato fruitore
di un consenso che si compera con poco
facendo il vuoto su ciò che veramente conta.

Sì, perché se non si offre di meglio
si è quasi costretti a subire ciò che offre
il mercato del gossip che specula sul sangue
o di una politica dei soliti furbastri che fingono di litigare
pur di tenersi quel pezzetto di potere privilegiato
alla faccia dei soliti coglioni che assistono quasi commossi.

Quale paradosso!
Prima avevamo un Coso innominabile
- se lo nomini, è pronto a uscire dalla tomba! -
che era sempre costretto a ritrattare le sue menzogne,
ora sono i mass media a farlo,
naturalmente addossando la colpa sugli altri.

Che cazzoni questi giornalisti di merda!
Poveretti, per vivere sono costretti a restare in un gioco vizioso,
e pensano pure di essere abili, addestrati,
ma saranno ben presto travolti dalla loro idiozia.
Peggiori dei puttanieri più incalliti!

E che cosa succede?

Succede che la mente degli italiani si annulli,
supposto che questo popolo abbia avuto un momento di lucidità:
e ad avvantaggiarsi è la confusione che travolgerà
sia le vittime che i carnefici.

Tutti siamo vittime e tutti in parte siamo carnefici!

Carnefici, sì, nel senso che contribuiamo a distruggere
anche quel minimo senso di giustizia e di onestà
che, bene o male, è presente anche nel caos istituzionale.

Carnefici, anche quando, non andando a votare,
deleghiamo al caos la facoltà di s-governarci del tutto.

Carnefici, anche quando ancora una volta,
nonostante la storia dovrebbe insegnarci qualcosa,
diamo credito a movimenti di protesta che si alimentano
della confusione mentale e della disperazione di massa.

Il nostro Paese ne ha conosciuti di partiti di protesta
che sorgono al momento opportuno
e poi si ingrossano e s’ingrassano,
per arrivare alla tragica inevitabile conclusione finale.

La Lega non è forse l’ultimo esempio?
No, ma gli italiani non aprono gli occhi:
ecco ora il movimento grillino che ne prende il posto,
e gli italiani sono subito pronti a sperare di nuovo.
In che cosa?

Questi partiti sono come dei peti:
basta tappare il naso, ben bene,
e le illusioni sembrano fresche boccate d’ossigeno.

E di nuovo gli opinionisti del cazzo,
i soliti ottusi puttanieri
- li trovi ovunque, a destra, a sinistra, al centro,
in cielo e in terra, tra i filosofi e gli scienziati,
tra i teologi e gli atei, i credenti e i miscredenti –
non finiscono di stupirci con le loro analisi cervellotiche,
che fanno a gara nel dire le cazzate più grosse
ma… con arte raffinata.

Ai peti di partiti si risponde con peti intellettuali!

Quando troveremo la strada della saggezza?
Quando apriremo l’Intelligenza alla Politica?

Ecco il segreto per uscire dal tunnel:
riprenderci l’Intelligenza per ritrovare la Politica!

Due parole al maiuscolo:
Intelligenza e Politica!

Come tradurLe nella realtà?
Qui sta il vero problema,
che è la grande sfida del momento.

Certo, quando si sta annegando
- e se siamo giunti a questa tragica situazione
la responsabilità risale addietro nel tempo,
e non si può ingenerosamente dare le colpe
solo all’attuale governo di tecnici! -
si fa di tutto per salvarsi,
anche aggrappandosi ai rottami,
ma i rottami sono solo rottami, non il nostro futuro!

Una volta posti in salvo,
ringrazieremo anche i rottami,
ma bisognerà tentare di uscire dal solito giro vizioso:

non si vive di sole proteste,
non si va avanti con le solite proteste,
non si costruisce il domani con facili proteste.

In che cosa crediamo di veramente grande?
Sappiamo almeno sognare qualcosa di grande?

Fino a quando proporremo ideali di palta,
fino a quando ci accontenteremo di soddisfare
i borbotti della pancia della gente,
fino a quando emetteremo peti dolcificanti
per illudere chi vive ora nella merda più letale,
che cosa otterremo?

Tutti oggi parlano di anti-politica,
anche qui equivocando sulla parola.
Ma che cos’è la Politica?
Questa è la vera domanda!

NotaBene.
In questi giorni mi è mancato un amico, Thomas Findeis, uno di quelli tosti che non indulgevano a compromessi; diceva pane al pane e vino al vino, senza giri di parole, e senza usare alcun tatto diplomatico. Non era tanto ben visto dai benpensanti e dai mass media, proprio per la sua indipendenza di uomo libero. Sì, amico, di cui ammiravo la sua forza d’animo, e la sua meravigliosa famiglia: una moglie esemplare e quattro figli che fanno la differenza a confronto con tanti altri figli di famiglie borghesi. Forse non basta dire: lo ricorderò sempre. Più doveroso dire: caro Thomas, mi sarai sempre di sostegno!
Don Giorgio De Capitani

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