Un po’ di indignazione, perdinci!

scola martini

Prima delle mie riflessioni, vi offro da leggere il testo integrale dell’omelia che il cardinale Angelo Scola ha tenuto, domenica pomeriggio, 31 agosto, nel Duomo di Milano, durante la Messa di commemorazione del secondo anniversario della morte di Carlo Maria Martini.
Premetto solo che, come racconta il cronista sul sito ChiesadiMilano.it, tra le navate gremite hanno trovato posto a fatica migliaia di persone di ogni età, in prima fila sedevano la sorella Maris e il nipote, Giovanni Facchini Martini, che non hanno voluto mancare insieme a una decina di altri parenti. Concelebravano il rito oltre cento sacerdoti, tra cui il cardinale Tettamanzi, sei Vescovi, l’intero Capitolo metropolitano, il vicepresidente della “Fondazione Martini” padre Costa, il Moderator Curiae, mons. Marinoni, i Vicari episcopali di Zona e di Settore, e i segretari succedutisi al fianco di Martini come Pastore di Milano.

ARCIDIOCESI DI MILANO
I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 65.13-19; dal Sal 32; Ef 5,6-14; Lc 9,7-11
CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL SECONDO ANNIVERSARIO
DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI
DUOMO DI MILANO
DOMENICA, 31 AGOSTO 2014
OMELIA DI S.E.R. CARD. ANGELO SCOLA, ARCIVESCOVO DI MILANO
1. Un destino di gioia
«Io creo Gerusalemme per la gioia, e il suo popolo per il gaudio. Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo» (Lettura, Is 65,18-19a). Non solo il Padre destina ogni uomo e l’intero suo popolo alla gioia, ma è Lui stesso, per primo, a provare gioia per la sua creatura, a godere per il suo popolo. Lo scambio d’amore tra le Persone della Trinità si dilata ad abbracciare l’uomo e tutta la famiglia umana.
Questa sera facciamo memoria viva del Card. Carlo Maria Martini, nel vincolo di comunione con il Beato Card. Ildefonso Schuster, la cui figura abbiamo ricordato ieri. L’affermazione del profeta: «Io esulterò di Gerusalemme», richiama il legame del tutto speciale con Gerusalemme del Cardinale Martini. Là egli si è stabilito, al termine del suo ministero milanese, «per pregare e per studiare» fino a quando la malattia glielo ha permesso.
2. Sottrarsi alla relazione con Dio spezza l’io
Cosa dice a noi la commemorazione di questi due Arcivescovi passati all’altra riva, la dimensione del definitivo compimento? Ci richiama al dato che finché siamo nella carne e nella storia, la lama della nostra libertà può recidere l’alleanza che Dio ha stretto con noi. Ma, rifiutando di appartenerGli, l’uomo si nega l’esperienza della gioia e del gaudio. Lo esprime la tremenda opposizione che Isaia stabilisce tra il piccolo resto di coloro che rimangono fedeli al Signore e coloro che vi si ribellano: «I miei servi mangeranno e voi avrete fame; … berranno e voi avrete sete; i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore, urlerete per lo spirito affranto [il verbo latino frangere dice un io spezzato; il venir meno di un io, che si spezza]» (Lettura, Is 65,13a -14).
3. Gesù ci ha resi luce nel Signore
E tuttavia la dura parola del profeta non è l’ultima parola. «Ecco… io creo nuovi cieli e nuova terra» (Lettura, Is 65,17a).
Gesù è venuto per salvarci, per ricondurci al Padre. È sceso nell’abisso del peccato e della morte, ha attraversato fino in fondo le nostre tenebre per farci figli della luce. Non dobbiamo aspettare di diventare figli in forza dei nostri meriti, lo siamo. «Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Epistola, Ef 5,8a). La grazia del Battesimo trasforma in profondità la persona: «I miei servi saranno chiamati con un altro nome» (Lettura, Is 65,15b), ed il suo agire: «Comportatevi perciò come figli della luce» (Epistola, Ef 5,8b).
Qui sta l’origine dell’ansia pastorale del Card. Martini che lo portava ad ascoltare tutti in modo “criticamente” aperto, anche le resistenze, le fatiche e perfino i tratti di confusione che talora ci portiamo dentro. Significativa in questo senso è una sua riflessione che illumina il sacrificio eucaristico che stiamo celebrando: «Nella Messa Gesù ci raggiunge con la sua Pasqua e, se ne prendiamo seriamente coscienza, pone in noi ogni volta il dinamismo dell’amore, la forza di quella carità che è riverbero dell’essere stesso di Dio. Perché l’Eucaristia ci accoglie dalle oscure regioni della nostra lontananza spirituale, ci unisce a Gesù e agli uomini e ci sospinge con Gesù e con gli uomini verso il Padre; è come un sole che attira a sé l’umanità e con essa cammina per raggiungere un termine misterioso, ma certissimo» (Carlo Maria Martini, Ritrovare se stessi, Piemme 1996).
Dio si prende cura di noi. Gli insistenti richiami di Papa Francesco ci urgono ad essere testimoni nelle nostre comunità, nelle nostre città e paesi. In questi giorni in cui riprendiamo la nostra vita ordinaria vogliamo vivere la testimonianza cristiana nell’ottica della “confessio fidei” che l’8 maggio scorso abbiamo compiuto, portando il Sacro Chiodo negli ambienti della sofferenza, dell’emarginazione, dell’immigrazione, del lavoro, della cultura ed infine in Piazza del Duomo. A significare che il campo della vita cristiana è il mondo.
4. «Paure e speranze di una città»
Ci sta a cuore ogni uomo ed ogni donna della nostra Milano e di tutte le terre ambrosiane. Sappiamo che per imparare ad amare tutti dobbiamo incominciare dall’amare, con fedeltà oggettiva, quanti la Provvidenza ci mette vicini. Per questo la testimonianza di fede non può non implicare il contributo dei cristiani all’edificazione della vita buona nella città degli uomini. Voglio citare in proposito il discorso del Cardinal Carlo Maria Martini al Comune di Milano del 28 giugno 2002, “Paure e speranze di una città”. Vi si trova un’importante ed assai attuale affermazione: «…“Scegliersi l’ospite è un avvilire l’ospitalità” diceva Sant’Ambrogio… Il magnanimo ospitante non teme il diverso, perché è forte della propria identità. Il vero problema è che le nostre città, al di là delle accelerazioni indotte da fatti contingenti, non sono più sicure della propria identità e del proprio ruolo umanizzatore…». Bisogna guardare la città «come opportunità e non solo come difficoltà…».
Ovviamente l’identità solidale cui il Cardinale fa riferimento non è da intendere in modo statico, inevitabilmente difensivo e, alla lunga, incapace di affrontare il nuovo. Essa identifica piuttosto un processo nel quale la tradizione è concepita come un’esperienza in continua crescita. Fondata su saldi presupposti essa è sempre aperta al nuovo, non è invenzione, ma sempre recezione, drammatica ma feconda, della trama di circostanze e di rapporti di cui è intessuta la storia.
Così il richiamo del Cardinale incontra anche oggi l’istanza profonda della città ormai metropolitana e, quindi, delle terre lombarde. E l’urgenza di nuovo umanesimo, cioè ricerca di senso, capace di tenere in unità il molteplice a partire dalle diverse visioni del mondo che anche a Milano ormai si incrociano.
Nella pratica di una familiare convivenza donne e uomini, soggetti personali e sociali sono chiamati ad edificare culture vivibili che non rinuncino però alla cultura. Senza tensione all’unità le culture restano frammenti di un puzzle che non si lascia comporre e non rivela il suo disegno intero.
I cristiani hanno ricevuto, per puro dono, l’anelito all’unità che valorizza la pluriformità. Il Vangelo della Messa di oggi indica il punto di partenza di questa indomita ricerca: la domanda di Erode – «Chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?» (Vangelo, Lc 9,9b). È la domanda fondamentale per ogni uomo che si imbatta, direttamente o indirettamente, con la persona di Gesù.
5. «E cercava di vederlo»
Dice il Vangelo che Erode «cercava di vederlo» (Vangelo, Lc 9,9b). È la stessa espressione che San Luca usa per Zaccheo. Ma la curiositas dei due non è la stessa. Quella di Erode è falsificata, alla radice, dal terrore di perdere il potere. Non è apertura all’altro, ma accanita difesa di sé. A noi la scelta.
Al termine di questa santa Eucaristia ci recheremo a pregare sulla tomba del Cardinal Martini perché il Signore protegga il nostro cammino ecclesiale e civile. Ci sostengano la Santa Vergine, Sant’Ambrogio e San Carlo e il Beato Cardinal Schuster sulla cui tomba pure pregheremo. Amen.
Ho letto per la prima volta il testo dell’omelia, domenica sera, sul tardi, prima di andare a letto. L’impressione che ho avuto è stata fortemente negativa, tanto da evitare di commentarla. Sarebbero uscite espressioni non certo edificanti. Ho lasciato passare la notte. Il giorno dopo, di primo mattino, l’ho riletta, e il giudizio non è cambiato.
Che dire? Ancora una volta rimango allibito di fronte a un cardinale, Angelo Scola, che quando predica fa di tutto per dire nulla o quasi quando si tratta di scegliere. E domenica doveva scegliere da che parte stare. Certo, l’ha fatto capire, presentando la figura di Martini come un pretesto per giustificare ciò che lui, Angelo Scola, sta facendo, ovvero l’esatto opposto di ciò che ha fatto Martini. Sbaglio dicendo “ciò che ha fatto”. Martini prima “pensava”, poi eventualmente faceva. Scola non so se pensa: egli tenta di fare qualcosa, e continuamente giustifica ciò che fa, anche le cazzate, come quel mettere in mostra davanti al mondo il chiodo-morso del cavallo di Costantino. Venerato, in un contesto teatrale da far inorridire lo stesso Martini: neppure Tettamanzi ha condiviso una simile oscena banalità. La follia della Croce è un’altra cosa! Una Croce che merita più il silenzio che le parole, e tanto meno le faraoniche sceneggiate meneghine!
Ora vorrei chiedere non solo ai cosiddetti “martiniani!”, ma a tutti coloro che hanno ascoltato in Duomo di Milano le parole di Scola o hanno letto l’omelia, che cosa ne pensino. In tutta sincerità.
Uscite una buona volta dal vostro timoroso silenzio! Perché dovrei essere l’unico a espormi pubblicamente, così da farmi giudicare come se fossi un pulcino nerissimo nel candore di una diocesi che trabocca di un cristianesimo modello per tutta l’umanità?
Un cardinale come Martini (lascio da parte Schuster, anch’esso strapazzato da commemorazioni formali!) meritava di essere ricordato così come ha fatto Scola? Quando non si sa che cosa dire, si citano alcune frasi del personaggio “scomodo”, in un contesto che dice tutto il contrario.
La diocesi milanese sta camminando sulle orme di Martini? Di quale Martini?
Scola e Martini sono su due piani completamente diversi. Non potranno mai congiungersi. Scola, se fosse sincero, dovrebbe dire semplicemente: Martini aveva una sua idea di Chiesa, io ne ho un’altra! Ti stimerei di più, se lo riconoscessi. La stessa parola umanesimo  vi divide. Tu lo intendi in un modo, Martini in un altro, completamente diverso. Lascia stare Martini, e non commemorarlo più.
Concèntrati ora sull’Expo 2015. Sarà per la diocesi un’altra grande sconfitta, perché  la strada evangelica è altrove.
Almeno un po’ di indignazione, cazzo!, ci è rimasta ancora?
di don Giorgio De Capitani

23 Commenti

  1. Mario ha detto:

    Caro don Giorgio, ti sei forse dimenticato di numerose esortazioni presenti nella Parola di Dio? Te ne ricodo due.
    “…Nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3,21-23).
    “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda” (Rom 12,10).

    Cosa stiamo a fare confronti fra questo o quel vescovo pastore, a dire se conta di più l’uno o l’altro, a insistere nell’attibuire alla bravura dell’uno o dell’altro il successo della causa del Regno di Dio (del quale anche la Chiesa di Milano è chiamata ad essere partecipe)?

  2. Angelo ha detto:

    Ciao Don Giorgio.

    Mi dispiace che non riesco ad averti come amico in quanto mi viene detto che hai già superato 5000 amici.

    Non fa nulla.

    Vedo di seguirti diversamente

  3. Angelo ha detto:

    Faccio i complimenti a Don Giorgio.

    Ho letto con attenzione l’omelia del Card. Scola.

    Il Cardinale a tantissimo da imparare da un emerito Card. Saldarini in quel di Torino.

    Sembra politichese…dico e non dico ecc.

    Caro don Giorgio hai perfettamente ragione della analisi da te fatta.

    Gli altri commentatori…prima di scrivere porcherie…lavatevi bene la bocca con un ottimo dentifricio, studiate tanto e poi tanto di Teologia, Sacra Scrittura ecc. poi con umiltà tentate di rispondere…….Ricordatevi che le parole sono pietre.

  4. Antonello ha detto:

    Guardi, sig. Giorgio De Capitani, i suoi discorsi sull’omelia del Cardinale di Turno(Scola)non hanno nulla a che fare con lo spirito cristiano dell’amore e di tutto quello che mi hanno insegnato tanti anni fa preti che ritengo ancora oggi(60 anni dopo)le persone che mi hanno permesso di avere una vita regolare ed equilibrata. Lei è pieno di odio, per ragioni sue, magari anche comprensibili,(io ho scoperto che esiste un prete come lei da 2 giorni), ma non condividerò mai chi parla con le ragioni dell’odio.Inoltre ho letto un po’ di tutto su questo sito, e mi sono convinto che lei farebbe bene a cambiare professione. Lei si lamenta,perche’ il Cardinale non incontro agli oppositori ed incita i suoi confratelli a ribellarsi alle parole del Cardinale(Vangelo e precetti della Chiesa chiaramente per lei sono un optional ). Sappia che nella organizzazione di ogni struttura civile e anche religiosa esistono delle regole, e chi non vuole adeguarsi dovrebbe avere la bonta’ di andarsene ; anzi nelle Societa’ del mondo laico vengono immancabilmente sbattuti fuori. Lei ha ancora la fortuna ( forse ) di avere un cardinale che la sopporta,

    • Barbara ha detto:

      A me la strada giusta me l hanno insrgnata miei genitori non i preyi dai qusli ( non tutti ) bisogna stare alla larga

    • zorro ha detto:

      Antonello non voglio con questo mio scritto pormi dalla parte del don giorgio.pero’ vorrei che si cercasse piu’ un equilibrio di critica legittima.Il clero purtroppo non sempre e’ aperto come dovrebbe e certe gerarchie si immischiano troppo nel bieco affarismo.Di don dollari in giro ce ne sono parecchi e fanno notizia.Ci sono anche tanti preti che amministrano senza infangarsi piu’ di tanto nel buisness.Quello che si auspica e’ che un cardinale non sia di parte ciellina o sinistrossa o centrista ma sia al di sopra delle parti in grado di dare scapellotti a chi se li merita tutto qui.E’ anche vero che un cardinale se super parte deve sopportare pazientemente le avversita’ create dalle pecorelle non ancora mature e scalpitanti da lui amministrate e’ questa e’ la grande difficolta’

  5. fdrk ha detto:

    Il miracolo di riempire la chiesa l’ha fatto Martini, non Scola, il quale avrebbe fatto meglio ad evitare di mettere sullo stesso piano Martini e S.Calo con … Schuster.
    E poi, tra le righe, sempre la solita tattica dell’alimentare la paura e mostrare dove rifugiarsi…

  6. Kerigma ha detto:

    Ho letto il testo, e non mi ritrovo per nulla nella valutazione negativa che ne fa Don Giorgio. Leggetela bene, prima di sparare a zero su Scola. Sono convinto che se la medesima omelia l’avesse detta un’altro cardinale, il giudizio sarebbe stato molto diverso.

  7. Giuseppe ha detto:

    Mi dispiace per la diocesi di Milano, ma meno male che “sua eminenza” non è diventato “sua santità”!

    • Patrizia ha detto:

      Infatti l’abbiamo scampata bella, lo possiamo dir forte.

      • Paolo M ha detto:

        Infatti, quando il GRANDE Don Giussani verrà proclamato Santo da quella Chiesa Cattolica a cui questo pseudo-prete appartiene indegnamente capirete la vostra idiozia. Del resto, uno che STORPIA Martini (sul cui operato si può essere in parte in disaccordo) e pretende di dare lezioni su come fare il Papa ai Grandissimi Giovanni Paolo II (che il comunismo lo conosceva), Benedetto XVI e Francesco (tutti estimatori del Giuss e PERSONE PENSANTI), col cristianesimo e con l’umanesimo non c’entra una a mazza. Quando verrà cacciato come merita avrete tutto il tempo per riflettere sulle scemenze che scrive

  8. zorro ha detto:

    Penso che sia inuile proseguire con il concetto meglio scola o martini.Il dualismo non serve.Nel vangelo si e’ mai avuto tale contrapposizione?Al mondo non esistono vincitori e perdenti ma esistono solo sopravvissuti.Quando ci si rendera’ conto di cio’ forse si cambiera’ in meglio.X la chiesa e’ talmente semplice avere l’unita’ basta leggere il vangelo.Diverso e’ avere unita’ in un partito dove ogni giorno bisogna inventarsi il proprio vangelo x sopravvivere al caos e alle faide interne.Purtroppo i farisei ci sono ancora e purtroppo fanno i loro danni come sempre.

  9. GIANNI ha detto:

    Ci sono ecclesiastici che esprimono apertamente la contrarietà alle posizioni di altri ecclesiastici, pur figure rilevanti come Martini.
    Mi ricordo di un’intervista di Fazio a Ruini, in cui quest’ultimo disse espressamente che non la pensava come il cardinale torinese.
    Scola usa un metodo diverso.
    Nelle messe quotidiane il sacerdote ricorda le ricorrenze di taluni morti, uomini qualunque, limitandosi a richiamarne il nome.
    Del resto il sacerdote conosce poco o nulla delle persone di cui ricorre l’anniversario della morte.
    Scola si comporta con Martini per certi versi in modo analogo, solo richiamando alcune cose dette,un po’come per dire: in fondo, tutta questa importanza Martini non l’ebbe, certo, era figura di spicco della chiesa, ma ricordate alcune cose dette,poi tutto finisce lì.
    E’ anche un modo diplomatico per dire: è talmente evidente che non la penso come lui, che neppure val la pena rimarcarlo.
    E richiamate alcune cose dette, poi in fondo la differenza rispetto alla commemorazione di una persona qualunque, a parte la formalità dell’evento, è poca cosa.

  10. dottginkobiloba ha detto:

    ” tra le navate gremite hanno trovato posto a fatica migliaia di persone di ogni età” …..è questo che non si spiega

  11. giovanni ha detto:

    “Al termine di questa santa Eucaristia ci recheremo a pregare sulla tomba del Cardinal Martini perché il Signore protegga il nostro cammino ecclesiale e civile” Sarebbe stato meglio se avesse detto “.. perchè il Signore protegga questa diocesi dal fallimento”. La mattina del giorno in cui fu eletto Papa Francesco mi recai sulla tomba del Card. Martini e lo pregai perchè supplicasse il Signore di evitarci Scola come papa

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