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2 video: A MIO NIPOTE GIOVANNI UCCISO DALL'AMIANTO


 

 

 

Riflessioni di don Giorgio

Di fronte ad una grave malattia ci può essere anche una rassegnazione. Con l’aiuto della fede in Dio per un credente.
Ma di fronte ad un cancro la cui causa sta unicamente nel profitto - lo si sapeva e si continuava a nascondere - allora non ci può essere pace.
E si ha il diritto di urlare tutta la propria rabbia: perché cessi questa bastarda follia di un avere che uccide ogni diritto umano.
E non c’è fede che possa consolare.
Soprattutto chi crede nella giustizia di Dio non può aspettare il giudizio finale.
Ma che crepino questi bastardi capitalisti, ma solo dopo una agonia lunga e feroce! Maledetti!
E si smetta di accusarmi che dovrei invece predicare amore, perdono, misericordia, rassegnazione!
Spetta soprattutto a noi cristiani invocare la giustizia di Dio, qui e ora. Su questa terra. Nell’al di là succeda ciò che dovrà succedere: lasciamo pure unicamente a Dio il giudizio supremo.
Ma ora e qui anch’io ho il diritto e il dovere di distinguere il bene dal male, e di stare dalla parte del bene, a iniziare dalla dignità della persona che va salvaguardata prima di ogni cosa: prima della economia, prima della politica, e prima anche della religione.
Il progresso vero è Umanesimo. Altrimenti è criminalità, ed è bestemmia atroce per un credente.
Mi ha fatto piacere ricevere un telegramma dai lavoratori della RSU Fomas di Osnago. Ed è commovente la lettera di un amico d’infanzia di Giovanni.
Certo mi sarei aspettato una maggiore risonanza per una morte che va oltre un dolore familiare: mio nipote Giovanni è morto per una malattia professionale. È anche comodo dire che è stato ucciso dall’amianto. È stato vittima di una criminalità che ha nomi e cognomi.
Ma qui nella mia terra della Brianza - terra dove ci si prostituisce al miglior offerente, terra dove in nome del dio cattolico si giustificano egoismi e indifferenze allarmanti - la solidarietà umana è ormai svanita nella gretta cultura leghista e la solidarietà sociale si è annullata nella disgregazione più totale.
Con amarezza vorrei anche far notare che in occasione della morte di Giovanni le autorità civili e religiose locali hanno brillato per una incomprensibile assenza. Non pretendevo solidarietà nei riguardi del mio e del dolore dei miei familiari, ma una solidarietà con le problematiche esistenziali che purtroppo sembrano essere lasciate in balìa di una minoranza di cittadini, senza parlare poi del menefreghismo delle comunità cristiane a cui interessano solo i riti religiosi e le feste mangerecce. 
 

Lettera di un amico d'infanzia di Giovanni

Sala Monferrato, 19/08/2010

A Giovanni

Quando viene a mancare prematuramente un coetaneo, amico sin dall’infanzia, ti rimane all’interno una ferita difficile da rimarginare, ma ancora di più lo è quando il decesso avviene per causa di mostri trasformatisi in persone che al solo scopo di lucro ignorando il Supremo Dono di Dio, cioè la vita umana, si sono realizzati come fabbricanti di morte.
Credo nella giustizia divina e sono certo che tutti quei miserabili incoscienti ed i loro complici sono stati e saranno catapultati in un girone dell’Inferno, disconosciuto al sommo poeta Dante, per rimanere sempre calpestati da terribili demoni e dal quel posto non potranno mai vedere lo Splendore e la Gloria del Padre Eterno.
Spero che la giustizia degli uomini prosegua nel suo decorso naturale e non venga mai né corrotta né delegittimata, da governanti avidi di denaro e soltanto bramosi di preservare il posto a se stessi ed ai figli dei loro figli sui seggiolini dell’imperiosa Roma, cosicché poter scoprire e punire tutti i responsabili assassini di questa infinita tragedia.
Questi pensieri che risalgono da mio cuore, contornati da costernazione e rabbia, giungono a te caro amico, con l’invocazione di pregare per i tuoi cari afflitti dal dolore e per tutti noi rimasti in questa infelice valle di lacrime.

Ciao Giovanni

    tuo amico per sempre

       Ciano

Telegramma dei lavoratori della

RSU FOMAS di Osnago

 

 

 

 

 

 

 

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