Il Coronavirus e verità fino a prova contraria

da www.articolo21.org

Il Coronavirus e verità fino a prova contraria

26 Marzo 2020
di: CARLO BARTOLI
L’emergenza Coronavirus sta facendo emergere in tutta la sua evidenza un costume la cui diffusione è costantemente cresciuta in questi anni e che deve allarmarci. Nel dibattito collettivo sul Coronavirus si sta definitivamente affermando un teorema perverso e pericoloso, il teorema che rovescia l’onere della prova della verità.
La regola secondo la quale un’informazione è vera se è verificabile e verificata non è più patrimonio comune della coscienza dell’opinione pubblica. Una nuova regola si sta diffondendo, quella secondo la quale è vero tutto ciò di cui non si può dimostrare la falsità. Prendiamo ad esempio le ripetute affermazioni secondo le quali il Coronavirus è stato creato o modificato in un laboratorio cinese da cui poi si è diffuso nella popolazione: è una tesi che circola con sempre maggiore insistenza e che è fatta propria, anche se non qualche pudìco condizionale, perfino da opinionisti e giornalisti molto popolari. Ebbene, questa tesi, come è stato spiegato con dovizia i particolari, non ha alcun fondamento. Eppure viene continuamente riproposta e difesa dai suoi propugnatori con granitica serenità proprio in virtù del fatto che non se ne possa dimostrare la falsità. “Come fai a dire che non è vero?” Trincerandosi dietro a questa domanda qualsiasi informazione, anche la più delirante, diventa sostenibile e quindi vera.
Un nuovo inquietante paradigma si sta insomma affermando: quella della verità fino a prova contraria. Un paradigma inizialmente confinato negli ambiti del negazionismo, del terrapiattismo, di quel complottismo che talvolta ci fa sorridere, come quando contesta che l’uomo abbia mai messo piede sulla Luna, ma che a volte ha conseguenze drammatiche, come nel caso del rifiuto delle vaccinazioni.
Se permettiamo che questa diventi la nuova regola dell’informazione e quindi dei meccanismi di formazione della coscienza collettiva, le conseguenze saranno devastanti. Una notizia diventa vera semplicemente perché è verosimile e la sua diffusione non è determinata dall’importanza e dalla serietà con cui la si è verificata, ma a seconda di quanto appaga le nostre ansie irrazionali, le nostre paure inconsce. La valenza emozionale della notizia prende il sopravvento sulla verità della notizia stessa.
È per questo che il surriscaldamento globale non viene percepito un’emergenza: perché per il momento non insidia il nostro stile di vita; le guerre e le carestie non ci inquietano: perché sono lontane e ci non mettono in allarme. I grandi flussi migratori effetto delle guerre e della carestie invece sì, scatenano le nostre paure. E quindi si parla solo degli effetti che noi percepiamo e non delle cause. In questi anni tante false notizie sono circolate sui pericoli di contagio derivanti dall’immigrazione clandestina. Salvo scoprire che il Coronavirus è arrivato in aereo, viaggiando in business class.
L’emergenza Coronavirus rischia di diffondere inquinamento informativo, con il proliferare di post e di messaggi audio e video su che polemizzano sui “porti aperti e i cittadini chiusi in casa”, sugli extracomunitari immuni dal Coronavirus perché sottoposti dalle Asl a programmi di prevenzione da cui sarebbero esclusi gli italiani. L’inversione dell’onere della prova della verità genera fenomeni sociali inquietanti, ma non solo in Italia. Negli Stati Uniti l’Asian American Journalists Association si è mobilitata, insieme ad altre organizzazioni del mondo dei media, per combattere i fenomeni di razzismo nei confronti dei cittadini asiatici ingenerati dalla paura per la pandemia. L’Ajaa ha anche diffuso delle linee guida su questo tema. È importante che anche il mondo dell’informazione, a cominciare dall’Ordine dei giornalisti, faccia sentire la propria voce.

3 Commenti

  1. Francesco6 ha detto:

    Considerazioni ineccepibili , riassumibili nella frase
    “Una notizia diventa vera semplicemente perché è verosimile e la sua diffusione non è determinata dall’importanza e dalla serietà con cui la si è verificata, ma a seconda di quanto appaga le nostre ansie irrazionali, le nostre paure inconsce”.

  2. Luigi ha detto:

    Il coronavirus è stato creato in laboratorio dai cinesi? Gli scienziati smentiscono. Gli informatori perchè insistono sul contrario? Perchè hanno bisogno del capro espiatorio in questo caso l’untore? Per far tacere le loro coscienze sulle verità scomode? E qual’è questa verità scomoda? L’irrazionalità del male. Se è irrazionale non può venire da un laboratorio. E questo gli scienziati seri lo sanno benissimo. Dov’è la fede del parroco di Seriate davanti alle 80 bare nella chiesa: “Viene da chiedersi dov’è Dio?” La fede ce l’hanno gl’afflitti che pregano con il salmo 13: “Fino a quando Signore il Coronavirus si ergerà su di noi? … Noi confidiamo nella tua bontà; i nostri cuori gioiranno per la tua salvezza; canteremo al Signore perchè ci ha fatto del bene.” Alla pulzella cattolica romana e al bauscia cattolico milanese chiedo di riascoltare tutto quello che ha detto papa Francesco ieri in un piazza san Pietro deserta. Il bauscia sparlerà ancora male del sindaco Gori su una Tv locale facendolo diventare capro espiatorio per una cena coi cinesi? O del sindaco Sala? Ecco un pezzo dell’omelia: “Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.”

    • Luigi ha detto:

      Queste le parole del bauscia su Gori e Sala. “Se uno accende la tv nazionale però vede la Lombardia e i sindaci di Milano e Bergamo che ogni tanto fanno anche polemica dimenticandosi che andavano agli aperitivi e al ristorante cinese a Bergamo con tutta la giunta”.

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