Don Gius ha generato un mostro

don gius
don Giorgio De Capitani
Certo, bisognava farlo santo, ma protettore dei ladri e dei farabutti.
«Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,15). Se queste parole le ha dette veramente Cristo, bisognerà pur crederci. O sono fandonie di qualche prete schizofrenico?
Apriamo un po’ gli occhi e guardiamo quali sono i frutti di Comunione e Liberazione. Lasciamo stare i poveretti ingenui ciechi adepti che ne fanno parte e che servono a  coprire le magagne dei capi, ogni giorno assistiamo a scandali, a malefatte, a ruberie, a intrecci viscidi e blasfemi di un Movimento che è riuscito a mettere in moto (ecco perché si chiama movimento!) tutta una rete sottile e subdola di rapporti col potere politico e finanziario da far vergognare perfino il vaticano! 
E dobbiamo aver misericordia di questi degni figli del dio denaro? Non so se Papa Francesco abbia indetto il Giubileo solo per i ciellini, ma in tal caso ci sarebbe un rischio, ovvero che i ciellini lo trasformino in un grande condono delle loro porcherie!
Parlo da lombardo, parlo da brianzolo, parlo dal lecchese. Questo fa capire tutta la mia amarezza, mista a tanta rabbia, nel sentirmi tradito come lombardo, come brianzolo, come lecchese. Comunione e Liberazione è figlia di un prete milanese e brianzolo (don Luigi Giussani è nato a Desio), e si è ramificata soprattutto nel lecchese (Roberto Formigoni è di Lecco; Maurizio Lupi ha preso come proprio dominio il lecchese). Ci sono preti diocesani ciellini che stanno rovinando le parrocchie, e qui rimangono fino all’ultimo respiro, lasciando in eredità la parrocchia ad un altro ciellino.  
Ormai si fa terra bruciata anche attorno al cardinale ciellino. Speriamo che capisca di rimettere al più presto il mandato nelle mani del papa. Come prete milanese, come prete brianzolo, come prete lecchese mi auguro che la diocesi faccia piazza pulita di ogni residuo ciellino. La diocesi deve tornare libera e pura, iniziando dal proprio vescovo.
***
da L’Espresso

Grandi Opere,

il senso ciellino per gli affari

Nelle indagini c’è un filone che arriva fino a Giovanni Li Calzi. Figlio d’arte, il padre Epifanio è passato dal Pci a Comunione e Liberazione. E dopo tangentopoli sullo studio di famiglia sono piovute commesse: dall’Alta velocità agli appalti milionari dell’ospedale milanese di Niguarda
di Michele Sasso
19 marzo 2015
L’inchiesta di Firenze sul sistema corruttivo degli appalti ha svelato un sistema in grado di gestire lavori pubblici di autostrade, porti e alta velocità per 25 miliardi di euro, con un corrispettivo di tangenti stimate dai magistrati in almeno 250 milioni di euro. Una pista che parte negli anni di tangentopoli e arriva fino a noi. Dai palazzi di Roma fino al cuore della Lombardia.
Un cambio di casacca, un passaggio di mano tra padri e figli ed ecco i protagonisti della stagione di corruzione e mazzette ancora pronti a fare affari: tra lobby, sanità e fede gli ex comunisti si riciclano sotto il cappello di Comunione e liberazione. Dai cantieri fino alla ricca torta degli appalti per gli ospedali lombardi. Solo per la sanità gestita dal Pirellone il giro d’affari annuo è di quasi venti miliardi di euro.
Il ministro Maurizio Lupi, non indagato ma nell’occhio del ciclone per le presunte pressioni per l’assunzione del figlio, è di stretta osservanza ciellina. È l’uomo su cui puntare voti e speranze, dopo la fragorosa caduta dell’ex governatore lombardo Roberto Formigoni. E con il suo placet di responsabile delle infrastrutture si apre ogni porta.
Partiamo dalle indagini che hanno portato all’arresto del potente numero uno delle grandi opere italiane, il super burocrate Ercole Incalza, e scopriamo che nel filone che arriva dritto alla linea alta velocità tra Brescia e Verona c’è come indagato un figlio d’arte: Giovanni Li Calzi. Figlio di Epifanio, ex assessore comunale all’edilizia del Pci, architetto di grido, docente del Politecnico, coinvolto nel 1992 nell’inchiesta Mani Pulite. Ecco, vent’anni dopo, il figlio rispunta sulle orme del padre.
L’occasione è la progettazione della ferrovia veloce per collegare Milano con Venezia: quasi quattro miliardi di euro di soldi pubblici, una linea figlia di un progetto degli anni novanta, pensata senza una vera gara e affidata direttamente a società finite nei guai per appalti e tangenti della maxi torta milanese dell’Expo e le barriere del Mose per Venezia.
Ecco quanto scrivono i magistrati di Firenze sul sistema di corruzione: «Ercole Incalza di intesa con Stefano Perotti, Francesco Cavallo e Giovanni Li Calzi abusando della sua qualità e dei suoi poteri, compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco ad indurre i referenti del consorzio “Cepav Due”, incaricato della progettazione e della costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità a promettere indebitamente a Stefano Perotti ed ai professionisti a lui vicini (tra cui Li Calzi), il conferimento dell’incarico di progettazione e direzione lavori con riferimento alla realizzazione del lotto funzionale Brescia-Verona».
Su questa grande opera che dovrebbe aprire i cantieri entro un anno si è speso lo stesso ministro Maurizio Lupi, trovando una corsia preferenziale per sbloccare gli investimenti: «Ci sono un miliardo e 980 milioni di euro per l’alta velocità da Brescia a Padova. Tutti e disponibili, ma adesso la cosa importante è spenderli. I cantieri adesso vanno aperti», rassicurava a dicembre in una visita in Veneto.
QUANDO ERAVAMO COMUNISTI
Il padre di Giovanni Li Calzi, Epifanio, ebbe un posto in pole position durante la stagione di tangentopoli: fu Mario Chiesa ad accusarlo nel primo verbale firmato a San Vittore. Architetto di grido, docente al Politecnico, ex sindaco di Cesano Boscone ed ex assessore al Comune di Milano nelle file del Pci, è stato coinvolto e poi prosciolto nella storia delle tangenti Codemi, lo scandalo delle carceri d’oro con 17 miliardi di lire in bustarelle.
Soprannominato «l’architetto rosso», era stato uno dei primi politici arrestati nell’inchiesta del pool di Antonio Di Pietro. Accusato per le tangenti all’ospedale Paolo Pini, era rimasto coinvolto in altre due indagini: quella sulle tangenti per il Piccolo Teatro e quella sugli abusi edilizi nell’hinterland milanese in cui era stato indagato anche Paolo Berlusconi.
Quando nel 1994 sono scattate le manette per il consigliere regionale Antonio Simone, uno dei padri fondatori del Movimento popolare, il “braccio politico” di Comunione e liberazione (e vicinissimo al governatore Formigoni tanto da ricomparire vent’anni dopo per l’affare Maugeri) ecco che i destini «dell’architetto rosso» e del politico di fede ciellina si incrociano.
Simone viene accusato di intascare una tangente di 300 milioni pagata da Li Calzi, in cambio del via libera alla variante generale del piano regolatore del Comune di Pieve Emanuele. Dopo quella stagione di soldi e manette Li Calzi esce di scena con una  condanna in primo grado e dai processi in appello grazie alla prescrizione. Con l’ala migliorista del Pci passa armi e bagagli con Cielle e il suo braccio economico Compagnia delle opere (Cdo).
Insieme a Li Calzi senior ecco Massimo Ferlini dal Pci a capo della Cdo milanese e Fabio Binelli, ex capogruppo dei Ds al Pirellone che ora gestisce con una fondazione privata i reparti di ostetricia, neonatologia e pediatria dell’ospedale San Gerardo di Monza.
Tutti folgorati dalle parole di don Giussani, hanno sposato le idee di sussidiarità care all’ex governatore Roberto Formigoni: il pubblico deve lasciare spazio alle iniziative private con i ciellini a controllare gli appalti. Perché basta un direttore generale nei posti chiave dei grandi ospedali pubblici e il gioco è fatto.
L’ex assessore rosso di Palazzo Marino (scomparso nel 2013) per tornare in sella crea con il figlio Giovanni la InAr, società di ingegneria e architettura specializzata in edilizia sanitaria. E puntuali arrivano gli appalti: cliniche dentistiche private nei poli di Milano e Como, laboratori al Sacco di Milano, gli istituti clinici di perfezionamento “Vittore Buzzi”, il dipartimento di ostetricia con due sale operative a Vimercate, e poi in provincia Magenta, Cuggiono e Saronno.
Anche la ristrutturazione della Villa Reale di Monza, 10 mila metri quadri di residenza dei reali austriaci, dopo anni di abbandono arriva alla famiglia Li Calzi. Tutto grazie alla Regione Lombardia che attraverso la società controllata Infrastrutture Lombarde smista i lavori.
GLI APPALTI D’ORO DEL NIGUARDA
Il bingo per InAr e Giovanni Li Calzi arriva però con il maxi-progetto per il nuovo Niguarda, uno dei più importanti ospedali d’Europa con quasi 1.300 posti letto e trentaquattro sale operatorie. Cinque anni di lavori per il più imponente piano di edilizia sanitaria realizzato in Italia: 266 milioni di euro preventivati solo per la costruzione, a cui se ne sommano almeno 820 di altre spese pubbliche per i «servizi di supporto» che l’ospedale pagherà per trent’anni.
Giovanni Li Calzi è il capo dei progettisti (la moglie Laura Lazzari compare per la parte di architettura) e la sua InAr fa parte del consorzio che realizza 170.000 metri quadri, 1.000 posti letto e ventitré sale operatorie. Oltre alla costruzione di nuove servizi come cucine, farmacie e negozi.
Nel 2009 un’ispezione ministeriale contesta ai manager lombardi, tutti ciellini di ferro, di avere sistematicamente favorito una cordata di cooperative e le imprese entrate nell’affare d’oro. Il dossier elenca ben 47 vizi di illegittimità, dalla progettazione all’esecuzione, dal collaudo agli appalti esterni. Una strana storia di presunti favoritismi trasversali tra cattolici lombardi e costruttori emiliani.
La “verifica” accusa i vertici del Pirellone di aver garantito ai costruttori privati «un potere contrattuale enorme, monopolistico e ricattatorio» causando «danni gravissimi» alle casse pubbliche. Ogni fase del piano, sempre secondo il ministero dell’Economia, è costellata di «illegittimità» e da varie «ipotesi di reato». La progettazione è stata affidata a una società mista, la Nec spa, controllata al 60 per cento dal Niguarda e per il restante 40 da progettisti privati «illegalmente assistiti dai tecnici interni dell’ospedale». Nonostante le gravi irregolarità la cordata di aziende conclude i lavori e incassa circa 230 milioni e, in aggiunta, una rendita costante garantita e fino al 2034. Lo schema delle grandi opere italiane.

14 Commenti

  1. enniovico ha detto:

    Mi pare un contesto così difficile da metabolizzare; che in tale contesto maturino perplessità ed altro (anche di opaco o di irregolare) ce lo dovremmo porre un po’ tutti, il problema di fondo però resta come dare certezza all’irregolarità; su questo, non mi sento di avallare scorciatoie! Ebbene (e non sono parte in causa in nessun modo), chi azzarda responsabilità (e non ho motivo per dire che non abbia ragione) esca allo scoperto ed in ogni modo utile aiuti l’accertamento della verità; infatti, oltre ad un fatto tecnico circa i procedimenti da compiere ritengo un dovere civile e sociale che dovremmo sentire tutto prima di ogni altro valore. Quindi iniziando da don Giorgio, in avanti ponete le prove (se le avete) a disposizione degli inquirenti; se così mi sento esserVi solidali e riconoscenti, grazie!

  2. GIORGIO MIGNANI ha detto:

    Come cattolico praticante, sono pienamente d’accordo con le analisi di don Giorgio.
    Con tutti gli scandali di questi ultimi decenni,consiglierei
    papa Francesco di sciogliere tutti i movimenti.
    Aggiungo ancora, questi movimenti sono anche tante chiese dentro la Chiesa!

  3. Antonio ha detto:

    Probabilmente comunione e liberazione non è altro che la trasformazione, nel tempo e in funzione delle condizioni storiche, di una tendenza che è stata ed è sempre presente nella nostra società: nihil sub soli novi.
    Si dà il caso che esistono persone che svolgono seriamente il loro ruolo: lavorando, mantenendo la famiglia, educando i figli.
    Ce ne sono altre che, lodevolmente, si occupano del bene del prossimo, di volontariato e anche dedicano il loro tempo alla politica, con dedizione, senza altro fine che il bene del prossimo, dei preti e delle suore che dire altruisti è dire poco – io ne ho conosciuti e ne conosco -: queste non sono moltissime, ma – per fortuna – non si può affermare che costituiscano una razza estinta; più sovente sono persone serie, dai costi sobrii relativamente umili, che non vantano titoli roboanti, che, sotto elezioni, non vanno ad assoldare guru americani, che gli studi il look e la migliore strategia per vincere le elezioni…, che stanno attente alla qualità delle persone che invitano in lista, se non altro per non dover vivere, successivamente, situazioni imbarazzanti.
    Ma esistono anche i malfattori: quelli che usano la falsa parvenza del volontariato, il falsamente altruista impegno politico, per pascere se stessi in modo inverecondo e i loro amici.
    A causa della scarsa capacità di discernimento di molti potenziali elettori che o non votano (perché i candidati sono tutti uguali, ma questo non corrisponde a verità) oppure, appunto, non vogliono impegnarsi o non hanno gli strumenti per discernere, cotesti malfattori raggiungono il potere.
    Il potere, appunto, consente loro di fare scelte spadroneggiando per ben cinque anni, mentre il “popolo sovrano” (… che beffa…!) utile perché fossero eletti non può più far nulla durante tale lungo lasso di tempo e, normalmente, non viene degnato di alcun rispetto.
    Per avere privilegi, innumerevoli si professano amici e supporters dei vincitori, salgono sul loro per trarne vantaggio: dalle legge, a livello centrale, dai piani di governo del territorio etc. a livello locale… e così via, che gli vengono “serviti” dai loro amici, politici e amministratori…
    Propter magnam Dei gloriam, a fin di bene, per carità, per il bene dei poveri… non si sottraggono all’”inchino” ai vincitori, che detengono il potere, nemmeno le gerarchie ecclesiastiche.
    E così mi pare proprio che sia.
    La società, perà, diventa sempre più frolla, i poveri cristi stanno sempre peggio e la forbice tra coloro che sono ricchi, ricchissimi e tra quelli che sono poveri, poverissimi, si allarga sempre di più.
    Vergogna!

  4. Giuseppe ha detto:

    Ribadisco la mia opinione sul baraccone creato da don Giussani. Se alcuni dei “movimenti spontanei” che “animano” la Chiesa cattolica sono del tutto inutili, CL è semplicemente dannoso. Lo dico con tutto il rispetto e la comprensione possibile per chi ci crede davvero e sia ancora convinto di aver fatto la scelta giusta.

  5. GIANNI ha detto:

    La magistratura ci dirà chi ha fatto cosa, ma, pur nel rispetto della presunzione di non colpevolezza, a me pare certa o probabile una serie di tendenze.
    Gente che passa da un partito all’altro, da un ambito all’altro, es dal PCI a CL non, evidentemente, per ideologia o convinzione, me per mera convenzienza affaristica.
    Appunto, come dicevo in altro commento, il franza o spagna, purchè se magna……
    Purtroopo la circostanza più negativa è la seguente: non c’è stata una tangentopoli, e poi un post tangentopoli, ma sembrerebbe, invece, che vi sia stata un’unica grande tantentopoli continuata, di cui l’inchiesta storica mani pulite avrebbe scoperto, all’epoca, solo alcune cose, o comunque non avrebbe impedito la continuazione di metodi similari.
    In altri termini, un sistema di potere, di affari, di commistioni ed illegalità diffuso, di cui, di volta in volta, i diversi magistrati che si occupano delle varie inchieste, scoprono solo un pezzo.
    E’ proprio il sistema nel suo complesso che è ormai fallito, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto.
    E, se non viene rifondato dalle basi, ex novo, continuerà per altri anni, decenni, forse secoli.
    Nulla di nuovo sotto il sole.

  6. max ha detto:

    pardon… volevo dire MI pare

  7. max ha detto:

    non mi sono mai piaciuti e non ho mai aderito ai loro inviti alla scuola di comunione (ma pare si chiami così) però per onestà devo dire che il loro unico “frutto” che conosco è il banco alimentare senza il quale la onlus nella quale faccio volontariato (comunità di ex tossicodipendenti)avrebbe serissimi problemi di sopravvivenza

  8. giuliana ha detto:

    Sinceramente non capisco perché tutto questo odio mascherato da frasi del vangelo (strumentalizzate). Sono cristiana cattolica e nella mia esperienza ho avuto modo do incontrare tanti preti sia di azione cattolica di CL e neocatecumentali, sensibilità diverse ma nessuno spinto a urlare odio contro gli altri. Forse invece che fare un blog dedicato ad asflatare CL sarebbe più interessante parlare del perché in un mondo come quello do oggi valga la pena essere cristiani. Chi insulta e non si mette in gioco forse si ritiene troppo giusto per mettersi in discussione.

  9. Edoardo ha detto:

    Io sono del 1941 e quando andavo al liceo si sentiva parlare di CL; qualche mio amico la seguiva. Da quel poco che ho visto mi sono sembrate persone un po’ “montate” ed ho lasciato perdere. Non so cosa sia successo dagli anni ’70 ad oggi, ma mi chiedo come è possibile che in quarant’anni nessuno o quasi abbia parlato di CL in chiave scandalistica?

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