
Non ho parole!
E la cosa allucinante è che non si ha il coraggio di dire: “Abbiamo sbagliato! Mea culpa… mea maxima culpa!”.
No!
“Noi vittime della disonestà”, da ridere.
Coglione, prenditi le tue responsabilità, e va’ a fare il prete “fedei donum” in qualche parte dell’America latina, poi il “piccoletto” verrà a trovarti e a consolarti.
Ci rendiamo conto? Hanno fatto fuori un prete che ha celebrato la Messa al mare su un materassino di gomma, e promuovono preti che si masturbano in piscina, o si accettano scuse da un arciprete che direttamente o indirettamente ha trasformato il Duomo di Monza in una parata neonazista.
Vergognatevi!
E ringraziate il Duomo che non vi sia crollato addosso!
***
da il Cittadino
14 luglio 2025
Monza, funerale di Davide Cattaneo,
l’arciprete: “Noi vittime della disonestà”
Monsignor Marino Mosconi replica alle polemiche: “C’è chi ha voluto trasformare una funzione religiosa in un atto politico. Il funerale è un gesto di pietà, è irrispettoso e disonesto usare la chiesa in questo modo per far passare messaggi politici per di più proibiti dalla legge
Ha suscitato polemiche il funerale nel Duomo di Monza dello storico camerata Davide Cattaneo, 68 anni, fondatore di Avanguardia Nazionale, morto nei giorni scorsi in Scozia dopo una vita trascorsa all’estero. A suscitare discussioni è stata la presenza di una bandiera a due aste (ispirata a quella delle Ss naziste), con la runa di Odal, simbolo dell’organizzazione neofascista, disciolta nel 1976 in virtù della legge Scelba, ai piedi della bara e poi appoggiata sul duomo di Monza. Presenti sulle panche un centinaio di nostalgici, per lo più attempati e veterani della destra radicale. A dare il via allo scontro è stata l’Anpi, seguita da Sinistra Italiana. Ma monsignor Marino Mosconi, arciprete di Monza, ha subito preso le distanze: «Siamo stati vittime della disonestà di chi ha voluto trasformare una funzione religiosa in un atto politico. Il funerale è un gesto di pietà, è irrispettoso e disonesto usare la chiesa in questo modo per far passare messaggi politici per di più proibiti dalla legge».
Non usa mezzi termini monsignor Mosconi e fornisce anche una spiegazione di come in realtà sono andati i fatti. Il funerale del sessantottenne, morto in Scozia lo scorso 4 luglio, si è svolto nella basilica monzese il 12 luglio. «Mi ha chiamato nei giorni scorsi la sorella di Cattaneo – ha spiegato l’arciprete – per chiedere se si fosse potuto celebrare il funerale in duomo dal momento che gran parte della famiglia è dispersa per il mondo, e Monza è per loro un luogo di ritrovo. Oltretutto al cimitero centrale hanno la tomba gentilizia, ed è anche per questo motivo che hanno scelto di celebrare qui il funerale. Peccato però che non abbiano fatto alcun cenno al trascorso politico del defunto né alle sue idee di estrema destra».
Monza, funerale di Davide Cattaneo: il vicario don Eugenio, che ha celebrato le esequie, non si sarebbe accorto della presenza dei simboli neofascisti
A celebrare e esequie, come spesso accade, è stato don Eugenio Dalla Libera, ottantunenne vicario parrocchiale in basilica, che – stando a quanto riferito da monsignor Mosconi, che il giorno del funerale era assente – non si sarebbe accorto delle bandiere con la runa simbolo di Avanguardia Nazionale. A notare le strane bandiere è stato il sacrestano che ha immediatamente allertato l’arciprete telefonicamente. «Io non potevo fare nulla dal momento che non mi trovavo in duomo, ma ho chiesto che venissero rimosse da dentro la chiesa e anche dal sagrato le bandiere. Quella che copriva il tavolino su cui era poggiata l’urna con le ceneri è rimasta perché non potevamo interrompere la liturgia», ha continuato Mosconi.
Dentro la chiesa il funerale si è svolto normalmente, senza alcun fuori programma. Al termine della cerimonia, sul sagrato, i presenti si sono messi in fila e al grido “Presente” hanno omaggiato l’urna con il saluto romano: «Se avessi saputo per chi avremmo celebrato il funerale sarei rimasto personalmente in duomo. Alla fine della funzione agenti della polizia locale e della Digos si sono presentati al sacerdote. Purtroppo don Eugenio non si è accorto della gravità di quello che è accaduto. Cattaneo è un uomo che è stato in carcere negli anni Settanta per motivi politici, ma a quanto pare se dopo cinquant’anni chi lo ha conosciuto lo saluto ancora con il braccio teso significa che non è stato capito nulla della storia passata. Un gesto che oltretutto è proibito dalla legge e potrebbe essere riconosciuto come reato».
Monza, funerale di Davide Cattaneo, l’Anpi all’attacco
Non sono mancate anche le reazioni da parte del mondo politico e dell’Anpi. «La cerimonia funebre si è tramutata nell’occasione per l’esaltazione del regime fascista. Quanto dovremmo tollerare ancora queste esibizioni senza l’intervento delle forze dell’ordine. Questo atto oltretutto nel giorno dell’anniversario dell’eccidio dei 67 martiri di Fossoli avvenuto per mano nazifascista è ulteriormente deprecabile», fa sapere Anpi Monza.
da Il Cittadino
Funerali con le “svastiche”, Pilotto:
“La pietà per un morto non deve essere una scusa
per violare le Leggi”
Il sindaco di Monza ha preso posizione sulle polemiche suscitate dal funerale nel Duomo di Monza dello storico camerata Davide Cattaneo, avvenuto con la presenza di una bandiera a due aste (ispirata a quella delle Ss naziste)
Anche il sindaco di Monza, Paolo Pilotto, ha preso posizione sulle polemiche suscitate dal funerale nel Duomo di Monza dello storico camerata Davide Cattaneo, 68 anni, fondatore di Avanguardia Nazionale, avvenuto con la presenza, ritenuta sconveniente da Anpi e Sinistra Italiana, di una bandiera a due aste (ispirata a quella delle Ss naziste), con la runa di Odal, simbolo dell’organizzazione neofascista, disciolta nel 1976 in virtù della legge Scelba, ai piedi della bara e poi appoggiata sul duomo di Monza.
È’ una lunga riflessione, quella di Pilotto: “Acque agitate in città. Ma per 100 persone che sanno sempre quale sia la soluzione a portata di mano o che hanno sempre un giudizio lapidario da dare su tutto, ce ne sono decine di migliaia che vogliono affrontare i problemi per risolverli, perché amano la loro città e vogliono che continui ad essere una città dove vivere bene e coltivare relazioni umane serene e positive, anche nella complessità della vita quotidiana, anche nella fatica di doversi confrontare per cercare le soluzioni migliori”.
Continua poi il sindaco di Monza:
“Allora forse va aggiunto: Non va bene che di giorno o di sera o di notte, malgrado gli sforzi sempre maggiori di Forze dell’Ordine e di Polizia Locale, ai quali va la mia totale stima e solidarietà, con personale costretto spesso a fare faticosi turni aggiuntivi di lavoro per garantire serenità ai cittadini, in alcune zone della città adolescenti di qualsiasi origine e di qualsiasi città si affrontino secondo riti primordiali facendosi del male e spaventando le persone. Così come non va bene che in altre zone gruppi di persone stazionino permanentemente occupando luoghi e trasmettendo ansia e paura a chi passa per quei luoghi. Su questo stiamo lavorando gomito a gomito con Prefettura, Questura, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito. E continueremo a farlo ogni giorno, perchè le soluzioni si trovano anche tramite intese ed accordi consolidati tra Stato e Comune. Ma anche continuando a lavorare, come stiamo facendo, con scuole, associazioni, enti che si occupano di educazione, sport, cultura. E continueremo a lavorare perchè da un lato le strade siano sicure e vigilate, dall’altro perchè i valori di rispetto, cittadinanza e comunità siano sempre più condivisi, prima di tutto nelle famiglie e negli altri luoghi dove tutti, bambini giovani ed adulti, viviamo”.
E prosegue:
“Non va bene che gruppi o associazioni cerchino provocatoriamente di affermare il loro diritto ad esprimere verità ritenute sempre come assolute, e per farlo mandino in scontro una intera città. Mi riferisco ad iniziative che di volta in volta cercano di gettare ombre e discredito su argomenti diversi, iniziative che anche solo nei nei titoli paiono essere pensate contro le Istituzioni dello Stato o contro la loro gestione. Confermo la mia più sincera vicinanza alle Forze dell’Ordine di Monza, con le quali l’Amministrazione Comunale condivide l’impegno quotidiano sui temi della Legalità e della Sicurezza in città. Il lavoro di donne è uomini in divisa – compresi i nostri agenti della Polizia Locale – spesso lontano dai riflettori, contribuisce a rendere il nostro capoluogo una città bella in cui è possibile vivere, lavorare, stare, studiare. E per questo mi unisco ai tanti che in queste ore manifestano distanza rispetto a iniziative come “police abolition”, prevista prossimamente in città”
E, infine, conclude il primo cittadino monzese:
“Non va bene che la pietà per i morti, la sacralità di un rito funebre, si trasformino in occasione per violare molte leggi dello Stato in una volta sola. Non ha nulla a che fare con la pietà per i morti la manifestazione inscenata sabato davanti al Duomo di Monza da persone che al posto della preghiera hanno preferito alzare le loro braccia nel saluto fascista, hanno esposto drappi riportanti il simbolo di una Associazione disciolta dallo Stato per legge decine di anni fa, in spregio alla Costituzione, ad altre norme dello Stato e al piu normale buon senso. La nostra città non lo merita, la nostra città non ne ha bisogno. Sa benissimo vivere, fare impresa, scuola, sport, cultura senza avere bisogno di alimentarsi con stanchi riti che nel nostro Paese evocano violenza, mancanza di libertà e di democrazia. A Monza possiamo essere conservatori, progressisti, moderati, e possiamo esprimerlo liberamente. Perchè dal 1946 c’è una Repubblica nata da grandi valori e anche dalle ceneri di altrettanto grandi errori. E perché dal 1948 c’è una Costituzione che garantisce i diritti di tutti, ma chiede anche a tutti di rispettare alcuni doveri necessari a rendere possibile la convivenza civile”.
***
www.chiesadimilano.it
14 Luglio 2025
«Irrispettoso e disonesto usare la chiesa
per messaggi politici proibiti dalla legge»
«Noi vittime della disonestà»: così l’arciprete Marino Mosconi sulle polemiche seguite al funerale del fondatore di Avanguardia Nazionale, celebrato in Duomo con la presenza di simboli nazifascisti
«Siamo stati vittime della disonestà di chi ha voluto trasformare una funzione religiosa in un atto politico. Il funerale è un gesto di pietà, è irrispettoso e disonesto usare la chiesa in questo modo per far passare messaggi politici per di più proibiti dalla legge». Questa la reazione di monsignor Marino Mosconi, Arciprete di Monza, alle polemiche seguite al funerale, celebrato sabato 12 luglio nel Duomo brianzolo, di Davide Cattaneo, 68 anni, fondatore di Avanguardia Nazionale, organizzazione neofascista disciolta nel 1976. Durante la funzione sono state esposte in chiesa e sul sagrato bandiere a due aste (simili alla svastica), con la runa di Odal, simbolo di Avanguardia Nazionale: una è stata posta sul tavolo dove poggiava l’urna con le ceneri dello scomparso, che all’uscita sul sagrato è stata accolta dai presenti con il saluto romano.
Dure le reazioni del mondo politico, a partire dal sindaco del capoluogo brianzolo Paolo Pilotto («non va bene che la pietà per i morti, la sacralità di un rito funebre, si trasformino in occasione per violare leggi dello Stato»), e dell’Anpi Monza («un atto ulteriormente deprecabile perché accaduto nel giorno dell’anniversario dell’eccidio dei 67 martiri di Fossoli avvenuto per mano nazifascista»).
Da quanto risulta, in Duomo non erano a conoscenza del profilo dello scomparso (morto in Scozia dopo essersi trasferito dall’Italia) e non immaginavano la presenza di simboli neofascisti. Monsignor Mosconi ha riferito di essere stato interpellato dalla sorella di Cattaneo, con la richiesta di celebrare il funerale in Duomo, perché Monza sarebbe stata punto di ritrovo per i famigliari, gran parte dei quali non vive in Italia, e perché la tomba di famiglia si trova al Cimitero centrale. «Ma non è stato fatto cenno al trascorso politico del defunto, né alle sue idee di estrema destra», precisa.
Il celebrante, il vicario parrocchiale don Eugenio Dalla Libera, non si è accorto delle bandiere, notate invece dal sacrestano, che ha avvertito telefonicamente l’Arciprete, quel giorno assente. «Ho chiesto di far rimuovere le bandiere dalla chiesa e dal sagrato. Quella che copriva il tavolino con l’urna è rimasta perché non si poteva interrompere la liturgia», ha spiegato Mosconi, aggiungendo: «Purtroppo don Eugenio non si è accorto della gravità di quello che è accaduto. Se dopo cinquant’anni chi ha conosciuto Cattaneo lo saluta ancora con il braccio teso – gesto oltretutto proibito dalla legge e che potrebbe essere riconosciuto come reato – significa che non è stato capito nulla della storia passata».
Commenti Recenti