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20 luglio 2010

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Expo: il Vietnam della Moratti?


da L’Espresso

Expo: il Vietnam della Moratti?

di Massimo Riva

Tra scelte sbagliate, atti di forza e ambizioni personali, due anni sono andati già persi. Adesso si parla di "ridimensionare" i progetti, ma il governo non molla più un euro. E la Lombardia rischia una figuraccia mondiale

(15 luglio 2010)

C'era una volta la Milan della bella Madunina sotto la quale - cantava con successo Alberto Rabagliati "se sta mai coi man in man". Ma adesso che è il berlusconiano "partito del fare" ad aver allungato le sue di mani sulla città le strofe della celebre canzonetta sembrano parlare di un passato lontano anni-luce.

A gettare alle ortiche quello che era un riconosciuto primato di efficienza gestionale e di dinamismo economico hanno provveduto, infatti, gli amministratori del centro-destra al Comune e in Regione, con una conduzione del dossier Expo 2015 indegna del più squallido suk levantino.

Al principio tutto si presentava al meglio: Milano aveva vinto il duello con Smirne non solo perché l'allora governo Prodi aveva fatto un eccellente lavoro diplomatico per raccogliere il consenso internazionale, ma anche perché il progetto presentato si illustrava per grandezza e attrattiva dei contenuti. Quanto al fronte interno, ai cittadini ambrosiani si erano fatte balenare contropartite mirabolanti per il disagio della trasformazione della città in un cantiere per qualche anno: nuove linee di metropolitana, collegamenti via acqua con l'area fieristica, miglioramento generale della viabilità con lunghi tunnel sotterranei, aeroporti avveniristici, e via faraoneggiando.

Presto è venuto alla luce il primo inghippo: ipotesi tante, denari pochi o nessuno. Ma come, si dirà, nella patria della razza del soldo si era progettato senza fare di conto? Già, proprio così. Solo che a questo primo strappo con l'oculata tradizione meneghina altri ne sono seguiti a cascata. Un anno di lavoro è stato letteralmente gettato al vento perché il sindaco, Letizia Moratti, si era incaponita a voler nominare un sovrintendente all'Expo che non piaceva agli altri partner dell'operazione.

Un secondo anno è andato perduto perché il finalmente nominato gestore dell'impresa - il deputato berlusconiano Lucio Stanca - si è trastullato fra ricerca di un ufficio degno della sua opera e renitenza a scegliere l'impegno per l'Expo in alternativa al mandato parlamentare: due stipendi, si sa, sono meglio di uno. Poi, qualche settimana fa, l'onorevole  Stanca si è stancato del nulla che aveva fatto e si è fatto da parte.

Ora la palla è passata a un nuovo amministratore che continua, beato lui, a promettere mirabilie. Ma nel frattempo, il quadro è peggiorato. Il ministro Giulio Tremonti non vuole aprire i cordoni della borsa statale per l'Expo, mentre i ricchi privati - quelli della "Milan col coeur in man" - si tengono stretti i loro portafogli: perfino i più direttamente interessati come i costruttori, perché anche il principale fra loro, Salvatore Ligresti, non sta attraversando un periodo floridissimo.

Già si parla perciò di un drastico ridimensionamento dei progetti coi quali le Moratti e i Roberto Formigoni si sono fatti belli dinanzi al mondo e ai loro amministrati. Prima che questa lenta agonia mortifichi definitivamente l'eredità del glorioso passato milanese, non sarebbe più serio limitare i danni e chiudere la partita? Un'ammissione di inettitudine oggi costerebbe molto meno di un fiasco clamoroso domani.


Una tendopoli per l'Expo

di Michele Serra

La parte più suggestiva del progetto prevedeva l'allagamento totale di Milano per restituire alla città il paesaggio originario del Pleistocene. Ma i tre amministratori delegati fin qui succedutisi non hanno trovato l'accordo sull'appalto dei canotti di salvataggio

(12 luglio 2010)

L'Expo di Milano smentisce le voci calunniose sullo stato dei lavori. In tre conferenze stampa separate, una di Formigoni, una del sindaco Moratti, una della Lega, ciascuna presieduta da un amministratore delegato diverso, è stato sottolineato il perfetto coordinamento delle parti interessate. Secondo la Lega l'Expo di Milano si farà a Varese, secondo il sindaco si farà a Milano ma nel 2018, secondo Formigoni dipende da chi vincerà la gara d'appalto per la vendita dei terreni: hanno presentato offerte la Compagnia delle Opere, il costruttore Ligresti (che festeggia i suoi cento anni di attività) e la holding calabrese Non fate troppo domande srl, con sede a Platì.

Ma vediamo lo stato di avanzamento del progetto.

Vie d'acqua La parte più suggestiva del progetto prevedeva l'allagamento totale di Milano per restituire alla città il paesaggio originario del Pleistocene. Ma i tre amministratori delegati fin qui succedutisi non hanno trovato l'accordo sull'appalto dei canotti di salvataggio: destava sospetto che tutte e cinque le proposte fossero della Compagnia delle Opere, settore gomma. Si è dunque deciso di ridurre il progetto all'ampliamento del Naviglio, abbattendo i palazzi circostanti, per permettere il transito del battello a vapore Old Mississippi, sulla cui tolda si esibirà Andrea Bocelli.

Parco Sud La vasta zona agricola a sud di Milano, nel progetto originale di forte impronta ecologica, doveva essere coltivata interamente a basilico e recintata con filo elettrico per evitare che i 30 milioni di visitatori annunciati calpestassero le piantine. La Compagnia delle Opere aveva messo a disposizione 600 milioni di piantine di basilico al prezzo di 10 euro l'una, giudicato troppo esoso dallo stesso amministratore della Compagnia che si è autoquerelato per la vergogna. Si procederà dunque al piano B: l'intero Parco Sud verrà asfaltato per creare un'opera straordinaria, la Spiralona, una circonvallazione concentrica che si avvolge su se stessa fino a condurre gli automobilisti a un orto di basilico di cinque metri quadrati, al centro del quale canterà Bocelli.

Nomine Fin qui sono stati nominati tre amministratori delegati, quasi tutti sugli ottant'anni e sostituiti dopo pochi mesi per ragioni politiche o per cause naturali (decesso). La formula è piaciuta ai partiti perché consentirà, di qui al 2015, di nominarne almeno un'altra decina, in rappresentanza di tutte le correnti politiche. Le case di riposo milanesi hanno messo a disposizione alcuni dei loro ospiti più cagionevoli. La Lega sostiene la candidatura di Gino Timballi, un geometra di Varese con una lunghissima esperienza di villette a schiera su montarozzo di terra riportata. Timballi si è riservato di accettare solo se verrà attuato il suo progetto alternativo di Expo: un gigantesco monte di terra riportata che sommerga tutto il centro di Milano, sul quale verrà posta una villetta con il cartello "Attenti al cane e al padrone". Nella tavernetta della villetta dovrebbe cantare Andrea Bocelli.

I padiglioni Le più celebri archistar hanno presentato progetti sensazionali. Si va dal grattacielo di 600 metri con enorme marsupio di iuta dell'australiano Cramps alla grandiosa Fiera smontabile dell'architetto Muhammed Ben Alì, una tendopoli beduina che ogni notte sarà trasportata in un quartiere diverso con i visitatori dentro. Dal grattacielo orizzontale dell'americano Welling, alto tre metri e lungo due chilometri, il primo al mondo senza ascensore, al prodigioso grattacielo discendente del francese Charles Verne, 200 piani che scendono verso il centro della Terra (dall'esterno si vede solo l'enorme tombino di ingresso). Nessuno di questi progetti potrà essere realizzato. Ci si limiterà dunque al piano Ligresti, che prevede la costruzione di 50 mila nuovi trilocali con box e cantina. Non c'entrano niente con l'Expo, ma saranno inaugurati uno per uno da Andrea Bocelli.

 

 

 

 

 

 

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