Omelie 2020 di don Giorgio: CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

23 agosto 2020: CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
1Mac 1,10.41-42; 2,29-38; Ef 6,10-18; Mc 12,13-17
Quanto può contare oggi l’omelia
Anche in questa domenica, la Liturgia ci presenta tre brani che meriterebbero, ognuno, una serie di lunghe riflessioni. L’omelia ha un tempo ristretto, ed è giusto che sia così: non è una conferenza. Ma, se anni addietro al parroco magari anziano bastava qualche accenno anche moralistico, perché sapeva che c’era tutto un contesto catechetico, ovvero di insegnamento della dottrina cristiana e anche di testimonianza coerente di fede, oggi sembra che ci sia un vuoto pauroso: alla totale ignoranza religiosa si è aggiunta oramai da anni una tale incoerenza di vita cristiana da far impallidire perfino le stelle. E allora mi sto chiedendo, da dove partire se vogliamo ridare alle comunità cristiane la vera sorgente a cui attingere per alimentare la propria esistenza.
Ci sono rimasti pochi minuti di un’omelia, magari anch’essa maltrattata dal clero o snobbata dai cosiddetti credenti. La Chiesa di oggi – è una constatazione generale – non offre più un pane sostanzioso, il pane della vita di cui parlava Cristo (un discorso già duro, tanto che era stato abbandonato da numerosi discepoli), e non offre più quell’acqua dissetante lo spirito, su cui Cristo aveva voluto intrattenere la donna samaritana in un colloquio che ancora oggi ci meraviglia per la sua novità rivoluzionaria.
Ecco perché, almeno da parte mia, e lo dico anche con orgoglio, dedico delle ore alla preparazione di queste omelie, pensando anche alle attese di chi viene in chiesa per ascoltare una parola sostanziosa. La mia preoccupazione consiste nel fare una seria esegesi, per poi attualizzare i brani all’oggi.
Legge, coscienza, dignità dell’essere umano
Come è il caso del primo brano di oggi, non è sempre possibile inquadrarlo nel contesto storico, e sarebbe anche necessario per dare alla parola di Dio un significato più profondo e incisivo, tuttavia c’è un messaggio che è immediato, ed è su questo che vorrei fermare la vostra attenzione.
Senza entrare nel merito di un comportamento che tra l’altro non andrebbe mai astratto dalle concezioni religiose del tempo, che, giuste o no, aiutano però a cogliere un insegnamento che è sempre attuale, anche perciò ai nostri tempi, vorrei partire allargando il discorso.
Il problema non sta nella legge in sé, che può mutare nel tempo, ed è sempre soggetta a contaminazioni con altre culture sempre viste come un pericolo e una tentazione, dimenticando che ogni cultura porta in sé un seme del Divino, che non bisogna né lasciarlo sterile né sradicarlo dal terreno per essere poi distrutto. E poi c’è un’altra cosa da dire: la legge, venendo dall’esteriore, è sempre qualcosa di imposto e perciò bisogna stare attenti: ogni legge è solo un mezzo, mai un fine.
Il vero problema allora è la coscienza che si fa propria la legge, e la spiritualizza. La legge viene spiritualizzata non nella sua formalità o carnalità, ma in quanto legge dello Spirito. Cristo ha spiritualizzato la legge (pensate alla legge del sabato), ma gli ebrei lo hanno contestato, accusandolo di blasfemia, ed è stata una delle accuse per cui lo hanno condannato a morte. La legge sacra del sabato era il segno dell’Alleanza, a parte la circoncisione fisica del membro maschile. Ma non era facile capire fino a che punto la legge ad esempio del sabato avesse un valore sacro di mezzo, e non di fine.
Ma Cristo era stato chiaro: “il sabato è per l’uomo, e non l’uomo per il sabato”. Ma questo criterio per valutare la legge andava al di là del caso del sabato: ogni legge è in funzione, al servizio dell’essere umano. Questo nel campo sia civile che religioso. Non esiste una legge su questa terra che sia fine a se stessa, nessuna legge umana è superiore alla dignità dell’essere umano. Una legge che entrasse in conflitto con la propria dignità di essere non va osservata: chi la osserva ciecamente, come gli scribi e i farisei ai tempi di Cristo, e come fanno tuttora i cosiddetti fondamentalisti o i tradizionalisti più ottusi mettono a rischio la propria vita interiore, che è l’essenza di ogni essere umano.
Ma perché non essere ancora più chiari, dicendo che ogni legge istituzionale riguarda l’esteriorità del proprio comportamento, il quale, cambiando i tempi e le circostanze, richiede leggi nuove? Quante volte lo Stato cambia le sue leggi? Quante volte la Chiesa istituzionale ha cambiate le sue leggi? Anche qui, se lo Stato sembra più attento a cambiare le leggi appena vede la necessità, la Chiesa sembra invece così lenta che, per cambiare certe leggi, ci sono voluti tempi lunghi, insanguinati dal sacrificio degli spiriti liberi. Anche qui attenzione! Gli spiriti liberi di per sé non si sono mai sacrificati per cambiare le leggi esteriori di una religione tutta pelle con altre leggi esteriori più adeguate ai tempi: in tal caso non sarebbero stati spiriti liberi, ma ciechi o ottusi o, per lo meno, poco previdenti. Certo, la Chiesa ha messo al rogo i dissidenti perché erano così interiormente dissidenti che buttavano in aria le istituzioni ecclesiastiche, fondate su leggi del tutto esteriori e carnali. Ma, paradossalmente, agli spiriti interiormente liberi interessa relativamente la carnalità della Chiesa per colpirla nella sua struttura di grosso animale. Lo spirito libero agisce nel profondo dell’essere umano, e sa che qui c’è il seme della rivoluzione o della conversione della Chiesa istituzionale.
Le leggi esteriori delle istituzioni, civili o religione, cadranno automaticamente appena entreranno in conflitto con la Legge dello Spirito, che è la Grazia, che è all’interno di ogni essere umano. A parte lo Stato, a cui non posso chiedere di fare subito un grande salto di qualità dall’avere all’essere, anche se sull’essere potrà fondarsi il vero concetto di Democrazia (potrò chiederlo con la pazienza di chi sa quanto sia difficile trasformare un bisonte in una intelligente e saggia formica), alla Chiesa invece ho il diritto e il dovere di chiedere che dia piena libertà allo Spirito santo perché lavori all’interno di ogni figlio di Dio.
È assurdo, allucinante, paradossale, blasfemo che ancora oggi la Chiesa non faccia che scrivere documenti tutti protesi all’aspetto esteriore dell’uomo, nel suo agire carnale, proponendo mezzi come se fossero fini, imponendo leggi coercitive della libertà di coscienza, invece che educare, a partire dai più piccoli, a quei valori che aiuteranno a far crescere quella realtà interiore, l’unico vero baluardo contro le discriminazioni o gli egoismi capaci solo di frantumare ogni concetto di democrazia, di libertà, di umanità.
Se il mondo del Divino è in ogni essere umano, si può pretendere che la Chiesa, o la religione in genere, possa educare nello Spirito la libertà degli esseri umani?
Ma non ne vediamo le conseguenze? Mostri e mostriciattoli che venerano un dio fantoccio, e che si odiano tra loro da prendersi qualsiasi brandello di quel dio, pur di avere un talismano con cui difendersi dai propri fratelli.

 

1 Commento

  1. Simone ha detto:

    Grazie don.
    Credo che la sua omelia centri perfettamente la radice del problema della nostra società.
    Noi vediamo la parte più visibile: violenze, omicidi, stupri, alcool , droghe etc.
    Ma quale è la radice?
    Manca davvero la capacità ad incentivare la crescita di una realtà interiore in ogni uomo.
    Siamo non solo carnali ma istintivi; agiamo senza filtri combinando guai spesso irrimediabili.
    Quanta violenza, quanta arroganza, quanta incapacità di vivere e convivere serenamente.
    È vero che il bene non fa notizia ma il male che prolifera in questi giorni, fa spavento.
    Omicidi atroci dove la dignità dell’uomo viene non solo calpestata ma addirittura cancellata col fuoco.
    Cose inascoltabili.
    E noi ci preoccupiamo di compiti, riti, proposte e protocolli?
    Intanto il mondo si ammazza per un rifiuto sessuale in preda a droghe e stupefacenti.
    Quale è la missione di questa chiesa?
    Erogare servizi? Riempire edifici con gente annoiata e disinteressata?
    Oppure costruire uomini che sappiano dominare istinti e combattere i loro vizi?
    La strada che proponi don, mi sembra l’unica possibile.
    O riemerge forte una presenza interiore desiderata e ricercata dentro di noi o saremo sempre vittime dei nostri istinti.
    Vivremo la tristezza e l’impotenza di chi sente e vede violenza, ingiustizia e non può fare niente se non dimenticarla.
    È triste; vedo pochissime vie per cambiare questo mondo.
    Ormai siamo abituati a tutto; rimaniamo insensibili davanti al male più atroce, se non ci tocca.
    Quando ci tocca spargiamo lacrime di coccodrillo pensando che questa tragedia non la meritavamo.
    Io non so davvero come si possa invertire questo scempio.

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