RICEVO E PUBBLICO

Solo il parroco può celebrare i matrimoni?

Rev.do don GIORGIO,
Le voglio riferire un fatto a cui ho assistito in diretta e, per il quale, non riesco a trovare una ragionevole spiegazione.
Lo faccio per sentire un suo parere trattandosi di un matrimonio religioso ed avendo letto sul suo sito, nell'intervista ad ALFIO SIRONI, sue opinioni in merito al cattolicesimo in BRIANZA mi è venuto spontaneo rivolgermi a LEI condividendo quanto letto.
Siamo in un paese della BRIANZA, ad una cerimonia religiosa del Sacramento del MATRIMONIO
di 2 giovani che da tempo vivono per lavoro all'estero.
Nella città dove operano, frequentano un sacerdote che è Parroco della Parrocchia dove abitano.
A questo sacerdote (italiano) si rivolgono per essere seguiti durante la preparazione al matrimonio e quando decidono data e luogo, lo invitano a celebrarlo.
La decisione è per la cerimonia nel paese, in ITALIA, dove la sposa è nata e cresciuta.
Naturalmente, viene messo al corrente il Parroco del paese, in merito a chi celebrerà.
Il giorno dell'evento, il parroco che chiamerò straniero,si trova a fare la bella statuina perchè quello, che chiamerò locale, non accettando la situazione conduce la cerimonia.
Al momento della “ celebrazione del matrimonio “ durante la S. MESSA, non mi dilungo nei particolari perchè di queste celebrazioni LEI è senza dubbio molto esperto, la ragazza prende la parola per dire al parroco locale che vogliono essere sposati dal parroco forestiero e la risposta, che mi ha lasciato esterefatto, è stata che essendo Lui il responsabile della PARROCCHIA i matrimoni sono di sua competenza.
Per evitare che la discussione si protraesse ulteriormente,il parroco forestiero, comportandosi da gran signore, a gesti e con il sorriso sulle labbra, ha fatto capire alla sposa che non era il caso di andare oltre nella polemica e la cerimonia è continuata.
Chiedendo il suo commento e la sua valutazione, formulo anche alcune domande che possono essere di aiuto a spiegare il mio imbarazzo di credente praticante di fronte a questa situazione (non vuole essere un'intervista).
E' possibile una concezione simile del proprio compito di Parroco, che invece di essere il sacerdote amico e consigliere diventa un esecutore esclusivo di regole e leggi ecclesiastiche?
Con quale diritto va contro una decisione presa da 2 giovani sposi solo perchè si ritiene il responsabile della vita parrocchiale?
Non sono questi comportamenti che contribuiscono ad allontanare i giovani che possono essere ancora portatori dei valori del cristianesimo?
Il diritto dei giovani di prendere le loro decisioni con consapevolezza ed autonomia come può essere interpretato in base a questo comportamento?
Sono domande per le quali personalmente ho delle risposte che vorrei verificare con quelle di un sacerdote che dà la massima importanza alla fede ed ai valori, prima dei riti.
Mi firmo, ma Le chiedo che questo mio scritto rimanga anonimo nel caso lo volesse pubblicare sul suo sito (che seguo regolarmente).
Infatti volutamente sono stato nel vago con il racconto, senza entrare nei particolari delle persone interessate onde evitare di mettere qualcuno in difficoltà.
Credo che l'importante sia il significato e l'insegnamento di quanto accaduto e non chi è stato, suo malgrado attore.

Cordiali saluti  
E. M.

Secondo le disposizioni del Concordato tra Chiesa e Stato, il matrimonio religioso in rito cattolico produce effetti anche civili (lo Stato lo riconosce, e bisogna trasmettere gli atti in Comune). Chi di diritto deve celebrare il matrimonio è il parroco giuridicamente riconosciuto come tale, il quale, tuttavia, per diverse ragioni, può delegare ad un altro sacerdote (il quale però non può subdelegare).
È chiaro che un sacerdote non può presentarsi all’ultimo minuto e dire: “celebro io il matrimonio”, sia per correttezza, sia perché andrebbero cambiati i documenti, il che sarebbe quasi impossibile. 
So di casi in cui il parroco pretende di sposare tutti lui i suoi parrocchiani. Da parte mia (non sono però parroco!) non sarei così esigente: ci sono sacerdoti amici, parenti dello sposo o della sposa. Non vedo perché dovrei proibire loro di celebrare il matrimonio, sempre rispettando le regole che ho detto all’inizio.

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