Medio Oriente: “Città di Dio” rilancia la soluzione dei due Stati, e Gerusalemme città neutrale

da ADISTA

Medio Oriente:

“Città di Dio” rilancia la soluzione dei due Stati,

e Gerusalemme città neutrale

Redazione 07/03/2024
“Città di Dio”, associazione con sede a Invorio (NO), che aderisce alla Rete dei Viandanti (info: 3338773018, associazionecittadidio@gmail.com, cittadidio.it) ha pubblicato sul suo sito, con data 5 novembre 2023, un editoriale dal titolo: “Due popoli, due Stati, Gerusalemme città neutrale”. La riflessione dell’associazione ecumenica di cultura religiosa – redatta a un mese circa dal brutale attentato condotto dal braccio armato di Hamas e, quindi, dall’inizio della ritorsione militare delle Forze armate israeliane sulla Striscia di Gaza – è stata ripresa e rilanciata oggi dal sito dei Viandanti.
In un momento di guerra e distruzione, l’associazione sottolinea ciò che storicamente unisce i tre monoteismi, e quindi le tre comunità di fede: «Dietro il popolo ebraico e il popolo palestinese si stagliano due grandi tradizioni religiose peraltro connesse tra loro: Abram è ritenuto anche dall’Islam padre della fede, primo e autentico hanif, profeta, primo credente in Allah, Iddio. Ebraismo e Cristianesimo sarebbero religioni del Libro rispetto alle quali l’ultima rivelazione di Muhammad – la religione dell’Islam – riporterebbe, a suo parere, il sentiero di Dio alla purità iniziale. Al di là della valutazione di questa storia, la lunga sequenza di antagonismi e lotte anche violente tra le tre religioni abramitiche non fanno onore alla loro comune radice né alla ricchezza spirituale che ciascuna, a suo modo, contiene».
E poi si arriva all’attualità, con «lo scontro di due identità ben diverse. Da un lato, Hamas, che è un gruppo islamista radicale, ispirato (e per questo sostenuto, nonostante sia sunnita) dall’Iran sciita, dal quale ha assunto il modello e gli scopi della Rivoluzione del 1979; tra le finalità dichiarate, come fu un tempo per l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP.) di Arafat, l’eliminazione dello Stato d’Israele». Con questi presupposti, ammette l’associazione nel suo testo, «al momento sarà difficile trattare», ma bisognerà attendere il tempo necessario affinché si compia dentro Hamas una riforma moderata, così come avvenne per l’OLP di Arafat. A maggior ragione, dunque, ribadisce “Città di Dio”, «riteniamo necessario distinguere Hamas dal popolo palestinese»: «Hamas non mostra di aver a cuore le sorti del popolo sacrificato, anzi, per le proprie finalità».
Dall’altro lato della barricata c’è lo Stato di Israele, «formalmente una democrazia sul modello occidentale». Israele, denuncia l’associazione, ha dovuto lottare per sopravvivere sin dalla sua nascita, ma ha anche violato sistematicamente le «leggi internazionali garanti dei diritti del popolo palestinese». «È certo che lo Stato di Israele negli ultimi decenni ha attivato una politica che ha messo in discussione la stessa possibilità di arrivare ad un accordo per la riformulazione territoriale di due popoli in due Stati» e, oggi, «la ritorsione per l’attacco ignobile del 7 ottobre, con la strage di civili provocata, è non solo fonte di imbarazzo politico, quanto di scandalo».
Nel suo documento, l’associazione condanna l’aggressione di Hamas e la ritorsione militare indiscriminata di Israele contro la popolazione civile di Gaza e condanna anche chi, «a vario titolo, giustifica l’una o l’altra violenza perpetrata»; dichiara «l’amore per i due popoli, ebraico e palestinese, le cui sorti sono figlie di una storia lunga e dolorosa»; garantisce «impegno, nel nostro piccolo spazio personale e di associazione, a favorire ogni occasione di conoscenza reciproca e di pacificazione»; lancia un appello ai leader politici a «promuovere risolutamente una via di pace che preveda il riconoscimento pieno di due popoli in due Stati liberi e capaci di autodeterminazione, la ripartizione dignitosa del territorio e delle risorse, in forza dei diritti dei rispettivi cittadini»; in linea con la posizione di papa Francesco, chiede per Gerusalemme, «Città Santa delle tre religioni, uno statuto giuridico speciale che consenta il libero accesso a tutti fedeli».
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da http://www.cittadidio.it/
Editoriale del 5 novembre 2023

DUE POPOLI, DUE STATI,

GERUSALEMME CITTA’ NEUTRALE

Le vicende drammatiche cui stiamo assistendo di natura prevalentemente geo-politica coinvolgono la nostra sensibilità associativa. Dietro il popolo ebraico e il popolo palestinese si stagliano due grandi tradizioni religiose peraltro connesse tra loro: Abram è ritenuto anche dall’Islam padre della fede, primo e autentico hanif, profeta, primo credente in Allah, Iddio. Ebraismo e Cristianesimo sarebbero religioni del Libro rispetto alle quali l’ultima rivelazione di Muhammad – la religione dell’Islam – riporterebbe, a suo parere, il sentiero di Dio alla purità iniziale. Al di là della valutazione di questa storia, la lunga sequenza di antagonismi e lotte anche violente tra le tre religioni abramitiche non fanno onore alla loro comune radice né alla ricchezza spirituale che ciascuna, a suo modo, contiene.
Per il cristiano le Scritture ebraiche sono le Scritture di Gesù e la sua Via è sviluppo a partire da esse. Se gli ebrei sono per il cristiano “fratelli maggiori”, il musulmano non è di meno un “cugino”, certo non senza influenza nella storia della filosofia e teologia cristiana.
La loro storia, anche politica, ha dato vita a grandi civiltà, dalle quali la stessa Europa ha attinto e deve continuare ad attingere se non vuole alienare se stessa. Come già in altre occasioni, gli eventi violenti che hanno connotato le relazioni tra i credenti ci colpiscono in profondità; ci sconvolgono quando vanno al di là di ogni giustificabile violenza (se mai sia possibile talvolta giustificarla…) che colpisce inermi e innocenti.
La singolarità degli eventi di oggi è però anche lo scontro di due identità ben diverse. Da un lato, Hamas, che è un gruppo islamista radicale, ispirato (e per questo sostenuto, nonostante sia sunnita) dall’Iran sciita, dal quale ha assunto il modello e gli scopi della Rivoluzione del 1979; tra le finalità dichiarate, come fu un tempo per l‘Organizzazione per la Liberazione della Palestina (O.L.P.) di Arafat, l’eliminazione dello Stato d’Israele. Un’organizzazione, Hamas, con la quale al momento sarà difficile trattare, alla quale occorrerà molto tempo per rinunciare a posizioni violente e radicali, come avvenne del resto per l’O.L.P.. Riteniamo necessario distinguere Hamas dal popolo palestinese: se questo può aver trovato sussidi e sperato in una certa rappresentanza della propria causa, Hamas non mostra di aver a cuore le sorti del popolo sacrificato, anzi, per le proprie finalità.
Dall’altro lato, lo Stato di Israele, formalmente una democrazia sul modello occidentale. La sua nascita e vicenda, la sua lotta per la sopravvivenza e le sue violazioni sistematiche di leggi internazionali garanti dei diritti del popolo palestinese, sono note. Non interessa qui giudicare quella storia. È certo che lo Stato di Israele negli ultimi decenni ha attivato una politica che ha messo in discussione la stessa possibilità di arrivare ad un accordo per la riformulazione territoriale di due popoli in due stati, soluzione a parole riconosciuta da più nazioni, anche arabe e musulmane. Oggi la ritorsione per l’attacco ignobile del 7 ottobre, con la strage di civili provocata, è non solo fonte di imbarazzo politico, quanto di scandalo.
Detto questo:
condanniamo in modo assoluto la violenza usata da Hamas nel suo atto terroristico e quella agita dallo Stato d’Israele nella sua risposta, laddove hanno colpito in modo indiscriminato la popolazione civile israeliana e palestinese; come condanniamo chiunque, a vario titolo, giustifica l’una o l’altra violenza perpetrata;
dichiariamo l’amore per i due popoli, ebraico e palestinese, le cui sorti sono figlie di una storia lunga e dolorosa, pagata in vario modo e da entrambe le parti; immaginiamo le generazioni nate, cresciute, invecchiate in un costante clima belligerante e votate a un difficile, ma non impossibile, cammino di pacificazione;
– come uomini e donne che amano la pace ci impegniamo, nel nostro piccolo spazio personale e di associazione, a favorire ogni occasione di conoscenza reciproca e di pacificazione, consapevoli del dono spirituale che le tradizioni religiose dei due popoli ci hanno consegnato;
chiediamo ai responsabili di promuovere risolutamente una via di pace che preveda il riconoscimento pieno di due popoli in due stati liberi e capaci di autodeterminazione, la ripartizione dignitosa del territorio e delle risorse, in forza dei diritti dei rispettivi cittadini;
– facciamo nostra la linea, espressa ultimamente anche da Papa Francesco, che prevede per Gerusalemme, Città Santa delle tre religioni, uno statuto giuridico speciale che consenta il libero accesso a tutti fedeli.
5 novembre 2023
“Città di Dio”

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