
Sabato 24 luglio, sul tardi pomeriggio, sono venuti da me Giovanni Zardoni e Paolo Mauri: si è cercato di chiarire le varie posizioni inerenti al Comitato “No al Pozzo”. È stato un colloquio schietto e civile
Vorrei precisare alcune cose.
Anzitutto, non sono stato spinto da chissà chi a smuovere le acque. Già sentirmi dire questo mi va il sangue alla testa. Non conosco nessuno di coloro che, per la verità pochissimi, sono intervenuti nella discussione a contestare il Parco o il Comitato.
Se mi chiedete il motivo per cui parto in quinta a denunciare alcune cose che non vanno, non saprei al momento rispondere. Certo, ciò che ho denunciato da tempo ormai era sotto gli occhi di tutti. Qualche critica girava già in paese, e qualcuno mi accusava di starmene zitto, mentre ero impegnato in altre polemiche. Rispondevo che non si può lottare su tutti i fronti.
Ma c’era un altro motivo. Perché dovrei sempre partire io, prete, anche se ho tutti i diritti, a sollevare un polverone, quando i cittadini vedono, magari borbottano, e non hanno il coraggio di denunciare o, se denunciano, lo fanno dietro le quinte o, ancor peggio, in modo anonimo? Anche qui in Brianza si usa!
Per iniziare a lanciare una denuncia basta poco. Magari una constatazione più attenta che va oltre l’abitudine. Magari l’esasperazione nel vedere tutti i giorni una cosa storta.
Lo so che la cosa migliore da fare sarebbe prevenire, ed è la via che normalmente scelgo. Gli esempi sono tanti, anche se c’è ancora qualche ottuso che mi sta chiedendo che cosa ho fatto finora per l’ambiente. Prevenire significa - l’ottuso mi capirà? - far sì che una certa opera non venga eseguita. La si blocca però prima, ancor prima che la ruspa entri in azione. Si spera che non entrerà mai in azione. Per questo non si è mai tranquilli. Mai cantare vittoria! Si può vincere una battaglia, anche cento, e perdere poi la guerra!
L’aver accostato due questioni - il complesso edilizio di Galbusera Bianca e il grosso movimento di terra in zona frazione Cereda - non significava, almeno nelle mie intenzioni, porle sullo stesso piano. Rimangono ancora due vicende, ognuna a se stante. Con una storia completamente diversa.
Ambedue riguardavano il Parco del Curone. Ed è qui il primo equivoco da chiarire. Sotto le mie accuse è finito anzitutto il Parco. La vicenda del Comitato No al Pozzo è stata toccata, almeno all’inizio, solo in modo indiretto. E che cosa è successo? Il Parco ha scelto di non parlare, e lo sta facendo tuttora, mentre la discussione è passata sul Comitato, anche perché a reagire duramente, e con diritto, sono stati quelli del Comitato, che si sono sentiti offesi dai miei dubbi e dagli altri interventi. Il Parco si è tirato fuori, e il Comitato è rimasto da solo a difendersi.
Sul Comitato No al Pozzo avevo già espresso le mie riserve lo scorso anno. C’è la testimonianza dei miei interventi sul sito. Criticavo una certa disorganizzazione, una certa confusione, una frenetica raccolta di firme non autenticate e, soprattutto, una mancanza di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul problema del petrolio in sé. Sì, occorreva al momento una lotta anche tenace contro un eventuale pericolo di trivellazione, ma perché non tentare di allargare gli orizzonti oltre il Parco? Comunque, non ho sentito vibrare il cuore del Parco! Il Comitato ha agito quasi in modo autonomo. Bisogna riconoscerne gli sforzi, e i meriti!
Certo, quando c’è un pericolo imminente non si guarda alla cultura o all’educazione a lungo termine: si punta tutto sugli sforzi per allontanare il pericolo, senza guardare troppo se dietro ci sia qualche buona intenzione, ma interessata. Succede in tutte le cose. Penso che sia successo anche nel caso in questione. Chi aveva impegnato risorse ed energie o intendeva farlo nel Parco, forse che se ne stava zitto a vedere come sarebbero andate le cose?
So che il Comitato non c’entra nulla, ma non si poteva avere più attenzione, soprattutto nei riguardi dei politici che avevano tutto l’interesse “politico” a cavalcare la situazione? Non penso che di aver letto male: qualcuno della Lega, dopo il ritiro della Po Valley, è stato subito pronto a rivendicare i meriti!
Non vorrei, nel leggere qualche commento di sostenitori del Comitato, che, se dovesse tornare alla carica la Po Valley o qualche altra ditta petrolifera, cadesse su di me la colpa per aver sgretolato la compattezza del Comitato stesso e del consenso popolare.
Avevo già espresso le mie paure al sindaco di Rovagnate, l’anno scorso, mentre si preparava a festeggiare la vittoria: le multinazionali sono come gli indiani o i pellerossa: attaccano una volta, si ritirano, poi ripartono all’attacco. Ricordate i film western?
La gente prima o poi finirà per stancarsi. Basta una opportunità “provvidenziale” (per le ditte petrolifere), magari un momentaneo vuoto politico, o una crisi di governo, e il pericolo si trasforma in realtà.
Vorrei ripeterlo fino alla noia: a me non interessa se il governo è di sinistra o di destra, bisogna creare una nuova cultura energetica. Sì, cultura. La gente deve cominciare a credere nelle energie alternative al petrolio. Cominciando da piccoli gesti. Non penso che mi abbiano detto una falsità: durante la conferenza di Maria Rita D’Orsogna, fuori erano parcheggiati numerosi suv. Che c’entra?
Non posso chiudere senza interpellare di nuovo il Parco. Fino a quando se ne starà ancora zitto? E, per favore, non mi parli di legalità. Mi parli invece, di quella Giustizia che va oltre le norme, quella Giustizia che serve il Bene comune. È sul Bene comune, e non sulla legalità, che si fonda l’idea base di un Parco. Concetto difficile? Sì, se ci si limita a queste mie poche parole, ma non voglio ripetere qui ciò che ho espresso in lungo e in largo in vari interventi che si possono trovare sul mio sito.
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LIBERTÀ PER MARCO CAMENISCH







Commenti
Giovanni Zardoni
July 26th, 2010
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Ringrazio don Giorgio dei chiarimenti e spero che questo post possa servire ad avere commenti più pacati, cosa che non sta succedendo nell'altro... Confermo l'incontro di sabato. Ero con Paolo Mauri, abbiamo visto arrivare don Giorgio, ci siam guardati e ci siam detti: "Perchè non chiarire di persona?". Detto, fatto. Pur senza appuntamento, siamo stati accolti e ci siamo dedicati una quarantina di minuti schietti e civili, confrontando i pareri. Forse il web ha il pregio dell'immediatezza ma ha anche il difetto del "dialogo mediato": un post, poi l'altro. Dal vivo si dialoga meglio, non vi è dubbio. La proposta quindi è una sola, e spero che la legga anche Roberta Carcano. Dopo la pausa agostana organizziamo una serata di incontro tra il direttivo del Comitato e tutte le persone che vogliono dire la loro sui temi qui toccati, don Giorgio compreso. Penso che possa essere un dialogo costruttivo per tutti!