
da L’Unità
di Silvia Sanna
Per parafrasare una vecchia pubblicità di caramelle alla menta, potrei dire che gli operai che occupano l'Asinara, sono Cassintegrati col vuoto attorno. Mare, hanno solo mare, attorno: sono isole nell'isola. Un mare a volte agitato, come il loro stato d'animo da 146 giorni a questa parte. Un mare a volte piatto, come l'elettroencefalogramma di chi li ha ridotti a rinchiudersi, con famiglie a seguito, in un vecchio carcere. Ma i cassintegrati dell'Asinara sono circondati anche da un mare di solidarietà popolare, fatta di braccia che portano cibo, mani che accarezzano volti e parole che rinfrescano l'aria rovente dei 40° all'ombra, nel cortile del carcere. Se solo ci fosse ombra, nel cortile del carcere.
I cassintegrati col vuoto attorno. Un vuoto fatto di silenzi e attese, di risposte rinviate e riunioni assolutamente inutili di cui si conosce già l'esito e alle quali gli operai, i diretti interessati, non possono partecipare. Per un principio di democrazia (che ormai, si sa, è il sinonimo di libertà nonché il contrario di Italia) secondo il quale libertà è partecipazione, loro, i cassintegrati col vuoto attorno, scendono in piazza. Sotto gli stessi palazzi di cui conoscono solo il portone. Chiuso. Chissà se oggi, dalle 15 alle 17, ci sarà almeno un usciere a guardarli di sghimbescio dal buco della serratura di Palazzo Chigi. Loro resteranno lì fuori, ospiti indesiderati del Cesare de noartri.
Certo, se oggi a manifestare pacificamente fuori da quel portone, con gli operai, la Cgil e la Filctem, ci fosse anche tale Ugo, forse il portone si spalancherebbe. Ugo chi? Cappellacci. Scandire bene le letterine a favore dei Tg che lo chiamano Castellacci, non sia mai che si capisca che è proprio lui, quello coinvolto nello scandalo eolico in Sardegna. Se ci fosse Ugo, con gli operai sardi della Vinyls e i loro colleghi di Porto Marghera e Ravenna, forse gli operai si sentirebbero meno soli. O forse no. Forse sarebbero ancor di più Cassintegrati col vuoto attorno. Come vuote erano le parole di Ugo che risuonarono il 30 marzo in una cella dell'ex supercarcere. La parola data Si trattava della promessa, sancita da una stretta di mano davanti alle telecamere: una mano era la sua, di Ugo Ponzio Cappellacci.
L'altra era di Andrea Spanu, 31 anni, cassintegrato Vinyls autorecluso all'Asinara dal 24 febbraio scorso, con moglie e bimbo di due anni a seguito, in galera da innocenti. "La sfido davanti ai giornalisti presenti a mantenere la parola data", aveva detto Andrea, dopo la promessa di Ugo di farsi da tramite con il governo, per cercare di risolvere qualcosa. Almeno qualcosa. Della mano di Andrea, all'Asinara, è stato fatto il calco, appeso nella cella umida in cui dorme: Mani pulite, dice la didascalia. Usa solo la sinistra, il giovane operaio sassarese, perché è sempre la destra che dà problemi. E le mani dei cassintegrati, nel frattempo, non stanno ferme. Nessun lavoro retribuito, in nero, sennò si perde anche la cassa integrazione. Si lavora per mantenersi vivi, anche senza stipendio.
All'Asinara le giornate, soprattutto dopo l'esplosione dell'estate, sono devastanti: o fai qualcosa o muori. Di caldo, di sete, di noia, di tristezza. E allora i cassintegrati si sono improvvisati falegnami e bibliotecari, dispensatori di trucioli e belle lettere. Hanno costruito, con pezzi di legno arrivati sull'isola, una libreria da far invidia al signor Ikea. Catalogheranno, sistemeranno e daranno in prestito i libri che la solita catena umana di solidarietà sta già inviando sull'isola. "Biblioteca Cassintegrata", si chiama quel piccolo atollo di cultura che sta nascendo in una cella e che a fine vertenza verrà donato alle biblioteche carcerarie e all'Ente Parco dell'Asinara. Tra i primi testi pervenuti, ce ne sono alcuni dai titoli simbolici: "L'Italia che resiste" (storie e ritratti di cittadini controcorrente), "Il mondo deve sapere" (cronache precarie da un call center), "I quaderni dal carcere" (una sorta di Bibbia, per i cassintegrati) e "Un ultimo giro di giostra", nella speranza che arrivi ben presto l'ultimo giro di questa giostra di promesse, finzioni, ballerine, nani e saltimbanchi. Esiste una giostra, appunto, che sia chiama Ballerina. In Sardegna la chiamiamo, però, Calcinculo. Ecco, questo è il gioco che Eni e Governo, da mesi, stanno facendo provare ai Cassintegrati. Quelli col vuoto, ma proprio vuoto, attorno.
20 luglio 2010-07-20
Un autunno triste
di Rinaldo Gianola
Il presidente Obama dice che negli Stati Uniti per ogni posto di lavoro disponibile ci sono cinque disoccupati in coda. Nonostante i segnali di risveglio dell’economia americana, ben più sostenuti di quelli europei e italiani, il dato diffuso dalla Casa Bianca testimonia che è ben fondato il timore di quanti prevedono una ripresa senza occupazione. A maggior ragione questa preoccupazione dovrebbe investire governo e imprese del nostro Paese perchè è evidente che l’autunno non ci porterà la fine della crisi che ormai dura dal 2008, ma un periodo di nuove difficoltà soprattutto sul fronte sociale. Le recenti valutazioni del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e le stesse stime di Confindustria condividono la prospettiva che per l’occupazione il peggio deve ancora venire, anche se il Pil mostra finalmente un segno positivo.
La disoccupazione reale è attorno al 10%, forse di più, giovani e donne sono i più colpiti, non ci sono segni che possano far immaginare una netta inversione di tendenza. La creazione di nuovi posti di lavoro ha bisogno di una forte ripresa dell’economia e non sarà sufficiente l’1 per cento, più o meno, che riusciremo a conquistare. In più oggi bisogna consideare l’impatto della manovra correttiva dei conti pubblici. per la quale è atteso il voto di fiducia della Camera, che potrebbe non garantire il raggiungimento degli auspicati obiettivi sul bilancio dello Stato con la conseguente necessità di un’altra stangata, e potrebbe frenare o pregiudicare i segnali di ripresa.
Ecco perchè i prossimi mesi, dopo l’estate, saranno di grande incertezza per la nostra economia e di forte difficoltà per la tenuta del tessuto sociale, già indebolito dalla lunga crisi. L’autunno si presenterà agli italiani con un’economia ancora debole, una pressione fiscale da record perchè Berlusconi ha aumentato le tasse, servizi locali tagliati dalla manovra e redditi ancora in caduta con una conseguente stagnazione dei consumi. Oggi, inoltre, al di là della congiuntura economica, è necessario aggiungere una valutazione sul comportamento di grandi gruppi e di nomi prestigiosi dell’industria che stanno maturando scelte che potrebbero avere conseguenze gravi sull’occupazione.
Telecomunicazioni, siderurgia, auto, elettrodomestici, chimica, tessile, i settori principali della nostra industria sono coinvolti in piani di ristrutturazione e di riorganizzazione che lasciano a casa migliaia di lavoratori. Il processo è iniziato da molti mesi, ha accompagnato l’evoluzione della crisi, e proprio in questo periodo si sta accentuando quasi si volesse posticipare ancora la fine dell’emergenza. C’è da chiedersi, almeno, se tutti questi sacrifici sul fronte occupazionale siano davvero necessari per superare la crisi e rilanciare l’industria, o se, invece, il semplice taglio dei dipendenti, magari accompagnato da chiusure di fabbriche e da delocalizzazioni produttive, non sia una scorciatoia per recuperare margini di profitto.
Davanti a ogni crisi il capitalismo ne esce con profonde ristrutturazioni e con tagli occupazionali, ma anche in questo momento ci sarebbe spazio per un intervento pubblico, una regia del governo in grado di orientare le scelte industriali, gli investimenti, per verificare se davvero chiusure e licenziamenti non abbiano alternative. Sarebbe necessaria, insomma, una coerente politica industriale, come fanno altri paesi europei, ad esempio Germania e Francia. Da noi, invece, Berlusconi e Sacconi si limitano a fare il tifo per la Fiat a Pomigliano e guai a chi non ci sta. A proposito di auto e diritti.... La storica fabbrica Volkswagen di Wolfsburg, dove gli operai guadagnano quasi il doppio di quelli italiani, ha prodotto oltre 700mila vetture nel 2009. Nessuno ha chiesto agli operai di rinunciare a tutele e diritti
20 luglio 2010
da L’Unità
Un operaio della Power Train della Fiat di Termoli, del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso, è stato licenziato oggi dall'azienda per aver partecipato al presidio davanti al Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco lo scorso 22 giugno, in occasione del referendum in fabbrica. È quanto dichiara Vittorio Granillo, del coordinamento del sindacato di base.
Granillo ha annunciato un'azione legale in difesa dell'operaio, Giovanni Musacchio, sostenendo che «la Fiat, non riuscendo ad avere consensi, passa alla repressione nei confronti degli operai e dei sindacalisti». «Abbiamo assistito in questi giorni alle azioni di forza da parte dell'azienda - ha proseguito Granillo - che ha dapprima licenziato i delegati Fiom a Melfi e adesso il rappresentante dello Slai Cobas».
Secondo quanto reso noto da Granillo, l'operaio si era recato in fabbrica a Termoli per il secondo turno di lavoro: «Ma non lo hanno fatto entrare e gli hanno comunicato il licenziamento davanti ai cancelli, preannunciandogli la successiva lettera a casa. Secondo quanto gli hanno spiegato Giovanni aveva usufruito di un permesso per accudire la propria figlia. Un permesso che però terminava alle 14, ed è stato allora che il nostro esponente ha raggiunto gli altri delegati di Termoli arrivati a Pomigliano d'Arco».
20 luglio 2010
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LIBERTÀ PER MARCO CAMENISCH







Commenti
Valdo
July 21st, 2010
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Siamo una società (...) di telelobotomizzati. Ci incuriosiscono solo le feste del "nostro" e i programmi deme..rdiali della "sua" tv. Siamo con culo per terra e non ce ne vogliamo rendere conto... Ci sta tagliando tutto ciò che c'è di pubblico (res publica - sanità, scuola, pensioni, acqua, televisione) ma la decerebrazione televisiva vince.
Luca ot
July 21st, 2010
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Forse è giunto il momento di riflettere, in autonomia e capacità libere da condizionamenti, sul come l’attuale maggioranza abbia ricevuto una marea di consensi, quasi si fossero presentati come candidati falangi di messia pronti e decisi a stravolgere in bene e meglio la situazione ereditata. Ora più che mai risulta chiaro che il grimaldello vincente, quello per intenderci che scardina tante resistenze, è stato configurato nella “promessa” a sostegno d’illusioni e di chimere che hanno avuto solo la forza di accarezzare le fantasie pediatriche di quanti ancora si ostinano a dar più peso ai sogni che alla realtà. Evidente, di conseguenza, che la classe eletta, tra finti giochi e meline perditempo ha potuto realizzare i programmi di quella che trivialmente viene chiamata “cricca” dimenticando che tanta parte del popolo continua a soffrire su un duplice fonte: mancanza di lavoro e presa in giro cocente e reiterata. L’edonismo promesso da un sorriso cementificato era e resta solo per alcune oligarchie che continuano a sfregiare ed annichilire i flebili lamenti di un’umanità considerata marginalmente con poetiche attenzioni, in sostanza restano le prosaiche umiliazioni che giullari e menestrelli hanno registrato su un disco con le piste in dissolvimento.
lukianos
July 21st, 2010
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Bravo Valdo! Siamo una società di telelobomotizzati. Non siamo più in grado di fare niente e aspettiamo che altri agiscano per conto nostro. Purtroppo agiscono i mafiosi, i corrotti, i delinquenti e quanti ce ne sono di questa risma. Noi stiamo ad aspettare quasi inebetiti. Aspettiamo il lavoro, aspettiamo che sia fatta giustizia, aspettiamo che cada il governo, aspettiamo le leggi. Noi siamo in attesa di qualcuno che sia in grado di cambiare le cose. Noi siamo dei puzzoni attendisti con voglia di fare poco o niente, con la sola forza di protestare, maledire il governo e la cricca che lo rappresenta. Intanto, i furbi, quelli rotti alla vita, prendono in mano la situazione e ci sbattono in faccia, senza paura, tutta la valanga delle loro malefatte.