Omelie 2018 di don Giorgio: PRIMA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

2 settembre 2018: PRIMA DOPO IL MARTIRIO DEL PRECURSORE
Is 29,13-21; Eb 12,18-25; Gv 3,25-36
“Imparaticcio di precetti umani”
Quando la liturgia ripropone il brano di Isaia che abbiamo letto, c’è sempre una parola che mi colpisce: “imparaticcio”: sarei curioso di conoscerne l’originale ebraico.
Vediamo, anzitutto, il contesto. Sarebbe interessante allargare il discorso al periodo storico in cui Isaia ha svolto la sua missione profetica. In sintesi.
In sintesi, la storia della decadenza degli Ebrei
La decadenza degli  Ebrei inizia nel 922 a.C. quando, dopo la morte di Salomone, sale al trono suo figlio Roboàmo. Le cause della decadenza sono legate alle tasse molto elevate imposte alla popolazione da Salomone per poter realizzare le grandi costruzioni che egli intraprese (mura di Gerusalemme, reggia, Tempio). Così il popolo insorse chiedendo la riduzione delle tasse, ma Roboàmo non accettò tali richieste. La conseguenza di tale decisione fu la ribellione delle 10 tribù stanziate nel settentrione, che costituirono il  regno di Israele, la cui capitale divenne Samària. Le due tribù del sud, rimaste fedeli a Roboàmo formarono il regno di Giuda con capitale Gerusalemme.
La divisione del popolo Ebreo in due regni distinti, portò al suo indebolimento. Per questa ragione esso perse ben presto la libertà, essendo accerchiato da popoli nemici più forti e più numerosi come gli Assiri, i Babilonesi e gli Egiziani. Il primo regno a cadere nelle mani dei nemici fu quello di Israele o del Nord che si rifiutò di pagare un cospicuo tributo agli  Assiri e, per questa ragione, fu assalito e distrutto nel 721 a.C. Molti Ebrei furono deportati in Mesopotamia. Il regno di Giuda riuscì a mantenere dei buoni rapporti con i regni confinanti, così continuò ad essere indipendente fino a quando il re babilonese Nabucodonosor, desideroso di conquistare i porti del Mediterraneo e di aprirsi una via verso l’Egitto, attaccò Gerusalemme. L’assedio durò un anno e mezzo e si concluse nel 586 a.C. quando la città fu sconfitta e venne distrutto il Tempio di Gerusalemme. Gli Ebrei furono condotti a Babilonia come schiavi e qui rimasero per circa 50 anni. Questo periodo fu detto della cattività babilonese.
Isaia profetizzò nel regno di Giuda, o del Sud, nell’ottavo secolo a.C. Egli cercò, avendo presente il tragico esempio della caduta del regno del Nord, di invitare i suoi compaesani a tenere occhi aperti e vigili per evitare di fare la stessa fine.
L’invito caloroso del profeta e la condanna del culto esteriore
Nel versetto che precede il brano di oggi, Isaia, usando l’immagine del libro sigillato (immagine che verrà ripresa dalla successiva letteratura apocalittica), invita il suo popolo, o ciò che è rimasto del suo popolo, ad aprire il libro, ovvero il progetto divino, e a saperlo leggere per coglierne il contenuto. È un versetto troppo bello: perciò ve lo leggo. «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere dicendogli: “Per favore, leggilo”, ma quegli risponde: “Non posso, perché è sigillato”. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere dicendogli: “Per favore, leggilo”, ma quegli gli risponde: “Non so leggere”» (Is 29,11-12).
Qualche considerazione
Qualche considerazione che mi viene spontanea. Non basta saper leggere: occorre togliere i sigilli, cioè saper cogliere il contenuto al di là delle forme letterarie. Il mondo del Divino ha un linguaggio tutto suo, che va perciò interpretato mediante l’intelletto interiore, quello dello Spirito. Qui sarebbe il caso di dire una parola sui fondamentalisti, che per definizione sono coloro che si fermano alle parole esteriori, interpretando perciò la parola di Dio in senso puramente letterale.
Ma c’è anche chi non sa neppure leggere, abituato com’è a vivere di sola “carnalità”: per loro imparare a leggere un libro è tempo del tutto perso. Parlare a questa gente di un mondo interiore è del tutto inutile: non capirebbe.
Se ci fosse ai nostri tempi il profeta Isaia, direbbe le stesse cose: inviterebbe a leggere il libro del Divino, ma saprebbe già le risposte della gente.
Adesso capiamo l’inizio del brano di oggi, quando Isaia condanna il culto esteriore, ovvero quell’onorare Dio con la bocca, ma senza il cuore: un culto che è “un imparaticcio di precetti umani”.
Sono andato a cercare su un dizionario il significato della parola “imparaticcio”, ed ecco la risposta: “è un insieme di nozioni apprese in modo superficiale e frettoloso e quindi insufficienti e prive di validità e di efficacia”. Oppure: “componimento (soprattutto scolastico) in cui sono ripetute, senza personale rielaborazione, notizie e idee apprese malamente dai libri».
Credo che “imparaticcio” sia la parola giusta per definire la credenza religiosa di tanta gente di oggi. Sarei tentato di dire di peggio, di usare termini ancor più negativi. Oggi assistiamo ad una credenza popolare ridotta al minimo, tale da non saper vedere più nulla di profondamente religioso o di autenticamente cristiano.
Il profeta Isaia individuava tra gli ebrei del suo tempo: diffusa superficialità, forte formalismo nella pratica del culto, tenace attaccamento ai gesti esteriori, scrupolo per assolvere i precetti, parole di preghiera ripetute con le labbra, senza una consapevolezza ed una adesione di cuore. Non è una perfetta descrizione anche della credenza di oggi?
E oggi?
Ma oggi c’è qualcosa di ancor più allarmante e blasfemo. I fondamentalisti politici e religiosi cercano alleanze tra loro, si uniscono, si sostengono a vicenda, progettando disegni distorti, dis-Umani.
Non so che cosa direbbe Isaia vedendo questo osceno connubio tra il fondamentalismo razzista e il fondamentalismo settario di adepti che si dicono credenti.
Ogni fondamentalismo, sia politico che religioso, ha la stessa radice: la perversione della mente distolta dalla luce divina e che distoglie un popolo dalla strada della verità e della giustizia.
La punizione più tremenda di Dio è quando fa mancare i suoi profeti, ovvero lascia la massa in balìa di se stessa e dei suoi imbonitori populisti.
Anche oggi Dio ci sta punendo: sta punendo anzitutto la sua Chiesa, e sta punendo questa società nelle mani di politici balordi.

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