L’Ora X della storia

L’EDITORIALE
di don Giorgio

L’Ora X della storia

C’è chi dà una sigla o una lettera d’alfabeto al compimento finale della storia. Io lo chiama Ora X, per due motivi. Primo: vorrei lasciare a ciascuno la libertà di pensare come crede la fine della storia: quando e come avverrà, distinguendola comunque dalla fine dell’Universo, che potrebbe anche non coincidere, e andare oltre la fine dell’umanità. Secondo motivo: la fine della storia umana sarà qualcosa di misterioso, magari una concomitanza di circostanze che nessuno, in anticipo, potrà mai prevedere.
C’è chi parla di esaurimento delle energie solari, come una pila che si scarica; e c’è chi parla di un evento apocalittico, che in modo violento porrà termine al cammino della storia, magari da attribuire alla follia umana. Io credo che l’Ora X sarà di tutt’altro genere: il suo enigma sta nella ignoranza di un disegno che, quando si sarà realizzato, metterà la parola “fine”. Non accetto la parola “violenza”, anche se la Bibbia non fa che parlarne. Propendo per una risoluzione finale del tutto positiva. Il problema risiede, lo ripeto, nella nostra incapacità di cogliere tutto il bene che c’è nel mondo: sarà la pienezza del bene a porre fine alla storia umana. Qualcuno parla di evoluzione che porterà il molteplice verso un punto unico, identificandolo con il Cristo. Forse si dimentica che l’Uno è già presente nel nostro essere, e che il vero progresso sta nel risveglio al Sé di ciascuno. Qui il discorso si complicherebbe, ma sappiamo che i filosofi, a differenza dei mistici, si divertono a fare congetture complesse, destinate poi a sfaldarsi.    
Ma perché ci dovrebbe interessare l’Ora X della storia, quando la società di oggi a tutto vorrebbe pensare tranne che alla fine del mondo? È vero che il catastrofismo ha sempre alimentato l’immaginario di una certa scienza, di una certa filosofia e di una certa religione. In realtà, è una strana maniera di pretendere di far cambiare stile di vita all’uomo che si crede tanto orgoglioso e pieno di sé da credersi capace di risolvere le sorti dell’umanità intera. Non sono certo i poveri a farsi prendere dalle varie visioni apocalittiche, dal momento che sono talmente rassegnati al fato da prenderlo come il capriccio di una divinità che fa e disfa il succedersi degli eventi, oppure come un toccasana che porrà termine anche alle loro sofferenze.
Più che l’Ora X della storia in genere, casomai ci interessa l’Ora X della nostra storia personale, e qui è tutta un’altra storia, che sembra quasi parallela alla storia dell’umanità. Ognuno di noi ha la sua Ora X, e ben pochi si rendono conto che la propria fine fa anche parte dell’Ora X dell’umanità.
Già dire Ora X sembra qualcosa di negativo, almeno per chi tiene sempre la testa bassa su questa terra, senza entrare nel profondo del proprio essere, là dove si scopre il Divino più vicino.
E il tempo che passa porta via le Ore X di ciascuno, come se si trattasse di un ciclo naturale per dare vita al ciclo cosmico (qui entra l’Universo), che andrà ben oltre la storia dell’umanità.
Dire storia è dire qualcosa di permanentemente vivo o di qualcosa destinato a scomparire nel nulla? La religione parla di un al di là: si nasce, si vive, si muore e poi, ecco il grande salto nell’eternità, o nel bene o nel male. Ma la religione è per sua natura consolatoria, e lo fa anche per giustificarsi nella sua struttura di potere che, se usa il pugno duro, usa anche la carota. Nessuna religione, comunque, dice di essere temporanea: durerà fino a quando ci sarà questo mondo.
A prescindere dalla religione, ciascun essere umano, ateo o credente, ha una sua fede nella storia, e la vive nella speranza di sopravvivere il più a lungo possibile. Sì, la storia di ciascuno contribuirà all’Ora X dell’umanità, ma con quale risultato? In altre parole, la vita di ciascuno ha un senso nella storia universale?
A parte gli illuminati che hanno la fortuna di vedere al di là della banalità quotidiana, quanti esseri umani si rendono conto di non essere solo dei numeri, ma parte viva e integrante del compimento finale della storia?
Certo, a giudicare dalla banalità quotidiana, dove lo scorrere del tempo sembra il trascorrere di minuti che si ripetono nella noia più mortale, non come l’acqua di un torrente che scende a valle sempre nuova, viene da chiedersi: eppure non basterebbe un secondo di energia vitale di tutti i miliardi di esseri umani esistenti per dare alla storia un procedere sempre rigenerativo da dare al compimento finale un nome, magari sempre misterioso perché imprevedibile, ma togliendogli quell’incognita che non aiuta certo ad un ottimismo salutare?
Sì, basterebbe un granello di un cosciente pensiero di ciascun essere esistente per dare un’identità alla storia, così da sentirla mia o tua, nell’insieme vitale cosmico.  E sì perché la storia umana è parte integrante del cosmo che non è solo un contesto funzionale alla storia umana, ma, ed è qui lo sbaglio politico e religioso, è il contesto cosmico entro cui la storia umana si svolge e con cui la storia umana deve fare i conti.
11 giugno 2016
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
EDITORIALI DI DON GIORGIO 2

3 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Argomento complesso, in cui si rischia di cadere nella banalità, oppure di dire strafalcioni sesquipedali, magari solo per il gusto di essere originali a tutti i costi. Credo che la domanda cardine di tutta la questione sia: «che senso avrebbe la nostra esistenza se tutto si concludesse con la fine della nostra vita terrena?». E immagino sia questa la ragione che abbia spinto l’essere umano a credere nel trascendente e come conseguenza nell’esistenza di in un al di là, se possibile migliore della realtà in cui viviamo, oppure nella perpetuazione di se stessi attraverso una continua reincarnazione. Quello che è certo, a mio avviso, è che l’uomo sia molto più ripiegato su stesso e quindi maggiormente interessato alla propria vita piuttosto che a quella della terra o dell’intero universo e della loro eventuale durata, anche perché si tratta di eventi avvolti nel mistero e a cui si preferisce non pensare perché nell’immaginario comune sono accompagnati da visioni di sciagure e distruzioni. Tra l’altro, se abbiamo imparato qualcosa dalla storia dell’umanità, mi sembra di poter dire che l’uomo nella sua ansia di progredire, mettendo alla prova le proprie capacità e sfidando l’incognito e l’impossibile, pur avendo compiuto passi da gigante inimmaginabili, allo stesso tempo abbia però fatto di tutto per distruggere il creato, magari in parte involontariamente, trascinando questo mondo in una corsa folle verso l’autodistruzione. Anche per questo il pensiero dell’avvenire non ci fa stare tranquilli e il senso di smarrimento e di inquietudine ci rende difficile sperare in una conclusione che non sia accompagnata da fenomeni drammatici e sconvolgenti. Non per niente la parola Apocalisse, nel linguaggio comune, ha assunto una connotazione negativa, diventando sinonimo di devastazione. Ecco perché mi sembra opportuno ricordare che la nostra mentalità, i nostri ragionamenti e il modo di agire sono strettamente correlati al mondo che ci circonda e alla terra che calpestiamo,, apparteniamo a questo pianeta, che sarà pure una minuscola particella del cosmo, ma è l’unico che conosciamo e la nostra vita con tutti i suoi aspetti positivi e negativi, trova la sua esatta collocazione in questa realtà. Tutto il resto non sono altro che illazioni e supposizioni.

  2. Alcise ha detto:

    L’evoluzione porterà verso il punto uno ma questo non sarà di certo il Cristo. Il cristianesimo è infatti destinato a sparire sostituito dall’islamismo, religione molto semplice da capire, che lascia intatta nell’uomo la voglia di violenza insita nella sua natura.
    All’Ora X inoltre è probabile non ci sia più alcuna religione perché i “violenti” avranno già sterminato tutti gli altri.

  3. GIANNI ha detto:

    Quel che è certo è che la vita umana su questa terra cesserà.
    O per la fine del ciclo di vita della nostra stella (tutte le stelle terminano, quando hanno finito il carburante atomico) o per il trasformarsi del sole in una stella non compatibile con la vita sulla terra, che emetta ad un certo stadio maggiori radiazioni o calore..
    O per qualche altro motivo, guerre atomiche, asteroide che sposta l’asse terrestre, e via di questo passo.
    Ben diverso discorso è la fine dell’universo, che riconduce a maggiori enigmi.
    Secondo taluni lo spazio è in una continua situazione di espansione e questa non cesserà mai, così che l’universo, pur avendo una data certa cosmicamente quanto alla genesi, non sarebbe mai destinato a finire.
    Secondo altri, ad un certo punto si invertirebbe il processo, ed i corpi celesti inizierebbero una contrazione, cioè un avvicinamento in un unico punto, fino a collassare verso un nuovo big bang.
    Secondo altri ancora, il nostro sarebbe solo uno dei tanti universi, scaturito ad uno dei tanti big bang, che originerebbe da un diverso universo e, quando ricollassa, si trasferirebbe in un’altra dimensione. In tutto questo la vita umana è un nulla sulle onde del destino che, come disse Lennon, è quella cosa che ti capita, mentre stai pensando di programmarla.
    In tutto questo, è evidente il senso di nullità, di mancato controllo delle cose e del proprio destino, di un’umanità che spesso si ritiene onnipotente, e non si accorge della realtà.
    Anche tutti gli ori di questo mondo non possono garantire la vita eterna, e neppure la salute eterna, tanto meno conosciamo quale sarà non dico il destino dell’universo, ma anche solo dell’umanità, ad ennesima dimostrazione della limitatezza dell’uomo rispetto alla conoscenza ed al controllo delle situazioni.
    Di suo, la religione regala l’illusione di poter controllare qualcosa, ma anche qui, già l’esistenza di diverse religioni dimostra che non esiste nessuna certezza teologica universale, nè tanto meno conoscitiva sul vero futuro dell’umanità, nonchè del singolo uomo.
    Ci reincarneremo, o andremo in una dimensione metafisica per sempre, bella o brutta, o magari nel nulla eterno?
    Ancora una volta, prevale il buio di un’umanità che non ha risposte certe per tutti, e che spesso non può che accontentarsi di un rinvio al mistero della fede.
    Del resto, la stessa fede nella resurrezione dei corpi pone una domanda di fondo: se nel giudizio universale, o meglio dopo, poi i corpi risorgeranno, dove lo faranno quei corpi che sono morti durante la distruzione della terra, forse su un altro pianeta?
    Anche questa fede si basa, forse, su un equivoco teologico, nel senso che, soprattuo sulla base della teologia paolina, vi sarebbe una similarità tra resurrezione di Cristo e dei corpi.
    MA non c’è prova che qualcuno vide effettivamente Cristo risorto, semmai la questione riconduce ad un sepolcro vuoto, e quindi, dove sta la verità?
    Proprio la certezza che prima o poi la terra sarà distrutta, sulla base di certezze astronomiche, o che comunque la vita umana diverrà impossibile su questo pianeta, pone la questione della resurrezione dei corpi di coloro che non potranno più risorgere sulla terra, perchè distrutta, o perchè le nuove condizioni saranno incompatibili con la vita umana.
    Pertanto vediamo come le cose si complichino ulteriormente, nel netto contrasto tra previsioni astronomiche e assunti di fede.
    Ma, appunto, anche e sopratutto la religione ancora una volta non risponde, limitandosi al classico mistero della fede, quale sigillo che copre le mancate risposte di chi non sa rispondere…..

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