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25 luglio 2010

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Linea dura della Boccassini: qui non comanda la criminalità, chi tace dà appoggio alle cosche


dal Corriere della Sera

CRIMINALITÀ E SILENZIO

In carcere la vittima dell’usura
«Al Nord omertà inaccettabile»

Linea dura della Boccassini: qui non comanda la criminalità,
chi tace dà appoggio alle cosche

MILANO — È stato strozzato dai tassi di interesse del 20% mensile impostigli da una famiglia di ’ndrangheta. Ma alla polizia, perfino dopo l’arresto del clan 15 giorni fa, continua a negare di essere mai stato vittima di usura. E anzi spaventa un altro usurato che invece sta parlando, gli dice «sei pazzo a dire quelle cose», gli prospetta che quando i clan lo verranno a sapere reagiranno male: «Magari anche verso tuo figlio». Così, per la prima volta, l’antimafia milanese ha fatto arrestare una vittima di usura per «favoreggiamento» dei suoi usurai, con la speciale aggravante della finalità di «voler avvantaggiare non questo o quel singolo indagato ma la famiglia di ’ndrangheta in quanto tale».

«Questi comportamenti e atteggiamenti omertosi vanno immediatamente bloccati e repressi perché l’idea che sia meglio avere i clan alle spalle piuttosto che il rischio di un procedimento penale è semplicemente inaccettabile», motiva il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Gennari nell’ordinare l’arresto di Francesco A., 53 anni, gestore di un bar e di alcune società immobiliari. «O si dà atto che il territorio lombardo è in totale balia della criminalità organizzata, il che non è, oppure — argomenta il giudice — condotte omertose vanno giustamente sanzionate per quello che sono: favoreggiamento di un gruppo criminale che non può pensare di sostituirsi allo Stato». È la linea dura con la «società civile» che il nuovo procuratore aggiunto del Direzione distrettuale antimafia milanese, Ilda Boccassini, sta incarnando da mesi insieme alla collega Alessandra Dolci e agli «esperimenti» giuridici del pm Paolo Storari, teorico dello smantellamento di quel «capitale sociale dell’organizzazione criminale» costituito dalle «relazioni con imprenditori e politici coinvolti in un rapporto sistematico di cointeressenze».

Ecco così non soltanto gli ormai continui sequestri di beni e società, che seguono le retate antimafia come quella recente dei 300 arresti, ma anche ad esempio la fresca condanna a 4 anni e mezzo di un imprenditore che si rappresentava come vittima della pressione intimidatoria di una cosca sui lavori di movimentazione terra nell’hinterland milanese. Ecco, in un altro processo, la Procura teorizzare che un imprenditore non affiliato alla ’ndrangheta, non prestanome dei boss, e nemmeno finanziato dai clan, di fatto «contribuisce a realizzare un utile strumento di appoggio» alle cosche anche solo se «con il libero esercizio della sua attività imprenditoriale agevola l'attività di indagati per usura, estorsione riciclaggio e associazione mafiosa»: col risultato di andare incontro alla «sospensione» giudiziaria della sua impresa «dall’attività economica Calabria») e la più prosaica realtà documentata dalle intercettazioni e dalle ammissioni di un altro degli usurati: «I Valle padre e figlio (Francesco e Fortunato), con la mediazione di una terza persona, hanno finanziato l’imprenditore e intendono rientrare della loro prestazione — riassume il giudice —. Nella fase di recupero interviene anche Ciccio Lampada», personaggio di spicco di un’altra famiglia di ’ndrangheta imparentata con i Valle, «il quale rintraccia il debitore» (che per la paura aveva addirittura chiuso il bar ed era scappato da casa), «lo accompagna dal "nonno" Valle e lo invita caldamente a trovare una soluzione al suo problema, magari anche cedendo il suo bar. I metodi sono sempre gli stessi: minacce più o meno esplicite, riunioni davanti a tutta la "famiglia", induzione di una forte condizione di preoccupazione e pressione in capo al debitore».

E come negli altri casi, aggiunge il giudice, «il debitore è un imprenditore con beni immobili, sui quali i Valle allungano le loro mire» attraverso i cancelli da aggiustare, come nelle intercettazioni gli usurai chiamano i prestiti man mano rinegoziati per strozzare il debitore: «...più tardi io ho un appuntamento con uno che mi deve aggiustare un altro cancello, tu devi sapere quanto vuole e quanto non vuole... E se ci conviene di aggiustarlo...». esercitata e in particolare dall’utilizzo del complesso aziendale, ivi comprese le partecipazioni societarie detenute». Nel caso di ieri, invece, l’arresto dell’usurato per favoreggiamento degli usurai nasce dall’abisso tra le bucoliche deposizioni rese dalla vittima in Questura a Milano dopo l’arresto a inizio mese della famiglia Valle («i miei rapporti con loro erano e sono tuttora di amicizia, essendo essi miei compaesani e precisamente della città di Reggio»).

Luigi Ferrarella
25 luglio 2010

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Commenti
  1. la bocassini ? ma non era quel pm toga rossa che pretendeva che silvio andasse in galera con il sodale previti?
    non era quella che era sottoposta sempre agli strali degli abitanti dell'ex casa della libertà perchè osava indagare su silviolo?
    se era lei ma perchè adesso è in auge come quando collaborava con falcone?
    mah qualche cicchito o lupi me lo può spiegare?


  2. filemore x franco

    Rispondi

    Stai calmo franco ed abbi pazienza...la Bocassini ha pizzicato un commerciante che si rifiuta di collaborare, poi a pizzicato dei manovali mafiosi, poi ha beccato dei boss...aspetta che tiri tutta la matassa....arriveranno gli imprenditori polentoni collusi e da questi a qualche segretario di partito e da questi ai pubblici ammnistratori compiacenti... abbi pazienza e vedrai che ricominceranno con la tiritea della comunista, che ha volgia di apparire, che cerca il primo piano in TV, della politica destabilizzata dai pm...ecc..ecc.. questione di tempo.


  3. hai ragione questa comunistona ha cercato visibilità anche con le br., e come dici tu quando arriverà a qualche assessore o giu di li che ha intascato mazzette per le varie expo o metro o per la costruzione di grattacieli assurdi arriverrà il solito pistolotto di cicchito o lupi in tv da minzlingua a dire che l'avevano prevista l'eventuale gogna mediatica (ormai nei ns. politici questa espressione va cos di moda che quasi tutti la usano) che vuole destabilizzare il governo del fare e delle riforme /
    (queste tutto pro berlusca e cricca amica) questo solo perchè deriva dalla necessità dei magistrati di mettersi in luce e di apparire in tv.
    per quanto riguarda gli imprenditori polentoni collusi proabilmente a questo pm non daranno mai le indagini sui rifiuti tossici magari sotterrati vicino piantagioni di pomodori in campania.


  4. Ettore Ferrero...

    Rispondi

    Caro don Giorgio,
    credo, che il problema posto dalla Dott.ssa Ilda Boccassini, e da Lei, dovrebbe determinare una presa di coscienza da parte, sia della società civile, sia degli imputati coinvolti.
    L'atteggiamento dimostrato dall'usurato, arrestato per favoreggiamento, non fa altro che peggiorare la propria posizione.
    In pratica dal peccato, sei diventato peccatore:nel senso, che la 'ndrangheta, così come le altre mafie italiane, non ha bisogno di ulteriore considerazione, perchè l'imprenditore, in sede giudiziaria,ora dovrà stabilire il legame diretto che lo lega alla 'ndrangheta, cioè definire la propria posizione.
    Se prima era solo un colpevole del reo - l'usura - ora diventa complice della 'ndrangheta.



  5. Tutti i giudici sono comunisti e spesso si fanno ammazzare per il solo piacere di apparire in prima pagina. Poi da morti fanno anche gli spiriti per avere una via con il loro nome. Anche se.....
    ....anche se.... uno che non sopporta la disciplina non accetterà mai di fare il soldato di professione, se uno ha tendenza anarchiche non farà mai il magistrato, e se uno fa il magistrato....beh...per natura è un pò conservatore...
    e poi...fateci caso....se un giudice non è iscritto ad alcuna corrente è un comunista, uno che sta furoi dalle regole, se è iscritto a Magistratura democratica è comunista, se è iscritto a magistratura indipendente è comunista, se è iscritto....ogno volta che i giudici fanno il sollettico al culetto di papi sono comunisti.



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