da ADISTA Notizie 61 - anno 2010
LA IX GIORNATA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO
35714. ROMA-ADISTA. È dedicata in particolare alla salvaguardia dell’ambiente la nona Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico in programma per il prossimo 27 ottobre. Ad aprire il testo dell’appello, due passi tratti dalle Scritture sacre per i cristiani e per i musulmani, la Bibbia e il Corano: “Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene” (Dt 10, 14); “Certamente appartiene ad Allah tutto ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Cosa seguono coloro che invocano consoci all'infuori di Allah? Non inseguono che vane congetture, e non fanno che supposizioni. Egli ha fatto per voi la notte affinché riposiate e il giorno affinché vi rischiari. In verità in ciò vi sono segni per la gente che ascolta (Sura X, 66-67).
“Cristiani e musulmani insieme vogliono interrogarsi ed impegnarsi contro la devastazione dell'ambiente, le guerre e le violenze che pervadono la società, rifiutando al contempo le crociate o la riduzione delle due più grandi religioni dell’umanità a semplici appendici di poteri economici e politici che stanno violentando irresponsabilmente la natura mettendo in discussione il futuro stesso dell'umanità”, spiega il Comitato organizzatore della Giornata (promossa dal periodico online Il Dialogo, insieme ad altre riviste e associazioni fra cui Adista, Cem mondialità, Cipax, Confronti, la casa editrice Emi, il foglio di Torino, Missione Oggi dei saveriani, Mosaico di Pace, Qol, Tempi di fraternità e il settimanale protestante Riforma) e che prevederà iniziative in molte città italiane, organizzate da gruppi e associazioni cattoliche di base, centri islamici e Chiese protestanti. Lo slogan della Giornata, “Amare la Terra e tutti gli esseri viventi” – aggiungono dal Comitato – “si basa sulla convinzione che l’impegno per la salvaguardia del creato e per la pace è parte integrante della nostra fede di cristiani e musulmani”.
“L’emergenza ambientale è oramai una costante dei nostri tempi”, si legge nell’appello per la Giornata ecumenica. “Le catastrofi naturali sono ingigantite dalle responsabilità umane e dai disastri causati dall’uomo e dalle tecnologie che spesso gli stessi uomini che le hanno realizzate non riescono a controllare”. La nostra Terra “è ferita profondamente e sanguina”: “Ma più la situazione diventa grave, più si moltiplicano gli appelli al rispetto dell’ambiente, più acuti e violenti diventano gli atteggiamenti di quanti rifiutano il cambiamento di uno stile di vita irrispettoso della Terra che ci ospita, che nessun essere umano ha creato e che nessun essere umano dovrebbe poter impunemente distruggere”. Infatti “la produzione di strumenti di morte continua inarrestabile” e “neppure la crisi economica ha prodotto alcun taglio nei fondi destinati all’acquisto di armi di distruzione di massa. Mentre non si trovano soldi per i servizi sociali di base, per la scuola, per la sanità, i fondi per la partecipazione alle guerre sono sempre disponibili ed anzi sono aumentati. Pur di non mettere in discussione l’idolo del mercato e del massimo profitto si sceglie di continuare a produrre prodotti che aumentano all’infinto l’inquinamento atmosferico attaccando allo stesso tempo anche i diritti fondamentali della persona umana e le stesse libertà democratiche delle persone che quei prodotti sono chiamati a produrre”.
Di fronte a questo scenario, “cristiani e musulmani sono interpellati nel profondo della loro fede”, prosegue l’appello. “Oggi come nel corso della storia dell’umanità in discussione è l’idolatria che si manifesta nel mancato rispetto per la nostra Terra attraverso il perpetrarsi di distruzioni della natura, di guerre devastanti e violenze disumane, di divisione profonda dell’umanità in oppressi e oppressori. Forze politiche miopi che agitano la paura del diverso e di ciò che non si conosce e che per aumentare questa paura mistificano la realtà con l’uso di menzogne sempre più spudorate, vorrebbero che cristiani e musulmani continuassero a fare guerre fra loro come ai tempi delle Crociate. Si vorrebbe irreggimentare il grande spirito di pace, che pervade queste due grandi religioni della storia dell’umanità, in congreghe religiose di Stato, asservite a logiche politiche che contribuiscano a prolungare all’infinito quello stile di vita insostenibile che sta portando l’umanità sul baratro della propria autodistruzione. Crediamo invece sia necessario che cristiani e musulmani, insieme a tutte le altre religioni, assumano posizioni e comportamenti all’altezza dei tempi che viviamo e delle sfide che ci pongono i nemici dell’umanità e della sua riconciliazione con l’unico Dio che insieme adoriamo”. E “nel nome dell’unico Dio che insieme adoriamo e a cui insieme, ognuno per la propria strada, vogliamo ricondurre questa umanità, verso quel Regno di Dio dove non ci saranno più lacrime, né lutto ne lamento ne affanno e dove l’amore trionferà”. (l. k)
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LIBERTÀ PER MARCO CAMENISCH







Commenti
francesco
July 19th, 2010
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E' significativo che, nell'ambito di un dialogo tra Cristianesimo e Islam, venga citato il passo del Corano che considera l'attribuzione ad Allah di "soci" un grave peccato.
Infatti, questa attribuzione a Dio di alcuni "consoci" è proprio la ragione per la quale non ci potrà essere alcun dialogo tra Cristianesimo e Islam, perchè il Cristianesimo, secondo il Corano, ha attribuito a Dio almeno due "soci" e cioè il Figlio e lo Spirito Santo (per non parlare della Madre di Dio)
Per questo, i Cristiani si macchiano del gravissimo peccato dell'idolatria e, pertanto, sono condannati ad essere solo dei "dhimmi", cittadini di seconda categoria, senza diritti.
Lina
July 20th, 2010
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Io invece preferisco soffermarmi sul fatto che comunque crediamo in un solo Dio, anche se per noi è Uno e Trino. Cerchiamo quindi di dialogare su ciò che ci unisce. Leggendo più avanti Dt, 11, 1 trovo queste parole: -Amate il Signore, Vostro Dio, e osservate sempre le sue prescrizioni: le sue leggi, le sue norme, i suoi ordini -. Poichè la maggior parte dei cristiani non ha mai rispettato queste leggi, e nei fatti si è sempre rivolto ad altri idoli molto terreni, perchè invece non guardare alla trave nei nostri occhi? Comunque Gesù è venuto tra noi e non tra loro affinchè "noi" diffondessimo la Sua Parola anche attraverso l'esempio della nostra vita. Noi abbiamo tradito Gesù e lo continuiamo a tradire, noi per primi popoli cristiani dimostriamo nei nostri comportamenti di esserci assoggettati ad idoli terreni. infischiandocene delle Parole di Gesù. La Parola infatti, apparentemente sembra che ci entri da un orecchio e ci esca dall'altro. Se il cristiano fosse veramente come il Vangelo ci chiede di essere, non è che anche gli altri popoli a quest'ora si sarebbero già convertiti al cristianesimo? Mi sa che sarebbe il caso di farci un bell'esame di coscienza e dirci " mea culpa".
francesco
July 22nd, 2010
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Cara signora Lina, le garantisco che per un Musulmano, che conosca appena un po' il Corano (non sono in molti, per fortuna), è molto, molto difficile mandare giu' l'idea che Dio possa essere Trino.
E' per questo che nel Corano viene detto che Gesu' (considerato un Profeta dell'Islam e precursore dell'ultimo Profeta, cioè Mohammad) è stato si' crocifisso, ma che NON è morto sulla croce, e che chi è morto è un altro, uguale a lui, ma messo miracolosamente da Dio al suo posto.
In questo modo viene negata la Risurrezione e, ovviamente, la divinità di Gesu'.
E per lo Spirito Santo, piu' volte richiamato dai Vangeli e specialmente da quello di Giovanni, i Musulmani (dotti, ovviamente, perchè la stragrande maggioranza di loro non sa neanche che cosa sia lo Spirito Santo) ritengono che i passi del Vangelo in cui Gesu' annuncia la venuta del Consolatore si riferiscano, infatti, al Profeta Mohammed, il vero Consolatore, chiamato anche, per questo, Ruhollah (appunto, "Respiro, Spirito di Dio").
Ma io volevo solo fare notare che mi è sembrato singolare che un convegno teso a favorire il dialogo tra Cristiani e Musulmani, si aprisse con il versetto coranico che proibisce di associare qualcuno al Dio Unico e che è la base dell'accusa di politeismo rivolta ai Cristiani dagli Ulema islamici.
Quanto al fatto che i Cristiani non si comportano come prescritto dal Vangelo, mi sembra che il Sacramento della Confessione e la Remissione dei peccati sia stato istituito da Nostro Signore proprio per questo motivo. O no?
lina
July 22nd, 2010
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@Francesco. Non metto in dubbio che per un musulmano è difficile accettare l'dea di un Dio Uno e Trino. Del resto anche per noi che ci dichiariamo credenti, a giudicare dalla storia e dai nostri comportamenti, è difficile avere fede nella Parola, tant'è che se vogliamo essere sinceri con noi stessi, pratichiamo culti e riti, senza però vivere, tranne rari casi, l'essenza del messaggio di Cristo. Se anche al cristiano fà paura "aprire le porte a Cristo", perchè non dovrebbe far paura anche ad altri? Il fatto poi che esista il sacramento della Confessione, non ci autorizza a farne un banale rituale di lavaggio della coscienza, senza fare il proponimento di non incorrere continuamente nelle stesse mancanze. La Confessione non è valida senza il pentimento ed il proposito di non commettere più il peccato confessato. Secondo il suo punto di vista, pecco, mi confesso, ricevo l'assoluzione, ricado continuamente e volontariamente negli stessi errori anche veniali, perchè tanto poi faccio un bel bucato nel confessionale e lavo tutto, salvo poi ricominciare,senza il proposito di non ricadere nell'errore. Troppo comodo. Non ci sto ad una banalizzazione della Confessione.
francesco
July 22nd, 2010
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Lina,
non sono in grado di entrare in una discussione "teologica" sulla Confessione, Sacramento peraltro non riconosciuto dalle Chiese Protestanti.
Tuttavia mi preme sottolineare che, da parte di molti Cristiani "impegnati" esiste la tentazione di considerare il Cristianesimo una religione o una fede solo di "perfetti", un po' come facevano i Catari.
Non mi sembra sia questo il messaggio di Gesu' ', ma posso sbagliarmi.
Gli stessi Cristiani, poi, sono assidui difensori della fede e della buonafede degli altri, mentre sono molto severi nel giudicare il comportamento dei propri "fratelli".
Per sua informazione, signora Lina, la Sha'ria, cioè la Legge che TUTTA la Comunità Islamica deve applicare, secondo il Sacro Corano, punisce "l'associazione di altri a Dio" con la morte.
Qui, pertanto, non si tratta di avere difficoltà a capire il dogma trinitario, come lei benignamente giustifica il buon Musulmano.
Si tratta del fatto che, se uno proclama pubblicamente che Dio ha dei "Soci", dei "compagni", deve essere messo a morte.
Anche adesso, nel 2000, non solo nel 700 d. C. (pardon, nell'anno 78 dell'Egira del Profeta).
Capito la differenza?
lina
July 23rd, 2010
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@Francesco. Sono piuttosto concreta.Alla fine quale sarebbe la soluzione? Chiudere la porta a chiave? Guardi che comunque c'è sempre il buco della serratura, come spiraglio.
francesco
July 23rd, 2010
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La soluzione, cara Lina, potrebbe essere, per intanto, di rifiutare di partecipare a un incontro teso al dialogo interreligioso con un interlocutore che inizia citando il suo Testo Sacro (in questo caso il Corano) laddove definisce come abominevole quello che invece il tuo Testo Sacro(in questo caso i Vangeli) considera santo.
Pensi un po' a cosa sarebbe successo se, invece che citare quel passo biblico, l'interlocutore cristiano avesse citato come inizio il passo evangelico della (mancata) lapidazione dell'adultera o della indissolubilità del matrimonio e la proibizione della poligamia.
Lei crede che l'interlocutore islamico avrebbe partecipato a tale incontro?
La realtà è che noi Cristiani ci riteniamo sempre in colpa e inferiori agli altri, per cui accettiamo tutto di buon grado, pur di apparire "tolleranti" e "prpgressisti".
Siamo veramente degli ottimi candidati a diventare i "dhimmi" della Legge Islamica.