omelie
4 aprile 2010

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PASQUA: dalla disperazione alla speranza e alla rivoluzione



Quando predico seguo un testo base, ma poi inserisco a braccio considerazioni più attuali. Ecco perché nel video (l'omelia è stata registrata dal vivo durante la Messa delle ore 11, nella mia chiesetta di S. Ambrogio in Monte di Rovagnate - Lecco) ci sono considerazioni e provocazioni che non troverete nel testo qui sotto.

 

La solennità della Pasqua suscita in me delle forti sensazioni e anche qualche reazione. A differenza del Natale che crea uno stato d’animo più emozionale che reale, la Pasqua la sento come un mistero che entra profondamente nel cuore umano.

Noi siamo più Pasqua che Natale. Del resto il Natale è già Pasqua, se lo intendessimo bene. Non per nulla ci sono delle icone che rappresentano la culla di Gesù bambino nel cuore di un sepolcro. Fasciato con le bende del sudario.

Quando parlo di Pasqua la intendo nel suo ciclo completo: passione, morte e risurrezione. Un ciclo che non si risolve mai. Torna al suo punto di partenza. Se non c’è passione, non c’è Pasqua. Ecco perché noi siamo Pasqua. La sofferenza non potrà mai uscire dal ciclo pasquale. Ecco perché dovremmo stare attenti: ci sono spiritualità che fanno di tutto per non farci sentire in tutta la nostra realtà umana, diciamo esistenziale. Ci drogano, e ci fanno sentire meglio. Per modo di dire. Ma non siamo più Pasqua: passione, morte e risurrezione.

Quando parliamo di Pasqua sembra quasi che il peccato non esista più, che la sofferenza non esista più e che la stessa morte non esista più. Tutto il male scomparso di colpo! Fosse vero! Cristo ha vinto il peccato! Cristo ha vinto la morte! Che significano queste parole talora dette con tanta enfasi, tra luci festose e canti solenni?

E poi è successo che a creare i sensi di colpa sia stata proprio la Chiesa, che doveva invece liberare la coscienza da pesi inutili. È successo che a versare sangue innocente sia stata proprio la Chiesa che doveva invece testimoniare la pace e la tolleranza.

Perché, proprio oggi, ricordare queste cose? Forse perché siamo ancora qui a credere in una Pasqua evanescente o solo rituale. Non disprezzo i riti ortodossi che durano ore e ore, ma mi chiedo fino a che punto sia giusto illudere ancora la gente immergendola in una nebbia talora acre di incenso o ubriacandola di canti che sembrano non dar spazio al nostro vivere umano. 

Siamo Pasqua nella sua triplice realtà: passione, morte e risurrezione. I primi cristiani non predicavano che questo: era il nucleo, il cuore del messaggio evangelico (il cosiddetto kerigma). Cristo ha patito, è morto ed è risorto! Pasqua, dunque, non è solo risurrezione!

Il problema nostro è credere che Pasqua sia anche risurrezione. E dire risurrezione non significa far finta che qui sia tutto paradiso.

Quando penso alla risurrezione penso alla forza di sopportare il peso della vita, e già dire vita è dire risurrezione. Penso alla speranza che mi sostiene nei momenti più difficili. E dire speranza è già dire risurrezione. La speranza!

Osserva un bocciolo di primavera, ed è Pasqua. Una Pasqua che anticipa la terza fase: la risurrezione. Poi verranno le prime due, la passione e la morte, ma la speranza non scompare. Non dobbiamo perciò distinguere le tre fasi in senso cronologico: prima la sofferenza, poi la morte e infine la risurrezione. Sofferenza è già morte, e la risurrezione sta nella speranza di andare oltre, di vedere oltre, di credere oltre.

Oggi viviamo in una società che è passione e morte, nella disperazione. Disperazione che è solitudine, emarginazione, incapacità di ribellarsi. E si cade in uno stato di prostrazione. Ma i più reagiscono lasciandosi andare alla corrente di una rassegnazione alienante.

Pasqua è un mistero umano che rimane tale, è il mistero umano in tutta la sua crudezza, pur rimanendo sempre un mistero.

Nessuno, forse neppure Gesù Cristo uomo, è riuscito o riuscirà a capire fino in fondo il nostro mistero di dolore e di speranza. La Pasqua è sempre a rischio: si è tentati di confondere il tutto, in una fede alienante.

Mi devo ricordare che sono dolore, che sono morte e che sono vita. Non ho idee chiare. E la religione non mi aiuta: neppure la Chiesa.

Vorrei che mi sentissi Pasqua tutti i giorni: quando soffro, quando lotto e quando spero.

Vorrei che la mia realtà esistenziale non sparisse nel misticismo e nel conformismo o non soccombesse sotto i colpi della disperazione. Sono io, quando mi sento realmente un essere umano, nella concretezza della mia esistenza, ma credo fermamente nelle mie potenzialità umane. Credo nel mio “essere”. Già questo mi fa sentire Pasqua.        
 

 

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Commenti
  1. Oggi sono andato in chiesa accompagnando un mio famigliare. Ho un sentimento misto verso la religione cattolica, nella quale sono stato educato ma che fatico a cogliere in questo momento della mia vita. Non c'e niente che mi senta di rinnegare o di contestare. E' solo che il messaggio non mi colpisce, mi sembra vuoto, sterile. Forse e' perche' sono in eta' virile e i miei pensieri lieti vanno alle femmine amate, alle situazioni di conquista ed ai piaceri dell'alcova. La contemplazione della fede mi lascia purtroppo indifferente.

    Durante l'omelia il prete ha chiesto scusa a nome della chiesa, ha detto che il santo padre sta soffrendo, che il 99.6% dei preti non ha masi subito rimostranze e che la chiesa e' soggetta ad un attacco mediatico. Tutto cio' e' probabilmente vero, ma la sensazione che avevo e' quella descritta dai versi di Morrisey (the Smiths):
    "Burn down the disco
    Hang the blessed DJ
    Because the music that they constantly play
    IT SAYS NOTHING TO ME ABOUT MY LIFE"

    Mi ha invece interessato la lettura delle scritture. Negli "atti degli apostoli" si riportava la testimonianza di Cristo che, dopo essere morto, torna a bere e a mangiare con i propri discepoli, una chiara testimonianza.

    Tuttavia mi e' sembrato che questa fornisse sostanza al passo (molto bello) del vangelo dove si parlava della scoperta del sepolcro vuoto.

    Mi e' venuto un dubbio, un retropensiero probabilmente non degno di nota: < sara' mai che qualcuno all'oscuro dei discepoli (sicuramente in buona fede) abbia trafugato il cadavere per motivi suoi?>. Nel codice penale nostro si parla di "occultamento di cadavere". Ecco se cosi' fosse, un gesto criminale o perlomeno di dubbio gusto, in ogni caso un mero incidente della storia, ha creato la piu' grande religione del mondo.

    E' indubbio che il cuore del cristianesimo sta' nella passione, morte e resurrezione come dice giustamente Don Giorgio (non tanto nella nativita', evento comune a noi mortali).


  2. Don Giorgio non ci sono commenti perchè forse nessuno si è informato del cambio.
    Le auguro una Buona Pasqua, serena e tranquilla, ma sempre sulle barricate e La abbraccio forte forte. Ileana

    P.S. : non sa quanta speranza e consolazione mi danno le sue parole. Forse ci riusciremo a farli fuori prima o poi eh?


  3. Caro Don Giorgio, e' proprio vero: siamo Pasqua quando siamo tutto questo, hai ragione.
     Aiutiamoci a capirlo, parliamo. Parliamo della nostro triduo paquale, noi laici tu prete, di cosa significa ferialita' e festa, disperazione e speranza. Di come possiamo vivere questo tempo che ci e' dato.
    Non ho visto il video, non so cos'hai detto. Ma il testo mi basta...
    Buona Pasqua Don GIorgio.


  4. Attenzione il sito è migrato a dongiorgio.net. é voluto ?????


  5. Caro don Giorgio,

    scusa se posto qui, ma non saprei dove farlo. Mi fai sapere se il cambio di indirizzo del tuo sito da .it a .net è temporaneo o definitivo, affinchè io possa aggiornare il tuo link sul "Tafanus"?

    Mi mandi anche il tuo indirizzo email aggiornato?

    P.S.: dovresti aggiornare anche la sezione "contatti" del tuo sito, che non funziona più.

    Un caro saluto, Antonio


  6. Gli esempi, attorno a noi, dimostrano che il termine “essere” è stato sostituito da “avere”.
    Pur di “avere” (sesso, potere e denaro) l’uomo rinuncia al suo “essere”.
    Fortunatamente, per questi uomini, la Chiesa d’oltre Tevere non pone ostacoli.
    È troppo impegnata a richiamare sulla retta via la gente incolta e povera.


  7. Caro don Giorgio, sono lieta di ritroarti su .it e ti rivolgo di nuovo il mio grazie per la tua testimonianza di cristiano. Prego DIO affinchè ci mandi tempi più sereni e responsabili. lucia



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