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28 luglio 2010

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LA CAMPANA DEL PETROLIO SUONA PER UN MONDO SENZA IDEE


da ITALIA CARITAS luglio-agosto 20

LA CAMPANA DEL PETROLIO
SUONA PER UN MONDO SENZA IDEE

di Alberto Bobbio

Lo chiamano "picco del petrolio" ed è l'incubo del mondo. Benché pochi credano davvero che possa accadere, un giorno, di trovare vuota la pompa di benzina, più fredda la casa d'inverno, desolatamente fermo il condizionatore d'estate. Ma le immagini del Golfo del Messico, dal cui fondo si perde l'oro nero, hanno rilanciato l'allarme. E l'Aspo, l'associazione mondiale che studia il "picco del petrolio", è stata riportata in scena dagli analisti.

Molti si erano dimenticati di una cosa semplice: il petrolio può finire. Sul picco si discute, ma prima o poi accadrà. Così come per molte altre materie prime. Il picco si raggiungerà quando si avrà una divaricazione tra la domanda di greggio e la possibilità fisica di aumentare la produzione. Fino a oggi, quando la domanda è aumentata (negli ultimi decenni, più o meno del 2% ogni anno), è salita anche l'offerta: ma verrà il momento in cui quest'ultima si fermerà. Sul quando, ci sono pareri discordanti. Stime pessimistiche e stime ottimistiche.

I petrolieri tendono a dire che il picco è un sogno cattivo degli ecologisti. Tutti gli altri pensano che sia una realtà. Le riserve disponibili sono valutate in circa 1.200 miliardi di barili. Da quando è cominciata l'era del petrolio, cioè dalla metà dell'Ottocento, il mondo ha bruciato una quantità di greggio vicina alla metà di quanto è noto che ce ne sia disponibile. Tutti pensano che il petrolio ancora da scoprire sia davvero tanto. Ma pochi si preoccupano di capire quanto petrolio si può ancora trovare, e dove. Se i geologi lanciano qualche allarme, gli economisti rispondono che i dati non sono attendibili. E se qualche economista accorto invita a riflettere sulle energie alternative viene preso per matto, perché l'economia del petrolio è più facile da far andare avanti. In ogni caso, i segnali degli ultimi anni (prezzi del petrolio alle stelle) dicono che qualche timore il mercato dell'energia lo coltiva.

A tutti va bene così
Il greggio insomma è considerato una risorsa finita da tutti, anche se non tutti lo dicono, con un andamento a campana. Il picco corrisponde al punto più alto della curva. I pessimisti ritengono che la campana suonerà tra pochi anni, i più ottimisti tra qualche decennio. A crescere è certamente la paura, perché il mondo non è preparato alla fine dell'era del combustibile fossile: il rischio è che si entri in una fase di fortissima instabilità economica e in una crisi assai seria, che può mettere in discussione i paradigmi tradizionali dell'economia di mercato.

La tragedia della marea nera dalla piattaforma Bp, al largo delle coste Usa, potrebbe costituire almeno un campanellino d'allarme per discutere della vita del mondo oltre il petrolio. Obama ha detto che quel momento arriverà e la prossima generazione non sarà più ostaggio delle fonti energetiche del secolo scorso. È un desiderio nobile, ma resterà tale se non si cambierà modello di sviluppo. E soprattutto se gli americani continueranno a consumare, per esempio acqua ed energia, come se esistessero quattro pianeti terra.

Ma il problema non sta solo qui. Si stima infatti che nei prossimi 25 anni il consumo di energia nel mondo crescerà del 49%, il 14 da noi e il resto nei paesi poveri, che produrranno il doppio delle nostre emissioni di anidride carbonica. Si investe ancora solo su petrolio e gas, sull'energia rinnovabile si va a rilento. È un segno di mancanza di idee. Ma soprattutto, è il segnale che a tutti va bene così, anche se oggi l'industria petrolifera, agli occhi del pubblico dell'intero pianeta, ha un'immagine quasi del tutto negativa. Finché la campana non suonerà.

 

 

 

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