
Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, è intervenuto diverse volte sulla situazione politica italiana soprattutto locale, smascherandone l’ipocrisia e il marcio. Lo fa a modo suo, con determinazione e anche con il dovuto rispetto per le autorità. Fino a un certo punto, però. Certo che avere a che fare con personaggi come la Moratti e Formigoni e company, non è facile: a me sinceramente verrebbe la voglia di evitarli. Per non parlare della Lega, la quale però preferisce non incontrare Tettamanzi che non sente come il “suo” vescovo. Si sa: quelli della Lega vorrebbero una religione fai da te, e da anni ormai hanno a che fare con Vescovi che per fortuna non la pensano come loro. Hanno tentato di mandar via da Milano Carlo Maria Martini, e rideranno quando Dionigi Tettamanzi darà le dimissioni, perché sperano che il Papa li accontenterà con un nuovo vescovo vestito tutto di verde.
Nell’ultima visita alla città di Lecco di Tettamanzi, la Lega ha preferito ha preferito starsene lontana. Un gesto di coerenza. D’altronde non poteva sostenere il confronto con un personaggio di tale elevatura morale: si sarebbe sentita umiliata. Questi caporioni leghisti hanno una bassezza morale e politica tale che appena possono evitano ogni dialettica. Poveretti, che cultura hanno? Titoli sì, diplomi, magari lauree, ma solo tanti pezzetti di carta!
Ultimamente Tettamanzi ha usato parole dure contro una politica corrotta e velenosa. Leggete il seguente articolo.
dal Corriere della Sera
SOTTO ACCUSA ANCHE LE «SORTITE DI FIGURE ISTITUZIONALI CHE HANNO LESO LE STESSE ISTITUZIONI»
MILANO — «Viviamo tempi difficili per le istituzioni repubblicane, numerosi segnali d’allarme sono tristemente risuonati in questi mesi: e non hanno mancato di contribuirvi alcune sortite da parte di figure istituzionali». Il cardinale Dionigi Tettamanzi non cita nomi né circostanze, ma chiunque lo segua ormai da anni non si stupisce: la «questione morale» della politica è stata il centro del suo ultimo «discorso alla città di Milano», nel giorno del patrono Sant’Ambrogio. Ma domenica ci è tornato sopra con toni così perentori da farne risultare il contenuto addirittura più inedito di quanto effettivamente non sia: «Preoccupanti episodi di corruzione morale, aggressività politica e accanimento mediatico — ha scandito col suo solito sorriso — hanno generato un clima politico denso di veleni e sospetti e un pesante crollo di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni».
Il tutto avviene nell’atmosfera surreale di quel che sembra un paradiso: il 39˚ e ultimo piano dell’appena terminato grattacielo (si chiamerà «Palazzo Lombardia», come deciso al termine della consultazione online) che sostituirà il Pirellone quale nuova sede della Regione, un cielo blu fino all’orizzonte che domenica faceva di Milano l’unica oasi di sole scintillante in un Nord Italia frustato dalla neve, una copia della Madonnina del Duomo portata fin lassù per essere benedetta e dominare la città da quella che ora è la torre più alta d’Italia, una folla giù al pianterreno a seguire la cerimonia su maxischermo, il governatore lombardo Roberto Formigoni su accanto al cardinale ad ascoltare la predica.
Tettamanzi punta il dito in particolare, oltre che sul resto, contro «sortite» e «pronunciamenti indebiti» di «figure istituzionali» che hanno finito per «ledere l’immagine e l’autorevolezza delle istituzioni stesse». Invoca un «cammino in direzione opposta», il ritrovamento di uno «stile di correttezza e limpidità», perché «le istituzioni sono fondamento e garanzia della comune convivenza: "sacre" perché chiamate a rappresentare, custodire e promuovere il bene comune». Naturalmente inutile chiedergli nomi a cerimonia conclusa: «Volete farmi fare un’altra predica? Fate parlare il governatore », ha detto ai giornalisti.
E Formigoni li ha anticipati: «Quando parla il cardinale dobbiamo tutti sentirci chiamati in causa», le «sue bellissime parole» sono «un insegnamento straordinario» e «io me ne sento sempre chiamato in causa». E il cardinale di rimando: «Lui per primo, io per secondo. Anzi: lui per secondo e io per primo. Ho chiamato in causa tutti». E il monito dell’arcivescovo, in effetti, ha ricevuto di lì a poco l’apprezzamento analogo dalla sponda opposta a quella di Formigoni, cioè del democratico Filippo Penati che lo sfiderà per il centrosinistra alle prossime Regionali: «Un invito forte a riportare i problemi delle persone al centro del confronto politico, sgombrando il campo da interessi indebiti rispetto al bene dei cittadini».
Paolo Foschini
01 febbraio 2010
Nel suo intervento in occasione del tradizionale incontro con i giornalisti svoltosi a Milano il 23 gennaio scorso, Dionigi Tettamanzi è tornato su una convinzione che sta guidando il suo metodo pastorale. Me l’aveva ribadita anche nell’ultimo incontro che ho avuto con lui, alla fine di settembre. Mi disse: “Il nostro punto di riferimento è uno solo: il Vangelo”. E aveva poi specificato: “Il Vangelo delle origini”. Come a dire: il Vangelo delle radici, ovvero radicale.
La parola Chiesa si presta ad equivocità: si è tentati di pensare alla struttura, o alla gerarchia, o ai dogmi. Meglio parlare di Vangelo o di cristianesimo. Dire cristianesimo è dire Umanesimo integrale. Qui si gioca la nostra evangelizzazione.
da ADISTA Notizie 10 - Anno 2010
CARD. TETTAMANZI: “COMUNICARE LA CHIESA?
MEGLIO COMUNICARE IL VANGELO”
35414. MILANO-ADISTA. Chiesa e comunicazione: un rapporto complesso che spesso si risolve in una semplificazione riduttiva delle dinamiche ecclesial-ecclesiastiche, mentre la Chiesa non è un monolite, ma una realtà ben più ricca e profonda della rappresentazione mediatica che spesso se ne dà. Così l’arcivescovo di Milano, il card. Dionigi Tettamanzi, nel suo intervento in occasione del tradizionale incontro con i giornalisti svoltosi a Milano il 23 gennaio scorso, al quale hanno partecipato Chiara Giaccardi, docente di Antropologia dei media all'Università Cattolica, Ezio Mauro, direttore de La Repubblica; Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Corriere della sera, e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.
Ma se il discorso di Tettamanzi ha avuto come obiettivo esplicito l’immagine che della Chiesa emerge attraverso i media ed il livello di preparazione sui temi ecclesiali dei giornalisti che se ne occupano, in alcuni passaggi del suo discorso l’arcivescovo di Milano è sembrato, nemmeno troppo tra le righe, riferirsi anche all’eccessiva rilevanza che oggi nella Chiesa hanno assunto i mezzi di comunicazione. Un processo iniziato con l’avvento del card. Camillo Ruini alla presidenza della Cei (tra l’altro, nel suo discorso, Tettamanzi ha citato tra i maestri di giornalismo cristiano apprezzati dal mondo laico uno degli acerrimi rivali del card. Ruini nel campo dei media e della comunicazione ecclesiale, don Leonardo Zega). E se la creatura prediletta dell’ex presidente dei vescovi italiani, il “progetto culturale”, nacque soprattutto con l’intento di “comunicare” la Chiesa alla società secolarizzata, tale finalità si realizzò soprattutto nella prospettiva di raggruppare i media cattolici sotto l’egida della Cei: emittenti televisive (Sat 2000, Telelazio-Rete Blu), radio (le 200 emittenti circa appartenenti al circuito Inblu), quotidiani (Avvenire, il Cittadino, l'Eco di Bergamo), riviste, agenzie di stampa (Sir), settimanali diocesani (circa 180 testate sparse su tutto il territorio nazionale).
E infatti, già all’inizio del suo intervento, il cardinal Tettamanzi nel mettere in discussione il titolo stesso dell’incontro, “Comunicare la Chiesa. Una, santa, cattolica?”, si è chiesto se il compito di un cristiano non sia, più che comunicare la Chiesa, “comunicare Gesù Cristo e il suo Vangelo”. Ed è a questa prospettiva che ha informato il suo intervento. “Mi chiedo - ha proseguito infatti l’arcivescovo di Milano - prima di attribuire ad altri delle responsabilità, anzitutto se noi cristiani, se noi come laici, preti e vescovi, siamo sempre capaci con la nostra azione, parole, gesti, stile di vita, di mostrare il volto autentico della Chiesa, in particolare ciò che ‘motiva’ la sua presenza nella società e cultura”. E ancora se “la Chiesa prima di comunicare, sa sempre mettersi in paziente e attento ascolto dell’uomo con il quale vuole entrare in relazione”. La Chiesa infatti secondo il card. Tettamanzi “vive per incontrare l’uomo, è protesa alle relazioni personali, alla prossimità, alla dedizione privilegiata per chi è più povero”. E non può quindi non comunicare. A certe condizioni, però: la Chiesa “sta ‘nei’ mezzi di comunicazione, accetta questa ineludibile sfida, ma non può ridurre esclusivamente a questo ambito la sua presenza, non può avere questa come sua preoccupazione prioritaria”. La Chiesa infatti non dovrebbe avere altro scopo, altra missione, “se non quella di annunciare e tradurre in pratica la speranza certa che scaturisce dalla Pasqua di Gesù. La Chiesa sta con i poveri per portare loro questa speranza, non per una particolare strategia politica”. E, ha proseguito l’arcivescovo, “se interviene nel dibattito pubblico non è per difendere presunti propri interessi, bensì per tutelare l’uomo e la sua dignità personale”: “Quando la Chiesa comunica, lo fa per declinare nell’oggi la parola di speranza del Vangelo: non è quindi pertinente quantificare il successo di questa comunicazione, oppure misurarne il consenso suscitato, contare le persone che ne hanno ascoltato il messaggio e sono rimaste ‘emozionate’ dalle sue parole. Le verifiche da porre - ha sottolineato - riguardano anzitutto la fedeltà al Vangelo e la capacità di dirlo coerentemente e in modo da essere compresi dalla gente. Non sempre questa consapevolezza appartiene a chi fa comunicazione ecclesiale. Troppo spesso la realtà della Chiesa e il suo annuncio sono associati all’azione di un gruppo di potere, all’espressione di una parte politica, di un movimento culturale, di una delle tante voci che cercano di imporre il proprio parere nella piazza mediatica”.
“La Chiesa - ha proseguito il card. Tettamanzi con parole che potrebbero apparire un auspicio, oltre una considerazione - esiste ed esisterà anche senza apparire sui mezzi di comunicazione. Non li vuole e non li deve usare per affermarsi o per attrarre a sé adepti. La Chiesa vive la sua dimensione più piena nell’esperienza comunitaria, nelle parrocchie, nei gruppi, nella testimonianza personale e quotidiana dei cristiani. E quando si appresta ad abitare lo spazio mediatico lo fa perché sa di poter incontrare l’uomo laddove si formano i giudizi e molto si decide della dignità dei singoli”. “Trovi sempre spazio - è l’auspicio con cui il cardinale ha concluso il suo intervento - anche presso chi non condivide la proposta della Chiesa, la possibilità di confrontarsi con un altro modo di intendere il reale, di analizzarlo, di viverlo. Ridurre tutto entro i propri schemi, sempre e comunque, non arricchisce la propria esperienza, non educa a questo arricchimento, non offre luoghi di confronto, non fa progredire il bene e la crescita di una comunità e di un Paese”. (ingrid colanicchia e valerio gigante)
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Commenti
Zac(c)aria
February 1st, 2010
Rispondi
Non sono un grande esperto di cose religiose, ma questi commenti di Tettamanzi non mi sembrano cosi' rivoluzionari. Ma forse dato il ruolo deve cercare di dosare il propri pensiero con prudenza. Sara'.
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Vorrei fare qualche osservazione a latere, mi scuso se queste esulano rispetto al tema del giorno.
A volte trovo questo sito molto interessante per l’originalita’ degli argomenti trattati. Un caso esemplare e’ la discussione su Don Helder, il prete dei poveri (figura a me precedentemente non nota) o sull’atteggiamento della Chiesa nel dialogo ecumenico.
Trovo invece stucchevoli e repetitive le discussioni sul Berlusconi da processare o la lega contro gli immigrati o le faide interne alla chiesa (un'istituzione decrepita e anacronistica). Personalmente non ho molto interesse per questi temi. Ma non c’e l’ho neanche per il “futbol” la passionaccia degli italiani.
Sulla politica “politica” le discussioni non hanno mai nessun tipo di approdo risolvendosi in contrapposizioni urlate. Le due parti (i pro e i contro) usano ogni argomento possibile, anche i piu’ manifestamente artefatti e speciosi, pur di portare acqua al proprio mulino. E dire che la propria squadra e’ meglio dell’altra. Non ci sono mai passaggi di campo e tutti rimangono fermi alle proprie convinzioni tetragone. A catenaccio.
Mi si dira’: ma questo sito parla di “politica a tutto campo”. La mia risposta e’ benappunto, “a tutto campo” vuol dire anche altro, non solo politica “politica”. La politica investe ogni aspetto del nostro vivere sociale e ci sono molti temi che dovrebbero essere oggetto di maggiore approfondimento e dicussione. Senza partigianerie, ma cercando di condividere esperienze e di fondare delle convergenze, un sentire comune.
Quali esempi? La situazione nelle carceri, gli ospedali, i manicomi, le citta’ metropolitane, la droga, la scuola, l’aggregazione giovanile, la sessualita’, il lavoro, i fast food, il terzo mondo, la globalizzazione, l’ecologia, il conflitto, la violenza, gli stadi, i bar, le periferie, i nuovi culti, la crisi delle coppie, ecc. ecc. ecc. A volte questo sito parla di questi argomenti, ma secondo me non abbastanza e spesso in modo strumentale (contro il Berlusconi o chi per lui).
Ad esempio, BarbaraX e’ sicuramente una persona intelligente e sarebbe interessante capire piu’ della sua esperienza personale, il reale vissuto, i suoi sentimenti. Gli interventi di BarbaraX pero’ mi danno poco il senso di cosa significhi vivere la sua identita’ di genere. Puo’ scrivere bene contro Berlusconi ed e’ probabilmente allo stesso livello delle firme di punta di Repubblica. Ma a questo punto mi compro Repubblica. Insomma quando leggo i tuoi post, BarbaraX, imparo poco della tua condizione di trans: le trans emergono come delle creature mitiche, degli ircocervi, non delle persone reali. E questo lo trovo un peccato, perche’ secondo me hai molto da dire e noi tutti abbiamo molto da imparare.
La sensibilita’ di un religioso potrebbe essere poi di aiuto per indagare campi magari non strettamente politici, ma di indubbio interesse colletivo: i contenuti della fede, il sogno, l’estasi, la morte e la speranza.
Umanesimo. "A tutto campo"
February 2nd, 2010
Rispondi
@ Zac(c)aria. Hai centrato molto, secondo noi... "Politica a tutto campo" coinvolge l'uomo sociale, l'umanesimo dell'uomo, l'essere della persona. Appare ovvio che le reazioni più gridate, partigiane, veementi, passionali, sguaiate, incavolate nere... avvengano quando si "tira in ballo" l'uomo politico. Eppure dG intende scendere nel cuore e nella mente e nell'essere di ogni uomo, affinchè "a tutto campo" si realizzi Umanità e Fraternità. Dell'Uomo sociale, della "polis", appunto.
MONICA
February 2nd, 2010
Rispondi
Scusa Zac(c)aria ma dalle tue parole si capisce come tu stia frequentando questa fogna da poco tempo. Se cerchi quello che scrivi meglio chiedere a google.Qui infatti non si fanno ragionamenti ma si offende; il tenutario del bordello non ama il confronto poichè non gli interessano pensieri o riflessioni diverse. E' un piccolo vecchio uomo che sta cercando di sparare, urlando, le ultime cartucce di una vita mediocre e, a giudicare dalle parole, pensieri (?..) ed azioni, credo meschina e triste.
Barbara poi non è altro che il suo pasdaran + fedele, remunerato con qualche post in cui spaccia aria fritta e frustazione per poesia ed analisi.
In sintesi, sono solo dei poveracci che usano perfino la censura per difendersi dal mondo e da chi non la pensa come loro.
Se non facessero schifo ci sarebbe da compatirli...
Best regards companeros
Rosella e Carlo
February 2nd, 2010
Rispondi
@ Monica. Eppur sei ospite gradita. Anche preziosa per i tuoi ragionamenti e convincimenti che interessano coloro che vogliono cercare di capire e di essere oggettivi, al di là delle passionalità di caratteri sanguigni... In un concerto bisogna "fondere in unum" (che è la Verità) le potenzialità di tutti gli strumenti musicali. Noi leggiamo assai volentieri le opinioni di tutti e, sicuramente, non siamo gli unici a voler vedere lo spirito sincero di chi esprime con onestà il suo pensiero. dG, per primo, sa ben valutare ed apprezzare, nonostante tante cose sembrano dir(ti) diversamente...
Davide
February 2nd, 2010
Rispondi
E perché sei qui?
zagor
February 2nd, 2010
Rispondi
mi hai rubato le parole di bocca,grazie
Carisma o gerarchia?
February 2nd, 2010
Rispondi
Il Vangelo delle origini, cioè radicale, è quando si vive in mezzo ai poveri, malati, tribolati, soli, emarginati... scoprendo e condividendo il valore di Umanità e Fraternità... Il Vangelo carismatico del messaggio di Cristo: servizio al prossimo. Nel post di don Farinella di ieri, riferito al card. Ruini... la chiesa gerarchica vive il carisma di Cristo, vivendo in mezzo alla gente l'umanità della gente? Chi è davvero credibile, oggi, per la gente: carisma o gerarchia?
"Armiamoci e partite!"
February 2nd, 2010
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E' credibile colui che nei fatti concreti della quotidianità vive la coerenza e la testimonianza. "Armiamoci e partite!" non incanta più nessuno. Terra terra significa: basta con il "potere" temporale istituzionale gerarchico! I nostri vecchi ammonivano: "Giù da la broca!", per dire: siamo semplici, umili, sobri, modesti, fraterni... lì si concretizza il calore umano di Fratelli.
Luigi
February 2nd, 2010
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Una informazione. Da quando è scomparso il vescovo protettore dei leghisti, Maggiolini di Como, sono rimasti orfani o ne hanno trovato un altro in zona? Grazie
lina
February 2nd, 2010
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"Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente". Dio chiede all'uomo di amarlo con tutto se stesso e non in un impeto emozionale gratificante. Dio è Verità, la sua Parola è Verità: tutto ciò che nega nei fatti la Verità non è con Dio ma è contro Dio. Questo mi insegna il Vangelo non ci sono altre strade più comode da particare.
La gente è ognuno di noi
February 2nd, 2010
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C'è tanta voglia di chiesa carismatica, quella di presbìteri in mezzo alla gente... Non si avverte necessità di chiesa gerarchica istituzionale: troppa connivenza col potere temporale! Continuiamo bellamente a non voler vedere che la gente è schifata dalle teorie e dai proclami e "sente" di cercare autenticità in chi vive coerenza e testimonianza di fede, nella concretezza, nel vivere sociale.
Leonardo
February 2nd, 2010
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A sostegno di Zac(c)aria :
La virtù sta nel mezzo, non nella MEDIOCRITA', ma nella saggia, dinamica MEDIAZIONE tra gli estremi, nella Vita come in Politica.
Fare il TIFO, essere SETTARI è più facile, basta lasciarsi andare, basta marciare intruppati, coi paraocchi, o di quà o di là, pro o contro!
Più difficile è invece riconquistare, ogni giorno quell'equilibrio interiore che ci rende disponibili a comprendere anche "le ragioni degli altri" ed a risolvere i problemi sociali che sono complessi e che richiedono sintesi, conciliazione tra le nostre ragioni e quelle altrui.
Ma il dubbio che rimane è questo :
vogliamo veramente uscire dal disorientamento in cui oggi tutti viviamo? vogliamo davvero abrogare i "giubilei di frustrazioni"?, tra l'altro non privi di vantaggi in quanto, leggittimati a piangerci addosso, siamo esonerati dal prenderci la responsabilità faticosa di MEDIARE!
Se non vogliare realmente uscire dal pantano in cui ognuno di noi si trova impelagato, non perdiamo più neanche il tempo di scriverci addosso con questi blog!
Se invece siamo seri, come peraltro ritengo la maggior parte di chi scrive, allora diamo seguito al cristianesimo radicale, essenziale, coi piedi per terra e cominciamo a renderci corresponsabili di come va il mondo : non più tutto il bene è nella mia squadra e tutto il male è in quella avversa.
Cominciamo invece a vedere, con la stessa lucidià con cui vediamo il male negli altri, anche le nostre "brutture egoistiche", guardiamole frontalmente con sincerità e poi prendiamo coscientemente le debite distanze dalle stesse.
Solo allora potremo comprendere le "ragioni degli altri" ed iniziare a dialogare : attraverso la PAROLA ancora, ma non più quella che DIVIDE bensì quella che UNiSCE individui riconosciutisi come formati della stessa entità.
Grazie per l'attenzione.
dario
February 2nd, 2010
Rispondi
Nel suo intervento il Cardinale cita 14 volte la Chiesa, 3 volte il Vangelo e una volta Gesu' Cristo.
Non male per uno che non vuole comunicare la Chiesa, ma il Vangelo...
zagor
February 3rd, 2010
Rispondi
don giorgio volelo farle una richiesta ,potrebbe una volta mettere nero su bianco cosa pensa della chiesa dei sacramenti di tutto quello che per tanti hanni mia madre mi ha insegnato.mi spiego:ma per lei i riti che si celebrano in chiesa hanno un'inportanza o no,Dio è presente nell'EUCARESTIA la preghiera serve,perchè se tutto si risolve lottando e basta non rischiamo di ridurre a zero il resto?grazie
don giorgio de capitani
February 3rd, 2010
Rispondi
La mia risposta la trovi nelle omelie e negli scritti che troverai sul sito. leggili, e magari aprirai un po' gli occhi!