SECONDA DOPO PASQUA - rito ambrosiano
At 4,8-24a; Col 2,8-15; Gv 20,19-31
Due parole troviamo ricorrenti nei brani della Messa di oggi: franchezza e paura. Parole che rivelano due stati d’animo, atteggiamenti e comportamenti di vita. Sembra a prima vista che si annullino a vicenda, in realtà possono coesistere. Si può passare improvvisamente dal coraggio alla paura, e viceversa. Si manifestano nei momenti di difficoltà. Se tutto fosse tranquillo, non saremmo presi dalla paura e non avremmo bisogno di coraggio. A meno che - e succede - non temiamo l’inconveniente sempre possibile o che le cose da un momento all’altro cambino in peggio. La paura di essere troppo felici!
Partiamo dalla parola “franchezza”. Nel testo greco troviamo “parresia”, che ricorre più volte negli Atti degli Apostoli per indicare la libertà e il coraggio con cui i primi cristiani annunciavano il messaggio evangelico, nonostante le minacce.
Dunque, libertà e coraggio. Che significa anzitutto libertà? Non significa che io posso annunciare la parola senza che nessuno me lo impedisca. Significa che, nel mio interno, sono libero di annunciarla. L’impedimento non è tanto esterno, quanto interno. Mi sento libero quando non ho pregiudizi di sorta. Non ho blocchi mentali. La verità è lì davanti a me o, meglio, dentro di me, senza veli. La vedo così chiara che l’annuncio senza pormi tanti problemi. Posso essere libero di dire una cosa perché nessuno me lo vieta, ma può succedere che mi faccia condizionare da me stesso nel dirla. Non basta vivere in una democrazia perché uno automaticamente dica la verità. E succede che a furia di farmi prendere dai condizionamenti interiori creo le premesse - in quanto faccio parte di una massa che agisce allo stesso modo - per una falsa democrazia, dove ciascuno pensa di dire la verità, ma in realtà parla a nome dell’opinione corrente.
Il problema è soprattutto nostro, di credenti. Proprio perché credenti nel Dio della Verità, non ci liberiamo abbastanza dai pregiudizi per dare via libera alla Verità di Dio. La nostra fede ci dice che il Figlio di Dio si è fatto carne, ovvero uomo. Dunque, è entrato, volere o no, in una struttura. Ha scelto come madre una tale ragazza di nome Maria, ha scelto di nascere in un particolare paese geografico ecc. ecc. Ha dovuto scegliere un particolare linguaggio comunicativo. Già tutto questo fa capire un mondo di condizionamenti. È stato compreso fino in fondo? Gli stessi evangelisti, ovvero gli interessati, confermano che gli apostoli erano duri di comprendonio. I Vangeli che cosa riportano dell’insegnamento di Cristo? Ci è magari comodo dire che sono stati scritti sotto l’ispirazione divina. Ma sappiamo che ciò è vero fino a un certo punto. A me piacerebbe ad esempio sapere ciò che realmente ha detto il Cristo radicale e non il Cristo della Chiesa primitiva. Poi è successo che lungo i secoli, e sono tanti ormai, il Messaggio evangelico sia stato più volte tradito, diciamo ridimensionato. Oggi, che cosa è rimasto della Buona Novella di Cristo? E non basta dire: “Cerchiamo di annunciare il Cristo radicale!”. Anzitutto, bisognerebbe conoscerlo. E non è facile. E poi come farci capire da parte dell’uomo moderno, che dimostra di avere tanti di quei filtri o pregiudizi che, più che bloccare il dialogo, lo portano su piani che conducono lontano dal Vangelo radicale?
Ma basta la libertà interiore di fronte alla Verità? Già è oltremodo difficile averla, ma anche se l’avessimo, non avremmo risolto il problema, che è quello della testimonianza.
I primi cristiani, a iniziare dagli apostoli, dopo la discesa dello Spirito Santo, erano così affascinati dalla Parola di Dio che l’annunciavano senza paura. Con coraggio. Certo, non basta essere liberi di dentro, se poi non si ha il coraggio di professare la verità. La libertà interiore di per sé non dà poi il coraggio per proclamarla. Il problema di oggi è senz’altro la libertà interiore di fronte alla verità, ma penso che soprattutto oggi manchi il coraggio di testimoniarla. Oppure la testimoniamo, ma a modo nostro. In modo diciamo indolore. Cercando di evitare conseguenze inopportune, adattandoci a quella opportunità che accarezza il quieto vivere.
Ma forse la cosa più irritante, almeno per me, è quell’atteggiamento che per un verso accarezza la verità, non si sa quale, e per l’altro fa di tutto perché la verità non venga professata, e sappiamo quale. Se io non ho il coraggio di testimoniarla apertamente, in pubblico, perché dovrei far tacere chi ha il coraggio di farlo? Forse un motivo c’è. Ed è la paura che la verità tolga i veli dell’ipocrisia. Ci crediamo credenti, diciamo “religiosi”, ma nei modi dovuti. Entro certi limiti. Se qualcuno li sorpassa e apre orizzonti nuovi, allora no.
Comunque, sono del parere, e lo dico apertamente, che se uno è aperto in tutta libertà di spirito alla Verità, il coraggio poi lo trova per annunciarla. La Verità non ci lascia tranquilli. Ha una forza tale che ci apre bocca e cuore anche quando siamo prostrati dalla stanchezza o dalle delusioni. Il coraggio parte dalla Verità. Oggi dubito fortemente che ci sia la Verità in questo mondo, e tra gli stessi credenti. Non perché la Verità sia sparita nel nulla. Siamo così immersi nella nebbia che non sappiamo più che cosa sia la Verità.
“Parresia”, benedetta parola andata in disuso, di cui più nessuno o ben pochi sanno che cos’è. Vuol dire: libertà e coraggio. Se ci lasciamo prendere dalla paura, vuol dire che ci manca la libertà interiore di fronte alla Verità. E non pensiamo che parole come libertà ecc. siano vaghe o astratte e che non ci servono per mangiare o per vivere bene questa vita. Certo, bisogna tradurle nella realtà esistenziale. Ma non è facile, dal momento che viviamo in una società dove ciò che conta è declinare la verità seguendo traiettorie che portano verso la peggiore umanità.
Cristo è stato tradito dai “suoi”, e i “suoi” continuano a tradirlo. Perché dire “suoi” quando costoro tradiscono il loro Maestro?
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VEGANCH’IO 2010







Commenti
lina
April 12th, 2010
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Chi rinnega la verità, rinnega Gesù stesso. Da Gioele 2: " stracciate il vostro cuore e non le vostre vesti e tornate all'Eterno il vostro Dio perchè egli è misericordioso e pieno di compassione". Bellissimo e illuminante questo brano della Bibbia, invito di Dio da accogliere. Che dire invece di un popolo cristiano che pratica il contrario, si straccia le vesti anzichè il cuore. Questo popolo ama e crede veramente nella Parola di Dio?