Omedlie don Giorgio 2025: ESALTAZIONE DELLA CROCE

14 settembre 2025: ESALTAZIONE DELLA CROCE
Nm 21,4b-9; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17
Non lo faccio sempre, ma qualche volta, come nel caso di questa Festa particolare in onore della Esaltazione della Croce, qualche nota anche storica non fa male, anzi.
Anzitutto. Gli Orientali oggi celebrano la Croce con una solennità paragonabile a quella della Pasqua. L’imperatore Costantino aveva fatto costruire a Gerusalemme una basilica sul Golgota e un’altra sul Sepolcro di Cristo Risorto. La dedicazione di queste basiliche avvenne il 13 settembre del 335. Il giorno seguente si richiamava il popolo al significato profondo delle due chiese, mostrando ciò che restava del legno della Croce del Salvatore. Da quest’uso ebbe origine la celebrazione del 14 settembre. A questo anniversario si aggiunse poi il ricordo della vittoria di Eraclio sui Persiani (628), ai quali l’imperatore strappò le reliquie della Croce, che furono solennemente riportate a Gerusalemme. Da allora la Chiesa celebra in questo giorno il trionfo della Croce che è segno e strumento della nostra salvezza.
Una prima riflessione, diciamo amara. Una domanda: queste reliquie della Croce (supposto che siano autentiche: pensate che in ogni chiesa del mondo c’è un pezzetto che viene adorato: quante croci ci sarebbero?) sono segno di salvezza o sono segno di sangue a causa dei continui conflitti per possederle come fossero dei talismani?
Cristo sulla Croce non ha forse unito l’Umanità nell’Unico Bene Necessario? E noi con le reliquie della Croce abbiamo fatto delle guerre che frantumano la famiglia umana!
L’uso liturgico che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa, secondo alcuni liturgisti rappresenterebbe un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo, gli Ebrei, morsicati dai serpenti, erano guariti. Così dice il primo brano della Messa: «Il Signore disse a Mosè: “Fàtti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita».
Non dimentichiamo che il serpente, nell’antichità, era una realtà misteriosa, simbolo di vita e di fecondità, e anche simbolo di morte. Il guaritore Esculapio, personaggio della mitologia greca e romana, era un guaritore che usava per guarire un bastone, a cui erano attorcigliati due serpenti. Ancora oggi il serpente è simbolo della sanità.
I rabbini, tuttavia, spiegavano che non era il serpente che guariva il malato, ma il Signore a cui rivolgi lo sguardo. Anche qui mi viene spontanea una riflessione. Noi cristiani che senso diamo a certi segni, a certe devozioni, a certe immagini sacre, pensate anche alle reliquie. Non è vero che perdiamo quel buon senso che mi dice: È solo una immagine, una statua di gesso o di legno, pezzetti di un cadavere: non è tutto questo che è carnale che mi salva o mi ottiene una grazia, ma è Dio stesso che salva? E così anche le preghiere e i digiuni: non è aumentando le preghiere o i digiuni che otteniamo la Grazia divina. “Così fanno i pagani!”, aveva detto Gesù Cristo. Ma noi cristiani siamo diventati peggio dei pagani.
Nel libro della Sapienza si legge: «Infatti, chi si volgeva a guardarlo (il serpente di rame) era salvato non per mezzo dell’oggetto che vedeva, ma da te, salvatore di tutti».
Giovanni nel racconto della Passione dovette aver presente il profondo simbolismo di questo avvenimento dell’Esodo, e la profezia di Zaccaria, quando scrive: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto» (Zc 12,10; Gv 19,37).
Il simbolo della Croce ha sacralizzato per secoli ogni angolo della terra e ogni manifestazione sociale e privata. Oggi rischia di essere spazzato via o peggio strumentalizzato da una moda consumistica. Per non parlare di un certo ministro e dei suoi seguaci che usa la croce per giustificare il suo osceno razzismo. Matteo Salvini che bacia la croce su cui Cristo è morto che diceva: “ama il prossimo tuo come te stesso” o “ero straniero e mi avete accolto”, per un vero cristiano è un intollerabile bestemmiatore. Andrea Camilleri, il creatore del personaggio Montalbano, uscì a dire: “Salvini mi dà un senso di vomito!”.
Vorrei di nuovo soffermarmi sul modo con cui facciamo il segno della croce. Romano Guardini ha una pagina stupenda in proposito. Scrive: «Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione. Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato…Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia! Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino».
Sant’Andrea di Creta (circa 660 – 740) è stato un importante vescovo bizantino, teologo e autore di inni sacri, noto per aver introdotto le tradizioni liturgiche di Gerusalemme nella Chiesa di Bisanzio. È elogiato per i suoi contributi musicali e letterari e per la sua difesa dell’ortodossia, motivo per cui è venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. Ha tenuto un bellissimo discorso sulla festa della Esaltazione della croce. Tra l’altro dice: «Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale. Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato».

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