
da Nigrizia
In morte di Oscar Arnulfo Romero
Oscar Romero: non santo subito!
Elio Boscaini
A 30 anni dalla sua morte, anche Nigrizia, come tanti suoi amici, vuole ricordare Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso dagli squadroni della morte durante la celebrazione della messa.
Era il 24 marzo del 1980 e monsignore stava celebrando la messa nella cappella dell'hospitalito, l'ospedale delle Suore della Divina Provvidenza, a San Salvador, dove viveva. Celebrava l'eucaristia delle sei del pomeriggio. Mentre iniziava l'offertorio, una pallottola lo colpì al cuore. Istintivamente si aggrappò all'altare, rovesciandosi addosso tutte le ostie da consacrare. Cadde ai piedi del crocifisso in una pozza di sangue, quasi gli dicesse: Oscar, ora la vittima sei tu. "Sentire con la chiesa" era il suo motto di vescovo. Chiesa, il suo popolo, che ama e vuol servire. Innamorato di Cristo e dei suoi fino allo spargimento del sangue.
La sua gente da subito ne ha fatto l'icona del pastore che spende la propria vita in difesa dei più deboli e dei poveri. E lo ha proclamato santo.
Dal 1996 è approdato a Roma il suo processo di canonizzazione, dopo la chiusura della fase diocesana. Postulatore della causa è mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni ed espressione della Comunità di sant'Egidio. Indossa la croce che Romero portava al momento della morte. In passato aveva lasciato intendere che le pratiche procedevano spedite. Ed invece i tempi del "processo" sembrano dilatarsi all'infinito. È lecito chiedersi perché. Possibili speculazioni e strumentalizzazioni politiche? Resistenze da parte dei settori tradizionalisti che ritengono Romero rivoluzionario ed estremista, figura controversa e conflittiva, dimentico della diplomazia, vescovo di frontiera e di lotta, politico, insomma? Ma lui chiedeva semplicemente di applicare la dottrina sociale della chiesa, ritenuta dal potere troppo aperta e quindi tacciato di comunista. Doveroso ricordare che non sapeva granché di politica; e di marxismo quasi nulla.
A lui interessava solo la gente del Salvador per la quale altro non pretendeva che giustizia e pace. Il legame tra le due, Romero lo sottolineava fondato sul Concilio e il magistero. Aveva capito che la chiesa, ovunque, non solo in America Latina o in Salvador, doveva annunciare il vangelo (si definiva il "catechista" del suo popolo) sulla via della giustizia e della pace, due termini che si legano se si parte dall'attenzione ai più poveri e ai più deboli, come appare in tutte le pagine della Scrittura. La persona dei poveri e degli oppressi che per lui oltre che esseri umani erano "divini, in quanto Gesù disse di loro che tutto ciò che si fa ad essi egli lo considera fatto a sé". Insomma, una passione senza confini per la sorte dei poveri che è elemento ineliminabile della Tradizione della chiesa che da sempre riconosce la predilezione del povero come scelta stessa di Dio. Ricorreva a sant'Agostino e Tommaso d'Aquino per giustificare chi si sollevava contro la tirannia sanguinaria. Citava la Populorum progressio. E per dire che "il vero peccato è l'ingiustizia sociale" non riprendeva forse gli scritti di Ambrogio contro l'oppressione dei poveri e quelli del profeta Neemia sull'usura e lo sfruttamento? Ma sembra non bastare.
Le sue omelie raccontavano i tragici fatti della settimana, le sofferenze che il popolo, i contadini, i catechisti, i sacerdoti subivano. Elencava gli abusi spaventosi che il popolo subiva; uccisioni, rapimenti, torture, sparizioni, distruzione di case e campi...tutte cose che spezzavano davvero il suo cuore di uomo e di pastore.
Sembrano pesare su di lui ancora le sue ultime visite romane piene di incomprensioni. Non basta che si ispirasse al suo amico e consolatore, il vescovo argentino Eduardo Francisco Pironio che Paolo VI farà cardinale nel '76, nel cui pensiero incontrava una formulazione della teologia della liberazione molto aderente al vangelo e alla dottrina sociale della chiesa. Ma pur sempre di teologia della liberazione si tratta e...non va bene. Bisogna a tutti i costi "spiritualizzare" la sua figura. Puntando i riflettori in maniera esclusiva sui suoi interessi spirituali e la sua vita interiore, fatta di rosari, devozione al Sacro Cuore e alla Madonna, preghiera, sacramenti, meditazione...il primo Romero, insomma, quello "conservatore", che piaceva al potere, e farne sparire il secondo, quello che per soli tre anni è stato arcivescovo di San Salvador, "convertendosi" a Cristo, certo, ma anche al suo popolo che l'assassinio dell'amico e prete gesuita Rutilio Grande gli aveva fatto riscoprire. Davanti al cadavere dell'amico si disse che doveva seguirne i passi.
Spiritualità certo, ma quella di Romero è stata particolarmente calata nella realtà. Una fede vissuta come impegno a costruire la pace, fondata sulla solidarietà e la giustizia. Mai si è rifugiato in un mondo irreale, pericolo frequente nella storia della chiesa e tipico delle persone spirituali, quelle che come diceva Péguy "siccome non sono della terra, credono di essere del cielo; poiché non amano gli uomini, credono di amare Dio". Come tanti altri sacerdoti dell'America Latina Romero fu ucciso da persone che si dicevano cristiane e che vedevano in lui un nemico dell'ordine sociale occidentale. Bisogna riconoscere e concludere: Romero martire della società occidentale cristiana. E qui, il discorso sulle radici cristiane dell'Occidente ci porterebbe lontano...
Naturalmente lui, monseñor, dal cielo dove si trova avrà certo la pazienza di sorridere e di aspettare che noi, suoi sostenitori così diversi, ci mettiamo d'accordo. Lui ha sempre creduto in Dio, la cui gloria è la vita e la liberazione degli oppressi. E non dimentica di aver detto: "Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno. Un vescovo morirà, ma la chiesa di Dio, che è il popolo, non morirà mai".
In Africa Romero ha avuto i suoi emuli: Christophe Munzihirwa, l'arcivescovo gesuita di Bukavu e dal giorno della sua morte noto come "il Romero d'Africa"; il domenicano Pierre Claverie, francese d'Algeria, vescovo di Orano; l'arcivescovo di Gitega (Burundi) Joachim Ruhuna. Tutti uccisi nel 1996, perché schierati dalla parte della giustizia e per la vita. Qualcuno aveva suggerito che per acclamazione il Sinodo africano celebratosi a Roma nell'ottobre scorso li proclamasse "beati". Non se n'è fatto nulla. Ma i vescovi d'Africa non mancano certo di esempi di loro fratelli fedeli al popolo di Dio fino alla morte. E la gente non ha bisogno di Roma per considerarli santi.
Nigrizia - 24/03/2010
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LIBERTÀ PER MARCO CAMENISCH







Commenti
NiKi
March 24th, 2010
Rispondi
Ricordo perfettamente il giorno dell'assassinio di Monsignor Romero che già è da considerare santo per il suo martirio, per il suo estremo sacrificio per i poveri e per gli oppressi, come anche quei casi di eroismo degli altri sacerdoti che non conosco citati in questo splendido articolo, del cui esempio ora la chiesa ne ha un estremo bisogno come del pane anche perchè a furia di miopia e di ipocrisia sceglie sempre la parte sbagliata ed un caso incredibile come il coro dei passerotti di Ratisbona ha fatto scoppiare un putiferio che si è espanso a macchia d'olio come il combustibile finito criminalmente nel lambro, se non si ritornerà dalla parte della povera gente e della giustizia per la Chiesa di Roma la vedo male e questo Papa con tutto il rispetto si sarà già pentito di essersi fatto eleggere sarà solo la verità che ci renderà liberi
Laura
March 25th, 2010
Rispondi
"E la gente non ha bisogno di Roma per considerarli santi"
Concordo, penso ormai che davvero l'importante sia essere cristiani e non cattolici.
Prima...
March 25th, 2010
Rispondi
@Laura.
Hai ragione. Noi diremmo: "bravi cattolici praticanti osservanti", certo, ma P R I M A di essere tali, sono cristiani radicali, coerenti e testimoni ?
mauro
March 25th, 2010
Rispondi
Se un articolo come questo servisse davvero a provocare una riflessione ed una pausa nella troppo attiva fabbrica dei Santi allora sarebbe un altro frutto del sacrificio di tante persone, All'epoca avevo distribuito dei volantini fuori dalla mia parrocchia che denunciavano l'assassinio di Mgr Romero, prendendomi assieme ad altri accuse di sospetto comunismo... Nulla è cambiato da allora, anzi le prevaricazionie le prepotenze si sono dilatate ed espanse a tutti i livelli e settori, toccando e macchiando abiti, vesti e divise... teniamo sveglie le coscienze!!!
Valdo
March 25th, 2010
Rispondi
La confessione e i santi servono alla chiesa Cattolica per far contenti i fedeli, liberi di peccare -per poi essere perdonati- e liberi di chiedere la grazia. I santi vengono scelti per effetto positivo e di non disturbo sul "mercato".
Carlo A. A.
March 25th, 2010
Rispondi
Valdo, affermi cose giuste.
I santi, cristiani della chiesa carismatica, "servono" alla chiesa gerarchica istituzionale perchè essa possa ribadire il proprio esistere temporale.
kilo'
March 25th, 2010
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http://www.6antirazzista.net/appello_rosarno
Rosella
March 27th, 2010
Rispondi
La figura di Romero è ricordata da un editoriale di Nigrizia, combattiva rivista dei Missionari Comboniani di cui, negli anni scorsi, direttore e protagonista fu padre Alex Zanotelli, protagonista di tante altre battaglie, sociali, ecologiche...
La figura di Romero è indiscutibilmente profonda, carismatica, simbolo di una chiesa della sofferenza, quella accanto ai più deboli, emarginati, i poveri, gli ammalati, i soli, angosciati, sfruttati...
La chiesa di sempre, espressione del Cristo oggi.
Mentre è proprio di questi ultimi giorni una generale campagna mediatica contro il Papa...
Legnanesi e Bustocchi
March 27th, 2010
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Conoscere questo mensile, Nigrizia, anche via eettronica, contribuisce ad aprire al mondo, che ormai è entrato in casa nostra, la mente e il cuore spesso chiusi nel nostro piccolo egocentrico quieto vivere.
Non è una promozione pubblicitaria, ma l'invito ad essere davvero cittadini del mondo.
Coerenza
March 28th, 2010
Rispondi
Forse nella nostra società del benessere diffuso, dell'opulenza, dell'avere sempre più, dell'apparire... queste figure di autentici testimoni di carità cristiana assoluta dovrebbero spronarci a vivere coerenza radicale.
Invece siamo diventati impermeabili a tutto e a tutti.
Ben vengano allora, qui da noi, interpreti di messaggi radicali di coerenza cristiana!
A cominciare da chi, come dG, per esempio, da sempre, "rompe" in tal senso: alla fine quel segno di umanità e fraternità comincerà ad essere almeno considerato fattibile e non ridotto a pura ipocrisia?
adriano marco
April 26th, 2010
Rispondi
Se non erro Mons.Romero ebbe qualche problema con papa Wojtyla molto ben disposto verso padre Pio.Non so perchè,sarà un certo "fanatismo" meridionale ma non solo,fatto di poca laicità,poca ordinaria quotidianità,molta ostentazione,molte processioni con portantini inquietanti,parecchie madonne in lacrime e grumi di sangue in liquefazione,ma più passa il tempo,più Giovanni Paolo II mi appare come un grande Bluff. Ho grande rispetto per la sua agonia,ma temo che proprio durante il suo papato molto mediatico e trionfalista,la chiesa abbia moltiplicato i virus della pedofilia,del dio denaro(vedi Marcinkus)e abbia coperto di spiritualità più apparente che reale una vistosa escalation di potere temporale.Il povero teologo Ratzinger paga per colpe non sue.I fervori,i fermenti conciliari(l'Innamoramento -stato nascente di Alberoni)caricarono di enormi pesi le fragili spalle di Paolo VI nel post-concilio(l'amore-istituzione di Alberoni.I temi,le problematiche,le epoche sono molto diverse,ma il leit-motif presenta molte note in comune:non mi dilungo,ma a due scoppiettanti e"carismatiche"personalità sono succeduti due uomini introversi più portati all'understatement e alla cultura che all'esposizione mediatica e ai bagni di folla.Meglio comunque il tappeto di preservativi che accompagnava i giovani fanatici di papa Wojtyla che l'omosessualità,la pedofilia,le frustrazioni accumulate da troppi seminaristi educati all'angelismo e diseducati all'umanità.Qualcuno ricorda ancora i morbosi confessori di stampo pacelliano e non solo?Concludendo,ora siamo alle prese con figuri come il card. Bertone,nè angelo,nè uomo e con una congrega di personaggi capaci da soli di squalificare pontefici ben più popolari dell'impopolare Ratzinger.Altro che mons.Romero!Dove sono finiti i mons.Capovilla e i Navarro-Valls?La chiesa,a mio avviso,si sta avvitando in una spirale dove i fedeli si vanno sempre più allontanando dalla gerarchia. viviamo tempi apocalittici,è in pieno svolgimento uno scisma. La chiesa ne potrà uscire bella,anzi splendente,solo se abbandonerà ciò che le resta del potere temporale ,troncando la sacrilega alleanza trono-altare. Non si possono servire 2 padroni:Cristo e il potere.Non può il papa essere capo della chiesa di Cristo e capo dello stato vaticano.Altro che il conflitto di interessi berlusconiano! Chi caccerà i mercanti dal tempio??