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17 maggio 2012

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Calvario Nuba



Da Nigrizia di maggio 2012: Sudan, Sud Kordofan

Calvario Nuba

Franco Moretti

Non sono bastati gli appelli di organismi internazionali né la proposta di mediazione avanzata da Onu, Unione africana e Lega araba. Gli Usa guardano altrove per non disturbare Khartoum. E sui Monti Nuba si continua a morire.

La guerra regna sui Monti Nuba dall'inizio di giugno 2011. Oltre 400mila persone hanno già abbandonato i loro villaggi e si sono ammassate in campi per sfollati; circa 100mila si sono rifugiate in Sud Sudan. Gli ospedaletti di questa martoriata regione del Sud Kordofan (Sudan), ai confini con il Sud Sudan, sono colmi di feriti. Molti i bambini mutilati.

Il conflitto è tra le Forze armate sudanesi (Saf ) e il Movimento/Esercito popolare del Sudan-Nord (Splm-N), impegnato sia nello stato del Sud Kordofan che in quello del Nilo Azzurro. I leader dell'Splm-N accusano Khartoum di aver mobilitato 45mila combattenti, per lo più presi dalle Forze di difesa popolari (Fdp), paramilitari, per lanciare attacchi contro le popolazioni civili. Khartoum accusa il governo di Juba di sostenere i guerriglieri.

Già in passato il Sud Kordofan è stato teatro di aggressioni del regime islamista di Khartoum. Oggi il governo centrale sta di nuovo bombardando quelle terre. Nel silenzio del mondo.

Nigrizia ha lanciato un appello in favore dei popoli dei Monti Nuba sia sul sito www.nigrizia.it (21 novembre 2011), sia sul numero di dicembre della rivista. Anche in altre parti del mondo c'è stata una mobilitazione per allertare l'opinione pubblica internazionale perché si muova per evitare il genocidio dei popoli dei Monti Nuba. 74 organismi internazionali e personalità sud-sudanesi della diaspora hanno firmato un appello - che ricalca quello lanciato da Nigrizia -, consegnato al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, in cui si chiede di fare pressione su Khartoum perché interrompa i bombardamenti.

Il 9 febbraio, Unione africana, Lega araba e Nazioni unite hanno firmato una "Proposta per la libertà di accesso degli aiuti umanitari" alle popolazioni colpite dal conflitto, ma Khartoum continua a mostrarsi intransigente: non intende avere immensi campi per sfollati in Sudan, perché diventerebbero imbarazzanti realtà "politiche" da gestire (come in Darfur negli ultimi 9 anni).

A marzo, Mukesh Kapila, medico indiano residente in Gran Bretagna, membro dell'Hughes Hall College, Università di Cambridge, ha visitato i Monti Nuba. «Ho visto villaggi bruciati e rasi al suolo, granai distrutti, scuole danneggiate. Ho incontrato gente rifugiata nelle chiese. Io stesso ho sentito aerei Antonov volare sopra la mia testa, mentre donne e bambini fuggivano per mettersi in salvo. Ho attraversato campi coltivati incendiati dalle bombe sganciate dagli aerei. Ho visto mine antiuomo e mine a grappolo in zone percorse da donne e bambini per andare ad attingere acqua o raccogliere legna».

Alcuni organismi umanitari internazionali si sono ritirati dalle zone più critiche o hanno diminuito i loro interventi. La gente si lamenta con l'Onu: «Perché la comunità internazionale ci ha abbandonato nelle mani di un criminale di guerra ricercato dalla Corte penale internazionale?», dicono, riferendosi al presidente sudanese Omar El-Bashir.

Il commento finale di Kapila: «Nel periodo 2003-4, quando fui coordinatore dell'Onu per gli aiuti umanitari in Sudan, vidi cosa la violenza genocidaria faceva in Darfur. I miei appelli al mondo perché intervenisse caddero su orecchi sordi e la comunità internazionale attese troppo a lungo prima di muoversi. Ciò che ho visto sui Monti Nuba mi fa dire che siamo davanti a uno scenario simile a quello avuto in Darfur. Chissà se il mondo è disposto ad ascoltare i nostri appelli questa volta?».

Clooney e il Congresso

Anche l'attore americano George Clooney ha visitato i Monti Nuba. E ha portato la sua testimonianza davanti al Congresso Usa. Per attirare l'attenzione sui bombardamenti e denunciare il blocco degli aiuti umanitari, il 16 marzo ha preso parte a un sit-in di protesta contro il presidente El-Bashir davanti all'ambasciata sudanese a Washington. Il gesto di disobbedienza civile è costato il fermo all'attore, a suo padre Nick e ad altri attivisti. «Cerco di suscitare l'attenzione. Il Congresso e il presidente Obama devono sapere», ha spiegato Clooney.

Alcuni attivisti hanno apprezzato il fatto che l'attore abbia cercato di pubblicizzare il conflitto, ancora per lo più sconosciuto agli occidentali. Altri hanno criticato ciò che considerano una presentazione troppo semplificata del conflitto, come se si trattasse di una élite araba al potere a Khartoum intenta a liquidare gli africani neri. C'è anche preoccupazione che l'attività di Clooney, che mira a spingere l'amministrazione Obama a fare pressione sul governo sudanese perché termini questa tragedia, possa mettere a repentaglio i già difficili colloqui in corso ad Addis Abeba (Etiopia) tra il governo di Khartoum e quello di Juba. Clooney ha rilevato: «Se entro tre-quattro mesi non saranno presi provvedimenti, assisteremo a un vero disastro umanitario». John Asworth, attento osservatore delle cose sudanesi, ha commentato: «Qualunque sia stato l'impatto delle mosse di Clooney, l'attenzione internazionale è arrivata troppo tardi per troppi nubani».

A fine marzo, l quotidiano Sudan Tribune ha commentato: «Il rifiuto di Khartoum di consentire l'accesso degli aiuti umanitari equivale a creare le condizioni per ulteriori morti, distruzioni e sfollamenti. L'amministrazione Obama, per bocca del suo inviato speciale Princeton Lyman, insiste nel dire che il regime in Khartoum è "un interlocutore degno di fiducia: in tutta onestà, non puntiamo a scacciare il regime; vogliamo vederlo impegnato in riforme democratiche". Questa assurda dichiarazione, smentita dai fatti, costerà centinaia di migliaia di morti in Sud Kordofan e nel Nilo Azzurro».

Il 27 marzo la baronessa Caroline Cox, membro della Camera dei Lord della Gran Bretagna, ha detto: «Alla luce di recenti rapporti provenienti dal Sud Kordofan e dal Nilo Azzurro, il nostro governo deve adottare un approccio più robusto nei confronti di Khartoum. Dopo il caso Rwanda, giurò che non avrebbe mai consentito un altro genocidio. La mia impressione, però, è che oggi stia facendo esattamente l'opposto, e cioè consentire un nuovo genocidio senza fare nulla».

Anche Lord Alton of Liverpool ha criticato il governo: «Non si può accettare che il governo sudanese goda di piene relazioni diplomatiche con il Regno Unito. Il presidente El-Bashir e il governatore del Sud Kordofan, Ahmed Mohammed Haroun, sono ricercati dalla Cpi per crimini di guerra e contro l'umanità».

Il 1° aprile Haroun ha incoraggiato l'esercito sudanese «a non fare prigionieri ». Due giorni dopo, Catherine Ashorton, la ministro degli esteri dell'Unione europea, si è detta «preoccupata per le affermazioni di certi ufficiali sudanesi circa il non fare prigionieri nel conflitto in corso nel Sud Kordofan. Una simile politica va contro le leggi internazionali che regolano la guerra».

 

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