Per non condizionare in alcun modo la lettura dell’articolo lascio alla fine le mie considerazioni. Dico solo una cosa: ciò che scrive Paolo Trezzi è da meditare, magari rileggere. E dico un’altra: Paolo Trezzi è uno che merita rispetto perché ci crede in quello che dice, e porta avanti un discorso senza guardare in faccia a nessuno.
Caro Don Giorgio domandi se esiste un'altra Italia.
L’Italia, in fondo, capace di “almeno” pensare la rivoluzione. Di essere altro da Berlusconi e la sua claque.
Un’altra Italia che non ne può più di scandali, marchette, disastri economici ecc. ecc. ecc.
Non esiste. Ti rispondo con buona certezza.
Non esiste e, permettimelo, non solo non esisteva prima di 1 domenica fa (foss’anche di 2 domeniche fa), cioè prima del tuo caso, ma non esiste nemmeno ora dopo “l’esposizione mediatica” dello stesso. (già passata, già dimenticata, distratta da un gratta e vinci, da un’estrazione ritaradataria, da una nuova esperienza della Canalis)
Ne ho forti convinzioni, indizi e prove. Se me ne dai l’opportunità te ne illustro alcune.
Sei un simbolo troppo debole – e per questo simbolo – e lo sei per solo un giorno.
Come il Vday grilliano (pseudo rivoluzionario), di 2 anni fa, ben venduto da ottimi manager marketing.
Come il Vday tutto è stato un enorme e meritato successo e atto dovuto.
Però, suvvia, è altrettanto fuori di dubbio che quasi tutta quella gente in coda alla Messa sembra proprio sbucata dal nulla. E credo proprio nel nulla (quasi) subito dopo destinata a ritornarci, neppure poi così tanto spinta ma volontariamente incolonnata come nell’abituale cassa di un supermercato, su una qualsiasi strada dentro la propria auto. Sola.
Non vuole, e non è, una critica all’iniziativa e tantomeno al tuo appello di mobilitazione. Ce ne vorrebbero di così, tutti i giorni.
Ma resto dell’idea che bisogna fare un salto (più) in alto, non per schiaffeggiare, insultare il politico dall’alto della sua Poltrona e poi come nulla fosse tornare a votarli o a farsi gli affari propri e rimettersi in coda, al supermercato e in auto.
Serve quella scintilla della partecipazione, dell’interessarsi alla “cosa pubblica” a pratiche alternative e non di alternanza. Chiedere, insistere, perché la costruzione delle decisioni della Politica, soprattutto locale, siano partecipate.
Che le deleghe non siano –date e ritenute– in bianco.
Che il clientelarismo, basti vedere in questi anni i ruoli nelle ex municipalizzate e gli incarichi negli enti locali, non siano cattivi e sbagliati solo se fatte dallo schieramento certamente opposto.
E che le politiche, gli atti, i pronunciamenti della Casta politica e sociale (che sono evidenti muri che vogliono dividere, e dividono, i forti dai deboli, gli inclusi dagli esclusi, i miserabili dai privilegiati) vengano denunciate e condannate. Indipendentemente da chi le dice, da chi le fa. Altrimenti è solo qualunquismo, facile populismo, il berlusconismo (di destra e sinistra) non è ne marginale ne in diminuzione. Né a Lecco né in Italia.
Servono meno Guru e santi e più collettività, più interessi comuni, contro tutte le Caste, tutti i Poteri.
Dobbiamo riuscire a ricomprendere che è necessario trasformare lo stato delle cose esistenti.
Bisogna fare Comunità. Libera, egualitaria, solidale.
L’assedio pacifico al Monte di Rovagnate dura un giorno solo.
E non ha riempito i sagrati di popolo, di comunità. Ha solo messo vicini individui. Soli.
In quel sagrato, e in troppe piazze le Istituzioni ed i parlamentari sono in prima fila – financo - con fasce tricolori, blazer e tailleur blu per dare solidarietà dimentichi della loro responsabilità di politiche di svuotamento della partecipazione, del ruolo del sindacato e della centralità del lavoro e del salario.
Sembra un paradosso, e me ne assumo in pieno le responsabilità, ma noi siamo prigionieri di una tastiera, siamo postatori di opinioni. Io, tu e quasi tutti con i nostri blog.
Ma anche se fossero pieni di fatti siamo pavidi e inermi.
Certo questa crisi ci può salvare, ma non quella morale, cristiana, politicamente puttaniera.
No, ma solo questa crisi economica.
Forse, grazie a questa non tutto il male viene per nuocere. L’accelerazione della crisi della finanza, dell’economia reale e delle carenza di regole e controlli efficaci determina un incremento dell’impoverimento generale e della disperazione collettiva, ma anche, conseguentemente, un’auspicabile accelerazione del processo di cambiamento, qualcuno oserebbe dire qui si:rivoluzionario.
Forse è giunto il momento, come da più parti auspicato, che si smetta di inseguire e assecondare, [anche se pacatamente e serenamente] sperando di mitigarne la perniciosità, quella parte di società che ama la ricchezza e il privilegio e che si cominci a farle assaggiare l’asprezza dello scontro.
In altro modo, non ci servono e non servono e non sono servite e, permettimelo, non serviranno, le tue (e le mie) pagine di un blog, le tue omelie, i tuoi articoli dalla stampa pseudolibera.
Parafrasando Keynes, se aspetti l'evoluzione di coscienza nel frattempo sei morto!
L'innovazione sociale, la salvezza, emerge quando ci sono bisogni da soddisfare
Finche l'economia solidale, l’indignazione e(ste)tica è solo un modo per pulirsi la coscienza non
decolla, quando - come è successo nell'Argentina del 2001 - si assiste ad un crash
economico ed emergono necessità impreviste, allora quello sarà il momento. Indipendentemente da qualsiasi blog che denuncia
Ma non sono i blog o le omelie. Non sono guru ne simboli
Al lecchese piace pensare, da tempo immemore, che è colpa del diverso.
La caccia al negro, infatti, funziona, gli imbecilli ci cascano con tutti e due i piedi, e stanno buoni in attesa del sacro rito del raduno annuale di Pontida.
Le gabbie salariali, serviranno all’ego padano, per far sentir tutti ricchi e privilegiati, con i loro stipendi da fabbro o sposta mattoni, contro i soldi che i loro vati intascano da Roma Ladrona. Guai quindi a sussurrare che di fatto le gabbie salariali esistono già, e a volte chi prende il salario da gabbia, in gabbia vive pure.
Applaude, da anni, sfottendosi del prossimo la lega e poi chiudono le fabbriche e i leghisti non si vedono, anzi molti, troppi, erano dentro la fabbrica come lavoratori e oggi, con il culo per terra, mai tutelati in questi anni dal gotha dei fazzoletti verdi seduti a Milano, a Roma, o a Bruxelles, corrono ad iscriversi ai sindacati per avere la cassa integrazione in deroga.
E oltre a questi leghisti del gotha politico, la base dov’è? Dov’è la base che permette di dare da subito 4 miliardi di € alla Sicilia e permette la Banca/Cassa del Mezzogiorno e sta con le mani in mano, insieme a chi riempie i sagrati, le chiese e le piazze per un giorno quando chiudono le fabbriche e cacciano gli operai del nord?
Vuoi una seria analisi politica sulla Lega che vince?
Potrei articolartela in più pagine ma accontentati di questo che gia può bastare
La Lega vince perchè il proletario ne ha, da tempo, ampiamente “piene le balle” di essere tale, e soprattutto le ha piene delle umiliazioni che derivano dal falso confronto coi più ricchi. Materialmente più ricchi.
Da qui la voglia, la necessità di vivere – anche per il ceto medio/piccolo borghese - al di sopra delle proprie reali possibilità. Con davanti agli occhi, come una foto tatuata, la classe sociale che sta sopra di lui. Di lui, non di loro.
Sta qui la chiave di volta che trasforma l’operaio, il proletario nel più fideista elettore della Lega e il piccolo borghese in un elettore di Berlusconi.
Come si spiega altrimenti il continuo, reiterato, voto ai soggetti avversi ai propri interessi?
L’ascesa della Lega, e’ frutto della trasformazione del proletariato. Perché è facile. Basta far credere che l’immigrazione e’ come una coda. Ogni persona e’ il nemico di quella che la precede. Si chiamano “guerre tra poveri”. Hanno sfruttato chi non era cattivo. Ma chi era arrabbiato e terrorizzato.
L’informazione data dai vari ‘guru’ in rete Grillo, Travaglio, Ricca e altri che anche tu posti con sollecitudine sul tuo blog: si tratta di ovvietà ben infiocchettate.
Fanno scalpore perché in questa società si è abituati ad ascoltare menzogne ben infiocchettate dalla tv, e quando si accede alla rete sembra di respirare una boccata d’aria di verità.
Ma stiamo impazzendo?
Non è la dimostrazione della sconfitta, di nessun Lazzaro collettivo all’orizzonte e nessun messia nei paraggi del sepolcro? Abbiamo ancora bisogno di ulteriori verità rivelate da internet per rendersi conto in che razza di società ci tocca vivere?
Ci compiacciamo nel sentirci riaffermare da svariati fonti le nostre ragioni?
Anche tu Don Giorgio?
Io personalmente – e può sembrare, è, un paradosso perché sto scrivendo ad un blog e ho un blog, vedo ormai palese, concreto, questo rischio nella rete, creare una comunità autoreferenziale che si soddisfa così: io so la verità, gli altri ne sono all’oscuro, quindi sono migliore di loro, punto e basta, posso andare a dormire.
Certo, è commendevole diffondere il più possibile queste verità, ma se un numero considerevole di cittadini comincia a ‘prendere coscienza’, dobbiamo sapere che ci avviamo alla fase successiva.
Siamo pronti?
Non sembrerebbe per nulla. Sagrati domenicali pieni o vuoti.
Dobbiamo mollare più spesso i nostri blog.
Dobbiamo andare al bar, se vogliamo salvarci e salvare l’Italia.
L'informazione dei “paladini” dovrebbe essere il 20% dell'intero pacchetto, mentre l'azione civica dei cittadini dovrebbe coprire l'80% delle attività dell’Altra Italia. Oggi invece manca del tutto l'80% di azione e l'informazione antagonista è divenuta il 99,9% dell'attività dell'AltraItalia. Anzi, è diventata il sostituto dell'azione, l'alibi per non agire. Questo è tragico. Di fatto la stragrande maggioranza dei cittadini oggi seguaci dell’Altra Italia, dall’AntiCasta pendono la quasi totalità del loro tempo a divorare libri, articoli in rete, a partecipare a dibattiti, blog, discussioni, a mandarsi link, petizioni, o a partecipare a feste di piazza, girotondi o X-day vari.
Il dramma è che manca tutto il resto, cioè il lavoro di cambiamento della Storia, quello che si fa come lo si è sempre fatto dalla rivoluzione francese agli anni ’70 del XX secolo.
Manca totalmente, totalmente, la comunicazione di creazione del consenso dai seguaci dei ‘paladini’ verso i cittadini italiani medi (il 90%), quella che va fatta con pazienza e senza tanta adrenalina nei luoghi della gente comune; come fecero gli americani dell’era Reagan, e come hanno fatto oggi con Obama. E allora invece di propinare e ingozzarci di informazione antagonista a tambur battente, si deve accorrere con urgenza a ricreare quel resto che manca. Dobbiamo sgonfiare a nostri Guru.
LE MALATTIE di questo Paese le conosciamo tutte. Tutti. Da cent’anni.
Abbiamo vissuto, da tempi immemori, la DC; i petrolchimici e l’amianto; le stragi e i ‘nessun colpevole’; i palazzinari; la P2-Calvi-Sindona, la mafia delle stragi, Falcone e Borsellino e la pavidità dei governi; le mazzette da pagare alla Guardia di Finanza o ai Comuni per la tabaccheria, per il banchetto ambulante e poi Tangentopoli-Craxi-Forlani, i processi in diretta e il crollo di una Repubblica sotto la vergogna delle accuse, e tutto questo è stato per decenni sui comuni giornali italiani nelle cronache nazionali e locali, in Tv, nei comizi di piazza, nelle assemblee dei luoghi di lavoro, e dunque fra le mura di ogni casa.
Già i nostri Padri hanno vissuto l’erosione della sicurezza del lavoro, del valore delle loro pensioni e degli stipendi per 35 anni di fila!; la sanità dei baroni, gli ospedali con liste di attesa da morire, le raccomandazioni come unica speranza per sistemarsi o per curarsi decentemente; la pratica epidemica dell’evasione fiscale e il ricatto del “vuole proprio la fattura?” in casa, nello studio del primario, dal dentista.
E diciamo che non sanno? Non sappiamo? Già i nostri padri ne hanno già viste abbastanza per scoppiare. Per urlare BASTA! Per agire con furia persino. Sono sessant’anni che ne sanno fin sopra i capelli.
Ma a fronte di tutto ciò mi si viene a dire che ci vuole più Grillo, più Zanotelli, più Travaglio, più don Giorgio perché se no i cittadini sono ignari e non si muovono.
Che gli italiani medi rimangono nell’ovatta perché nessuno al TG1 gli ha raccontato i dettagli del caso De Magistris, o della sentenza 841 nel libro numero 86 di Travaglio-Gomez, che, Cristo! sono essenziali. Mi si dice che dovrebbero conoscere le filastrocche del dibattito numero 1.151 dei medesimi ‘paladini’, allora sì che voterebbero giusto! Ma dite sul serio?
La realtà è che se si parla agli italiani comuni è chiarissimo che essi sanno perfettamente che la politica è una fogna, e che l’Italia puzza da vomitare, lo sanno da 60, 40, 20 anni, ma in parte se ne fregano e in parte non sanno che farci. Oggi la maggioranza lo vota il Berlusconi, e questo è un fatto. E l'altro 40% degli elettori, quelli che votano la versione tiepida della stessa minestra, replicano molto spesso la meschinità italica nei loro comportamenti quotidiani sul lavoro, nel business, nella vita civica, nelle relazioni, nel rapporto con le regole. (leggete i libri di Gherardo Colombo).
I Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi sono la cosa più comune della Storia dell’umanità, nulla di nuovo, ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l’Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse, dei bambini, i fascismi, certi comunismi, tutti fenomeni confronto a cui Berlusconi è minuzia.
Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via. Lo hanno fatto quando non c’era la Tv, non c’era Internet, non c’erano le democrazie. Lo hanno fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli. Ma lo hanno sempre saputo fare.
Questo popolo come lo chiami tu Don Giorgio – io, te e tutta una moltitudine di persone sole - non ha né il tempo, né l’energia, né il coraggio, né l’autostima, L’AUTOSTIMA, per ribellarsi e per cambiare il Paese, anche se gli è noto fino alla nausea cosa non va. I popoli cambiano la Storia, lo hanno sempre fatto anche quando non esistevano Tv, internet e AltraItalia Perché noi no? Perché noi mai?
Il dramma del nostro tempo è che non siamo più capaci di farlo. Tutto qui. Pensateci.
Il dramma non è l’esistenza di Berlusconi o di Putin, del Fondo Monetario o di Wall Street. Il dramma non è che ci manca l’informazione, non è infatti che non sappiamo quanto brutali, corrotti, avidi essi siano. Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi.
Possiamo mettere in cantina, in sagrestia, giù dal piedistallo ogni nostro simbolo, guru per 200 anni, senza perderci assolutamente nulla. Perché il dramma siete voi, noi, tutti noi e la nostra pavidità.
Ecco forse don Giorgio, un'utilità delle pippe via internet, di blog, comunicati, sottosocrizioni appelli ecc può essere questa ci accorgeremo, almeno all'ultimo, che la fase successiva, che l'andare al bar, sarà inevitabile.
Paolo Trezzi
Riflessioni di don Giorgio
Caro Paolo, ti dico subito che la lettera che mi hai inviato e che ho pubblicato senza alcuna incertezza, è di forte stimolazione per tutti: per me e per i lettori che la vorranno leggere, di destra o di sinistra. Però… però… però…
In poche parole: che cosa intendevi dire? Penso ai lettori che non conoscono il tuo stile comunicativo. Uno stile duro, urticante, provocatorio, talora paradossale, che non ama lisciare termini. Uno stile che va al cuore del problema, lasciandolo nudo, dopo aver tolto ogni fronzolo inutile. Del resto, dicono che sia anche il mio modo di comunicare. Ma con una differenza. Il tuo comunicare non mi sembra così immediato come il mio. Ed è per questo che, dopo due o tre pagine con cui butti giù a raffica profonde considerazioni e inattaccabili constatazioni, mi sono chiesto, e mi sto ancora chiedendo: e allora, Paolo, che intendevi dire? Ovvero: come uscirne?
Forse tu dici cose che dico anch’io. Da tempo. Da troppo tempo. Ne sono convinto. Ma il tuo è un altro punto di vista. La stessa cosa può essere analizzata da angolature diverse. E allora voglio essere chiaro. Non rispondo punto per punto al tuo scritto.
Partiamo dalla cosa forse meno importante. Sì, sul mio sito ho linkato (si può dire?) i blog di Travaglio, di Grillo, di Ricca e company, ma anche il tuo e di altri, come quello dei sindaci virtuosi, che non penso siano in sintonia totale con Grillo, Ricca, Travaglio e company. Come del resto non lo sono neppure io. Soprattutto oggi. Mi sento più critico nei loro riguardi, alla ricerca di un’autonomia che è giusto che ci sia, perché altrimenti ci limiteremmo ad essere casse di risonanza o trombe che amplificano. Il che non rientra nella mia personalità che vuole essere - senza pretesa - una voce della mia coscienza e della mia libertà di pensiero.
Ma ciò che assolutamente contesto è quando dici che anch’io sono un “simbolo troppo debole”. Ecco, vorrei soffermarmi su questo, lasciando il resto ad eventuali critiche o approfondimenti dei lettori. Che intendi dire “simbolo troppo debole”? Qui c’è un grosso equivoco. Nessuno, tanto meno io, vorrebbe essere un simbolo identificando il simbolo con la persona. Io, ad esempio, non mi sento un simbolo, ma simbolo casomai è l’idea che annuncio. Qui sta la forza del simbolo, non la persona. So benissimo che in quanto individui noi siamo deboli, troppo deboli. E poi questo è il bello: più forte è la persona, più debole è il simbolo. Che cosa intendo allora per simbolo? Quell’utopia o ideale che rappresenta il meglio che ognuno ha in sé, e lo vorrebbe a sua volta rappresentato. Nella realtà. Il simbolo è quella forte idea che anche il più emarginato di questo mondo potrebbe avere dentro. L’Idea d’Uomo, di Umanità. Ed è qui che gioca bene il potere quando distrugge una persona solo perché è il tizio, caio o sempronio, che commette qualche difetto o usa un metodo “fuori regola”. Non penso che mi diverta a dire solo parolacce, penso di avere delle idee in testa e di annunciarle, con quei pochi mezzi che ho a disposizione. Qui sono debole, ma so che le idee sono forti, possono sgretolare qualsiasi ostacolo. A me non interessa l’azione pur lodevole di Grillo, Ricca o Travaglio: i loro metodi possono anche essere contestabili: a me interessa annunciare una verità, ed è questa la base di un futuro diverso. Non giriamoci attorno alle parole. Faccio di tutto per non rimanere schiavo di qualsiasi ideologia di partito, e tanto meno della religione. Cerco di educare - e lo faccio anche quando predico, o scrivo articoli - portando la gente a volare alto. Che me ne frega di accontentare la gente nei suoi bassi livelli da bar, come fa la Lega. Non cerco il consenso, ma suscitare attorno a un simbolo, che si chiami tizio, caio o sempronio non importa, delle speranze finora mortificate. Le speranze non possono essere più tradite da leader onnipotenti, questi sì che sono simboli apparenti, pur forti, forti di immagini droganti. Simboli forti, apparentemente forti, ma deboli di idee. Quelle vere. Le Idee! Caspita!
E finisco ribadendo una mia convinzione che sembra colpire soprattutto coloro che non appartengono alla mia categoria religiosa. Perché non costruire una società sui valori umani? I valori umani non sono soggettivi: appartengono al nostro essere umano. Poche balle, sono questi valori umani a costituire quella piattaforme comune che accomuna credenti e non credenti, I valori umani appartengono all’Umanità: non sono prerogativa di nessuno, e tanto meno della mia Chiesa o meglio, in tal caso, dell’altra Chiesa che non mi appartiene.
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Commenti
Dario Ogliastro
August 11th, 2009
Rispondi
Anch'io focalizzo sul 'simbolo troppo debole' e cercherò di essere debole.
Le forze che, nella storia, sono state sempre attive, riformiste, innovatrici, rivoluzionarie ; i giovani.
I giovani oggi stanno chattando.
Riempiono le schermate dei monitor di tutto il mondo mediamente di chiacchiericcio, di quiz idioti, di appuntamenti per la sera.
La maggioranza dei giovani oggi è disorientata dalla confusione regnante.
Fatica a capire la differenza tra costruire una casa e scrivere un commento.
Con Internet si può fare : informazione.
Si chiamava informatica, si può fare informazione.
Le figurine, le CHAT, le foto, i collegamenti, i TAG . . . . tutto fumo, tutti corollari.
Informazione, perfetto !
La casa deve essere costruita, devi mettere mattone su mattone (sì il progetto . . . .) ma devi inpastare il cemento, devi sudare.
Il campo deve essere sarchiato, arato, seminato . . . . sudore.
Il latte va munto e la merda va tolta (puzzo e tutto compresi nel prezzo).
La rivoluzione bisogna farla . . . e costa.
Oggi in occidente, ed anche in Italia, si stà troppo bene per mensare di mettere sù una rivoluzione nonstante la crisi e la difficoltà ad arrivare a fine mese.
Se la rivoluzione la dovesse fare solo chi oggi è in difficoltà non farebbe molta strada.
La politica non esiste più. Gli ideali non esistono più o perlomeno non sono più simboleggati da una politica morta.
E si arriva al simbolo debole.
Qualsiasi simbolo sarà debole finquando un certo numero di persone non capirà che per fare le cose occorre rimboccarsi le maniche e fare le cose.
Costruire una casa, seminare un campo, governare un comune, asfaltare una strada . . .
Nessuna informazione esclamata da quasivoglia 'simbolo' oggi può essere così forte da smuovere questa molle società sonnolenta e cha(ba)ttona.
Non tutti stanno dormendo (menomale) . . . non la chiamerei un'altra Italia ma esiste.
Oggi non voglio parlare d'altro ma questo è quello che volevo dire sull'argomento.
Pietro Mastandrea
August 11th, 2009
Rispondi
Caro Don Giorgio, solo un paio di giorni fa avevo espresso il rassicurante proposito di non diventare un graforroico frequentatore del tuo blog ed eccomi ora a disattenderlo, ma per un ostinato custode delle proprie sinapsi ignorare argomentazioni tanto stimolanti è come pretendere da un lupo affamato di essere indifferente alla vista d’un gregge; non posso non esternare quel che mi porto dentro da troppo tempo.
Splendide considerazioni quelle di Paolo Trezzi, seppur pessimistiche e soprattutto poco incoraggianti. Ma come si fa a dargli torto ? Però alla sua visione pessimistica (o forse solo realistica, dipende da come si considera il bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno) vorrei proporre considerazioni che in qualche modo ampliano il discorso pur partendo dalle stesse convinzioni. Sostengo da anni che non esiste popolo al mondo che chiede con tanta convinzione e forza “regole certre” come quello italiano. C’è solo un problema: ognuno le chiede per gli altri e mai per se stesso, con la pretesa che siano solo gli altri a doverle rispettare. È l’eterno dramma dell’italica furbizia che finisce sempre per fregarci. I motivi vanno ricercati nelle nostre radici storiche? È un altro tema sul quale si potrebbe dibattere molto ma in questa sede più che le cause della nostra più stratificata peculiarità popolare intendo valutarne gli effetti. È arcinoto che se l’Italia è stata fatta nel 1861 non è bastato un secolo e mezzo per fare gli italiani, ma c’è una caratteristica che accomuna “terronia” e “padania”, ed è proprio l’italica furbizia. Ma la differenza fra l’intelligenza e la furbizia (che ne è solo un surrogato) è che la prima porta a valutare gli effetti futuri, molto futuri, delle proprie azioni, e la seconda valuta solo il vantaggio immediato, con conseguenze prevedibili, ma solo dagli intelligenti. Siamo un popolo di stupidi ? No! Solo di furbi nella stragrande maggioranza. L’intelligenza è minoritaria e sparsa sul territorio. Purtroppo però la furbizia ha la tendenza a coalizzarsi autonomamente, basta il miraggio d’un tornaconto personale, mentre l’intelligenza “spalmata” sul territorio (volendo usare un detestabile linguaggio politico che però fa “trend”) è difficilmente coalizzata e coalizzabile. In un suo bellissimo articolo di qualche tempo fa sulla laicità, Michele Serra affermava che “…è difficile far sentire la propria voce quando non si ha un Sacro Verbo da brandire o un Paradiso da promettere” e si chiedeva, provocatoriamente, se non fosse il caso di formare un partito laico da contrapporre all’invadenza cattolica nella vita pubblica. Parafrasando Serra si potrebbe dire: “come si fa a far sentire la propria voce senza un’arma di ricatto da brandire o un tornaconto da promettere?”. Una volta il requisito richiesto al politico era l’integrità morale, oggi il requisito fondamentale, indispensabile, è la ricattabilità; Giuliano Ferrara che di queste cose se ne intende lo chiarisce in una delle sue rarissime verità inconfutabili.
Ci si potrebbe chiedere perché parlare di intelligenza e furbizia quando si dovrebbe invece parlare di onestà e disonestà. Ma l’onestà non va considerata una virtù, una dote etica di divina provenienza, è solo frutto dell’intelligenza. L’onesto non è un aspirante alla santità, ma una persona abituata a guardare tanto lontano da vedere il controvalore della disonestà che in futuro, in un modo o nell’altro, presto o tardi, lui o i suoi discendenti, sarà costretto a pagare. È uno che abitualmente fa uso dell’intelligenza, perché l’intelligente deve guardarsi solo dai furbi, mentre il furbo per sua natura vede in ognuno un potenziale antagonista. È costretto a guardarsi da tutti. Per lui il pericolo è costantemente in agguato. Non l’invidio. Volendo fare un parallelo molto calzante si potrebbe dire che la furbizia è un cancro che estende incessantemente le sue metastasi e l’intelligenza è la chemio che cerca di arginarne l’invasione. Ma la furbizia è una forma tumorale molto maligna e aggressiva e la società italiana è oggi un malato terminale; e non di rado mi capita di auspicarmi la fine di un’agonia che è certamente preferibile ad un’agonia senza fine, anche se la temo. Ma non per me che ho 62 anni, quanto per i miei figli, per i nostri figli. E temo ancor più quel che potrà nascerne dopo. Gli eventi storici che hanno scandito il cammino dell’umanità non infondono ottimismo, l’umanità non ha mai imparato molto dagli errori commessi perché l’analisi successiva non è mai stata pienamente condivisa ma eternamente manipolata in modo strumentale dai furbi che immancabilmente sopravvivono ad ogni tragedia umana e che prima o poi finiscono col farsi strada ricominciando tutto daccapo. Il problema dunque nasce da una intelligenza che non è, né sarà mai, in grado di organizzarsi per rendere inoffensivi i furbi. È il problema di sempre. Martin Luther King affermava di temere soprattutto il silen-zio degli onesti e non lo si può certo confutare, ma come si fa a dar voce agli onesti senza azioni di forza e senza violenza che però li trasformerebbe in disonesti?
Mi sembra che, seppur da un diverso punto di vista, è lo stesso interrogativo che si pone Paolo Trezzi. Ha ragione nel considerare palliativi tutti i Grillo, i Don Giorgio, i Travaglio, i Piero Ricca e chi più ne ha più metta, ma un dato di fatto è che il popolo degli onesti, “l’altra Italia” esiste, seppure apparentemente reduce da una diaspora. Si limitano a fre-quentare i blog sempre più numerosi o le parrocchie rette dai Don Giorgio, i Don Gallo, o i Don Ciotti, ecc. ecc. ecc ? È vero. Com’è vero che subito dopo torna nell’anonimato, nella solitudine, nel limbo dell’impotenza, ma continua ad esistere, e dopo l’esplosione mediatica di avvenimenti come i Vday, o i girotondi o le dimostrazioni di solidarietà a Don Giorgio, forse non ne esce coalizzata né rafforzata, ma l’importante è che non muoia. Da una scintilla è sempre possibile accendere un fuoco quando le condizioni lo permetteranno, ma senza la scintilla, o senza uno strumento che possa scoccarla, il fuoco non ci sarà mai.
E mi sembra anche di leggere una sorta di impazienza di agire nello sfogo di Paolo, quasi a rivendicare una patria per l’altra Italia costretta a vagare sbandata e disseminata come ha fatto per millenni per il popolo ebraico, ma con quali mezzi ? Con la rivolta armata? Se Keynes sosteneva che nell’attesa dell’evoluzione delle coscienze si può benissimo morire è vero anche che le rivoluzioni si fanno quando non si ha più nulla da perdere, e attualmente siamo ben lontani da quella condizione. Chi gestisce il potere politico per conto di quello economico lo sa molto bene e dorme sonni tranquilli. E allora? L’alternativa percorribile, infine, qual’è? Lo stesso Paolo si da la risposta quando afferma che occorre “quella scintilla della partecipazione, dell’interessarsi alla “cosa pubblica” a pratiche alternative e non di alternanza. Chiedere, insistere, perché la costruzione delle decisioni della Politica, soprattutto locale, siano partecipate”. Ma non è quel che cercano di fare i Grillo come i Don Giorgio ? Grillo, fra le tante iniziative, ha raccolto e consegnato 350.000 firme per una proposta di legge popolare che lui ha chiamato “Parlamento pulito”, ma se a quella iniziativa si fossero associati tutti i Grillo e i Don Giorgio sparsi sul territorio della nostra martoriata penisola (ed ho scoperto che sono più di quanto avrei potuto immaginare qualche tempo fa) quante firme in più si sarebbero raccolte ? E se fossero state consegnate da tutti i Grillo e i Don Giorgio d’Italia i nostri “dipendenti” (come li chiama Grillo) avrebbero potuto ignorarle con altrettanta facilità? Dunque i “Guru” in fondo servono “a creare collettività e mettere vicini uomini soli”. Noi che sappiamo come stanno le cose non abbiamo bisogno di ulteriori verità rivelate da internet, ma molti, troppi ancora, invece sì. L’analisi politica sulla Lega che vince è impeccabile ed arguta, ed anche se nel centro-sud le motivazioni che portano al potere personaggi destinati a sparire senza rimpianto sono prettamente clientelari, non bisogna dimenticare che il vero partito di maggioranza (che di elezione in elezione ingrossa le file) è quello dell’astensione. È un partito la cui potenzialità fa gola tutti, e nel contempo dimostra che l’altra Italia esiste. Questo mi conforta, mi consente di sopravvivere nell’alternanza fra il desiderio di accorciare un’agonia infinita e la speranza di un cambiamento partecipato e pacifico. È vero anche che internet crea “una comunità autoreferenziale” tendente a soddisfare il bisogno di confortante consapevolezza della propria integrità morale, che prova sollievo nell’urlare le proprie ragioni, compiacendosi del senso solidale che contribuisce a creare, ma è una comunità che non si limita a questo. Ne ha solo bisogno come l’aria per sopravvivere. L’auspicato avvio alla fase successiva dunque è quello di urlare finalmente in faccia alla gente che piegarsi al ricatto o al clientelismo non è solo disonesto, ma è enormemente stupido, è controproducente. Nell’incapacità di individuare il vero nemico (molti padani lo identificano nell’extracomunitario) come nella tendenza a considerare il sacrosanto diritto una benevole concessione, un favore elargito con magnanimità (caratteristica più del centro sud) è sintetizzato il male della società. Calamandrei affermava che trasformare dei sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere, ed è proprio questa l’impresa più ardua per operare un vero cambiamento. L’unico miracolo auspicabile per una scuola allo sbando come la nostra è che riesca a sopravvivere. Chi può contrastare dunque lo strapotere della televisione (il mezzo profeticamente più temuto da Pasolini) e dei mass media nelle mani di chi gestisce il potere unicamente a suo vantaggio, se non i tanti Don Giorgio e i Grillo? Il denaro ha una capacità di corruzione infinita, è l’arma più temibile che l’uomo abbia mai realizzato, in nome del dio denaro tutto si crea e inevitabilmente tutto si distrugge, compresa la nostra esistenza. L’uomo sarà veramente libero solo quando si sarà liberato dal potere occulto di questo dio devastatore, sterminatore, che ci trasforma in cannibali. O quando avrà trovato il sistema per renderlo inoffensivo. Fino ad allora non ci saranno prospettive di salvezza. Non c’è alternativa, sono i Don Giorgio e i Grillo la nostra unica speranza di salvezza, ma devono trovare il denominatore comune pur divergendo su molte cose e la rete è l’unico mezzo che può renderlo ancora possibile. Non a caso è temuta da un potere che si arroga il diritto di dominio su tutto e tutti.
Fabio
August 11th, 2009
Rispondi
ho letto lo sfogo di Trezzi e ritengo in cuor mio di dire che che ha colto ben poco del popolo Italiano, specialmente in riferimento all' affermazione "non siamo più capaci di farlo" dove al posto del più è da mettere mai.
Trovo Trezzi molto farneticante anche nella frase:
"i popoli cambiano la storia" cos'è i popoli sono revisionisti? che io sappia i popoli fanno la storia.....per non parlare del qualunquismo diretto nei confronti di Travaglio, Grillo e via dicendo.
Antonino Enne
August 11th, 2009
Rispondi
Io non sono onestissimo(1) e non mi sta bene. Lo so e non lo dimentico.
In un altro post ho proposto di abolire i titoli da dottore all'eccellenza al signor ministro e voi mi parlate di idoli?
Travaglio o Grillo o don Giorgio idoli o punti di riferimento? Ma non diciamo fesserie!
Sono persone che quando parlano c'è la sostanza non l'aria.
Sono botti piene di vino, a giornata, alcuni giorni buono a volte un pò meno altri giorni un pò acidulo. Ma non sono otri pieni di aria!
(1) Abbiamo un parimonio legislativo enorme di leggi impossibili da rispettare.
Giò
August 12th, 2009
Rispondi
L'autore di questo articolo sarebbe Paolo Trezzi???
Mi risulta che tale articolo sia quasi totalmente copiato e ricalcato da un' interessante pagina del giornalista e scrittore Paolo Barnard che riporto fedelmente qui sotto.
Questo è il sito dove potrete controllare:
http://www.paolobarnard.info/
"Andate al Bar" di Paolo Barnard
Dovete andare al bar, se volete salvarvi e salvare l’Italia. Non è una battuta.
Scegliete il bar rionale per eccellenza, quello con Sky calcio, con avventori di mezza età e anziani in maggioranza, quello dove la sera vanno per la partita a briscola il meccanico,
il macellaio, l’odontotecnico, i pensionati; quello dove al pomeriggio scendono le impiegate per il caffè, o le mamme che comprano il gelato al bimbo.
E fate domande semplici.
Ma prima di continuare, vi informo di cosa sta motivando questa mia bizzarra apertura.
Ormai da troppo tempo, dopo aver preso le posizioni di critica ai noti ‘paladini’
dell’Antisistema, agli "industriali della denuncia e dell’indignazione", cioè ai Rizzo, Stella, Travaglio, Grillo, Gomez, Gabanelli, Ricca ecc., ricevo regolari contestazioni da cittadini
attivi che si riassumono così:
1) Attacchi gli unici rimasti a fare ancora uno straccio di vera informazione.
Se eliminiamo loro cosa rimane?
2) Senza di loro, noi non avremmo mai saputo di questo scandalo o di quelle trame di potere e di quanto sia deviata questa politica.
3) L’informazione disponibile ai cittadini è quasi nulla, ed è tutta falsa o controllata.
Per questo i cittadini italiani non si oppongono al ‘regime’. Per fortuna che ci sono i Travaglio
e soci a guidare l’opposizione ad esso.
(nota: ricevo anche molte lettere di condivisione, ma non ci interessano ora)
So di aver già spiegato e rispiegato la mia idea in diversi interventi, non voglio accanirmi,
ma per un’ultima volta provo a chiarire il mio punto, per scrupolo, e per rispetto delle legittime ansie di molti cittadini che mi scrivono o che mi contestano sui blog.
Punto 1:
Non ho mai detto che l'informazione dei sopraccitati ‘paladini’ debba essere del tutto fermata.
Dico che essa dovrebbe essere il 20% dell'intero pacchetto, mentre l'azione civica dei cittadini
dovrebbe coprire l'80% delle attività dell’Antisistema.
Oggi invece manca del tutto l'80% di azione e l'informazione antagonista è divenuta il 99,9%
dell'attività dell'Antisistema italiano. Questo è tragico.
Di fatto la stragrande maggioranza dei cittadini oggi seguaci dell’Antisistema spendono la quasi
totalità del loro tempo a divorare libri, articoli in rete, a partecipare a dibattiti, blog, discussioni,
a mandarsi link, petizioni, o a partecipare a feste di piazza, girotondi o X-day vari.
Il dramma è che manca tutto il resto, cioè il lavoro di cambiamento della Storia, quello che si fa come lo si è sempre fatto dalla rivoluzione francese agli anni ’70 del XX secolo.
Manca totalmente, totalmente, la comunicazione di creazione del consenso dai seguaci
dei ‘paladini’ verso i cittadini italiani medi (il 90%), quella che va fatta con pazienza e
senza tanta adrenalina nei luoghi della gente comune.
E allora io dico da anni che invece di propinare e ingozzarci di informazione a tamburo battente, si deve accorrere con urgenza a ricreare quel resto che manca.
L'ho scritto ovunque nel mio sito. Ho detto ai noti Guru dell’Antisistema di sgonfiarsi, e di
dedicare molto più tempo a permettere alle persone comuni di ingrandirsi, proprio per
ricreare quella parte di cambiamento della Storia di cui non siamo più capaci.
Punti 2: e 3:
Come si fa a dire, oggi in Italia e dopo 60 anni di vita repubblicana, che i cittadini non sanno,
che non sono informati delle malattie di questo Paese, e che se sapessero allora sì che
agirebbero… e dunque è per questo che i ‘paladini’ sono essenziali. Ma dite sul serio?
Siete così presuntuosi da decretare che chi oggi ha 50, o 65, o 72 anni e non ha mai letto
Regime o La Casta o non ha mai navigato nei blog, non sa, è ignaro?
Ma avete un’idea di cosa hanno vissuto quei milioni di italiani/e di quelle generazioni?
Hanno vissuto la DC, i petrolchimici e l’amianto, le stragi e i ‘nessun colpevole’, l’Irpinia,
la Napoli dei Gava, l’urbanizzazione selvaggia, i palazzinari, la P2-Calvi-Sindona, la giustizia
del caso Tortora e dello spostamento da Milano a Roma delle indagini sulla P2 (1981!),
l’IRI con Mach di Palmstein e i miliardi a Gianni Letta, la mafia delle stragi, Falcone e Borsellino
e la pavidità dei governi, le mazzette da pagare alla Guardia di Finanza o ai Comuni per
la tabaccheria, per il banchetto ambulante, per il laboratorio artigiano, e poi
Tangentopoli-Craxi-Frolani, i processi in diretta e il crollo di una Repubblica sotto la vergogna
delle accuse, e tutto questo è stato per decenni sui comuni giornali italiani nelle cronache
nazionali e locali, in Tv, nei comizi di piazza, nelle assemblee dei luoghi di lavoro, e dunque
fra le mura di ogni casa.
Hanno vissuto l’erosione della sicurezza del lavoro, del valore delle loro pensioni e degli
stipendi per 35 anni di fila!, i tradimenti dei sindacati sempre più affaristici e sempre
meno ‘compagni’, la sanità dei baroni, gli ospedali dei raccomandati, le raccomandazioni
come unica speranza per sistemarsi o per curarsi decentemente, la pratica epidemica
dell’evasione fiscale e il ricatto del “vuole proprio la fattura?” in casa, nello studio del primario,
dal dentista. E ancora, la cittadinanza a doppio binario di impunità e di diritti, con i Vip
dell’economia, della politica e dello spettacolo o sport da una parte e tutti gli altri
molto più sotto, hanno vissuto la sparizione del tempo minimo necessario per dedicarsi
alla loro vita, alla loro anima, ai figli.
Non sanno? Non ne hanno già viste abbastanza per scoppiare? Per urlare BASTA!
Per agire? Sono sessant’anni che ne sanno fin sopra i capelli.
Ma a fronte di tutto ciò mi si viene a dire che ci vuole più Grillo perché se no sono ignari
e non si muovono. Che gli italiani medi rimangono nell’ovatta perché nessuno al TG1 gli
racconta i dettagli del caso De Magistris, o della sentenza 841 nel libro numero 86 di
Travaglio-Gomez, che, Cristo! sono essenziali. Mi si dice che dovrebbero conoscere le
filastrocche del dibattito numero 1.151 dei medesimi ‘paladini’, allora sì che voterebbero
giusto! Ma dai, dite sul serio?
La realtà, lo ripeto, è che se si parla agli italiani comuni è chiarissimo che essi sanno
perfettamente che la politica è una fogna, e che l’Italia puzza da vomitare, lo sanno da
60, 40, 20 anni, ma in parte se ne fregano e in parte non sanno che farci.
Oggi la maggioranza lo vota il Berlusconi, e questo è un fatto. E l'altro 40% degli elettori,
quelli che votano la versione tiepida della stessa minestra, replicano molto spesso la
meschinità italica nei loro comportamenti quotidiani sul lavoro, nel business, nella vita civica,
nelle relazioni, nel rapporto con le regole.
Lo volete verificare?
Andate al bar e chiedete agli avventori cosa sanno dell’Italia, della politica, della giustizia,
del futuro dei loro figli. Fatelo davvero e scoprirete cose rivelatrici.
Concludo. Questo ping-pong demenziale dei 'paladini' dell'Antisistema serve solo a loro.
Vi prendono per il sedere. Lo sanno benissimo che la gran parte di questo popolo non ha
né il tempo, né l’energia, né il coraggio, né l’autostima, L’AUTOSTIMA, per ribellarsi e per
cambiare il Paese, anche se gli è noto fino alla nausea cosa non va.
Ma invece di rinunciare alla loro ipertrofica presenza, al loro parossistico martellamento
di denunce, e mettersi a lavorare SULLE REALI CAUSE DELLA PARALISI CIVICA che blocca
gli informatissimi italiani da sempre, i 'paladini' vi rassicurano: venite in libreria che presentiamo
il nuovo libro, è la cosa giusta.
I popoli cambiano la Storia, lo hanno sempre fatto anche quando non esistevano Tv, internet
e Antisistema. Perché noi no? Perché noi mai?
(Paolo Barnard)
dario ogliastro
August 13th, 2009
Rispondi
L'articolo del post mi sembra ben diverso . . . ovvero:
praticamente sempre si scrivono cose già dette da altri o già scritte da altri. Gli originali sono molto ma molto ma molto ma molto pochi.
Prendiamo una delle frizzanti omelie di Don Giorgio , 'firmate' Don Giorgio . . . nessuno avrà mai detto quello che lui dice ? . . .negli anni, sugli stessi argomenti, certo che sì! . . .e gli esempi possono essere molteplici . . .
E' il come si dice e cosa ti dico insieme a quella cosa e come lo dico e quando lo dico quindi a chi lo dico . . .
Amici, Concittadini, Romani ! Prestatemi orecchio. Sono venuto a seppellire . . . .
Giò
August 13th, 2009
Rispondi
Caro Dario,
sono d'accordo con te quando sottolinei che ogni lavoro deve qualcosa ai precedenti e che gli "originali" sono pochi...
Ma, con tutto il dovuto rispetto, qui ci troviamo di fronte ad interi capoversi completamente identici.
Purtroppo più che ad una rielaborazione, assomiglia proprio ad un completo plagio.
Se questa è la serietà che si dimostra nel fare contro-informazione ....!!!
Se si vogliono citare i lavori di altri autori è sufficiente indicarlo in modo esplicito nell'articolo.
Le persone mediamente oneste di solito fanno così...
Ad ogni modo, se può aiutare a farsi un'idea, inserisco i capoversi che ritengo oggettivamente identici, parola per parola:
- Paolo Barnard scrive:
(http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=97)
"Non ho mai detto che l'informazione dei sopraccitati ‘paladini’ debba essere del tutto fermata. Dico che essa dovrebbe essere il 20% dell'intero pacchetto, mentre l'azione civica dei cittadini dovrebbe coprire l'80% delle attività dell’Antisistema. Oggi invece manca del tutto l'80% di azione e l'informazione antagonista è divenuta il 99,9% dell'attività dell'Antisistema italiano. Anzi, è diventata il sostituto dell'azione, l'alibi per non agire".
- Paolo Trezzi incolla:
"L'informazione dei “paladini” dovrebbe essere il 20% dell'intero pacchetto, mentre l'azione civica dei cittadini dovrebbe coprire l'80% delle attività dell’Altra Italia. Oggi invece manca del tutto l'80% di azione e l'informazione antagonista è divenuta il 99,9% dell'attività dell'AltraItalia. Anzi, è diventata il sostituto dell'azione, l'alibi per non agire".
Paolo Barnard scrive:
"Di fatto la stragrande maggioranza dei cittadini oggi seguaci dell’Antisistema spendono la quasi totalità del loro tempo a divorare libri, articoli in rete, a partecipare a dibattiti, blog, discussioni, a mandarsi link, petizioni, o a partecipare a feste di piazza, girotondi o X-day vari".
Paolo Trezzi incolla:
"Di fatto la stragrande maggioranza dei cittadini oggi seguaci dell’Altra Italia, dall’AntiCasta spendono la quasi totalità del loro tempo a divorare libri, articoli in rete, a partecipare a dibattiti, blog, discussioni, a mandarsi link, petizioni, o a partecipare a feste di piazza, girotondi o X-day vari".
Paolo Barnard scrive:
"Il dramma è che manca tutto il resto, cioè il lavoro di cambiamento della Storia, quello che si fa come lo si è sempre fatto dalla rivoluzione francese agli anni ’70 del XX secolo. Manca totalmente, totalmente, la comunicazione di creazione del consenso dai seguaci dei ‘paladini’ verso i cittadini italiani medi (il 90%), quella che va fatta con pazienza e senza tanta adrenalina nei luoghi della gente comune".
Paolo Trezzi incolla:
"Il dramma è che manca tutto il resto, cioè il lavoro di cambiamento della Storia, quello che si fa come lo si è sempre fatto dalla rivoluzione francese agli anni ’70 del XX secolo.
Manca totalmente, totalmente, la comunicazione di creazione del consenso dai seguaci dei ‘paladini’ verso i cittadini italiani medi (il 90%), quella che va fatta con pazienza e senza tanta adrenalina nei luoghi della gente comune".
Paolo Barnard scrive:
"Siete così presuntuosi da decretare che chi oggi ha 50, o 65, o 72 anni e non ha mai letto Regime o La Casta o non ha mai navigato nei blog, non sa, è ignaro? Ma avete un’idea di cosa hanno vissuto quei milioni di italiani/e di quelle generazioni? Hanno vissuto la DC; i petrolchimici e l’amianto; le stragi e i ‘nessun colpevole’; l’Irpinia, la Napoli dei Gava; l’urbanizzazione selvaggia, i palazzinari; la P2-Calvi-Sindona, la giustizia del caso Tortora e dello spostamento da Milano a Roma delle indagini sulla P2 (1981!); l’IRI con Mach di Palmstein e i miliardi a Gianni Letta; la mafia delle stragi, Falcone e Borsellino e la pavidità dei governi; le mazzette da pagare alla Guardia di Finanza o ai Comuni per la tabaccheria, per il banchetto ambulante, per il laboratorio artigiano; e poi Tangentopoli-Craxi-Forlani, i processi in diretta e il crollo di una Repubblica sotto la vergogna delle accuse, e tutto questo è stato per decenni sui comuni giornali italiani nelle cronache nazionali e locali, in Tv, nei comizi di piazza, nelle assemblee dei luoghi di lavoro, e dunque fra le mura di ogni casa. Hanno vissuto l’erosione della sicurezza del lavoro, del valore delle loro pensioni e degli stipendi per 35 anni di fila!; i tradimenti dei sindacati sempre più affaristici e sempre meno ‘compagni’; la sanità dei baroni, gli ospedali dei raccomandati, le raccomandazioni come unica speranza per sistemarsi o per curarsi decentemente; la pratica epidemica dell’evasione fiscale e il ricatto del “vuole proprio la fattura?” in casa, nello studio del primario, dal dentista".
Paolo Trezzi incolla:
"LE MALATTIE di questo Paese le conosciamo tutte. Tutti. Da cent’anni.
Abbiamo vissuto, da tempi immemori, la DC; i petrolchimici e l’amianto; le stragi e i ‘nessun colpevole’; i palazzinari; la P2-Calvi-Sindona, la mafia delle stragi, Falcone e Borsellino e la pavidità dei governi; le mazzette da pagare alla Guardia di Finanza o ai Comuni per la tabaccheria, per il banchetto ambulante e poi Tangentopoli-Craxi-Forlani, i processi in diretta e il crollo di una Repubblica sotto la vergogna delle accuse, e tutto questo è stato per decenni sui comuni giornali italiani nelle cronache nazionali e locali, in Tv, nei comizi di piazza, nelle assemblee dei luoghi di lavoro, e dunque fra le mura di ogni casa.
Già i nostri Padri hanno vissuto l’erosione della sicurezza del lavoro, del valore delle loro pensioni e degli stipendi per 35 anni di fila!; la sanità dei baroni, gli ospedali con liste di attesa da morire, le raccomandazioni come unica speranza per sistemarsi o per curarsi decentemente; la pratica epidemica dell’evasione fiscale e il ricatto del “vuole proprio la fattura?” in casa, nello studio del primario, dal dentista".
Paolo Barnard scrive:
"Ma a fronte di tutto ciò mi si viene a dire che ci vuole più Grillo, perché se no sono ignari e non si muovono. Che gli italiani medi rimangono nell’ovatta perché nessuno al TG1 gli racconta i dettagli del caso De Magistris, o della sentenza 841 nel libro numero 86 di Travaglio-Gomez, che, Cristo! sono essenziali. Mi si dice che dovrebbero conoscere le filastrocche del dibattito numero 1.151 dei medesimi ‘paladini’, allora sì che voterebbero giusto! Ma dite sul serio"?
Paolo Trezzi incolla:
"Ma a fronte di tutto ciò mi si viene a dire che ci vuole più Grillo, più Zanotelli, più Travaglio, più don Giorgio perché se no i cittadini sono ignari e non si muovono.
Che gli italiani medi rimangono nell’ovatta perché nessuno al TG1 gli ha raccontato i dettagli del caso De Magistris, o della sentenza 841 nel libro numero 86 di Travaglio-Gomez, che, Cristo! sono essenziali. Mi si dice che dovrebbero conoscere le filastrocche del dibattito numero 1.151 dei medesimi ‘paladini’, allora sì che voterebbero giusto! Ma dite sul serio"?
Paolo Barnard scrive:
"La realtà, lo ripeto, è che se si parla agli italiani comuni è chiarissimo che essi sanno perfettamente che la politica è una fogna, e che l’Italia puzza da vomitare, lo sanno da 60, 40, 20 anni, ma in parte se ne fregano e in parte non sanno che farci. Oggi la maggioranza lo vota il Berlusconi, e questo è un fatto. E l'altro 40% degli elettori, quelli che votano la versione tiepida della stessa minestra, replicano molto spesso la meschinità italica nei loro comportamenti quotidiani sul lavoro, nel business, nella vita civica, nelle relazioni, nel rapporto con le regole (leggete i libri di Gherardo Colombo)".
Paolo Trezzi incolla:
"La realtà è che se si parla agli italiani comuni è chiarissimo che essi sanno perfettamente che la politica è una fogna, e che l’Italia puzza da vomitare, lo sanno da 60, 40, 20 anni, ma in parte se ne fregano e in parte non sanno che farci. Oggi la maggioranza lo vota il Berlusconi, e questo è un fatto. E l'altro 40% degli elettori, quelli che votano la versione tiepida della stessa minestra, replicano molto spesso la meschinità italica nei loro comportamenti quotidiani sul lavoro, nel business, nella vita civica, nelle relazioni, nel rapporto con le regole. (leggete i libri di Gherardo Colombo)".
A questo punto, Paolo Trezzi
fa copia-incolla anche da un altro articolo di Paolo Barnard (che
potete leggere qui http://www.paolobarnard.info)
Infatti Paolo Trezzi scrive:
I Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi sono la cosa più comune della Storia dell’umanità, nulla di nuovo, ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l’Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse, dei bambini, i fascismi, certi comunismi, tutti fenomeni confronto a cui Berlusconi è minuzia.
Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via. Lo hanno fatto quando non c’era la Tv, non c’era Internet, non c’erano le democrazie. Lo hanno fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli. Ma lo hanno sempre saputo fare.
Anche la conclusione dell'articolo di Paolo Trezzi sembra il solito
copia-incolla:
"Questo popolo come lo chiami tu Don Giorgio – io, te e tutta una moltitudine di persone sole - non ha né il tempo, né l’energia, né il coraggio, né l’autostima, L’AUTOSTIMA, per ribellarsi e per cambiare il Paese, anche se gli è noto fino alla nausea cosa non va. I popoli cambiano la Storia, lo hanno sempre fatto anche quando non esistevano Tv, internet e AltraItalia Perché noi no? Perché noi mai?"
Praticamente identica alla conclusione dell'articolo originale di Paolo Barnard:
"Vi prendono per il sedere. Lo sanno benissimo che la gran parte di questo popolo non ha né il tempo, né l’energia, né il coraggio, né l’autostima, L’AUTOSTIMA, per ribellarsi e per cambiare il Paese, anche se gli è noto fino alla nausea cosa non va. Ma invece di rinunciare alla loro ipertrofica presenza, al loro parossistico martellamento di denunce, e mettersi a lavorare SULLE REALI CAUSE DELLA PARALISI CIVICA che blocca gli informatissimi italiani da sempre, i 'paladini' vi rassicurano: venite in libreria che presentiamo il nuovo libro, è la cosa giusta.
I popoli cambiano la Storia, lo hanno sempre fatto anche quando non esistevano Tv, internet e Antisistema. Perché noi no? Perché noi mai?"
dario ogliastro
August 13th, 2009
Rispondi
No! Mi scuso. Hai ragione. Ciò che dice Paolo Trezzi è una copiatura. Ha agito in maniera disonesta.
Altre volte ho già detto che intendo la libertà di informazione, parola, espressione etc.etc. in senso totale. Ovvero che chiunque può dire ciò che vuole liberamente . . . questo non implica il falso e chi agisce in maniera spoca , poco onesta, o dice fesserie . . . con il tempo perde credibilità e il suo 'potere informativo' crolla.
Mi sono spiegato ?
Ora Trezzi, ai nostri occhi, ha perso un pò di punti . . . quanti non sò . . . tu che dici ?
paolo
August 13th, 2009
Rispondi
Ha ragione Giò, totalmente e in una piccola parte anche Dario. Ho torto completamente io?
Non credo ma ho meno raghioni di Dario, ma non è questo il problema, non ho nessuna reputazione da difendere perciò oplà non ci vuole nulla, a dar ragione a chi ce l'ha.
Ho scambi epistolari con Paolo Barnard, (anche su questi stessi argomenti) l'ho linkato, da sempre, sul mio blog e anche l'articolo andate al bar è sullo stesso - aprile 2009 con fonte -
Barnard l'ho invitato a Lecco il 16 ottobre 2006 a parlare di terrorismo. "perchè ci odiano"
Ultimamente abbiamo convenuto entrambi nel ritenere farlocca una quantità di gente che segue simboli e guru da tv perchè si fermano al soggetto e non elaborano il gap.
L'ha detto tizio per me è vero. Quindi era poco efficace fare aolo un fondo altosonante
Quindi me ne scuso. Me ne scuso lo stesso sebbene Giò si è distratto sull'autore e non sul succo.
Ma come dice l'autore famoso
Non ho nulla contro il plagio. Come diceva Debord, le idee migliorano, il linguaggio vi partecipa, il plagio è necessario, il progresso lo implica. Io auspico di venire plagiato.
Plagiatemi, attribuitevi tutti i miei scritti senza citazione. Io sarei per l’abolizione per legge delle virgolette. Sono contro il diritto d’autore, contro la proprietà privata intellettuale. Sono per il comunismo letterario.
Quindi - in fondo tolto l'altro paolo- non ho capito se Giò è d'accordo con quanto detto a prescindere con chi l'ha detto
Antonino Enne
August 13th, 2009
Rispondi
Di questi tempi è bene concentrarsi sulle idee e sul corretto significato delle parole.
Avete sicuramente letto o sentito che "..il potere giudiziario che potere non è ma solo ordine giudiziario...", per cui vi chiedo se è proprio il caso di disguire sul sesso degli angeli.
Giò
August 15th, 2009
Rispondi
Caro Paolo,
ti ringrazio per la tua risposta e la tua disponibilità.
Continuo comunque a ritenere la personale rielaborazione necessaria ed auspicabile, mentre il ricalcare senza citare la fonte una pratica poco onesta.
In ogni caso condivido decisamente buona parte dei contenuti dell'articolo,
soprattutto dopo aver sperimentato personalmente la dannosità delle "parrocchie" escludenti e della cultura della visibilità che deforma quello che dovrebbe essere il lavoro serio di una "altra" informazione.
Vorrei segnalare un altro articolo di Paolo Barnard che ritengo davvero utile ed esaustivo.
Qui il link:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6109
Sarebbe interessante conoscere le varie opinioni su questo.
Un abbraccio.
Giò
August 15th, 2009
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Eventualmente l'articolo è leggibile anche qui:
http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=122
Il titolo è:
"lo spaventapasseri e la vera catastrofe".