
di don Giorgio De Capitani
Ha preso l’avvio l’iniziativa promossa da Angelo Scola e da Massimo Cacciari, “Dialoghi di vita buona”. Di che si tratta? Lo spiega lo stesso Angelo Scola: «Vita buona significa creare nella metropoli luoghi e spazi di confronto libero e perciò laico, perché occorre narrarsi e raccontarsi, trovando una strada comune in questo cambiamento d’epoca. Abbiamo capito che la precedente è finita con la caduta dei Muri, ma adesso – e la tragedia di Parigi lo prova in termini ancora più radicali -, bisogna creare un processo capace di allargarsi al territorio, nella logica di un dialogo e di un confronto in cui valgano le buone ragioni. E questo per piantare qualcosa “di solido” in una realtà che diviene sempre più frammentaria e che, proprio per questo, suscita paura e reazioni che non ci fanno andare verso vita buona, anzi il contrario».
I «Dialoghi di vita buona» escono da Milano e arrivano sul territorio. La prima a ospitarli è stata Lecco, giovedì 6 ottobre, alle 20.30 presso l’Auditorium Casa dell’Economia (via Tonale 30).
Ho guardato il video della serata. Vorrei dire alcune mie impressioni.
Certo, sono state dette dai relatori alcune cose “buone” (tanto per stare nel tema), ma in generale mi aspettavo di più. Cose scontate, trite e ritrite. Tanto clamore per… nulla!
La parte organizzativa della serata è stata davvero carente: i relatori, tutti maschi, tra cui nessun giovane. L’aver messo sul palco un gruppetto di tre (tra cui una suora, un prete; mancava il frate) a porre domande ai relatori non mi è parso azzeccato, anzi deludente.
Che dire della serata? È mancato il decollo. Non si è volato alto. Lecco avrebbe bisogno di ben altro di una serata accademica. Certo che, a partire dalle chiese locali, non si vedono orizzonti nuovi.
Francamente, ho avuto l’impressione di una cosa organizzata, cui sono stati chiamati a dire la loro alcuni personaggi autorevoli che non hanno saputo o voluto declinare l’invito.
Ed in casi come questo ci si perde tra cose talora banali, talora astruse.
Quello che si è detto poteva valere per molte città, oppure ci si è persi in concetti filosofici…
Immagino che molti che hanno ascoltato, se dovessero rispondere alla domanda: ma di cosa si è parlato?……probabilmente penserebbero questo: mah….
Certo Lecco città del ferro, città industriale che si apre al terziario, ecc ecc.
I ricordi e la ricerca del nuovo…ma occorreva una serata per propinare tali banalità?
Io non credo.
Se fosse dipeso da me, avrei fatto una cosa diversa: prima si domanda a qualcuno esperto, magari un sociologo, se pensa ci sia qualcosa di concreto e di non banale da dire sul tema, poi, solo se la risposta è positiva, ed offre contenuti interessanti, si organizza la cosa….
La mia impressione è che Scola cerchi di allungare la sua permanenza alla Diocesi. Se non sbaglio mi pare che può rimanervi per altri due anni.
A Milano in san Carlo è stato nominato un nuovo priore dal provinciale dei Servi di Maria dopo che Ermes Ronchi si è ritirato a Isola Vicentina. Ho saputo che non ha nessuna capacità né di spirito né culturale e che sono rimasti in sei dei quali due superano i novant’anni ed uno è vicino ai novanta. In quel convento è nata la resistenza con David Turoldo (quest’anno festeggiano il centenario della sua nascita) e Camillo de Piaz suo confratello e amico. C’è stato anche Davide Montagna nativo di Milano (25 febbraio 1937) morto il 18 maggio 2000 propugnatore di iniziative culturali.
Ad un’amica (Maria Tranquilla) a Milano (17 febbraio 1982) ha dedicato questa poesia:
Colomba bianca sei,
che si sporge
fuori casa
per salutarmi;
non cadere nel fango della città:
ritornerò!
Turoldo mi ha insegnato a sperare.
Caro Don Giorgio, mi dici francamente cosa ne pensi del Vicario di Zona, Mons. Rolla? L’ho sentito l’altra sera e non mi è sembrato male, a cominciare dai modi per niente paludati.
Ho avuto a che fare in diverse situazioni. L’ho giudicato male prima, ora un po’ meno: mi viene sempre a trovare, nonostante che la mia attuale situazione di prete agli arresti domiciliari è anche per responsabilità sua. D’altronde, anche lui ha a che a fare con Angelo Scola e deve obbedire. Ed è qui il punto. “Come” obbedire? Se tutti i Vicari episcopali in questi ultimi anno avessero preso una posizione “propria” nei riguardi del cardinale, forse non saremmo a questo punto morto.