Una Valletta dove le feste non finiscono mai!

DCIM100MEDIA
di don Giorgio De Capitani
Da tempo sto notando, e non solo qui da noi, che, forse perché la nostra esistenza è tanto amara ed è soggetta alla precarietà sempre più allarmante, siamo sempre alla ricerca quasi spasmodica di una qualche soddisfazione o sollievo, immergendoci in feste diversive. Ma, passata la festa, tutto torna come prima. Cosa risolviamo? Goderci almeno l’attimo fuggente?
La cosa impressionante è che ci sia come una commistione di un voler uscire di casa per distrarsi e di alcune proposte per pensare. Mi chiedo: queste proposte che rapporto hanno con il resto? Non finiscono per essere schiacciate? Non sembra talora che siano come un palliativo per giustificare quella voglia di evadere dalla dura quotidianità della vita?
In altre parole: in che misura il pensiero (sto parlando della capacità o della disponibilità  della gente a riflettere sul serio) sta con l’azione?
Recentemente ho scritto un articolo, dal titolo: “In Valletta è sempre festa!”. (Per chi non lo sapesse, la Valletta comprende Perego, Rovagnate, Monte e Santa Maria. Siamo nel lecchese). Qualcuno si è risentito delle mie parole. La mia critica era rivolta al fatto che, per mesi e mesi, ogni domenica, qui in Valletta, c’era (e c’è ancora) in ballo una festa paesana, con un misto di religiosità e di culinaria. Con un po’ di condimento: qualche proposta lievemente educativa. Così non si esce dallo stallo! Non si va lontano.
E a proposito di attività sociali o assistenziali o missionarie, che incidenza hanno sulla formazione ad esempio giovanile, quando si dimentica il locale? Le proposte cosiddette “forti” (ma lo sono sul serio?) devono servire a risvegliare la coscienza nei giovani per un impegno sul posto. Altrimenti, diventano solo un alibi di disimpegno reale.
Questi ragazzi del giorno d’oggi, così disorientati e così tra le nuvole, come vivono il bene comune del loro paese? Obiezione: “Impareranno! Adesso lasciamoli vivere nel loro mondo di sogni!”. E quali sogni? Bucarsi? Andare in giro a zonzo? Su e giù (qui siamo per lo più in collina) con i motorini a inquinare l’aria e a disturbare il silenzio della natura e la tranquillità della gente?
Ma questi ragazzi che cosa vedono? Vedono gli adulti sempre con le gambe sotto il tavolo a mangiare e a discutere sui mali di questo mondo.
Qualche iniziativa buona c’è: la fiaccolata, la marcia della pace. Ma servono per come sono fatte? Obiezione: “Ma almeno qualcosa si fa!”. Certo, qualcosa si fa. Tra un aperitivo e una cena. Ma il paese non si muove. Non si muove, perché gli adulti restano nel loro ghetto mentale, e gli educatori non hanno il coraggio di spezzare le convenienze, le abitudini, per qualcosa di grande che entusiasmi oltre il banale o la noia, e che si incarni nel locale.

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