CAMORRA E RIFIUTI TOSSICI. DON MAURIZIO PATRICIELLO, PARROCO A CAIVANO: STIAMO MORENDO DI CANCRO

dal Blog Fattitaliani
 

 
CAMORRA E RIFIUTI TOSSICI.
DON MAURIZIO PATRICIELLO, PARROCO A CAIVANO:
STIAMO MORENDO DI CANCRO

13 luglio 2012 

C'è la mano della camorra dietro lo smaltimento illecito e i roghi di rifiuti e sostanze tossiche, che in alcune zone delle provincie di Napoli e Caserta avvelenano l'aria e diminuiscono l'aspettativa di vita. Zone dove, ormai da anni, nell'indifferenza delle istituzioni e spesso anche dei mass-media, il rischio tumore è di molto superiore alla media nazionale. Fabio Colagrande ha raccolto la testimonianza di don Maurizio Patriciello, parroco a Caivano, provincia di Napoli:

R. – Ci sono decine e decine di roghi ogni sera, ogni pomeriggio, ma soprattutto di notte, che vengono appiccati: sono tonnellate di pneumatici che bruciano e su questa montagnole, su queste pile, vengono poi fatte bruciare sostanze tossiche che vengono in questo modo smaltite senza lasciare traccia. La mia parrocchia è in provincia di Napoli, ai confini con Caserta, e questo rende più difficile la responsabilità dei vari Comuni che fanno a "scaricabarile"… Siamo a cavallo di due province, Napoli e Caserta, e con la complicità dei fratelli rom – che per pochi soldi sono le prime vittime che, purtroppo, si trasformano in carnefici – appiccano questi roghi che sprigionano un fetore infernale e sostanze tossiche che vengono inalate da bambini, ammalati, adolescenti. C'è questo spettacolo terrificante. I morti per tumore ormai non si contano più. I parroci che stanno in prima linea sanno molto bene quanti funerali hanno celebrato e stanno celebrando. Anche dai manifesti funebri si nota che ormai non c'è più nessuno che supera la soglia dei 50 anni e non bisogna neanche chiedere più perché una persona muore. Ormai stiamo morendo tutti di tumore sotto gli occhi di tutti.

D. – Don Maurizio, si dice che in questi incendi di rifiuti illegali che appestano e avvelenano l'aria del napoletano e del casertano sia coinvolta la camorra. Cosa dice?
R. – La camorra ha le mani in pasta dappertutto, su questo non ci sono dubbi. Ma la camorra non avrebbe potuto fare niente se i nostri amministratori locali, se i nostri politici fossero stati attenti al loro territorio, se le forze dell'ordine avessero tutelato il loro territorio. Purtroppo, c'è questa ignavia. Io mi rendo conto che tanta gente ha paura a parlare, ha paura a farsi avanti, su questo non ci sono dubbi. Però, stanno lasciando morire uno dei terreni più fertili che nostro Signore Gesù Cristo aveva regalato all'umanità. E' uno scempio continuo, sotto gli occhi di tutti. La gente non ne può più. Basta andare su Internet al sito "laterradeifuochi.it" per vedere tutto lo scempio che avviene. La gente è vittima. L'altro giorno sono stato al capezzale di una sorella che sta per andarsene con il Signore ed era una pena grande vedere questa donna che ormai sta per morire, che non riusciva neanche a respirare.
Fabio Colagrande, Radio Vaticana, Radiogiornale del 13 luglio 2012.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Jc7gRrssSzs[/youtube]

da AVVENIRE

1 agosto 2012

CAMPANIA VIOLATA/20

Roghi, l'appello dei parroci: «Denunciare il male»

I parroci della diocesi di Aversa (Caserta) si stringono attorno a don Maurizio Patriciello che da mesi denuncia lo scempio dei roghi a cielo aperto nella sua terra. Ed esortano i propri fedeli "a denunciare il male e chi lo compie. Siamo di esempio nel comportarci bene".

Tutte le parrocchie della forania di Caivano (Cardito, Crispano e Caivano), si sono unite nella comune mobilitazione e oggi hanno inviato una lettera ai propri fedeli. "Le nostre amate campagne da tempo sono diventate una pattumiera a cielo aperto di rifiuti industriali altamente tossici e nocivi per la salute", scrivono i parroci nel testo della lettera. Evocano "le altissime colonne di fumo nero e puzzolente" che avvelenano l'aria e le persone. E sottolineano con forza come "a nessuno è concesso di deturpare la nostra terra e rattristare i cuori".

"Siamo indignati per quanto accade sotto gli occhi di tutti. Non bisogna, però, cedere allo scoraggiamento. Non siamo soli in questa battaglia, il nostro vescovo, Angelo Spinillo, ci sostiene".

"Ora faremo tutto insieme – spiega don Maurizio, molto soddisfatto –. Gli altri parroci non mi hanno lasciato solo. Non voglio personalismi, non è una questione di padre Maurizio ma di tutta la Chiesa. Io sono solo un prete, non prete anticamorra o antiroghi. E così gli altri parroci". La lettera è stata sottoposta all'attenzione del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo che nei giorni scorsi è più volte intervenuto sul dramma della "terra dei fuochi", impegnando la diocesi su questo tema per l’Anno della Fede, con iniziative concrete di impegno e sensibilizzazione.

da AVVENIRE

1 agosto 2012

Fuochi, denunce senza risposte

Lo Stato lento e la lepre cattiva

La sensazione che in questi giorni accomuna gli abitanti di un’ampia fascia di territorio tra le province di Napoli e Caserta è l’impotenza. Si sentono come una mamma che, disperata, invoca aiuto per il suo bambino che sta annegando. Accanto a lei un bagnino la sostiene e la compiange, ma non si decide a gettarsi in acqua perché… lavora per un altro lido. Semplificare è pericoloso. Però a volte rende il senso. Dopo le denunce di Avvenire, mezza Italia parla e scrive dei roghi tossici in Campania. Finalmente si è capito che il dramma dei rifiuti industriali, altamente inquinanti – da non confondere con i rifiuti urbani – sversati illegalmente e poi dati alle fiamme, non riguarda solamente la popolazione a nord di Napoli, ma coinvolge tutti. Finalmente si è compreso che i fumi velenosi, portati via dal vento, dopo aver ammorbato i residenti avvelenano i passeggeri delle vetture sull’autostrada e le superstrade. Così come i prodotti agricoli, coltivati accanto alle fumaiole nere, vengono consumati anche in altre regioni.

Un italiano normale si sarebbe aspettato di vedere coloro che hanno la responsabilità del territorio e dei cittadini saltare dalle sedie e darsi da fare, individuando le priorità da perseguire. Innanzitutto spegnere i roghi e vigilare che non se ne appicchino altri. Ne va di mezzo la salute delle persone, la qualità della loro vita, la salvaguardia dell’ambiente, l’economia, la dignità della politica. Prima assicuriamo l’aria – l’aria! – poi si penserà alle bonifiche.

C’è un popolo che ancora crede ai suoi rappresentanti. Ancora ha fiducia nelle istituzioni. Se tantissimi cittadini si sono organizzati per pattugliare le campagne, se tanti siti dove si brucia sono ben individuati, se la gente teme – prove alla mano, anzi incise nella carne – per la sua salute, a uno Stato importante e "moderno" come il nostro non mancherebbero certo le possibilità per correre ai ripari. Logico, no? Non del tutto, a quanto pare. Pochi giorni fa, le "sentinelle buone", i membri dei vari "comitati per la liberazione del territorio" decidono di portarsi al campo rom di Caivano per dialogare con questi fratelli che, dispiace dirlo, per necessità o altro, si rendono complici in questa desolante e desolata storia. Naturalmente essi sono le prime vittime dell’avvelenamento dell’aria, dell’acqua, del suolo, vivendo a pochi metri dai luoghi dove si brucia. Ma forse non lo sanno. Di certo non si rendono conto.

Strana solidarietà è quella di dare ospitalità a un gruppo di nomadi per poi abbandonarli a se stessi. Un mondo nel mondo. Un mondo sconosciuto che fa paura a tanti e pietà a tanti altri. Tutti li vedono e quasi nessuno si accorge di loro. Decidiamo di andare a trovarli. Dialoghiamo. Cerchiamo di convincerli. Loro, naturalmente, negano ogni responsabilità. Quand’ecco che dai vani delle porte e delle finestre vuote di una casa sotto sequestro a ridosso del campo comincia a uscire fumo. Andiamo a vedere. Incredibile. La casa è stata trasformata in una fornace. Negli scantinati si brucia. Rame. Fili di rame di ogni dimensione e di ogni tipo. Rubati chissà dove. Trasportati da chissà chi. Nei solai in cemento sono stati praticati enormi fori a fare da ciminiera per la combustione. Il puzzo si fa sempre più opprimente. Irrespirabile. Vengono allertate le forze dell’ordine, i vigili del fuoco. Allucinante. La "fornace della disperazione" emana un fetore mortifero. È quasi mezzanotte quando andiamo via.

Intanto, si continuano a cercare interlocutori. Si fa la spola da un ufficio all’altro. Dai sindaci di questi paesi alla prefettura. Dai vigili urbani ai carabinieri. Ognuno rimanda a qualcun altro. Mentre i roghi, più brutti della peste, beffardi, continuano a bruciare. Incuranti di tutto. Sotto gli occhi di tutti. Qualcuno, come è successo in questi giorni, di enormi dimensioni, a soli pochi passi dal centro cittadino di Caivano. Dispiace dirlo, ma al contrario dello Stato burocratizzato, inceppato, lento e dispendioso, la camorra ha idee rozze ma chiare, e si muove più svelta di una lepre. Una lepre con zanne, e artigli letali.
Maurizio Patriciello

da AVVENIRE

1 agosto 2012

LA CAMPANIA VIOLATA

Tra Napoli e Caserta bimbi a rischio autismo

L’inferno della Campania brucia la spazzatura e le vite. Bambini e donne sono le vittime più fragili. E nell’inferno totale c’è un altro inferno chiuso in un piccolo perimetro tra Napoli e Caserta che si può identificare – seppure con confini incerti, come la natura delle sostanze sversate e bruciate – con l’Agro aversano al cui interno i piccoli centri di Casal di Principe e di Casapesenna concentrano disagi e malattie. Qui la presenza di casi di bambini autistici è superiore del 30% rispetto al dato nazionale: uno ogni 120 nati a confronto dell’uno ogni 170 nazionale. In alcuni bambini si è rilevata un’alta percentuale di mercurio: resta incerta la relazione con la patologia nonostante i dati di un recente studio consideri l’intossicazione da mercurio, a prescindere dalle modalità di assorbimento, come causa o concausa di una varietà di patologie cerebrali tra cui l’autismo.

Nella stessa area geografica si registra l’aumento di aborti spontanei e delle nascite di bambini affetti da leucemia: un esperimento svolto da ricercatori della Federico II è indicativo. Alcuni embrioni di riccio di mare sono stati immersi in liquido amniotico di donne in sala parto provenienti dall’area nord di Napoli, altri in acqua di mare purissima: i primi hanno sviluppato malformazioni, spesso incompatibili con la vita. Spiega il genetista Antonio Giordano: «All’interno degli inquinanti, in particolar modo derivanti dalla combustione di rifiuti di vario genere, ci sono mutageni che si intercalano nelle basi del Dna, che comincia a fornire informazioni sbagliate, causando degenerazione cellulare e quindi cancro. Tra le cellule maggiormente soggette all’azione dei mutageni troviamo quelle del midollo osseo e gli spermatozoi».

Dati che però non hanno riscontri ufficiali perché la ricerca capillare epidemiologica o di altro genere non esiste. Sono medici indipendenti, ricercatori appassionati, sparsi nella regione, che annotano caso per caso, nell’impossibilità di confrontarsi con l’ufficialità. Un silenzio istituzionale che offende e che uccide.
«Insieme alla spazzatura si sotterrano anche le malattie» commenta amara Anita D’Aniello, psicoterapeuta, volontaria dell’associazione La Forza del Silenzio, una onlus che segue i bambini autistici. La sede è a Casal di Principe, nella villa extralusso confiscata al boss dei casalesi Francesco Sandokan Schiavone. L’associazione è un impegno di Enzo Abate e della moglie: i loro primogeniti, i gemellini Maurizio e Gennaro, oggi quindicenni, sono autistici. Il centro di Casal di Principe accoglie 120 autistici da tutta Italia: 70 provengono dalla Campania, di cui 50 da Napoli e Caserta.

Una concentrazione di patologie, dalle allergie ai tumori, in costante aumento in una zona drammaticamente nota alla cronaca nera come patria e quartier generale della camorra casalese, associata a inquinamento ambientale dovuto a sostanze tossiche e a metalli pesanti da rifiuti industriali smaltiti illegalmente. È abitudine consolidata della camorra riempire le cave con rifiuti pericolosi e ricoprirle di terra per ricavarne suolo edificabile. I roghi tossici sono almeno visibili, sconosciute sono invece le conseguenze della continua esposizione a sostanze nocive per contatto indiretto.

La Campania è stata contaminata per decenni con i più vari elementi chimici, i cui effetti diretti, combinati, non sono ancora del tutto noti alla comunità scientifica. Il numero di tumori mammari, per esempio, è in aumento nelle donne tra i 25 e i 39 anni e tra i 40 e i 44 anni, cioè in età pre-screening. «I fattori di rischio accertati per il cancro al seno, come la predisposizione genetica o la familiarità, possono essere chiamati in causa solo nella metà dei casi oggi diagnosticati – chiosa Massimo Di Maio, responsabile di Patologia Mammaria Asl Napoli1. – Il restante 50% può essere ricondotto a fattori ambientali».
Valeria Chianese

LE FOTO DEL ROGO NELLA PARROCCHIA DI CAIVANO di Mauro Pagnano

 

da AVVENIRE

1 agosto 2012
CAMPANIA VIOLATA/20
Roghi: parroci in trincea.
Le comunità fanno fronte comune
Una ruspa gialla spiana la terra, ma qua e là alcuni mucchi di rifiuti fumano ancora. Dopo quasi 24 ore. Circumvallazione ovest, il giorno dopo l’incendio di rifiuti a pochi passi dalla parrocchia di San Paolo Apostolo, a Caivano, provincia di Napoli, la comunità che ha lanciato l’allarme sul dramma della "terra dei fuochi". L’impressione è che si abbia fretta di nascondere tutto. Ma poco più avanti, dietro ad alcuni alberi inceneriti, due Rom, un uomo e una donna, frugano tra resti di copertoni, elettrodomestici, e quant’altro, alla ricerca di qualche cosa da recuperare. Indisturbati. Malgrado passino auto e le case siano vicine.

Tutto è nero e fumante ma i due si proteggono solo coi guanti, anzi la donna porta addirittura il classico abbigliamento rom, lunga gonna a fiori e fazzoletto in testa. Si muovono con "professionalità". Hanno anche un camioncino per portare via il loro "tesoro". Davvero sembra che non sia successo niente, che qua per ore non abbiano bruciato rifiuti speciali, facendo alzare una nube nera e densa proprio dentro al paese. E sull’altro lato della strada un grande mucchio di copertoni e altri rifiuti è sempre lì. Pronto ad essere appiccato. Ma questo nessuno l’ha toccato. Invece la ruspa continua a spianare. Terra sui rifiuti che le fiamme hanno trasformato in pericolosi e che come tali andrebbero trattati.

«Quell’area andava sequestrata dal sindaco o dalle forze dell’ordine – ci spiega Donato Ceglie, uno dei magistrati più esperti in materia di rifiuti – e messa in sicurezza. È un corpo di reato e un rischio per la salute dei cittadini». Ne parlano stupiti i ragazzi della parrocchia, attorno a don Maurizio Patriciello. «È incredibile, ma come è possibile. E nessuno interviene», dicono all’unisono Marco, Mauro e Andrea. Sono giustamente preoccupati, ma non tutti la pensano così in paese. «In tanti mi hanno fermato per strada – dice il parroco – e mi hanno detto "vai avanti padre Maurizio". Ma qualcuno mi ha avvicinato per consigliarmi di "stare buono". Lo prevedevo, non è la prima volta». C’è davvero chi teme che «Caivano sia messo in cattiva luce» dalle denunce del parroco e della comunità parrocchiale. Ma anche chi lo sostiene perché ormai quella chiesa con lo striscione un po’ sdrucito appeso alla cancellata con la scritta "Campania avvelenata" è un simbolo e una speranza.

E forse per questo l’incendio di martedì pomeriggio, in pieno giorno, non è solo una coincidenza. «Ma noi stiamo solo lottando per la nostra salute, la nostra terra, la nostra vita», spiega Emilia, del consiglio pastorale. E da ieri, a sostenere questa lotta, c’è una squadra con 13 "giocatori", tutte le parrocchie della forania di Caivano (Cardito, Crispano e Caivano), unite nella comune mobilitazione. Una scelta presa nella riunione di ieri convocata proprio sul tema dei roghi. «Ora faremo tutto insieme – spiega don Maurizio, molto soddisfatto –. Gli altri parroci non mi hanno lasciato solo. Non voglio personalismi, non è una questione di padre Maurizio ma di tutta la Chiesa. Io sono solo un prete, non prete anticamorra o antiroghi. E così gli altri parroci». Così tutti assieme scriveranno e firmeranno una lettera ai fedeli che oggi porranno all’attenzione del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo che nei giorni scorsi è più volte intervenuto sul dramma della "terra dei fuochi", impegnando la diocesi su questo tema per l’Anno della Fede, con iniziative concrete di impegno e sensibilizzazione.

«Vogliamo cominciare subito, dedicare al dramma dei roghi il mese di agosto – aggiunge don Maurizio –, un mese che solitamente è "stanco"». Ma la gente non è certo stanca. Lo dimostra l’affollatissimo consiglio comunale aperto che si è tenuto ieri sera. Don Maurizio, prudentemente, sceglie di non partecipare. Ma i parrocchiani sono davvero tanti. Famiglie intere coi bimbi nel passeggino. Anziani col volto segnato dagli anni. Arrivano con piccoli cartelli al collo con le scritte "Muoio" e "Soffoco". Alcuni indossano mascherine antipolvere. C’è rabbia ma anche voglia di darsi da fare e di chiedere alle autorità di intervenire. Come dice bene il grande striscione, preparato dai giovani della parrocchia, e che viene appeso nel salone. «Roghi tossici autentici e spietati killer rubano loro la gioia di vivere e di sperare». Dedicato ai bimbi costretti a vivere tra veleni e illegalità.

Come risponderà la politica locale? I primi due segnali sono negativi. Malgrado l’emergenza il tema roghi non è al primo posto dell’ordine del giorno. E a maggioranza viene vietata la presenza delle telecamere in aula. La gente protesta. Niente da fare. Ancora una volta non si vuole un’informazione completa e trasparente.
Antonio Maria Mira
 

da AVVENIRE

1 agosto 2012

Balduzzi:
«Entro il 28 settembre il rapporto su incidenza tumori»

"Entro il 28 settembre sarà presentata la Relazione sulla situazione epidemiologica in Campania, a valle della quale potremo sapere dove intervenire e con quali modalità, in accordo con il ministero dell'Ambiente". Lo ha annunciato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, rispondendo ad un'interrogazione al question time in merito alla mortalità per tumore nella Regione connessa a fattori ambientali e, in particolare, ai rifiuti.

"Il 24 luglio – ha ricordato il ministro – ho insediato un gruppo di lavoro per fare il punto, insieme alla Regione e
all'Istituto superiore di sanità (Iss), sulla situazione epidemiologica, per evitare da una parte il panico e dall'altra il perdurare di un'inerzia. Entro il 28 settembre – ha annunciato – sarà presentata la Relazione sulla situazione epidemiologica, a valle della quale potremo sapere dove intervenire e con quali modalità".

Balduzzi ha quindi sottolineato come "da una parte, la riflessione scientifica manifesta qualche non-coincidenza in ordine alla valutazione sul rapporto causale tra inquinamento da rifiuti e patologie tumorali. Dunque, per intervenire – ha rilevato – è necessario avere una maggiore conoscenza, perché diversamente interverremmo in direzioni che potrebbero non avere una efficacia".
Il ministero della Salute, ha inoltre sottolineato Balduzzi, "segue da anni questa situazione e fa un monitoraggio attento anche in collaborazione con l'Iss, che ha recentemente rilevato una mortalità molto elevata per tutte le cause in Campania rispetto al resto d'Italia, mentre l'attesa di vita alla nascita in questa regione è di circa due anni inferiore rispetto alle Marche che è invece in testa". La maggior parte dell'eccesso
di mortalità è per malattie cardiovascolari e, rispetto alla mortalità per tumori, ha rilevato Balduzzi, "l'Iss sottolinea che oltre ai fattori ambientali vanno comunque considerati anche altri fattori, quali stile di vita e accesso alla diagnosi precoce".

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2 Commenti

  1. max ha detto:

    Credo che ormai molte zone del sud come qualcuno scriveva in un suo libro non sono altro che degli inferni. Credo che non sia giusto definire tutto il sud però un inferno. Io sono nel Salento e questo è davvero un luogo bellissimo. Ma la Campania è in molte sue zone un inferno. Un luogo dove l’uomo invece che basarsi sul proprio quoziente intellettivo si basa sulla sua nutura più bestiale. La camorra è un problema atavico di quella terra. Dopo l’unità d’Italia alcuni storici parlano di un legame tra la camorra, il brigantaggio, e le forze pontificie per opporsi al governo piemontese fin dal 1861,fino al 1870. Voglio però fare un discorso che forse molti non se anche Don Giorgio non condividerà. Ma che senso ha mantenere istuzioni democriatiche in territorio governato dalla malavita. Che senso ha mantere la democrazia in un territorio come la Sicilia che produce unicamente un debito pubblico e una pletora di dipendenti pubblici in spregio degli altri cittadini italiani che non hanno il politico di turno che li possa mandare a lavorare alla Regione.
    Questa è una repubblica debole che non ha il coraggio di imporsi in maniera anche severa nei confronti di regioni in grado di creare malaffare e malavita. In Sicilia, Campania e Calabria bisognerebbe mandare dei Governatori dallo stato centrale,è inutile eleggere democraticamente dei governatori. Anche perché le elezioni sono controllate dalla malavita.
    Le elezioni sono inutili. Perché chi è eletto non può fare nulla: ricattato dalla plebe urlante.
    Perché ogni volta che bisogna fare un termovalorizzatore o delle discariche necessarie ad un collettività ci saranno sempre le solite masse in piazza. Ma le masse le si educa magari schierando l’esercito e facendo capire che se c’è bisogno di un termovalorizzatore lo si fa. A prescidere delle molotvo. E Nostante la piazza urlante…. Altrimenti questo è uno stato codardo e vigliaccco.
    Che ti massacra per il piccolo ritardo di una multa e che poi si fa imporre dalla Camorra le politiche ambientali

  2. Gianni ha detto:

    Pare che ci sia un’ovvia omplicità, o tacita acquiscenza, anche di chi dovrebbe prendere provvedimenti.
    In particolare, mi domando: visto che questi fatti sono noti a tutti, sotto gli occhi di tutti, i magistrati, come già verificatosi per l’Ilva, dovrebbero intervenire, anzi, dovrebbero già essere intervenuti, con provvedimenti di sequestro.
    Come mai nulla di tutto questo?
    HAnno paura, sono complici, o sono le forze dell’ordine che non sono intervenute?
    MA anche in questo caso, trattandosi di fatti noti, la mancanza di questi inteventi denota chiare omissioni di atti d’ufficio, cioè le stesse autorità che dovevano intervenire, e non l’hanno fatto, si rendono responsabili di reati previsti dal codice penale.
    Quindi, o sono colpevoli di omssione, nel migliore dei casi, o sono essi stessi complici di un disastro doloso ed ambientale.

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