Omelie 2020 di don Giorgio: NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

8 novembre 2020: NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
2Sam 7,1-6.8-9.12-14a.16-17; Col 1,9b-14; Gv 18,33c-37
Il ciclo liturgico
La Festa in onore di Cristo Re dell’Universo chiude l’anno liturgico, per dare inizio, domenica prossima, all’Avvento, periodo di preparazione al Mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
L’anno liturgico – già la parola “ciclo” lo dice – non s’interrompe mai, come una spirale, altra immagine significativa, che dà un’idea avvincente di qualcosa che torna su se stessa, non in senso però lineare: come un tornante di montagna, altra immagine di qualcosa che torna, ma salendo.
L’anno liturgico, del resto, richiama la nostra esistenza: un cammino a spirale, come un tornante di montagna.
Possiamo anche dire che tutto è una spirale: nel bene e nel male. Se le spirali del Bene sono a-bissali, cioè senza fondo, perché il Bene è infinito, così le spirali del male, ma qui nel male il fondo è il vuoto di quell’essere che sembra ritrarsi dall’Essere divino, il che sarebbe assurdo e impossibile, perché se non siamo, neppure esiteremmo.
Anche l’immagine della spirale che sale o che scende è relativa, da intendere cioè relativamente al Sommo Bene, da immaginare come una cima o come un pozzo. Per raggiungere una cima devo salire, mentre il pozzo richiede che io vi scenda.
Si tratta sempre di immagini: affascinante quella della montagna, e affascinante quella del pozzo. La montagna dà una ebbrezza particolare, ma il pozzo forse è ancor più affascinante. La montagna è lassù, la si può anche vedere pur da lontano, e ci attrae: più saliamo, più ci sembra di distaccarci da una pianura di cose scontate e banali. Il pozzo invece dà l’idea di qualcosa di misterioso, di una discesa nel cuore della terra, al buio, senza luce. Ma il fascino della sorpresa è ancor più bello. Possiamo allora anche dire che, paradossalmente, più si sale più si scende, e più si scende più si sale.
Non ho voluto fare questa apparente digressione tanto per dire qualcosa, dal momento che parlare della festa di oggi, Cristo re dell’Universo, potrebbe in parte irritare la nostra sensibilità dovuta a una formazione democratica che sembra fare a pugni con la concezione di quel regno che storicamente ci richiama qualcosa di tremendamente losco e oggi non più accettabile. Sì, è vero che ancora oggi ci sono re e regine, ma sappiamo quanto siano solo coreografie, che piacciono ai nostalgici della monarchia e appagano la curiosità morbosa dei democratici.
Che significa regno di Dio?
La premessa che ho fatto serve proprio a cogliere il senso di una festa che sembra col tempo aver perso ogni senso. Che significa allora festeggiare Cristo, Re dell’Universo? Che significa anzitutto regno di Dio?
Per rispondere basterebbe rileggere qualche parabola, con cui Gesù paragona il regno a questo o a quello: il regno di Dio è simile a… Già dire “simile a” dà l’idea di quanto sia del tutto impossibile definire il regno di Dio, che non è qualcosa di strutturale o di carnale (in tal caso sarebbe possibile dare una definizione), ma qualcosa di interiormente profondo, in tal caso sfugge ai nostri sensi e alla nostra mente.
Ed ecco allora il punto essenziale: il regno di Dio non è qualcosa di strutturale, ma una realtà del tutto interiore, spirituale.
Ma che significa “realtà” interiore o spirituale?
Ancora oggi viene cantato un magnifico inno, noto per le sue prime parole in latino, “Vexilla regis”, il cui autore è Venanzio Fortunato: la composizione fu cantata la prima volta a Poitiers, nel 568, in occasione della deposizione di un frammento della Santa Croce nella chiesa del monastero a essa dedicata, retto dall’abbadessa Radegonda, che aveva ricevuto quel frammento dall’imperatore Giustino II. Ebbene in una strofa si dice: “Regnavit a ligno Deus”, Dio ha regnato dal legno (della croce). Che significa?
Cristo non ha regnato in quanto è morto martire sulla croce. Quanti altri sono stati crocifissi, ma non hanno regnato dalla croce. Non basta dire, come talora si fa, che il Figlio di Dio è morto su una croce tra indicibili sofferenze, abbandonato da tutti, perfino dal Padre. Tanti altri hanno sofferto come lui, forse più di lui. Non è presentando un Cristo martoriato e pieno di sangue (come fanno certi pittori carnali) che noi rendiamo onore alla Gloria della Croce. Cristo ha regnato sulla Croce da Figlio di Dio che, morendo come uomo, ci dona il suo Spirito. Questa è la Gloria messa in luce dal quarto Vangelo.
La morte di Cristo sulla croce non va vista solo come l’esalazione fisica dell’ultimo respiro. È quanto succede per ogni essere umano. L’ultimo respiro di Cristo morente è il dono dello Spirito santo. Nessuno mai era morto così! Ed è quasi paradossale unire la morte alla rinascita, unire la morte al dono della Vita.
Cristo ha regnato dal legno della Croce proprio perché ha vinto la morte della carne con il dono dello Spirito.
E allora che cos’è il regno di Dio, o che senso ha celebrare la festa in onore di Cristo, re dell’Universo? Forse che bisogna estendere la Chiesa istituzionale così da occupare ogni spazio di questo mondo? Forse che bisogna per forza battezzare tutti gli esseri umani?
Nel Vangelo di Luca (17,21) troviamo queste parole di Gesù: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in voi!». Qualcuno traduce “in mezzo a voi”, ma non è corretto. L’avverbio greco “entòs” significa “dentro”.
Dunque, il regno di Dio non è qualcosa che sta fuori di noi, ma è dentro di noi, e, se è dentro di noi, non può avere nulla di strutturale.
Ecco perché diciamo che il regno di Dio è spirituale: è il regno dello Spirito del Cristo risorto. Ma non per questo è meno efficace di un regno carnale, fatto di strutture che possono anche ingannare per la loro efficacia, ma che cozzano contro la realtà: quella realtà che agisce secondo le leggi dello Spirito, ovvero nel profondo del nostro essere interiore.
Le leggi della carne sono leggi di potere e dell’avere, le leggi dello Spirito sono leggi della Grazia, la quale disseta lo spirito dell’essere umano.
Quando Cristo a Pilato ha detto: “Il mio regno non è di questo mondo”, non intendeva dire che il suo regno non riguarda questo mondo, ma che non segue le leggi carnali di questo mondo, che va salvato, dunque, secondo le leggi dello Spirito, ovvero della Grazia divina.

2 Commenti

  1. monzetto ha detto:

    Caro don Giorgio,
    ieri ho scritto una mail all’Arcivescovo esprimendo tutte le mie preoccupazioni sulla situazione della chiesa milanese.

    Oggi mi ha risposto con poche righe.
    Mi ha chiesto di non essere troppo severo con lui e con i “suoi” preti.
    W il buonismo….

    Non perderò più tempo.

  2. antonio ha detto:

    Questo potente virus ha indubbiamente incrinato le narrazioni dominanti, di fatto rovesciando i potenti dai loro troni. I tiranni appaiono senza trucco e parrucco, cioè in tutta la loro stolta, drammaticamente dannosa ed inutile mostruosità, i profeti di scienza e tecnica si sono ritrovati con una pallina rossa sul naso e un pezzetto di corda in mano, per ora messi in cassa integrazione persino da quel popolino bue disposto a credere anche agli asini che volano… avendola tirata troppo, la corda, per stare dietro ai capitalisti, nella Chiesa invece in molti si sono addormentati ‘santi’ per risvegliarsi, in un battito di ciglia, orgogliosamente satanisti nei progetti, nei pensieri e nelle opere…

    Il Papa con il cristianesimo applicato e filologicamente preciso di “Fratelli Tutti’ ha praticamente messo fuori gioco, nero su bianco, un numero abnorme di falsi cristiani, contestualmente ammonendo l’esercito di tiepidi e senza sale ancora in sella.

    La Verità degli argomenti di questa potente Omelia sono dunque oggi accessibili a tutti, possono essere verificati da chiunque, per quanto tempo non lo possiamo sapere…

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