politica
23 marzo 2010

Proponi su: | | | | . |
Riforma sanitaria: Obama nella storia


da Liberazione

Come cambia la sanità negli Usa

La riforma sanitaria di Barack Obama è stata approvata dalla Camera dei rappresentanti con un testo che ricalca quello votato dal Senato. Gli emendamenti approvati dai deputati saranno oggetto in settimana di un nuovo voto del Senato per il quale sarà sufficiente la maggioranza semplice grazie al meccanismo della «riconciliazione». Poi il testo andrà alla firma del presidente. Questi i punti chiavi del nuovo sistema sanitario:

Chi sarà assicurato
La copertura assicurativa viene estesa ad altre 32 milioni di persone e diventa accessibile al 94% (il 95% con l’emendamento) dei cittadini non anziani, grazie all’espansione del servizio Medicaid e ai benefici fiscali offerti a chi ha un reddito entro il 400% della soglia di povertà. I giovani fino a 26 anni potranno restare sotto la mutua dei genitori.

Quanto costerà
La copertura finanziaria è garantita dai tagli al programma Medicare e ad alcune nuove tasse che riguarderanno le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno che dovranno pagare una addizionale 3,8%.

Come funziona
In pratica riguarderà ogni cittadino ma varia a secondo dell’età e del salario. Secondo le stime soo 24 milioni gli americani che potranno aver accesso a benefici fiscali per poter acquistare una poliza sanitaria. Per ogni cittadino c’è l’obbligo di acquistare una copertura sanitaria individuale. Dal 2014 chi non lo fa rischia una multa di 695 dollari o pari al 2,5% dei reddito.

Obbligo per datori di lavoro Il testo del Senato richiede solo alle aziende con 50 o più impiegati di contribuire alla spesa per l’assicurazione, se è a carico dei dipendenti. Il nuovo emendamento prevede invece per le stesse imprese una multa di 2mila dollari per ogni dipendente non assicurato, ma applicabile solo a partire dal trentesimo.Inoltre mentre molti americani accedono alla sanità privata attraverso i loro datori di lavoro con una percentuale dello stipendio, ora anche gli indipedenti potranno acquistare polize sanitarie in un mercato dovre potranno scegliere le diverse offerte.

Le assicurazioni
La riforma modificherà profondamente l’industria e in pratica allarga la copertura a molte più persone. Ad esempio non potranno più negare una polizza a chi abbia patologie croniche o revocarla arbitrariamente a chi si ammali. Questo riguarderà da subito per i bambini con patologie gravi, dal 2014 per tutti.

L’aborto
Il decreto approvato da Obama conferma che può essere finanziato con fondi federali solo in casi estremi. La legge prevede la possibilità che sia pagato dalle assicurazioni, ma come servizio a parte rispetto alla normale copertura.

Medicaid
Il programma federale sanitario che provvede a fornire aiuti agli individui e alle famiglie con basso reddito salariale. Viene ampliato il servizio per i cittadini indigenti fino a coprire chiunque guadagni meno del 133% della soglia di povertà (29mila dollari l’anno per una famiglia di quattro persone). Si parla di più di 16 milioni di americani. Aumenta il contributo federale ai singoli Stati per la copertura dei costi.

Medicare
E’ il programma di assicurazione medica amministrato dal governo riguardante le persone dai 65 anni in su. Nella riforma Attaulmente non si riceve rimoborsi per medicine che arrivavano a 2,700 dollari e veniva bloccato se il costo complessivo 6,154 dollari. Ora la legislazione prevede sconti e offerte su determiati medicinali.

Quando entra in vigore
La riforma prevede una implementazione che parte subito e si concluderà nel 2018. Nel primo anno: le assicurazioni non potranno cancellare le polize in caso di malattia dei pazienti e dovranno fornirla per bambini con precondizioni. I giovani potranno restare sulle polize dei genitori fino all’età di 26 anni. Obbligo delle assicurazioni a fornire polize a coloro che fino ad non potevano ottenerla. Varrà fino al 2014 poi entrarà in vigore un mercato ad hoc. Crediti fiscali alle piccole aziende per aiutare i lavoratori ad ottenere l’assicurazione. E va molto male per i centri estetici: da luglio una tassa del 10% sui lettini per abbronzarsi
in data:22/03/2010

da Liberazione

Il voto di misura della Camera è il più importante cambiamento sociale in 50 anni

Riforma sanitaria: Obama nella storia

Martino Mazzonis

Non è stato facile. Nemmeno un po'. E la riforma non è la migliore riforma possibile. Anzi. Da domenica però, la presidenza Obama è entrata nella storia, il presidente ha ottenuto ciò che voleva e può guardare all'immediato futuro con più serenità. La notizia è la più importante già da ieri: nella notte tra domenica e lunedì la Camera dei rappresentanti di Washington ha approvato (219 a 212) una riforma della sanità che garantirà la copertura sanitaria a 32 milioni di persone. Non sono tutti gli americani senza assicurazione, ma quasi. Per arrivare al traguardo, la Obamacare ha bisogno di un altro passaggio cruciale, ma non drammatico: un voto a maggioranza semplice del Senato. Il trucco per aggirare la necessità di un voto a maggioranza qualificata si chiama reconciliation e prevede che una legge già approvata da una delle due Camere e poi leggermente modificata dall'altra, possa diventare legge in attesa che la prima che ha votato voti una specie di emendamento - ovvero non riesamini da capo tutto il testo. Su quel tipo di procedura non serve la maggioranza qualificata per impedire che l'opposizione faccia filibustering - l'equivalente del nostro ostruzionismo. Per bloccare la riforma, insomma, ai repubblicani servirebbero 60 voti in Senato. Non ce li hanno.
Come si è arrivati all'approvazione della legge? Pressioni, scontri furibondi su temi ideologici e di bassa cucina, trattative, concessioni e un monumentale sforzo del presidente. Almeno dopo che il suo partito ha perso il 60esimo senatore e la maggioranza blindata nella Camera alta. Dopo aver tentennato per quasi un anno, Obama si è (finalmente, hanno detto in molti) gettato nella mischia.
E allora, dopo che la leadership democratica - Nancy Pelosi in testa - aveva scelto la strada di utilizzare il regolamento parlamentare in modo creativo per aggirare il filibustering, la Casa Bianca si è messa in moto per cercare i voti necessari. Occorreva convincere tre correnti diverse del partito: i liberal, la sinistra che è delusa dalla riforma perché non abbastanza pubblica e progressista, i Blue dogs , ovvero l'ala moderata dal punto di vista economico, che voleva essere certa che la riforma non aumentasse il deficit pubblico e non facesse alzare la pressione fiscale e poi quei moderati eletti in distretti elettorali conservatori che avevano introdotto un emendamento anti-abortista nel primo testo di legge approvato dalla Camera a novembre. Obama è andato in televisione, ha invitato i deputati sul suo aereo per parlarci lontano da occhi indiscreti, a telefonato ad uno per uno. I liberal hanno ceduto verso venerdì, quando il più a sinistra di loro, Dennis Kuchinich, ha annunciato che avrebbe votato si. I Blue dogs hanno ceduto quando hanno visto - conti dell'indipendente Congressional Budget Office alla mano - che la riforma fa risparmiare le casse pubbliche nel medio periodo. Con gli abortisti è stata più dura e il compromesso è arrivato alla fine: Obama ha promesso che quando firmerà la legge, scriverà anche un executive order, un decreto che vieta che i finanziamenti legati alla nuova legge possano finanziare interruzioni di gravidanza. Il si degli anti-abortisti è arrivato solo a quel punto. E' un compromesso doloroso che ha fatto arrabbiare i liberal, ma attenzione, non ci sono limiti a quanto già esisteva ed era in vigore, il limite è solo sui fondi della riforma.
La scelta di votare si è comunque costata al deputato Stupak - capo degli anti abortisti democratici - l'appellativo di «assassino di bambini» da parte dei un deputato repubblicano. Il Grand Old Party non ha preso bene la batosta simbolica e fuori dal Campidoglio, i militanti del Tea Party, il movimento estremista che sta di fatto guidando le scelte repubblicane da un paio di mesi a questa parte, hanno dato del «frocio» al rappresentante democratico Barney Frank e del «negro» ad un suo collega.
La durezza degli insulti è sintomatica di quanto simbolica fosse la battaglia vinta da Obama. Prima del presidente in carica ci avevano provato in tanti a fare qualcosa per la Sanità. E almeno quattro presidenti avevano fallito. L'ultimo in ordine di tempo è Bill Clinton, che perse sulla riforma sanitaria redatta dalla allora first-lady Hillary, una battaglia epocale e la maggioranza in Congresso. E la grande domanda di domani è proprio questa: pagherà la riforma? O la retorica anti-statale e la sfiducia nei confronti di Washington aiuteranno i repubblicani nella campagna per le elezioni di mid-term - il motivo profondo di tante difficoltà a trovare i voti. Da domani Obama comincia una specie di tour elettorale per vendere il risultato. Si comincia dall'Iowa, Stato che lo vede trionfare a sorpresa nelle primarie e diede il via alla sua cavalcata verso la Casa Bianca. Obama, che in un sondaggio di ieri è salito di 4 punti e tornato al 50% di gradimento, farà comizi per convincere l'America profonda e spaventata. I liberal li ha già convinti. Sanno quanto hanno dovuto aspettare per questa riforma, che non sarà la migliore possibile ma, come ha scritto ieri Michael Moore in una lettera aperta ai repubblicani, «curerà anche voi quando sarete vecchi».
23/03/2010


da L’Espresso

La rivincita di Obama

di Antonio Carlucci

Il sì alla riforma sanitaria rilancia il presidente e apre la strada alla realizzazione di altri impegni. Da quelli sul clima alle banche. Fino alla chiusura di Guantanamo  
 
Barack Obama ha segnato il primo punto della sua presidenza. Ci è voluto più di un anno da quando è entrato alla Casa Bianca, ma uno dei temi essenziali della sua campagna è ormai vicino ad essere legge. C'è solo bisogno di una revisione da parte del Senato per verificare se ci sono stati cambiamenti del testo e poi la legge andrà alla firma di Obama e diventerà effettiva.

Il voto della Camera sulla riforma sanitaria – 219 voti di maggioranza contro 212 – riapre tutti i giochi di una presidenza che sembrava sulla difensiva e in difficoltà su molti temi: non solo la riforma della sanità che apre la copertura a 32 milioni di americani che ne erano sprovvisti e vieta alle assicurazioni di negare la copertura per preesistenti condizioni cliniche negative, ma anche sul clima, sulle banche, perfino sulla chiusura della prigione di Guantanamo.

Tutto il sostegno popolare di una campagna politica che voleva chiudere gli otto anni segnati dalla presidenza di George W. Bush, da due guerre e dal budget passato dal surplus positivo al deficit più profondo sembrava sparito di fronte all'opposizione repubblicana e ai distinguo di tanti democratici che avevano paura di perdere consensi moderati nei loro collegi.

Alla fine, tra compromessi e rinunce, la riforma sanitaria è vicina a diventare legge. Come ha scritto più volte il premio Nobel per l'economia Paul Krugman, un sostenitore critico di Barack Obama, questa riforma pur con molti limiti e insufficienze è comunque un grande passo avanti.

I repubblicani hanno perso l'occasione di pensare al paese e hanno pensato solo al proprio potere di partito e alla scandenza elettorale di novembre utilizzando un argomento falso: ovvero che il governo voleva decidere della vita degli americani e voleva lasciare debiti impagabili alle prossime generazioni. Facendo finta di non vedere la ricchezza che negli ultimi hanno distrutto inseguendo sogni imperiali.
  
Anche la loro ultima richiesta è stata ispirata dalla prossima campagna elettorale: volevano il voto nominale e non quello elettronico per poi sfruttare l'immagine di chi votava sì nei comizi che cominceranno questa estate.

Ma la vittoria di Obama di domenica 21 marzo non è il risultato finale. È solo il passaggio che confermare agli americani che se si viene eletti in base a un programma accettato dalla maggioranza dei voti, quel programma bisogna portare avanti. Si può vincere o perdere, dover accettare compromessi e cambiamenti, ma non è possiible fare finta che il programma fosse solo buono per i comizi elettorali e non per governare l'America.
(22 marzo 2010)

Obama si gioca tutto e noi cincischiamo con Santoro

La Camera dei rappresentanti ha approvato la riforma della sanità voluta da Barak Obama. Che si è giocato tutto sulla sanità. Perché sa che solo parlando di vita e speranza si riporta la gente a fare politica. Mentre a una settimana dalle elezioni di quei consigli regionali che hanno come core business proprio la sanità, qui nessuno ne parla.

Dal giorno del suo insediamento, Obama non ha mai fatto un passo indietro. La riforma che la Camera dei rappresentanti ha votato questa notte l’ha voluta così tanto che, nonostante gli stravolgimenti del testo originale, le opposizioni anche interne al suo partito, le cannonate delle lobby, le bugie dei fondamentalisti e dei Tea party, il presidente è andato avanti come un panzer agitando le manone in Tv, citando Lincoln e Roosvelt, e alla fine evocando il suo immortale “yes we can”.
Intendiamoci
il testo
che hanno votato i deputati americani non ha niente a che fare con l’istituzione di un servizio sanitario universale come il nostro (che Dio ce lo conservi). Ma cambia radicalmente le carte in tavola. Per due ragioni sostanziali: innanzitutto obbliga il ceto medio a farsi un’assicurazione e a chi non riesce a pagarsela garantisce copertura governativa; e poi obbliga le assicurazioni a rispettare gli impegni e a non tirarsi indietro appena l’assicurato sta male sul serio (come oggi avviene in moltissimi casi e Michael Moore ha ben raccontato).
Il fatto di prevedere una qualche copertura assicurativa per tutti è una rivoluzione. Non solo per le conseguenze che avrà sulla vita degli americani finalmente aiutati a procurarsi assistenza sanitaria quando, è sempre bene ricordarlo, oggi non ce l’hanno. Ma anche perché introduce nel sistema americano l’idea che la salute non è un lusso, l’assistenza sanitaria non è un bene a cui si può rinunciare. Non è ancora un diritto come è da noi, ma comincia a delinearsi come tale se da un lato lo stato ti obbliga a procurartelo e se non hai i soldi ti aiuta, e dall’altro vigila a che le assicurazioni non facciano le furbe e si occupino sul serio della tua salute. Insomma, per la prima volta negli Stati Uniti, il presidente dice: la salute è una faccenda di stato, non una sciagura individuale.
Ne consegue che le assicurazioni, che avranno un buon aumento di polizze da questa riforma, non potranno però giocare al gioco delle tre carte. Una volta stipulata una polizza dovranno onorarla sia se il cittadino godrà di ottima salute fino a 100 anni e si spegnerà nel suo letto dopo aver versato migliaia di dollari nelle loro casse inutilmente, sia se il poveretto sarà colpito da tutte le disgrazie che un trattato di patologia contempla. Anche in questo caso, il governo è il garante. Si frappone tra due privati. E negli Usa questo è davvero un salto quantico.
Per questo il presidente è stato accusato di “socialistizzare” la patria del liberismo capitalista. Ma a lui non gliene importa nulla. Il cambiamento che si prospetta è epocale. Gli americani lo toccheranno con mano. Anche quelli che ora lo temono. È ancora lo stile politico di Obama: ripartire dal basso, riportare la gente a un contatto concreto e vitale con la politica.
Che bello. Già, ma lontano. Perché i 13 che saranno eletti nel prossimo week end a governare altrettante regioni italiane sanno bene che il fulcro della loro attività sarà la gestione della sanità, giacché è per salvaguardare la salute dei loro cittadini che spenderanno l’80 per cento del loro budget. Ma non ci hanno ancora fatto sapere come pensano di risolvere i pronto soccorso al collasso, le liste d’attesa che si allungano, la carenza di farmaci salvavita ma troppo costosi per le casse di alcune regioni, eccetera, eccetera, eccetera.
Li abbiamo visti giurare nelle mani di Berlusconi, una parte. Li abbiamo sentiti dire che bisogna parlare dei problemi della gente, l’altra parte. Ma tutti preferiscono cincischiare con le escort e i talk show piuttosto che mettere le mani nelle pance delle Asl: lì si fanno affari veri, meglio non cincischiare. E di concreto, niente. Niente che spieghi come si fa a tener fuori la lottizzazione dagli ospedali. Che ci conforti sul fatto che i direttori generali (chiamati a gestire montagne di denaro pubblico) non siano degli incapaci o dei corrotti. Nada de nada.
Perché è più facile fare dell’umorismo su quel ridicolo ometto dai capelli colorati che spiegare a un malato di cancro perché l’intervento che forse lo potrebbe salvare si può fare solo tra sei mesi, a una ragazza incinta perché si deve portare le lenzuola da casa se vuole partorire ed evitare che il suo bambino si infetti al primo vagito, a una donna perché deve lasciare il lavoro se del nonno con l’Alzheimer non se ne può occupare nessuno. E via così. Ma cosa volete che gli importi a chi ha dei guai del genere se Fini era o non era a San Giovanni? Se c’erano centomila, cinquecentomila, o dieci persone? Se Santoro non va in onda, e Vespa poi?

REGOLAMENTO DEI COMMENTI
Il sito dongiorgio.it è uno spazio aperto a vostra disposizione, creato per confrontarsi direttamente. I commenti sono soggetti ad approvazione, non assicuriamo l'immediata pubblicazione del vostro commento. Si prega gentilmente di non inviare messaggi doppi. L'utilità del sito dipende dalla vostra collaborazione per questo motivo voi siete i reali ed unici responsabili dei vostri commenti.

Avvertenze da leggere prima di intervenire

Non sono consentiti:
- messaggi non inerenti al post, per questi ultimi usare il guestbook
- messaggi pubblicitari, propagandistici e spam
- messaggi dal contenuto offensivo, razzista sessista o sessuale
- messaggi il cui contenuto costituisca violazione alle leggi italiane

Postando il vostro commento, acconsentite implicitamente a queste regole.
Commenti
  1. Ogni singolo cittadino avrà un'assicurazione e per chi non potrà pagare pagherà lo stato. Il sistema rimane privato e quindi in piena concorrenza e reciproco controllo reciproco. Invece da noi il sistema pubblico (di per sé positivo, concettualmente) non funziona perché: spende soldi per macchine che non usa obbligandoci a rivolgerci ai privati; paga medici che ti snobbano e ti accolgono a braccia aperte nel pomeriggio dai privati. Anche qui si dovrebbe fare una rivoluzione ...a calci in culo


    1. Rosella e Carlo

      Rispondi

      @Valdo.
      Sottoscriviamo al 100% il tuo commento.
      Il bello è che tutti, da sempre, la pensiamo come te, ma tutto continua a restare come sempre.
      Cambiano i governi, i colori politici, le persone...
      Una grande proposta, la tua ultima frase.


  2. Legnanesi e Bustocchi

    Rispondi

    Una riforma costata mille compromessi, con i repubblicani, con gli stessi democratici di convinzione antiabortista. Una maggioranza di pochissimi voti,
    comunque una maggioranza che va contro lo strapotere dei potentati economici-finanziari-farmaceutici-assicurativi...
    Se poi pensiamo che è una riforma a favore del popolo, soprattutto più bisognoso, in una società di estremo capitalismo...
    Si spera che sia un ottimo esempio per l'uguaglianza sociale, là come da noi, come ovunque. Bravo, allora, a mister Obama.


  3. Barack Obama NON aveva promesso la SANITA' per tutti, ma aveva promesso di fare tutto affinchè il Congresso approvasse una legge per avere una SANITA' PER TUTTI.

    Quindi:
    1) Barack Obama, conscio che negli USA esiste un parlamento (li esiste per davvero) ha promesso che avrebbe fatto di tutto per ottenerla (dal parlamento). Una promessa fatta con i piedi per terra.

    2) Ha fatto di tutto per ottenerla, non se fregato. Ha cercato compromessi, mediazioni, ha limato i fianchi.

    3) C'è riuscito.

    Notate la differenza di stile fra gli USA e l'Italia....

    a) promesse credibili
    b) impegno per manternerle.

    Vi pare poco?



  4. La nostra sanità è malata. Anche qui aspettavamo le grandi riforme, l'uomo del fare s'era sbracato in tal senso.

    E' malata di politica, di ruberie, di responsabili che non si trovano mai. Dovremmo inventraci qualcosa per guarirarla... forse un gestore, ad esempio:
    prendiamo un opsedale e lo diamo in gestione AD UN SOLO MEDICO. Re e padrone assoluto. E quindi, senza se e senza ma, responsabile assoluto.
    Dei pazienti morti, malcurati, degli sprechi...incastrare questo re e padrone di modo che:
    1) sia responsabile in sede penale e civile.

    2) GLI CONVENGA che tutto funzioni bene...

    ma come?


  5. Bravo Obama che vuol portare gli USA verso una sanità che si occupi anche dei più deboli. Qui da noi c'è la sanità pubblica, ma chi fa i soldi a migliaia e migliaia di euro (milioni!), sono i cosiddetti "privati" medici già stipendiati nel pubblico (ospedali, cliniche universitarie ecc. ecc.) che per visitare gli ammalati si fanno pagare profumatamente da 150 euro a mille euro e più per una visita (esperienza personale).
    La sanità "privata" non esiste perchè anch'essa è pagata profumatamente da noi attraverso le tasse e le prestazioni che essa offre, sono, a parità di quella pubblica, molto più costose; pensate poi alla clinica S. Anna. Chiediamoci perchè una struttura privata non ha un pronto soccorso. Perchè ha costi che sarebbero insostenibili e solo la sanità pubblica è demandata a farlo.
    Purtroppo la sanità pubblica sta peggiorando sempre più anche a causa dei fondi che vengono stanziati al ribasso e della pretora di succhiasangue che se ne impossessa.


    1. Persone giuste

      Rispondi

      @Lion.
      Non si finirà mai di denunciare quanto hai sacrosantamente esposto nel tuo commento.
      Sulla salute (anzi, sulla pelle) della gente c'è una terrificante corsa verso il dio quattrino!
      Per fortuna che esistono ancora PERSONE che sanno essere tali. Bisogna sostenere sempre chiunque si muove per le cose giuste, di qualsiasi parte egli possa essere.


  6. Negli Usa la salute è un "bene", per cui viene mercificata.In Europa e gran parte del mondo esiste il diritto alle cure mediche
    per salvaguardare la dignità personale:gran parte dei paesi occupati da Obama le cure mediche sono gratis e per tutti.Anche in Italia.
     Obama ha fatto poco ha solo accentrato sulla sua persone a scopi politici il merito di una riforma che non serve a nulla.
    Mediamente il costo di una polizza sanitaria attuale sarà aumentata di circa 40 dollari al mese per coprire le rimanenti polizze.Forse il grande statista lo ignora ma attualmente
    molti americani vanno a Cuba per curarsi,nonostante l'imbargo,
    e trovano assistenza medica gratuita.La montagna ha partorito un misero topolino,così come fanno i nostri politici.
    Per l' America è tutto bisinis:la droga,le guerre inutili, la sanità,
    la giustizia,le case farmaceutiche
    e le fabbriche di armi.Pensano solo a distruggere per produrre ricchezza interna,altro che democrazia.


  7. Finalmente Barack Obama ha fatto qualcosa di concreto e nel contempo di utile in una nazione che forse fino a 30 fa era il baluardo del liberismo più becero e bieco che ha portato quasi il mondo al default. Ma quanti soldi si risparmierebbero se smettessero di combattere in Iraq ed in Afganistan? se tagliassero di un bel pò il bilancio della difesa per fortuna almeno alle stars war ci hanno dato un taglio e tutti i soldi risparmiati si potrebbero investire in scuola sanità e pensioni come in Italia i beni ed i liquidi delle mafie e tutto quello che si fregano e che si sono fatti fregare tangentocrati tangentari e bertoladri spaparanzati a godere delle grazie delle escort.


  8. e voi ancora oggi.....pensate che sia una persona positiva????
    è il solito burattino del potere,purtroppo dovremo lottare lottare lottare.....solo per sopravvivere

    http://www.youtube.com/watch?v=Fjai4PlbfCs


  9. a dimenticavo di dirvi,diffondete al massimo queste cose,informatevi,approfondite la vostra conoscenza e fatevi voi stessi delle opinioni,non pensiate che i mali del mondo siano o meglio creati dalla politica loro sono solo i gioppini
    http://www.youtube.com/watch?v=7V4tJM8e2WY&;feature=related



Lascia un Commento

Sì, inviatemi una e-mail quando un nuovo commento viene pubblicato.

Dillo ad un amico:  
<<indietro