Consonno, ovvero una storia allucinante

oggi n 1

di don Giorgio De Capitani
Vorrei poter dire anche la mia su tutta questa vicenda che ha dell’incredibile. Eppure, del tutto incredibile non è stata, se è vero che è stato realizzato, sotto gli occhi di tutti, quello scempio che oggi possiamo vedere, anche senza recarci sul posto. Le foto lo dimostrano. Entrate nel sito www.consonno.it, e potrete avere ulteriori conferme.
Mi ricordo – ero in seminario a Venegono (Va), qualche mese prima di essere ordinato sacerdote – quando uscì la notizia che l’industriale, nonché grande ufficiale conte, Mario Bagno, nativo di Vercelli, aveva comperato l’intero paese di Consonno. Tutti ne parlarono. Ma non si andò oltre il cicaleccio popolare. Nessuno fece nulla per opporsi. Anzi.
A quei tempi le nostre amministrazioni, non so se succede ancora oggi, calavano le braghe pur di racimolare qualche soldino, e poi le bustarelle erano all’ordine del giorno. Non so se questo malcostume riguardò anche l’amministrazione di Consonno.
Ma una cosa è certa: qualcosa non ha funzionato, qualcosa di strano deve essere successo, perché si potesse realizzare, almeno in parte, quell’orrido sogno di un industriale, diciamo “eccentrico” e “megalomane”, che mise gli occhi su un pezzo di collina, un piccolo paradiso, per farlo diventare nelle sue intenzioni il “paese dei balocchi” di Pinocchio.
Qualcuno, più di uno, tra i brianzoli (non dimentichiamo quei tempi), pensò: Sarà anche per noi una fortuna!
I brianzoli, secondo un proverbio della Lunigiana, “scorticherebbero un pidocchio per ricavarne la pelle e poi venderla”. Sono anch’io un brianzolo, che però mi sono salvato, uscendo per tanti anni dalla mia terra; tornando al mio paese, ho trovato che i brianzoli, purtroppo, ancora “scorticherebbero un pidocchio per ricavarne la pelle e poi venderla”.
Quando svolgevo il ministero pastorale a Monte, ho sempre lottato perché almeno qualcuno capisse che qui, in Brianza, quel poco di paradiso che ci è rimasto, va conservato e difeso contro le speculazioni edilizie. È stato duro, ma qualcosa penso di averlo ottenuto. Per il momento.
Purtroppo, ancora oggi, le nostre amministrazioni non sono particolarmente sensibili all’ambiente. In Brianza manca la cultura ambientale. Ben vengano quelle associazioni che lottano per conservare il bello, che non è solo qualcosa di estetico, ma di vitale e di esistenziale per tutti quanti. L’ho già detto: sostengo le proposte di proteggere alcune zone dalle speculazioni, ma vorrei che la gente prendesse coscienza che, parco o non parco, l’ambiente va sempre rispettato, e che c’è un limite allo sviluppo edilizio di un paese.
E poi, pensando allo scempio di Consonno, non dobbiamo dimenticare una cosa: certe ferite procurate all’ambiente sono irreversibili, non si possono più sanare. Se togli un pezzetto di collina, quel pezzetto non potrà più essere restituito. Come puoi oggi dire: torniamo come prima? Le vecchie case distrutte sono distrutte per sempre! L’antica fisionomia del paese non la potrai più ripristinare. Se rompi un vetro comune, lo cambi, e nessuno se ne accorge. Ho detto “vetro comune”: altro discorso sarebbe se quel vetro fosse antico e artistico. Ma nella natura tutto è normale e tutto è antico, non puoi fare distinzioni. La natura va rispettata, e basta. I cosiddetti condoni sono una criminale giustificazione della violazione dei diritti della natura ad essere rispettata. Chiuso il discorso!
Fatto il danno, compiuto il crimine, ora che fare? Non si può certo restare con le mani in  mano a piangerci sopra! Le proposte per una rinascita vanno vagliate. Anche qui una cosa va ripetuta: che la competente amministrazione del Comune di cui fa parte Consonno la smetta di ragionare in termini economici! La smetta, cavoli! Trovi la maniera, non dico di tirar fuori i soldi e di comperarsi tutta la collina (dove va a prenderli?), ma di valutare con determinazione e saggezza il miglior bene comune. Che non è solo quello contingente, ma che riguarda il vero futuro dei nostri paesi.

oggi 2

Prendo qualche notizia storica da Wikipedia.
Consonno, citato per la prima volta in una pergamena del 1085 con il nome di Cussonno, divenne inseguito proprietà del monastero benedettino di Civate, e ciò è confermato con diploma del 1162 dell’imperatore Federico Barbarossa.
Dopo varie peripezie, come del resto è stato il destino di tanti nostri piccoli paesi brianzoli, arriviamo ai tempi recenti.
L’8 gennaio 1962 l’industriale Mario Bagno comprò l’immobiliare Consonno Brianza, che possedeva tutte le abitazioni del borgo, per la somma di 22.500.000 lire (circa 283.000 euro del 2014). Il paesino venne completamente demolito, eccetto la chiesa di San Maurizio, la canonica, una casa adiacente e il piccolissimo cimitero, e tutti gli abitanti furono costretti ad andarsene.
Al posto dell’antica Consonno fu costruito quello che doveva essere nelle intenzioni di Mario Bagno un grande centro commerciale e di divertimento, facile da raggiungere perché a poca distanza da Milano. Furono quindi costruiti edifici commerciali e di intrattenimento nelle più svariate forme architettoniche: una galleria commerciale arabeggiante con minareto, che nell’ultimo piano ospitava dei piccoli appartamenti per le vacanze, una pagoda cinese, un castello medievale come porta di ingresso, oltre a un albergo di lusso (l’Hotel Plaza). Venne anche spianata la collina di fronte al paese per migliorare la vista panoramica verso il Resegone.
Inoltre nei piani dell’imprenditore, intorno a Consonno sarebbero dovuti sorgere campi da pallacanestro, da calcio, da minigolf, un giardino zoologico e un circuito automobilistico. Ma tutto questo non avvenne.
Dopo l’attenzione iniziale, dettata soprattutto dalla novità del posto, la Consonno “città dei balocchi”, principalmente a causa di una serie di frane che spazzò via la nuova strada che la collegava con il centro di Olginate, cadde nell’oblio e nell’abbandono ancor prima di essere completata.
Nel maggio 1981 Mario Bagno tentò un rilancio di Consonno, il primo tassello del quale avrebbe dovuto essere la casa di riposo per anziani aperta da frate Alberto Bosisio riconvertendo l’Hotel Plaza, ma la cosa non riuscì mai a decollare e tale struttura fu chiusa nel giugno 2007 e spostata a Introbio (LC) in Valsassina. Dal 29 giugno al 1º luglio 2007 alcune centinaia di persone parteciparono al rave party Summer Alliance organizzato illegalmente proprio all’interno delle strutture di Consonno e le distrussero.
Attualmente vi risiede stabilmente un solo abitante, il quale vive nella vecchia canonica, mentre gli edifici abbandonati della zona nuova del paese (diventata ormai una città fantasma) sono stati interamente recintati dopo l’ulteriore devastazione subita durante il rave party di cui sopra. Le strade comunali di Consonno sono percorribili a piedi, mentre alle auto è stato precluso l’accesso tramite una sbarra posta all’inizio del paese. Tale sbarra è aperta solo durante gli orari di apertura del cimitero per consentirne l’accesso in auto. L’11 settembre 2014 hanno ricevuto l’annuncio di sfratto gli ultimi quattro abitanti che dovranno lasciare la loro casa entro una settimana a causa della messa in vendita del paese da parte dei proprietari dell’Immobiliare Consonno Brianza S.a.s.

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da LeccoProvincia.it
15 settembre 2014

Preoccupa la svendita di Consonno

Consonno in vendita, o meglio: svendita di Consonno. L’imminente scadenza dei termini di tempo per concessioni edilizie e permessi vari hanno riproposto l’ennesima ipotesi di “recupero“ per Consonno. L’obiettivo è chiaro: evitare di perdere i diritti acquisiti con il rischio che il luogo entri in una sorta di zona bianca inedificabile. A tal proposito circolano nel web ammiccanti annunci e relative planimetrie oltre a proposte che definire suggestive sarebbe un eufemismo. Cogliamo l’occasione per fare alcune considerazioni e… quattro conti perché la cosa, oltre a non stare in piedi dal punto di vista dell’impatto ambientale, sembra non esserlo nemmeno sotto il profilo economico. E dunque: 60 milioni, euro più euro meno, è la cifra che si dovrà investire per dare seguito all’iniziativa edilizia.
In un periodo come tutti sappiamo critico e in un territorio saturo di immobili invenduti che hanno solo consumato suolo, in quanto tempo verrebbe recuperato l’utile di tale operazione? Considerando anche il fatto che le aziende che vendono case, attualmente, lo fanno sottocosto e svalutando il valore degli immobili. Evidentemente ci deve essere chi fa volontariato… edilizio. Se era così appetibile e raccomandabile perché non è stato fatto quando l’edilizia “tirava“ e quando si era più indulgenti nei confronti dei disastri ambientali? Si parla anche di centro commerciale, e possiamo facilmente immaginare che nessuna azienda sana di mente si avventurerebbe in un investimento in luogo così “fuori mano” . Infatti, anche in quel settore, è in atto una sorta di guerra tra poveri a colpi di sconti, ribassi, servizi e promozioni, perché anche per loro è finito il periodo delle “vacche grasse“ e la crisi si fa sentire.
Tutto ciò in zone facilmente accessibili e raggiungibili da servizi vari, figurarsi poi in un luogo a circa 600 metri di altezza e raggiungibile dopo vari tornanti, mentre il territorio a suoi piedi pullula di centri commerciali. Per non parlare poi dei numerosi negozi che giornalmente si vedono costretti ad abbassare le saracinesche. Quest’ultimo punto ha il vago sapore del dejavù, ricordando, non a caso, quella sorta di centro commerciale “ante litteram” che è stato il “minareto”. Insomma, pare proprio che la storia non abbia insegnato nulla (o che la storia insegni, ma non abbia scolari!).
Ma soprattutto chiamiamo le cose con il loro nome, perché ciò assomiglia a tutto tranne che ad un progetto di recupero o di riqualificazione. Piuttosto sembra l’occasione per dare a Consonno il colpo di grazia! Sperando solo che abbiano la buona creanza di non mettere sui volantini diciture tipo “centro commerciale residenziale” “immerso” o “nel verde” del Parco del Monte di Brianza“!!!
Ricordiamo inoltre che le alternative per il futuro di Consonno esistono e sono state anche pubblicate.
Associazione Monte di Brianza
Ecco due video interessanti

dal Blog www.consonno.it

Il futuro di Consonno: una proposta

Non siamo architetti e ingegneri, ma ancora abbiamo la voglia di sognare. Oggi vogliamo sognare con tutti i navigatori del web che si imbatteranno, per caso, per curiosità o per saperne di più su Consonno, con queste pagine.
Diciamo subito che il futuro di Consonno è in mano a due grandi attori: da una parte la proprietà, ovvero quella “Immobiliare Consonno Brianza” della famiglia Bagno che ancora tutt’oggi detiene la proprietà dell’intera località. Dall’altra parte, il Comune di Olginate ed in generale, tutti gli Enti Pubblici che potrebbero essere chiamati a dire a loro per ridisegnare Consonno: Comunità Montana del Lario Orientale, Amministrazione Provinciale di Lecco, il futuro Parco Locale di Interesse Sovraccomunale del San Genesio, etc.
Non vogliamo sostituirci all’una o all’altra parte, né fare il verso ai numerosi seminari o conferenze che hanno avuto il caso di Consonno al centro dell’attenzione, né copiare le numerose tesi di laurea che sono state scritte o saranno scritte in futuro sull’argomento. Vogliamo solo raccontare un sogno. Magari il primo di tanti, sul futuro di Consonno, che altri navigatori vorranno inviarci. Prima del sogno un dato di cronaca: sono anni che privati e pubblico si stanno confrontando sul futuro di questa località: ma ancora oggi non vi sono tempistiche o idee precise. Nel 2009 i confronti tra Comune e Proprietà si sono fatti più serrati in vista dell’approvazione del Piano di Governo del Territorio che disegnerà il futuro di Consonno: si vedano nelle news le varie notizie sull’argomento.
Ma torniamo al nostro sogno. Una parte di Consonno va lasciata a futura testimonianza. È giusto che i posteri possano toccare con mano che fine abbia fatto un antico borgo, anche allo scopo di evitare possibili futuri scempi simili. Consonno, nell’assurdità dell’idea, alcune testimonianze curiose e perché no affascinanti, ancor oggi le conserva. Teniamone una minima parte, spostiamola pure in un unico punto della località: e a fianco installiamoci dei pannelli che riassumano tutta la storia di Consonno antico borgo prima e Consonno città dei balocchi poi.  L’unica soluzione, assai drastica ma senza altra via d’uscita, deve poi prevedere la completa demolizione dei resti della città dei balocchi: sono edifici e strutture fatiscenti, per le quali non v’è futuro. E si sostituiscano quei muraglioni di cemento armato che come lame tagliano i boschi e i terreni attorno a Consonno con rimodellamenti della morfologia, rimboschimenti, opere di ingegneria naturalistica.
“C’è un tempo per distruggere e un tempo per costruire”
Si ricostruiscano due Consonno, senza però esagerare. Sulle ceneri dell’antico borgo rinasca come araba fenice proprio Consonno antico borgo: le mappe catastali ce ne testimoniano per fortuna ancora la pianta, antiche foto ce ne danno le caratteristiche, abbiamo anche i nomi delle vie. Rinasca Consonno antico borgo con nuovi edifici aventi caratteristiche di rifinitura dell’epoca storica: le tecniche edilizie di oggi ce lo consentono. Poco distante, magari verso il cosiddetto “Monte Mario”, ci sia pure lo spazio per una Consonno più moderna, ricca di verde, con una edilizia che non abbia un impatto eccessivo e centellinando l’uso del territorio. Torni l’utilizzo del territorio con una agricoltura saggia, una selvicoltura attenta, una fruizione del verde facilitata. Nel nostro sogno c’è spazio anche per la sede di una azienda agricola che coltivi tutti i fondi rustici di Consonno antico borgo, magari che si apra anche all’agriturismo per creare a Consonno nuove occasioni di reddito o turismo ecocompatibili. Ma soprattutto, si restituisca dignità all’intera località.
Il nostro sogno è finito… Come “non tecnici” magari ci siamo forse espressi male, abbiamo scritto delle facilonerie o peggio ancora delle inesattezze. Ma secondo noi questa è una via d’uscita sostenibile. Ai posteri l’ardua sentenza.

oggi n 4

oggi n 5

Ecco infine un altro articolo da leggere
da La Stampa

“La mia Silicon Valley in un paese abbandonato”.

Francesco Facchinetti lancia la sua idea sul web

L’ex conduttore di “X-Factor” vuole comprare Consonno, città fantasma in provincia di Milano, per trasformarla in un luogo di ricerca per giovani talenti. Le grandi aziende del Paese sono state chiamate a partecipare, ma per ora l’appello è rimasto inascoltato
di Lorenzo Vendemiale
Una “Silicon Valley” italiana nella città fantasma di Consonno, in provincia di Milano. È la pazza idea di Francesco Facchinetti, che chiama all’appello le più importanti aziende italiane per “dare una possibilità ai giovani, perché sono solo i giovani il futuro di questo Paese”.
Prima figlio d’arte in cerca d’una dimensione propria, cantante da tormentone estivo, poi conduttore televisivo e radiofonico di successo. adesso anche imprenditore visionario: la carriera di Francesco Facchinetti continua a stupire. Dopo essere diventato famoso con “La canzone del capitano” ed aver sfondato come volto di “X-Factor”, il figlio di Roby (tastierista e voce storica dei Pooh), sogna di realizzare un progetto che cambi la storia dell’Italia contemporanea: uno spazio aperto ai migliori talenti del Paese, dove i ragazzi possano confrontarsi, ricercare, sperimentare e realizzare le proprie idee. La chiama la “città dei giovani”: un luogo per “dimostrare qua, in Italia, quello che valgono”, senza bisogno di emigrare e diventare altri “cervelli in fuga”.
Per farlo, Facchinetti ha già individuato il luogo adatto. Consonno, è una frazione del comune di Olgiate, in provincia di Lecco, a circa trenta minuti di macchina da Milano. Da cinquant’anni, praticamente, non ci vive più nessuno: l’antico borgo venne distrutto nel 1962 per far spazio a un maxi centro commerciale e di divertimenti, che nei piani dell’industriale Mario Bagno avrebbe dovuto diventare uno dei principali punti d’attrazione della Brianza. Dopo l’attenzione iniziale, però, il progetto stentò a decollare, fino ad essere completamente abbandonato. Così Consonno si è trasformata in una vera e propria “città fantasma”, e negli ultimi giorni il complesso è stato messo in vendita. La valutazione è di 12 milioni di euro, ristrutturazione esclusa. “Ma forse possono bastarne otto-nove”, spiega Facchinetti. “Nulla è a caso: è proprio da lì che ripartiremo, è dalla città fantasma che i giovani italiani risorgeranno”.
“Ovviamente – afferma – un progetto del genere non posso realizzarlo da solo. Ho bisogno di qualcuno che creda nei giovani, come me”. Per questo Facchinetti ha chiamato a raccolte i principali gruppi imprenditoriali del Paese: Ferrero, Barilla, Telecom, Emi, Fiat Group, Poste Italiane, Edison, Fininvest, Enel, Luxottica, Ferretti. E chiunque “ha capito che questo paese può rinascere solo se diamo una possibilità ai nostri ragazzi”. L’idea è quella di stendere un progetto credibile e andare dalle istituzioni per avere rassicurazioni sulla fattibilità e sui tempi burocratici. “Poi azioneremo il resto”: una raccolta fondi, aperta a piccoli e grandi forze del Paese, per finanziare il progetto.
L’idea, promossa su Facebook, ha subito raccolto grande curiosità ed attenzione, non solo fra i fan di Facchinetti. Fin qui, però, l’appello lanciato sui social network è rimasto inascoltato: “Ho atteso sabato e domenica, davanti al telefono, sperando che una delle grandi aziende che ho citato nello scorso post mi chiamasse. Non è successo. È come se i giovani non esistessero per chi muove i fili in questo paese. È come se fossero dei fantasmi, esattamente come Consonno”, ha raccontato sulla sua pagina personale. A questo silenzio, però, ha risposto l’entusiasmo della comunità del web: “Centinaia di privati, di gente normale, di ragazzi, di famiglie, mi hanno contattato offrendo i loro soldi, tempo, forza e pensiero”. Per questo Facchinetti non si arrende. “Partiremo da qui, spero che qualcuno ci seguirà”. Presto il progetto sarà pronto e verrà presentato ufficialmente: “Facciamo in modo – conclude Facchinetti – che questo non sia uno dei tanti sogni che restano incastrati in un cassetto”.

CONSONNO IERI

 Buoi a Consonno, davanti alla chiesa di San Maurizio (Archivio Pirola)

Ieri n 1

 
La chiesa di San Maurizio a Consonno nel 1950 foto di Flavio Crippa,
da Olginate Ieri e Oggi – Comune di Olginate 1984

Ieri n 2

Un antico cortile di Consonno con una gabbia sul traén

Ieri n 3

Un antico cortile di Consonno nel 1955 foto di Felice Sala,
da Olginate Ieri e Oggi – Comune di Olginate 1984

Ieri n 4

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