Omelie 2025 di don Giorgio: ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA

15 agosto 2025: ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA
Ap 11,19-12,6a.10ab; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-55
Già pensare che la Festa dell’Assunta è nel cuore dell’estate, ferragosto, quando tutto sembra richiamare la carne, e la gente sembra impazzita quasi costretta a evadere, è un forte richiamo di qualcosa che trascende la stessa carnalità che non avrà mai il primato assoluto, perché ci sarà sempre quell’imprevedibile di un Dio che sa mettere un “segno” del tutto mistico, anche là dove si è al culmine della follia generale. E follia, in questo caso, significa spegnimento quasi totale del proprio intelletto.
Ma forse vediamo solo ciò che si vede, e non vediamo quanti sono a casa, invisibili ma reali, a lottare contro la solita routine psicologicamente distruttiva, ma forse per una scelta, perché non è vero che tutti si adeguano ad una omologazione di massa che ama farsi consumare da una carnalità senza scampo.
In questi drammatici tempi, che nessuno forse avrebbe anche solo immaginato che tornassero, siamo preoccupati, per non dire colpiti nel profondo, per le violenze di criminali che, senza pietà, ammazzano ogni giorno innocenti, senza capire dove vorrebbero arrivare, e nello stesso tempo non ci preoccupiamo che per scelta o per passiva omologazione ci lasciamo consumare dal peggior tiranno, che è quel tempo che passa trascinando con sé verso la morte gli imbecilli che vivono come ebeti.
E non basta consolarci con le parole del “Magnificat”: “Il Signore ha rovesciato i potenti dai troni”, se, quando erano sul trono, questi criminali hanno ucciso milioni di persone.
Ma il Magnificat resta comunque il canto più rivoluzionario della storia, soprattutto perché, che l’abbia o no composto la Madonna ci interessa relativamente, la primitiva comunità cristiana, per mezzo di Luca, l’ha messo in bocca a Maria, e questo è la cosa più sconvolgente, non solo per quei tempi in cui la donna non era credibile, tanto da non poter fare da testimone nei tribunali, ma anche per i nostri tempi, in cui la donna rimane ancora vittima non solo di uno strapotere maschilista, ma essa stessa si fa potere maschilista, o vittima di una carnalità da toglierle ogni nobiltà, proprio dovuta al suo essere Donna nel Mistero trinitario, come fu Maria.
«Devo essere Maria e da me far nascere Dio, perché egli mi conceda beatitudine eterna», dice un distico di Angelus Silesius, un mistico del ‘600.
“Devo esser Maria”: paradosso mistico che toglie ogni paragone, e parla di identità. Devo essere non “come” Maria: essere “Maria” va al di là del possibile umano, ma a Dio nulla è impossibile. Maschio o femmina, che io sia anzitutto donna, ma quale donna? Essere Maria la Donna, genitrice di Dio, ieri, oggi e domani. Il grembo di Maria è anche il mio grembo, quando in me il Logos si genera e si ri-genera. Non è piacere di un corpo, non è felicità emotiva, ma beatitudine che tocca lo spirito. Non è un qualcosa di momentaneo, ma di misticamente Eterno.
Prova a dire queste cose a una femminista (a proposito, dove sono finite le femministe dei tempi migliori? forse è rimasta solo qualche suora che fa la femminista) e vedrai la faccia disgustata, e pensare che la donna oggi, in questi ultimi tempi, non è che abbia fatto un salto di qualità, anzi si è immersa con maggior voluttà nella carnalità più oscena.
Ma la festa di oggi, l’Assunta, ci invita a pensare alle cose belle, elevate, celestiali, divine. Perché farci sempre deprimere da una società decadente?
Pensate già alla parola “decadente”, che significa declino, o letteralmente “cadere giù”, tornare allo stato di prima, quando si era immobili, senza mordente, senza spinta in avanti.
Il terzo brano della Messa inizia così: «In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa». “In quei giorni” erano i giorni in cui era accaduto a Maria l’inimmaginabile, la visita dell’arcangelo Gabriele. Appena il messaggero di Dio le annuncia che anche la cugina Elisabetta è incinta, non perde tempo. “Si alzò”, scrive Luca. “Anastàsa”, in greco. In Oriente nella tradizione ortodossa alla risurrezione danno nome di “anàstasis”. E qui si apre tutto un mondo, quello di un Dio che non perde mai tempo quando è in gioco il destino del Creato.
Maria, dunque “si alzò” e andò in fretta verso la regione montuosa”. Aveva imparato ad alzare gli occhi al monte fin da piccola, quando in casa le erano state insegnate le parole del Salmo 121: «Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre».
Maria si alza, e corre, sospinta dal vento della risurrezione. Dietro la parola di Dio c’è sempre un vento che si alza, e spinge a eseguirla.
Così è stato per Maria, che da adolescente è stata sollevata, quando si era messa in viaggio per la regione montuosa, dove abitava la cugina Elisabetta. Così sarà, quando, al termine della sua vita terrena, Maria sarà sollevata in Alto.
E allora possiamo dire che l’Assunzione di Maria racconta l’universalità del vento. La parola “universalità” è pregnante di un significato che va oltre la banalità di certe terre e di certi cieli. La Scrittura parla di “terre nuove e di cieli nuovi” a indicare la novità o la risurrezione che sa trasformare il vecchio in una novità di vita.
Nel Magnificat rimaniamo sorpresi, e come sospesi, alle parole di Maria, una adolescente che canta la sua fiducia in Dio, un Dio che gonfia le vele: ci chiede un cammino e noi ci alziamo.
Bello questo commento: «“Alzarsi” è un verbo di fede: verbo, potremmo dire, da custodire nella vita. È il verbo che ci viene chiesto ogni mattino, al risveglio: “Mi alzo?”. A volte ti prende entusiasmo, a volte esitazione, penso a coloro che, per depressione o affaticamento, non vorrebbero mai alzarsi. “Alzarsi” è verbo di fiducia in Dio e nella vita, di fiducia nella giornata che ti viene consegnata. Oggi ce lo ha ricordato, con il suo alzarsi, Maria di Nazaret, la madre di Gesù».

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