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di don Giorgio De Capitani
Prendo lo spunto dall’articolo di Benedetta Frigerio apparso su “Tempi”, che vi propongo da leggere dopo queste mie riflessioni, per parlare anche della confessione in genere, anche se più volte sono intervenuto su questo discusso sacramento della Chiesa. Sì, giustamente ho detto “sacramento della Chiesa”: infatti, sembra una istituzione più della Chiesa che di Gesù Cristo. Per questo è un sacramento molto “discusso”.
Mentre per gli altri sacramenti è più facile risalire al primo cristianesimo, la storia della Confessione è complessa, presenta dei vuoti; e quando la confessione si è imposta come sacramento ha assunto dei risvolti così eccedenti lo spirito del Vangelo da far pensare quanto la Chiesa avesse usato la confessione per legare a sé le anime, per mantenere il proprio potere di dominio sulle coscienze.
Inizialmente esisteva solo la confessione comunitaria per i peccati pubblici, perciò noti, e conseguentemente la penitenza era pubblica. La confessione individuale è subentrata in seguito.
I confessionali, ovvero gli ambienti dove avviene la confessione individuale, sono entrati nell’arredo delle chiese in epoca relativamente tarda. Fu il cardinale Carlo Borromeo (XVI secolo d.C.) a dare un impulso determinante alla loro diffusione, imponendo di introdurli in tutte le parrocchie della diocesi di Milano, dando anche indicazioni sulla loro forma, in particolare per ciò che concerne la chiusura ai due lati e riguardo alla grata che doveva separare il confessore dal penitente. Da Milano il confessionale si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
Negli ultimi anni del mio ministero pastorale a Monte ho cercato di favorire la confessione comunitaria, a partire dai ragazzi. Che peccati hanno da sottoporli ad un giudizio divino? Certo, anche i piccoli fanno capricci, disobbediscono, non fanno il loro dovere. Ma ritengo pedagogicamente errato sottoporli ad una confessione individuale, magari dopo un intero anno di preparazione. Cosa veramente da far raddrizzare i capelli anche ai calvi! Anzi, se devo parlare di confessori, i primi devono essere i genitori verso i loro figli.
Nei confessionali è avvenuto di tutto. Tra le quattro pareti, non sempre il confessore si è dimostrato un autentico e devoto intermediario di Dio. Ne sono successe di cose strane, per non dire blasfeme nei riguardi del perdono di Dio. Ed è nei confessionali che la pedofilia ha avuto buon gioco, tanto più che era protetta dal segreto confessionale.
E a proposito del segreto, non metto in discussione la sua validità. Non sto qui a esporne le ragioni, che sono tante. Del resto, il segreto fa parte di ogni professione.
Ma ciò che vorrei discutere è se il segreto della confessione sia da ritenere assoluto. Sempre? In ogni caso?
Il segreto che cosa riguarda? Il Diritto Canonico è molto sintetico. Poi, anche qui, gli interpreti del Diritto Canonico hanno scritto libri e libri per chiarire che cosa s’intende per segreto confessionale, per delimitare gli ambiti del segreto, ecc. ecc.
Ed ecco alcune domande: è lecito coprire col segreto la pedofilia, l’eventualità che un innocente venga condannato, ecc. ecc. ? Se venisse da me uno che confessa un omicidio e venissi poi sapere che per colpa sua è sotto processo un innocente, io confessore che cosa dovrei fare? Starmene in silenzio ad assistere alla condanna di un innocente? Come potrei permettere un tale crimine?
Da parte mia, tradirei il segreto, ed eviterei che l’innocente venga condannato. Ho citato un caso, ne potrei citare altri.
Il prete che tradisce il segreto della confessione è soggetto alla scomunica ipso facto. Meglio la scomunica che lasciare che un innocente sia condannato a pagare per una colpa che ha commesso un altro che io proteggo con il segreto confessionale.
da Tempi
Stati Uniti, a rischio il segreto confessionale.
Giudici riscrivono i confini del sacramento
per obbligare un sacerdote a testimoniare
settembre 10, 2014 Benedetta Frigerio
Una sentenza impone a un prete di Baton Rouge di rompere il vincolo del riserbo per deporre in aula su un caso di pedofilia avvenuto nella sua parrocchia. La diocesi ha deciso di appellarsi alla Corte suprema federale
La diocesi cattolica di Baton Rouge, capitale della Louisiana, ha deciso di appellarsi alla Corte suprema degli Stati Uniti contro una sentenza della Corte suprema dello stato che, rovesciando il precedente pronunciamento di un tribunale distrettuale, obbligherebbe un sacerdote a rivelare in aula quanto ascoltato durante la confessione di una minorenne vittima di molestie perpetrate da un membro laico della comunità (defunto nel frattempo). Per la prima volta, dunque, attraverso una vicenda molto particolare e assai complicata, la giustizia civile americana potrebbe letteralmente entrare in confessionale.
LE ACCUSE. Rebecca Mayeux, oggi 20enne, denuncia di essere stata avvicinata nel 2008 da un parrocchiano di Nostra Signora dell’Assunzione. L’uomo, secondo l’accusa, cominciò a sedurre la ragazzina, allora quattordicenne, tramite uno scambio di email che «culminò in baci e carezze», si legge nella ricostruzione processuale. A quel punto la minorenne, «confusa e spaventata (…), decise di cercare una guida spirituale attraverso la confessione». Rebecca sostiene che il sacerdote in questione, padre Jeff Bayhi, le avrebbe risposto «che aveva semplicemente bisogno di gestire la situazione, perché altrimenti “troppe persone sarebbero rimaste ferite”». Il prete l’avrebbe anche spronata a «nascondere tutto sotto il tappeto». Padre Bayhi però non si è mai potuto difendere dall’accusa, perché per farlo avrebbe dovuto trasgredire il segreto confessionale raccontando la sua versione del dialogo avvenuto fra lui e la ragazza. Nel 2009 i genitori di Rebecca chiesero ai giudici della corte di appello di intervenire per imporre al sacerdote di spezzare il vincolo e testimoniare in aula, ma il tribunale diede loro torto, ribadendo che il segreto confessionale non poteva essere violato. Inoltre, il prete dimostrò di aver tentato di proteggere la ragazza allontanandola dal presunto molestatore.
I GIUDICI E IL SACRAMENTO. Tuttavia se secondo il tribunale distrettuale «nessun provvedimento può essere preso per via del segreto confessionale», secondo la Corte suprema della Lousiana invece tale regola di riservatezza non vale nulla in questo caso: la confidenza, recita la sentenza emessa a maggio, va tutelata solo nel momento in cui sia la persona confessata a chiedere al prete di mantenere il riserbo sulle sue parole. Negando così di fatto il dovere sacerdotale del riserbo, la cui inadempienza agli occhi della Chiesa prevede addirittura la scomunica. «Il privilegio – si legge nella sentenza – appartiene chiaramente al penitente-comunicante, non al sacerdote», ne consegue che se il penitente «rinuncia al privilegio, il sacerdote non può essere esentato per proteggere se stesso (…). Pertanto, pensiamo che la Corte d’appello abbia sbagliato nel concedere l’immunità alla Chiesa, escludendo tutte le prove relative alla confessione».
«PASSO SENZA PRECEDENTI». Il rischio ovviamente è che la Corte suprema federale dia ragione a quella della Luisiana e che si venga a creare in questo modo un precedente devastante (che avrebbe valore di legge), ma la diocesi di Baton Rouge ha voluto comunque appellarsi al massimo organo della giustizia americana perché è convinta di trovarsi di fronte a un verdetto che «vìola la protezione costituzionale della libertà religiosa, garantita dal primo e quattordicesimo emendamento della Costituzione». La Chiesa cattolica locale parla di un colpo «molto duro alla libertà religiosa». E i giudici della Louisiana, mettendo in dubbio che quella consegnata a padre Bayhi dalla minorenne possa essere considerata una confessione, hanno fatto «il passo senza precedenti di decidere se un sacramento ha effettivamente avuto luogo o meno», facendo «saltare ogni garanzia alla libertà religiosa sancita dalle nostre costituzioni federali e statali». Infine, dal momento che si parla in generale di «comunicazioni sacre che sono confidenziali ed esenti da un rapporto obbligatorio», quanto stabilito avrà «serie conseguenze per tutte le religioni, non solo per la fede cattolica».
Povero (ex don) Giorgio. Deve essere proprio solo e privo di speranza per arrivare a trattare in questo modo il sacramento più nobile della Chiesa, quello della rigenerazione che permette di ricreare un cuore puro nell’uomo. Il segreto confessionale è la perla purissima che dimostra come la Chiesa considera preziosa al massimo grado questo sacramento. Ma se è arrivato a questi punti, di farsi condizionare a questo punto dalla mentalità del mondo, dubito che ciò sia ricordato.
Ah! Ah! h!
Spero che lei venga presto “spretato”. Ammesso che lei sia un vero prete. Potrebbe fornirmi gentilmente il nome della Partocchia e della Diocesi in cui opera? Il suo Vescovo di riferimento è?… Grazie.
La mia “Partocchia” è Senza fissa dimora, come quella di Gesù Cristo.
E se una va a confessare il falso in confessionale solo x dare la colpa a qualcuno? A cosa serve conoscere quello che ha sentito il prete? In questo caso non è che la ripetizione di una menzogna che gli hanno raccontato…….
Delicato tema che, in questo caso, assume connotati particolarissimi.
Se ho bene inteso, la richiesta di testimoniare andrebbe nel senso di comprendere eventuali responsabilità del confessore.
Ma, in questo caso, va tenuto presente che, a differenza di un ordinamento come quello italiano, quello statunitense prevede che le dichiarazioni dell’imputato valgano come testimonianza.
Ne consegue, quindi, che anche se non ci fosse alcun vincolo confessionale, comunque il sacerdote potrebbe rifiutare comunque di dichiarare qualcosa, in quanto l’imputato non può essere obbligato a testimoniare, avendo, se testimonia, l’obbligo di dire la verità, a differenza di chi imputato in Italia.
A prescindere dal particolarissimo caso, la corte suprema locale ha indicato principi giuridici contrari a quanto previsto dal diritto canonico. Non dipende dal penitente o dal confessore la rivelazione del segreto.
Comunque, se la corte suprema dovesse stabilire che il segreto confessionale non vale più, dovrebbe quanto meno stabilire la non retroattività di questa decisione.
Immaginiamo, infatti, cosa succederebbe se coloro che, confidando nel vincolo del segreto, si confessano, poi non potessero contare su di questo.
La confessione dev’essere un atto libero, dal che consegue che, se il vincolo non vale più, il segreto possa essere violato solo nei confronti di quelle confessioni intervenute successivamente alla sentenza, in modo che coloro che si sono confessati dopo, sapessero che non potevano fare affidamento sul pregresso vincolo di segretezza.
Discussione francamente senza senso, questa. Il peccatore rivela al confessore il proprio peccato anche grave nella CERTEZZA che il confessore manterrà il segreto.
Il confessore è vincolato dal sigillo sacramentale al segreto assoluto, non soltanto per quanto riguarda i peccati, ma anche per quanto egli viene a conoscere riguardo alla vita del penitente. Se tale sigillo non ci fosse, o ci fossero deroghe ad esso, chi mai andrebbe a chiedere perdono al confessore?
E badate che il sigillo peraltro non vincola in alcun modo il penitente stesso alla segretezza sui peccati da lui confessati.
Non mischiamo la “giustizia” umana con la “coscienza” del peccatore, che ha un suo percorso che trova (per grazia di Dio) un essenziale supporto nel confessore. Quest’ultimo può sicuramente adoperarsi col peccatori che questo percorso di “purificazione” interiore sia accompagnato anche da un atto di giustizia. Soprattutto laddove a pagare per il suo silenzio sono altri.
Ma chiedere che il segreto confessionale decada (ripeto, anche solo in casi particolari) ha francamente del ridicolo. Dal giorno successivo tutti i confessionali sarebbero deserti, con grande gioia del demonio e nessun vantaggio pratico per la giustizia umana.
Condivido pienamente le riflessioni di Don Giorgio. E, in ogni caso, il segreto confessionale non può essere più importante della giustizia. Un conto è tenere segreti un pettegolezzo, una sgarbatezza, una piccola antipatia personale o altre sciocchezze che lasciano il tempo che trovano. Ma ben altra cosa è coprire col segreto confessionale un assassino o un pedofilo. Se poi c’è il serio rischio che un innocente sia condannato al posto del vero colpevole, deve prevalere la giustizia: chi sa ha il dovere di parlare.
A me non importa che sei ATEA a me interessa anche la tua opinione
La ringrazio, Zorro. E ringrazio anche Don Giorgio che nel suo interessantissimo sito concede spazio anche alle “voci fuori dal coro”.
Tutti i “segreti”, da quello professionale a quello bancario, sono funzionali alla Proprietà Privata e alla sua legittimazione.
“Segreto” vuol dire nascosto, ma per Gesù, così come per Assange e Snowden “non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.” Mt. 10,26. Qual è il problema? Forse la paura di perdere la sacra Proprietà Privata o rivelare peccati inesistenti?
La sentenza è più che giusta. Molto spesso mi sono chiesta: se una persona fosse ingiustamente accusata di omicidio o se rischiasse la vita nei Paesi dove vige la pena di morte, e un sacerdote sapesse da una confessione che il vero colpevole è un altro, tale sacerdote dovrebbe lasciare che un innocente pagasse (a volte con la vita) per un delitto che non ha commesso, soltanto per non tradire il segreto della confessione? Io credo che non si possa essere così rigidi. Si dice che “la parola è d’argento e il silenzio è d’oro”, ma ci sono occasioni che impongono di parlare. Il segreto confessionale non può passare sopra un’ingiusta condanna. Un’ultima osservazione: la ragazzina si dimostrò piuttosto imprudente e sprovveduta, prima nell’accettare le turpi attenzioni dell’uomo (a quattordici anni non le veniva in mente niente?), che infatti raggiunsero lo scopo; e poi sbagliò ulteriormente a rivelare tutto al sacerdote in confessione, anziché parlarne immediatamente con i genitori affinché denunciassero il pedofilo alle autorità giudiziarie.
trovo curioso come lei sig.ra valentina, che in più occasioni si è definita atea (credo ritenga nuovo e vecchio testamento niente più che libri fantasy) dicevo trovo curioso di come venga qui a pontificare, dovremmo pendere dalle sue labbra ? dai suoi giudizi ?
E da dove deduce che io pensi una cretinata del genere? Dovrei essere proprio idiota per pensare che gli altri debbano “pendere dalle mie labbra o dai miei giudizi”! No davvero, glielo garantisco. E inoltre io non vengo qui a “pontificare” (non sono mica il pontefice!): molto più modestamente esprimo le mie opinioni personali, come fanno tutti gli altri. Voi credenti siete molto prevenuti nei confronti di chi non si riconosce nella vostra fede: appena uno esprime un parere, ecco che fate considerazioni stupide e arbitrarie: “quello pretende che gli altri pendano dalle sue labbra, viene qui a pontificare…”. Ma che sciocchezze! Noi atei non siamo così deficienti e, in ogni caso, non siamo peggiori di voi devoti credenti, che sapete solo esprimere giudizi, spesso fuori luogo, come in questo caso, alla faccia del precetto evangelico: “Non giudicate per non essere giudicati”. Bella testimonianza di fede, complimenti!
Cara Valentina, anch’io vengo qui molto spesso (come fa lei) a esprimere la mia opinione, quasi sempre in contrasto radicale sia con il gestore del sito che con lei. Ma quando lei parla di noi, inventando persone “prevenute” laddove non cce ne sono (forse tutti i credenti sono prevenuti? E voi atei non lo siete?), oppure dare del “deficiente” ad un credente, il quale “sa solo esprimere gudizi fuori luogo” ecc…? E la vostra famosa tolleranza? Quando parla di “modestia” credo dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza, come del resto anche noi dovremmo fare. Noi, però, a differenza sua, lo sappiamo e quest’esame lo chiamiamo CONFESSIONE, e solo nella sua fantasia ci crediamo “migliori” di altri. Forse a lei prude il fatto che, nel rispetto di tutti, abbiamo delle certezze. Anzi, UNA certezza che ha un nome: Cristo
Signor Paolo M., io non ho “dato del deficiente” a nessuno, io ho scritto: “NOI atei non siamo così deficienti…” (sottinteso: “… da pensare che gli altri debbano pendere dalle nostre labbra o da pontificare”), per rispondere all’ingiusta e arbitraria accusa del precedente commentatore. Io non ho problemi a rispettare chi mi rispetta, ma nella mia esperienza ho sempre constatato che i più intolleranti e offensivi sono spesso proprio i credenti. Mi è capitato frequentemente di leggere commenti del tipo: “Quello non crede in Dio (ovviamente nel Dio cattolico): POVERETTO!”. E perché chi non crede nel Dio cattolico sarebbe “poveretto”? Riguardo al “farsi un bell’esame di coscienza”, questo è un fatto personale, che ognuno deve vedersi per conto proprio. Lei pensi a farsi il suo esame di coscienza, come giustamente ha scritto, e non si intrometta nelle faccende private degli altri, che non la riguardano. Infine, a me non “prude” proprio un bel niente. Cosa vuole che m’importi delle “certezze” basate su una fede nella quale non mi riconosco? Sarebbe la stessa cosa se un musulmano o un buddista mi dicesse: “Abbiamo le nostre certezze”. Bene, buon pro vi facciano. Tenetevi le vostre “certezze”, ma a me la cosa è del tutto indifferente, non me ne frega assolutamente niente.
Cara Valentina, io rispetto la sua esperienza…ma ho anch’io esperienza, e in base a questa io trovo MOLTA più intolleranza e maleducazione (oltre che inclinazione all’offesa personale) in tanti atei. A differenza sua, tuttavia, la mia certezza mi permette di dialogare con chi ha certezze diverse dalla mia. E dialogarci proprio A PARTIRE da queste certezze. E nel rispetto dovuto a chiunque mi rispetti (Ateo, musulmano o buddhista). E se a lei è capitato di leggere commenti di questo tenore, io ne ho trovato di ben altro tipo, della serie “cristiani al rogo” o “poveri contaballe” (riferito a noi credenti).
non mi sono mai interessato al calcio (mentre alcuni ne fanno una vera e propria religione), forse alle elementari, nel periodo del catechismo avevo una vaga simpatia per l’inter e, come tutti raccoglievo le figurine panini. qualche tempo fa ho iniziato a frequentare il forum degli jiuventini solo per dir loro che il calcio non mi interessa proprio e sottolineando le loro malefatte (calciopoli,luciano moggi, retrocessione in B).mi sono dichiarato ateo rispetto alla loro passione. non ho capito perché ma mi hanno chiesto cosa ci andavo a fare sul loro forum e dopo alcuni ulteriori miei messaggi critici verso la loro “religione” calcistica non mi hanno più consentito di scrivere sul loro forum,chissà perché, boh
Anche Martin Lutero è stato scomunicato, eppure aveva ragione, anche se la chiesa ha fatto fatica ad ammetterlo. Vorrei tanto sapere a che servono le minacce di scomunica! Sbaglierò, ma ho l’impressione che siano più che altro uno strumento di potere in mano alla gerarchia ecclesiastica per tenere soggiogati i fedeli. Già un’altra volta don Giorgio ha posto alla nostra attenzione questo argomento ed oggi come allora mi trovo d’accordo con lui. Anche ammesso e non concesso che la confessione (che, se non sbaglio, oggi viene chiamata riconciliazione) che si svolge nell’intimità del confessionale sia giustificabile secondo la tradizione ecclesiastica, non si capisce per quale motivo un prete debba essere costretto a diventare complice di un’ingiustizia se venisse a conoscenza di gravi reati. E non è certamente una giustificazione valida il fatto che chi delinque, sapendo di correre il rischio di essere scoperto, preferirebbe non confessare i suoi atti criminosi. L’aver confidato ad un ministro della chiesa una propria colpa non può diventare il pretesto per essere convinti di riuscire a farla franca.
Ma perché per chiedere perdono a Dio ho necessità di un interlocutore umano?
“Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi.” (Giovanni 20,21-23).
La pratica della confessione è evidente anche nella Lettera di Giacomo:
“Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti.” (Giacomo 5,14-16)
Non rendere le cose facili quando sono più complesse.
Ho un dubbio: in Giovanni 20,21-23, Gesú parlava ai discepoli come rappresentanti dei sacerdoti o come rappresentanti dell’intera umanitá? Siamo sicuri che “a chi perdonerete, sará perdonato” sia rivolto solo alle gerarchie ecclesiastiche e non all’intera umanitá che fa proprio il messaggio di Cristo?
Questa risposta dovrebbe essere prodotta da Don Giorgio e’ una occasione per spiegare questi temi cosi’ difficili
Concordo col Signor Fausto. Per chi è credente (di qualsiasi fede e in qualsiasi dio) il rapporto con il suo dio è personale, gli altri non c’entrano niente.
Per me il sacerdote e’ colui che annunzia la lieta novella il vangelo(parola di Dio) sulla terra.Pensare che il prete attraverso la confessione amministri i peccati degli uomini mi sembra eccessivo.L’uomo alla fine avra’ la propria confessione davanti a Dio.Non dovrebbe essrci la confessione con il relativo segreto sappiamo tutti che l’uomo posto a confronto con il vangelo e’ misero e solo la misericordia di Dio lo salva.I suoi peccati piccoli o grandi una volta fatti ormai e’ tardi hanno avuto l’azione deleteria e dannosa.Tutti gia vedono cio’ che accade oggi dove si annida il peccato pur non confessandolo nel segreto.Pubblicamente si vedono ingiustizie violenze schiavitu’cosa serve il segreto e la confessione?Questi peccati colpiscono la societa’ e poco importa la contabilizzazione personale.Di fatto il peccato si compone di pensieri parole opere omissioni e tutti indiscriminatamente ricadono in queste categorie.
Faccio un semplice commento: Se uno sapesse che il prete potrebbe parlare chi andrebbe più a confessarsi? A mio parere, tolto il segreto sparirebbe la confessione.
Hai ragione, ma devi ammettere che il segreto pone qualche difficoltà, in certi casi.
Quando, secondo il diritto canonico, una conversazione diventa “confessione”? Se un sacerdote “in borghese”, chiacchierando al bar, apprende di un delitto da qualcuno, quella è confessione? E basta inginocchiarsi al confessionale perché sia “confessione”? Se il confessore dice a un assassino: “consegnati alle autorità e chiedi perdono anche ai congiunti della vittima” e l’assassino non è disposto a farlo, mi hanno detto che la confessione non è valida. Ma dal punto di vista del segreto, la è o no?
L’unico valido motivo per cui una confessione “standard” non dovrebbe essere resa pubblica è che c’è un patto definito a priori tra confessore e confessato. Il confessato confessa proprio perché sa che resta una cosa fra lui e Dio, ed il prete è solo un intermediario.
Se non ci fosse questo patto il prete non verrebbe a sapere ciò che gli pone problemi di coscienza.
Stando così le cose, è quindi giusto che il prete non violi il segreto della confessione. E’ quanto richiesto dal suo ruolo, che è solo di intermediario tra il confessato e Dio.
Questo non vuol dire che la confessione così come è ora sia giusta. Che non lo sia lo dimostra proprio questa situazione. Il rendere la confessione privata le ha tolto tutta la valenza positiva e profonda del confessarsi pubblicamente. Con la confessione pubblica simili problemi non ci sarebbero stati.
L’unico consiglio che mi viene in mente è che il prete accetti solo confessioni pubbliche. Ma non so se è previsto dal “Diritto Canonico”.
Le piaccia o no:
1) il sigillo confessionale è inviolabile, e il sacerdote che lo viola viene fulminato da scomunica latae sententiae riservata alla Santa Sede;
2) quella che lei chiama “confessione comunitaria” non ha senso: l’unico caso in cui è ammessa una assoluzione collettiva senza premettere singolarmente l’accusa dei peccati è quello in articulo mortis, cioè quando c’è un pericolo grave ed imminente di morte (per esempio perchè siamo sotto bombardamento) che non permette di fare altro.
A parte le disposizioni canoniche: se il segreto confessionale, come lei vorrebbe, potesse essere violato a discrezione del confessore… ma le pare che i colpevoli di gravi delitti, pur se pentiti, verrebbero a confessarsi?
Me ne frego di ciò che hai scritto.
A ITER PARA etc. Dove trova riscontro quello che lei dice nelle Sacre Scritture?
http://www.vatican.va/archive/ITA0276/__P3D.HTM ma forse la fedeltà alla Santa Chiesa è un optional per certi “preti”…
O magari si cerca di togliere il marcio dai sacramenti.
E quale sarebbe il “marcio”? Oppure la fedeltà alla Chiesa (e, per essa, a Cristo) è “marcio?
Non fare il cieco!
@PAOLO M – Il codice di diritto canonico non é un testo sacro. A ITER PARA ho fatto una domanda ben precisa alla quale non hai risposto citando il diritto canonico.
Non lo è, chiaramente, ma i sacerdoti GIURANO obbedienza alla Chiesa, emanazione di Dio in terra. Ed è una diertta conseguenza dei Testi Sacri. P.S. Non sono un teologo, ma ne onosco uno (per giunta molto stimato dagli ultimi tre Papi)
Cosa hai scritto? Che la Chiesa è emanazione di Dio in terra? Ma chi te l’ha detto?
Al Prete….legiti il Catechismo della Chiesa Cattolica, che è meglio. E su vatican.va ci sono TUTTI i documenti del Concilio (su cui hai sparlato e scritto a vanvera in passato), in cui la CHIESA CATTOLICA è definita “sposa di Cristo”. E la “Lumen gentium”, nel commento che ne fa il suo maggior conoscitore Gerard Phillips, va nella stessa direzione. “La Chiesa è la parte visibile di una realtà invisibile, rivelata, radicata nella Trinità. E’ l’inizio di quel Regno instaurato da Cristo, chiamato ad estendere i suoi confini fino all’estremità della terra in attesa della Gerusalemme celeste di cui essa è anticipo. E’ sacramento universale di salvezza perché segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. In essa Dio elargisce grazia su grazia, in essa siamo rigenerati mediante il battesimo, nutriti, perdonati, sostenuti e inviati per mezzo degli altri sacramenti”. Ma del resto, uno che rivaluta le infinite sciocchezze di Lutero ha idee molto chiare su quella Chiesa che, da un momento all’altro, può togliergli la facoltà di dire messa (e sarebbe auspicabile)
Sei un povero fondamentalista, senza cervello! Gente come te fa male alla vera Chiesa di Cristo più degli islamici dell’Isis.
Ma che cavolo dici? Il Concilio Vaticano secondo è stato indetto da un “fondamentalista”? Semmai, è sulle sue nefaste conseguenze in campo cattolico (sessantottismo) che occorre stendere un pietoso velo. Quando ti si replica SACRE SCRITTURE ALLA MANO, tu ti rifugi in insulti gratuiti e non porti alcun argomento ni sostegno di questo delirio di turpiloqui. Anche Gerard Phillips, ora, è “fondamentalista” ? Abbassa la cresta e fatti un bagno di umiltà….