Bugia

Per motivi strettamente tecnici, evitiamo di commentare.

BUGIA

Dire che noi preti
non abbiamo educato alla paura
tanta gente è dire
la più grossa bugia della storia.
Paura della morte,
paura dell’inferno,
paura di un castigo…
Ma la gente, per vivere,
deve proprio aver paura?

BOLLA DI SAPONE E…

Vacuità?
A me non sembra!
Ogni bolla di sapone
ha un suo fascino.
Ed è bella così,
nella sua brevità.
Una frazione di tempo
che mi fa pensare.
Ci sono troppe cose
che durano nel tempo.
Purtroppo.
Illusioni che resistono,
e tornano continuamente
su se stesse.
Macigni,
che soltanto mine potenti
potrebbero polverizzare.
Quanti colori
in una bolla di sapone!
Che freddezza
in un macigno!
E i bambini si divertono
con le bolle di sapone.
I grandi a fare di una pietra
un’arma di difesa
o un paravento
o una sedia su cui arroccarsi.

COSA…? COME…?

Prova a fare un piacere
e… che cosa ricevi?
Prova a fare del bene
e… come ti giudicano?
Chi non ne soffrirebbe?
Che giustizia strana
è la carità!

PADRE “NOSTRO”

Quando dico il “Padre nostro”
ciò che mi disorienta
è il “nostro”.
Che Dio sia Padre
oramai è più che scontato!
Anche se un certo tipo di giustizia
o legge del taglione
è tanto presente ancora nel cuore.
“Nostro”
questo Padre!
Se così fosse,
ci sarebbero ancora divisioni,
sedie sparse,
gruppuscoli ad ogni angolo di casa,
gelosie e pretese di
accaparrarsi un pezzetto di questo Dio
e farselo “proprio…
Appunto, “nostro”!

CATENA

Non riesco più a credere
alla retta intenzione
di chi fa un’opera buona.
Sì, ci credo a tanta gente,
umile e operosa.
Non so vedere altrettanto
in strutture, pubbliche o private,
laiche o religiose,
che hanno le mani legate
con privilegi o favoritismi.
Dov’è oramai lo spirito autentico
di servizio puro ai più poveri?
Solo dove c’è libertà,
c’è carità.
Basta un anello,
e la catena è già fatta.
E lo spirito si contorce.

PERCHÉ NO?

Pane al pane
e vino al vino
anche per me:
per il mio contraddirmi;
per il mio essere
pane raffermo
o vino troppo zuccherato.
Ed è qui
la mia tristezza.
In Te, o Cristo,
mi potrà rifare.
Perché no?

A CHE GIOCO GIOCHIAMO

Il sabato è sacro.
Ma l’essere umano è il primo.
Più del sabato.
O meglio:
tutto è relativo
alla dignità dell’essere umano.
Anche la struttura.
O un Ordine religioso.
O la Chiesa istituzionale.
Il partito, ogni partito,
è la brutta copia del sabato.
Si crede più importante
del sabato.
I partiti:
me li metto sotto i piedi:
non ho paura di dissacrarli,
anche se per tanti, uomini di cultura,
sono diventati degli idoli,
o, meglio, dei feticci
che sanno abilmente tirar fuori
dai cassetti di casa.
E così il sabato si è fatto
l’io di ciascuno.
Costa così poco togliere
una lettera (D)
da Dio.

ANCHE DIO…

Invidia?
Gelosia?
Sì,
e chi non è geloso?
Anche Dio
è gelosissimo.
Non vuole rivali.
Ma li lascia vivere.
Io non li sopporto!
Ed è qui
la mia debolezza.
Non capire che
il tempo sa ridimensionare
ogni cosa.
E darà ragione
non alle scorie.
E se fossi io
una scoria?

RABBIA

Il prete
può essere
uomo di rabbia?
È uomo,
con tanti difetti.
E la rabbia
non è
il peggior difetto.
Sono tentato
di renderla
virtù

IMPALCATURE

Quanti “sì” ipocriti
ad una struttura.
E si pensa
di essere devoti.
D’accordo: l’ultima parola
non deve essere “mia”.
È però di quella parte di me,
che, pur abbassando la testa,
sempre soffrirà,
se chi sta in alto
si è fatto ubriacare
o per paura o per altro
da incapacità di servire.
Non si mettono come guide
dei fantocci per manovrarli
più facilmente
da chi sta più in alto.
Un “no” spontaneo
è più sincero di tanti “sì”
studiati a tavolino.
Se gli Ordini religiosi
avessero avuto, nel proprio grembo,
vocazioni più sincere
non sarebbero oggi impalcature,
segno dei tempi passati.
Il soffio di Dio
spazza via il superfluo,
e, se rimane qualcosa
è solo per farci capire
che siamo inutili.
Apriamo gli occhi,
e diamo mano all’aratro.
O alla ruspa.

OBBEDIENZA

In casa nostra,
cioè negli Ordini religiosi,
e tra il clero,
se ne fa un gran parlare.
In tutte le salse.
Ci si arrampica anche sui vetri,
pur di trovare quel pretesto
che incateni cuore e volontà,
o meglio personalità,
nell’obbligo di disciplina.
I primi a non crederci
sono proprio coloro che
sono sempre impegnati a incatenare,
cercando il vetro più ruvido.
E, con tanta gioia,
lo si offusca,
per nascondere la sabbia mobile
del proprio argomentare.
Cos’è allora l’obbedienza?
È dire sì alla Croce.
Non alle croci del potere.
È dire sì alla propria coscienza,
che non sceglie il più comodo al proprio vivere.
Obbedire è, perciò,
morire per vivere.
Non vivere per morire.
O, meglio, non è sopravvivere
per quell’attimo
– ripetuto fino a farsi abitudine –
che procuri tante soste
per sé e per la struttura.

POPULISMO

Che dobbiamo tornare
a una povertà senza ma e senza se
è semplicemente evangelico.
E l’uomo d’oggi
ne sarebbe scosso.
Ne ha tanto bisogno!
Che dobbiamo educare,
con grande pazienza,
i nostri bravi cristiani
a pregare con fede più pura,
senza tanti fronzoli
e gesti superstiziosi,
è dovere di noi preti.
Ma che ci vendiamo agli umori
di un partito, politico o religioso,
ghettizzando così la Chiesa,
entro la morsa di un populismo
tanto balordo quanto di breve effetto
è sciocca riduzione del Vangelo.
Stare dalla parte del popolo
non significa giustificarne
vizi e debolezze o pretese egoistiche.
Cristo è stato tradito
dal popolo!
Chi si fa osannare
è fuori della logica evangelica.
Pane al pane, vino al vino.
Sempre.
Coi sindacati,
che sanno rivendicare
solo diritti senza doveri.
Coi padroni,
che si nascondono
dietro a mode rivoluzionarie
o si fingono benefattori.
Con gli operai,
che non sanno più vedere il fratello.
Con chi sciopera,
per paura o senza saperne il motivo.
Con noi preti,
che ci chiudiamo in casa,
o andiamo a spasso
tutto il sacrosanto giorno,
in nome di Dio
e del nostro gusto di evadere.
Con quei preti
che fanno indossare
al loro pugno di impegnati
schemi di destra o di sinistra o di centro,
e dimenticano che il Vangelo
è a servizio di tutto l’essere umano,
di ogni uomo o donna,
per renderli migliori,
cioè più fratelli tra e coi fratelli:
meno egoisti,
senza il colore di un partito
e senza un distintivo.

Perché no?

Pane al pane
e vino al vino:
vale anche per me,
per il mio contraddirmi,
per il mio essere
pane raffermo
o vino troppo succherato.
E è qui
la mia tristezza.
In te, o Cristo,
mi potrò rifare.
Perché no?

Anche Dio…

Invidia?
Gelosia?
Sì,
e chi non è geloso?
Anche Dio
è gelosissimo.
Non vuole rivali.
Ma li lascia vivere.
Io non li sopporto!
Ed è qui
la mia debolezza.
Non capire che il tempo
sa ridimensionare
ogni cosa.
E darà ragione
non alle scorie.
E se fossi io
una scoria?

Rabbia

Il prete può essere
uomo di rabbia?
È uomo,
con tanti difetti.
E la rabbia
non è il peggior difetto.
Sono tentato
di renderla
virtù.

Impalcature e… la ruspa!

Quanti “sì” ipocriti
a una struttura!
E si pensa
di essere devoti.
D’accordo:
l’ultima parola
non deve essere “mia”.
È però di quella parte di me,
che, pur abbassando la testa,
sempre soffrirà, se chi sta in alto
si è fatto ubriacare
– o per paura o per altro –
da incapacità di servire.
Non si mettono come guide
dei fantocci,
perché siano più facilmente manovrabili
da parte di chi sta più in alto.
Un “no” spontaneo è più sincero
di tanti “sì” studiati a tavolino.
Se gli Ordini religiosi
avessero avuto nel proprio grembo
vocazioni più sincere
non sarebbero oggi solo impalcature,
dei tempi passati.
Il soffio di Dio
spazza via ogni superfluo,
e, se rimane qualcosa,
è per farci capire che siamo inutili.
Apriamo gli occhi,
e diamo mano all’aratro.
O alla ruspa.

Contro corrente

Per essere moderni
basta poco.
Andare dietro all’onda.
Fare cioè il morto.
Per essere veri rivoluzionari
occorre andare contro corrente.
E si fa tanta fatica!
Vorrei ancora
avere braccia robuste
e rischiare onde più gigantesche.
Mio Dio,
che burrasca!

Barare

Ogni gioco
ha le sue regole.
I nostri politicanti,
oltre a saper giocare,
sanno anche barare.
Ogni politica
ha le sue regole.
Fino a quando?
Fino a quando
non si saranno trovate
altre regole.
E il gioco continua.
Barando!

Caso patologico

La donna che si spoglia
per esibizionismo
non crea affatto problemi:
è essa stessa un problema!
Non crea affatto complessi:
è essa stessa un complesso.
Non crea affatto tabù:
è essa stessa caso patologico,
la cui medicina
non è un pezzo di vestito
da togliere o da mettere,
ma un po’ di cervello da usare.
E questo vale
non solo per la donna.
Chi più chi meno,
siamo tutti
casi patologici.

Davanti alla tv

Frenesia
di molleggiamenti,
di urla sguaiate,
di suoni strimpellati,
di rumori…
il tutto con un pizzico
di furbizia
senza pudore o rispetto
della cultura:
quale cultura?
E il cibo si fa indigesto,
e anche un buon bicchiere di vino
sa di aceto
e poi tutta la colpa
è dello stomaco in disordine!

Inganno

Più si è nulla
e più ci si fa valere.
Come mai?
Non conta ciò che si è,
ma ciò che si ha.
Non l’hai ancora capito?
L’apparenza inganna.
E l’inganno è tale che
ciascuno crede di “essere”,
per il fatto di “avere”.

Allo specchio

Ciò che mi frena un po’
a dire ciò che penso
è non voler far credere
che io sia perfetto.
Tutt’altro!
Quando critico,
mi vedo allo specchio.
E sbotto contro quel verme che ho davanti
e preferirei rompere lo specchio.
Ed è questo la mia forza di lottare:
non averlo ancora rotto,
ed è qui la mia ragione di combattere:
non volerlo rompere!

Dialogo

Solo i matti
parlano da soli.
Ed io, spesso,
parlo da solo.
Mi pesa tanto
il silenzio.
Almeno sentire la mia voce!
O non è la presenza
di Qualcuno
che mi invita a parlare?

Vertigini

Se ci penso,
mi vengono le vertigini.
Un bimbo esanime sull’asfalto
è quanto basta
a togliermi il sorriso.
Ma Dio
non poteva creare
un mondo migliore?

La pace

Dicono che
la prima scintilla
sia scaturita
dal cozzare di due teste dure.
E fu guerra.
Cristo è venuto
a portare tanto fuoco
sulla terra.
Ma per la pace.
Purché
ci si lasci consumare.

Eppure Dio c’è

Eppure Dio c’è,
e sembra deridere,
in continuazione,
la saggezza umana.
Figli di se stessi,
partoriti da un seme d’orgoglio,
questi mortali intrecciano
connubi di morte.
E questo povero mondo
è nelle loro mani.
Apparentemente!
C’è una Mano invisibile,
che tutto regge,
anche questi mostri umani
che cercano invano
di soppiantare il Padre.

Servire

Come mai, così di frequente,
il potere si associa a poca saggezza?
Saggezza è dire capacità di servire
radicalmente
quella zolla umana,
di cui mi devo sentir parte.
L’altezza
gioca brutti scherzi!
E poi, perché all’autorità,
obbligatoriamente,
associamo l’idea di una vetta
o di una scala con tanti gradini?
Gesù Cristo non è forse sceso
dall’alto dei cieli?
Per salire
su una Croce!

Smettiamola di…

Smettiamola di vedere solo
con gli occhi di un partito.
Sì, sul cuore si hanno paraocchi
a non finire!
E, perciò, si vede solo
ente pubblico.
Poco importa se poi, per ore ed ore,
si rimane inebetiti
davanti a programmi di emittenti private!
Scommetto l’osso del collo!
Ma non c’è proprio una terza via,
la comunità locale,
a cui poter dare più affidamento,
senza dover necessariamente
legarci mani e piedi
con la politica e la confessionalità formale,
paraocchi questi che restringono
l’amore vero verso il prossimo?
Gli occhiali sono di moda.
I paraocchi sono
l’elemento indipensabile
per fare carriera.
Povero cristo!
Poveri noi!

Mi vergognerei!

Sì,
mi vergognerei
di avere in tasca
una tessera.
Eppure,
la cultura è tutta o quasi
tesserata!
Tutto è tessera!
Un pezzo di carta
con un simbolo
vale più della coscienza.
E… della libertà!
E, per di più,
la tessera è di carta
e si può stracciare
o sostituire.
Tutto dipende
da che parte tira il vento.
Cioè, il proprio trornaconto.
Artisti, industriali, scrittori,
politici, giornalisti, ecclesiastici…
banderuole ai quattro venti!

I più furbi

Fare di questo mondo
un paradiso.
Utopia degli atei.
I più furbi arraffano
a più non posso, finché possono,
tanto il paradiso per loro
è trovare più soddisfazioni possibili,
non importa se a danno degli altri.
Ma i bambini
sanno sempre trovare
un posticino dove giocare
e correre;
e qui è Primavera.

Punti sul vivo

Ci si sente offesi,
quando si è punti sul vivo.
È più che istintivo
reagire accusando.
O, meglio, mettendo in ridicolo
qualche difetto del “nemico”.
Come i bambini che litigano,
e offendono:
“Taci tu, che hai un occhio storto!”.
Sono bambini,
e il loro senso di giustizia
è ancora primitivo.
E più si diventa adulti,
e ancor più si è primitivi.
Essere Nobili nella lotta:
virtù di pochi!
“Taci tu che hai
un brutto carattere!”.
E… giustizia è fatta!

Due scalini

Due scalini davanti
alla mia chiesa.
Pochi.
Non creano di per sé
grossi problemi.
Ma ne basta uno
per infastidire
chi ha difficoltà di deambulazione.
Due scalini non staccano di troppo
la chiesa dalla strada.
E ciò mi conforta.
Così non mi sento molto lontano
dalla gente comune.
Ma che dire di quelle chiese,
per lo più moderne,
che di Casa di Dio hanno ben poco,
e tanto meno di calda accoglienza
del mio vivere quotidiano?

Come un tronco

L’ho vista,
in un cantuccio.
Rannicchiata,
parlottava da sola.
Parole senza senso.
Almeno per noi.
Da 67 anni,
sempre così.
Giorno, e notte.
«È come un tronco!»,
e la sorella da 67 anni
cura con infinito amore
questo tronco.
«Lei, ha il paradiso assicurato!
Per domani!…».
Non ho potuto dire altro.
Per domani!
Oggi,
c’è tanta croce!
Anche Cristo ha portato sulle spalle
un tronco.
Come non sentirci in compagnia?

A ferri corti

Almeno si arrivasse a tanto!
C’è vita, quando si combatte.
E invece ci ha paura
a dirsi in faccia le cose.
Si preferisce rimanere in penombra.
E la pace è fatta!
Una pace di penombre,
ove ciascuno fa l’affare suo,
in un angolo di casa.

Narcisismo

Chino su se stesso.
Come fiore avvizzito.
Manda fetore.
Così tante comunità,
senza spina dorsale.
E poi dicono che so solo vedere
certi handicaps.
Ce n’è uno
che mi manda in bestia.
E cioè:
quel guardarsi allo specchio,
ammirarsi, imbellettarsi,
profumarsi, auto-compiacersi…
E…
si è maschere!

Sotto una campana di vetro

C’è troppa preoccupazione di tenere l’essere umano
sotto una campana di vetro.
Chi dissente spinge chi ne ha paura
a fargli indossare una camicia di forza.
La fobia del dissenso!
Paura che il dissenso allarghi troppo la casa.
Paura che ci siano dentro la casa troppi estranei:
gente che creerebbe disordine!
Che la teologia faccia i suoi progressi ben venga,
Ma che si illuda di imbavagliare
la libertà del Soffio divino è fariseismo.
Dio non sta sotto una campana di vetro.
Il Figlio di Dio ha preferito la Croce,
l’eresia e la libertà della Croce,
su cui tutto un castello di schemi e di formule
si è radicalmente sfasciato.
Ma c’è ancora qualcuno che piange sulle rovine.
E, per di più, pretende di costruirci sopra
un’altra fortezza.

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