Fine vita, il diritto (quasi) dimenticato nei programmi elettorali

dal Corriere della Sera
Fact-Checking elettorale

Fine vita, il diritto (quasi)

dimenticato nei programmi elettorali

di SILVIA MOROSI
Di economia, lavoro, imprese, energia promettono di occuparsi tutti. Tanto che, come ricordato sul Corriere della Sera anche da Sabino Cassese nell’editoriale di domenica 4 settembre, «un cittadino che leggesse i diversi programmi elettorali, senza conoscerne la provenienza, potrebbe con molta difficoltà stabilire da quale forza politica sono stati scritti». Difficile, invece, confondersi sul fronte dei diritti civili, grandi assenti non solo nei dibattiti organizzati in vista del voto del 25 settembre, ma anche nella maggior parte dei programmi. Pensiamo — ad esempio — alla dignità della morte e al fine vita, temi portati all’attenzione dell’opinione pubblica dalle battaglie di singoli e di associazioni, che vengono affrontati solo da uno degli schieramenti, mentre sono dimenticati, e in alcuni casi frenati, dagli altri.
Prima di osservare nel dettaglio quanto scritto dai singoli partiti, abbiamo chiesto a Filomena Gallo, avvocata cassazionista, Segretaria Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, di aiutarci a fare il punto sui principali cambiamenti normativi verificatisi nel panorama italiano intorno alle scelte di fine vita negli ultimi anni.
Dalla richiesta di una legge sull’eutanasia del 2006 da parte di Piergiorgio Welby, co- presidente dell’Associazione Luca Coscioni, i cambiamenti ottenuti nel nostro Paese sono legati alle battaglie che l’Associazione ha condotto con le persone che hanno voluto rendere pubblica la loro battaglia. Il non luogo a procedere nei confronti di Mario Riccio, il medico che nel rispetto della volontà di Welby previa sedazione, sospese i trattamenti di sostegno vitale che mantenevano in vita Piergiorgio ha fatto giurisprudenza, così come la battaglia di Beppino Englaro per affermare la volontà di sua figlia Eluana non più in grado di manifestarla perché in stato vegetativo da anni. Situazioni diverse ma con un unico obiettivo: essere liberi fino alla fine.
Da quel momento in poi, evidenzia Gallo, «il dibattito innescato nel Paese ha fatto emergere la necessità di libertà delle persone in ogni fase della vita. Circa 70mila persone hanno firmato nel 2013 una proposta di legge popolare per legalizzare l’eutanasia. Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli nel 2015 dichiararono che avrebbero aiutato chi non vedeva affermata la propria scelta nel fine vita, per poi autodenunciarsi. Una disobbedienza civile. Fabiano Antoniani (Dj Fabo), con l’aiuto di Cappato ha raggiunto la Svizzera per essere aiutato a morire. Cappato, a seguito della sua autodenuncia, ha rischiato la reclusione fino a 12 anni e ha dovuto affrontare un processo perché imputato di istigazione e aiuto al suicidio (art. 580 del Codice Penale). Chiaro ed inequivocabile è emerso che non vi era stata istigazione, ma solo aiuto». Così, la Corte di Assise di Milano ha sollevato la questione di legittimità costituzionale su quell’aiuto fornito a persona capace di autodeterminarsi, malata irreversibile, dipendente da sostegno vitale.
«Nel contempo — prosegue Gallo — la grande attenzione del Paese su di una vicenda che vedeva coinvolti noi tutti perché parlava di vita ha portato (finalmente!) nel 2017 il Parlamento ad approvare la legge sul testamento biologico. La Corte costituzionale, pur invitando il Parlamento a legiferare su tutte le scelte di fine vita, nel rispetto della persona, dinanzi al silenzio del legislatore è intervenuta rendendo non punibile l’aiuto al suicidio a determinate condizioni. Questi cambiamenti hanno visto riscontro nelle vite delle persone che depositano le loro Dat (Disposizioni anticipate di trattamento) per dichiarare le loro scelte in materia terapeutica anche quando non potranno esprimerle. Federico Carboni a giugno ha potuto procedere con il suicidio assistito a Senigallia grazie alla sentenza Cappato e alla nostra Carta costituzionale. Fabio Ridolfi a Fermignano avrebbe voluto procedere come poi ha fatto Federico ma i ritardi nelle risposte dell’Asl lo hanno portato a rifiutare i trattamenti di sostegno vitale in corso previa sedazione. “Antonio” sempre nelle Marche ha concluso il percorso di verifica previsto dalla sentenza Cappato e quando vorrà potrà procedere con il suicidio assistito».
Un quadro che permette di comprendere non solo cosa è possibile e cosa non è possibile fare oggi nel nostro Paese, ma anche quali concetti e argomenti avrebbero potuto essere citati nei programmi.
«Perché vi sono diritti fondamentali che devono essere rispettati, affermati, e la giurisprudenza in questi anni ha creato diritto nel rispetto delle carte fondamentali. Il legislatore italiano, ha la tendenza a non voler riconoscere che le libertà personali sono inviolabili e vanno rispettate e che le buone leggi garantiscono sia il diritto di chi vuole esercitare una scelta sul fine vita e nel contempo il diritto di chi quella scelta non vuole farla perché nessuno potrà imporre nulla», chiarisce Gallo. La legge 219/2017 sulle Dat ha disciplinato la possibilità per il malato di accettare, rifiutare o sospendere qualsiasi terapia, incluse quelle salvavita. Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze. A tal fine, la legge prevede che sia sempre garantita un’appropriata terapia del dolore, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. «Anche in Italia — evidenzia Gallo — è possibile richiedere al medico l’accesso al suicidio assistito. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 2019, è stato dichiarato “non punibile chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente». È vietata l’eutanasia attiva, punita ai sensi dell’articolo 579 del Codice penale che configura il reato di omicidio del consenziente.
Lo scorso anno un milione 240 mila persone hanno firmato per indire referendum al fine di rendere possibile anche questa scelta. Attualmente tale divieto esclude il rispetto della volontà di scelta dei malati totalmente immobili e impossibilitati ad autosomministrarsi un farmaco letale. Il referendum non è stato ammesso dalla Corte Costituzionale che nella sentenza ha evidenziato un intervento del legislatore con una legge. Vediamo, quindi, cosa dicono (o non dicono) i singoli partiti.
ALLEANZA VERDI E SINISTRA
Nel quinto punto (dei 18) del programma dell’Alleanza Verdi e Sinistra dedicato a «L’Italia libera» si ricorda la necessità di «una legge sul fine vita che ascolti le disperate richieste di tante e tanti di poter mettere fine alla propria vita con dignità».
PARTITO DEMOCRATICO
«Vogliamo approvare una legge sul fine vita, per permettere a tutte e tutti di decidere per sé. La brusca interruzione della legislatura, a pochi mesi dal suo naturale completamento, ha impedito di portare a termine una serie di proposte legislative su questi temi. Da lì ripartiremo, nei prossimi cinque anni», si legge nella prima parte del programma del Pd, nel paragrafo dedicato al terzo pilastro del Piano Italia 2027 (1. Sviluppo sostenibile e transizioni ecologica e digitale; 2. Lavoro, conoscenza e giustizia sociale; 3. Diritti e cittadinanza). Intenzione che trova spazio anche nella Parte II del programma (Italia 2027: il Paese che vogliamo) quando viene ricordata l’intenzione di approvare «una legge sul fine vita, per difendere fino all’ultimo dignità e autodeterminazione, in linea con le indicazioni della Corte Costituzionale. Tutte le democrazie avanzate discutono del tema, abbiamo il dovere di fare lo stesso. La società ha dimostrato di essere più avanti della politica ed è nostra responsabilità dimostrare di essere in grado di interpretare un sentire diffuso».
+ EUROPA
Al secondo punto (di 18) del programma dedicato a “Diritti e cittadinanza” trova spazio il tema del fine vita, dopo una premessa nella quale si ricorda che quanto accade in Europa – in Paesi come Polonia e Ungheria, dove i diritti delle persone LGBTI+, delle donne e lo stesso Stato di Diritto sono sotto attacco – rappresenta l’ennesima conferma di quanto diritti e libertà individuali «continuino a essere a rischio e non possano essere mai dati definitivamente per scontati», ribadendo la necessità di creare «uno spazio in cui le diversità siano considerate un valore aggiunto e le responsabilità individuali sempre ribadite, dall’inizio alla fine della vita della persona». Quello che si propone il partito è allora «una legge che garantisca la possibilità di ricorrere all’aiuto medico alla morte volontaria e all’eutanasia per le persone capaci di intendere e di volere affette da patologie irreversibili che siano fonte di sofferenze insopportabili. Tale legge è necessaria per dare seguito alle pronunce della Corte Costituzionale nn. 207 del 2018 e 242 del 2019, senza introdurre ulteriori limitazioni alla libertà di scelta ma al contrario rafforzandola, permettendo di fare ricorso anche alle persone che rispecchiano gli altri criteri ma non sono tenute in vita tramite trattamenti di sostegno vitale, come i malati oncologici in fase terminale e inguaribile».
IMPEGNO CIVICO
Nel programma di Impegno Civico non si trova alcun accenno al tema del fine vita. Il paragrafo dedicato a “Più sviluppo più diritto alla salute” fa riferimento — infatti — all’importanza di avere un sistema sanitario nazionale diffuso e radicato nel territorio, anche sull’onda della pandemia vissuta, sulla prevenzione e promozione della salute, l’investimento sulle politiche sportive e l’attenzione a nuovi fenomeni amplificati dal Covid come quello della DCA (Disturbo del Comportamento Alimentare), che colpisce in particolare i giovanissimi.
MOVIMENTO CINQUE STELLE
Nessun riferimento al tema del fine vita nemmeno nel programma del Movimento 5 Stelle, nonostante la proposta sul ddl fine vita del 2021 portasse la firma di centrosinistra e M5S.
AZIONE- ITALIA VIVA
Nessun riferimento al fine vita si trova, poi, nel programma di Azione-Italia Viva.
FRATELLI D’ITALIA
Non stupisce non trovare nessun riferimento nemmeno nel programma di Fratelli d’Italia (come in quello della coalizione di centrodestra). Già lo scorso anno il fronte del centrodestra si era dimostrato compatto e contrario in occasione della discussione alla Camera del ddl, rafforzato anche dallo stop della Corte costituzionale al referendum sull’eutanasia attiva.
FORZA ITALIA
Nessun riferimento al fine vita si trova, poi, nel programma di Forza Italia.
LEGA
Nessun riferimento al fine vita si trova, poi, nel programma della Lega.
Insomma, l’idea di Pd, +Europa e Verdi-Sinistra è quella di continuare il percorso legislativo iniziato nel 2019 per estendere la possibilità di ricorrere all’aiuto medico alla morte volontaria e all’eutanasia. Mentre né M5S, né Azione-Italia Viva e neppure il centrodestra inseriscono un punto a riguardo nei loro documenti. Pur nella concomitanza di valori difficili da conciliare, non è (più) auspicabile sfuggire alla discussione. «Quello che dicono i partiti sui programmi è poco rilevante, quello che hanno fatto in questi anni lo è molto di più. Cioè da una parte avversano qualsiasi tipo di riforma, dall’altra si muovono senza convinzione riducendo le possibili riforme a piccole modifiche che finiscono per non dare una risposta concreta sulle situazioni di fine vita che le persone vivono», conclude Gallo. «Le persone vivono con consapevolezza la propria condizione. Quello che non accettano, e per questo non si può aspettare, è il dover emigrare per poter esercitare il diritto di scegliere su come morire. Se il diritto di scelta sul proprio corpo non rientra nel dibattito politico, vuol dire che la politica abdica alla propria funzione. Sarebbe utile che i politici che ci chiedono un voto per essere legislatori nel prossimo Parlamento, parlassero con le persone, con i malati, in modo da poter dare loro tutti gli strumenti per vivere al meglio la propria condizione, per vivere liberi anche alla fine della loro vita».

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