“Cristo o Barabba? Palestinesi di Gaza o israeliani di Netanyahou”. Non attese risposta, non volle ascoltare appelli disperati sulla tragedia umanitaria lanciati ripetutamente dall’Onu e da varie organizzazioni umanitarie e l’Italia decise: “Ce ne laviamo le mani”. Almeno Ponzio Pilato prima di farlo fece finta di ascoltare la folla ululante.
Mi vergogno, mi vergogno, mi vergogno come italiano che si riconosce nell’articolo 11 della Costituzione, come uno dei soci fondatori di Articolo 21, come persona che non rinuncerà mai alla propria umanità pur di schierarsi al seguito di qualcun altro.
Ora, la strada di inventarsi scuse per non votare una scelta umanitaria, di solidarietà e di pietà, è un atto di coraggio o di viltà? Possibile che per far finta di essere portatore di un giudizio autonomo il rappresentante italiano all’Onu si è astenuto sulla risoluzione del cessate il fuoco sottoscritta da 120 paesi, osteggiata da 14 e su cui altri 44 si sono astenuti? Così, galleggiando e cercando di non sporcarsi le mani con l’ulteriore sangue che sarà versato a Gaza – sangue di migliaia di bambini, di donne, di anziani – non è stato scontentato il leader abbracciato con trasporto da Giorgia Meloni.
Ed io dovrei assistere a tutto questo senza batter ciglio proprio nella giornata in cui Israele, rispondendo da par suo alla risoluzione dell’Onu, ha cominciato l’invasione di Gaza?
Forse non abbiamo ancora toccato il fondo del discredito internazionale che questo governo sta causando all’Italia, ma certo è una delle pagine più vergognose della storia recente, quella nella quale per decenni abbiamo cercato un ruolo di mediazione nell’interminabile conflitto precostituito scientificamente dai signori della guerra nell’area mediorientale, ma mai eravamo arrivati a confondere i diritti dei palestinesi con il terrore di Hamas, tanto da rinunciare alla dignità, all’autonomia di giudizio, al coraggio.
***
da Articolo21
Gaza: non è difesa, è un genocidio
Domenico Gallo
29 Ottobre 2023
Siamo entrati nella terza settimana di guerra e la tempesta di fuoco scagliata da Israele contro la Striscia di Gaza non accenna a diminuire, anzi si intensifica con l’ingresso di mezzi corazzati e truppe di terra. Non si riesce a comprendere quale disegno politico guidi la reazione di Israele al di là dello spirito di vendetta per i massacri subiti dalla sua popolazione il 7 ottobre. Certamente non aiuta a capirlo quanto affermato da Netanyahu nella sua prima conferenza stampa dall’inizio del conflitto. Il 29 ottobre Netanyahu ha dichiarato che si tratta di “una battaglia del bene contro il male”. La guerra sarà lunga ma si concluderà con la vittoria del bene. Gli obiettivi ufficialmente perseguiti sono due: “demolire Hamas e riportare indietro gli ostaggi”. Il secondo obiettivo è meramente di facciata perché non è coerente con il primo. In realtà se si pretende di demolire Hamas, vuol dire che si è deciso di abbandonare gli ostaggi al loro destino. Il dichiarato intento di eradicare Hamas e di eliminare tutti i suoi miliziani è un obiettivo impossibile ed assurdo. Impossibile perché non vi è un forte di Hamas da espugnare, non vi sono delle divisioni da affrontare e sconfiggere sul campo di battaglia. I miliziani di Hamas sono rifugiati in una selva che è la sfortunata popolazione della Striscia. Per eliminarli tutti bisognerebbe disboscare la selva. E’ quello che Israele sta facendo, distruggendo in modo massiccio le abitazioni, facendo fuggire la popolazione più a sud (dove peraltro continua a bombardare), togliendo il cibo, l’acqua, l’energia, anche agli ospedali, e spegnendo le comunicazioni. Non si può eradicare Hamas senza compiere un vero e proprio genocidio. E’ un obiettivo assurdo perché, dopo aver inflitto delle sofferenze così atroci, nulla può escludere che i giovani sopravvissuti alle bombe israeliane, alla fame, alla sete, alle malattie, alla morte dei loro genitori o dei loro coetanei, non sentano il bisogno di prendere le armi e di rimpiazzare i miliziani eliminati. Gli obiettivi politici perseguiti dal Governo di Israele sono imprescrutabili, ma il discorso di Netanyahu costituisce autorevole conferma di quanto dichiarato da Dror Eydar, ex ambasciatore di Israele a Roma dal 2019 al ’22: “L’obiettivo è distruggere Gaza, questo male assoluto”.
La parola genocidio è troppo pesante per essere utilizzata a cuor leggero, anche perché sovente è strumentalizzata dalla politica e quindi banalizzata. Tuttavia, se l’obiettivo perseguito è quello della guerra per distruggere Gaza, identificata come il male assoluto, la condotta di Israele, anche in senso tecnico-giuridico, rientra nel concetto di “genocidio” come definito dalla Convenzione ONU del 9 dicembre 1948 per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio. L’art. 2 della Convenzione recita:
“Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
a) uccisione di membri del gruppo; b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale (..)”
Quello che qualifica come genocidio i fatti indicati ai punti a), b) e c) è l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, quali sono indubbiamente gli abitanti che popolano la striscia di Gaza.
Orbene è per tutti evidente che non si può invocare il diritto di difesa di Israele per giustificare attacchi così massicci ed estesi ad un gruppo nazionale che possono sfociare in un genocidio. Non ha senso progettare ipotetiche Conferenze internazionali di pace per invocare una ancora più ipotetica soluzione del conflitto fondato sul principio due popoli, due Stati, quando non si ha il coraggio di chiedere il cessate il fuoco perché bisogna lasciare libero Israele di continuare la sua punizione collettiva contro la popolazione di Gaza. La Comunità internazionale deve imporre il cessate il fuoco. Il genocidio è un affronto all’umanità in quanto tale ed è la principale minaccia alla pace ed alla coesistenza pacifica fra le Nazioni. Se per le irresponsabili classi dirigenti europee non valgono le ragioni dell’umanità, deve valere almeno la convenienza politica. Se si consente ad Israele di continuare a mettere a ferro e a fuoco la Striscia di Gaza, niente può escludere che il conflitto si estenda a tutto il Medio Oriente. Gaza può essere il punto di innesco di un conflitto mondiale che nessuno vorrebbe ma nessuno può impedire, come avvenne a Sarajevo nel 1914.
L’EDITORIALE
di don Giorgio
«Bisogna trasformare l’anima
in una fortezza inespugnabile»
Vi propongo la lettura di questo commento. È di Sarah Romero, 1 di luglio...
⇒ Sull’oratorio faraonico di Lecco
⇒ Più spazio ai laici, strutture più vive, annuncio dell’abc del Vangelo…
⇒ Le lamentele contro oratori, campane,...
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