Omelie 2025 di don Giorgio: QUARTA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

21 settembre 2025: QUARTA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Pr 9,1-6; 1Cor 10,14-21; Gv 6,51-59
Soffermiamoci sul primo brano. Se qualcuno mi chiedesse perché prendo quasi sempre in considerazione la prima lettura, la mia risposta è semplice: solitamente è il brano più snobbato dai preti, e aggiungo: il primo brano ha molto da dire anche oggi.
Certo, essendo poco noto (oramai la Bibbia è sempre più sconosciuta, soprattutto l’Antico Testamento), bisogna sempre dare qualche spiegazione, e questo richiede tempo e studio.
Il primo brano della Messa di questa domenica è tolto dal Libro dei Proverbi, capitolo 9. Anzitutto, diciamo che fra i popoli dell’antico Medio Oriente, più dei ricchi e dei conquistatori di imperi, erano stimati i sapienti, ovvero coloro che, con l’esperienza che costituisce la “corona dei vecchi”, come scrive l’autore del libro del Siracide (25,6), erano in grado di suggerire buoni consigli, citare massime proverbiali, proporre domande provocatorie sotto forma di indovinelli e risolvere gli enigmi, ovvero le situazioni complesse.
Tra parentesi: oggi non mancano a iosa i cosiddetti opinionisti, e tutti, anche i più rozzi analfabeti, si atteggiano a sapientoni; hanno una loro pagina facebook dove ogni giorno, ogni minuto, partoriscono imbecillità e oscenità su tutto, nel campo socio-politico e nel campo ecclesiastico. Per non parlare poi dei talk show, dove i cosiddetti intelligentoni con i paraocchi di una ideologia che rende anche economicamente campano leccando il sedere dei loro padroni.
E la gente, il popolo bue, beve, beve e poi vota i peggiori, i populisti, i farabutti, gli inquisiti e i ladri, con a capo una oscena tappetta da quattro soldi. Ecco la sapienza idolatrata di oggi: fonte inquinata a cui una massa di rincoglioniti attinge avidamente.
Certo, anche una volta, tempi addietro, c’era il male, c’erano i cattivi, c’erano guerre, c’erano violenze, c’erano follie, c’era addirittura un potere ecclesiastico che condannava al rogo i giusti, gli onesti, gli spiriti liberi. Chi potrebbe dimenticare questi periodi bui di una storia infame di una Chiesa istituzionale che sembrava in balìa del maligno più osceno?
Ma in contrapposizione c’erano santi, c’erano geni, c’erano profeti, c’erano spiriti liberi che avevano il coraggio di alzare la voce, come gli antichi Profeti dell’Antico Testamento. Oggi c’è una massa di imbecilli che si credono sapienti. Una massa che toglie la possibilità, anche minacciando, a ogni voce libera di esprimersi. Ma quante sono queste voci libere che alzano apertamente la voce? La timidezza non fa parte di una profezia forte, che sfidi il potere se fosse necessario, che contrasti una imbecillità di massa.
È sempre viva in me la voce di Giovanni Battista: se gli hanno tagliato la testa è perché aveva dato fastidio al potere. Ma, come ha commentato anche sarcasticamente don Primo Mazzolari, la voce del Precursore decapitato ha continuato a urlare fino ad oggi.
Vorrei aggiungere. A parte i santi, i geni, i profeti, gli spiriti liberi, una volta la gente comune, pur povera, con problemi al limite della sopravvivenza, aveva una saggezza che era radicata in una spiritualità di fede che spostava anche le montagne. Del resto sappiamo che gli antichi libri sapienziali, il libro dei proverbi ecc., erano un insieme di massime popolari.
Immaginiamo un ragazzo che cresce in un contesto popolare sapienziale. Che cosa pretendete da genitori idioti di oggi, che non usano il cervello, ma gli slogan, tipo: “Fai il furbo, dai ma per ricevere, impòniti sgomitando, prendi come modello chi se la gode, chi fa carriera, chi fa soldi, ecc.”. Non è pauroso? Certo che lo è!
E per di più noi, credenti in un Ideale sovrumano, noi, preti che dovremmo educare al Meglio, che cosa proponiamo ai ragazzi e ai giovani di oggi?
E la cosa assurda è che persistiamo nella idiozia più blasfema: anzi, rincariamo la dose! Assurdo! Tutta la notte magari ci s-cervelliamo pensando: cosa di nuovo dovrò inventare per aumentare piatti succulenti con un cibo che possa riempiere la pancia della gente?
Certo, è anche bello, pur con tutte le precauzioni, sapere che ci sono stati bravi ragazzi e bravi giovani, che oggi vengono ufficialmente proclamati santi. Una volta negli oratori si proponevano le virtù di san Luigi Gonzaga o di Sant’Agnese. Oggi questi santi sono quasi del tutto scomparsi. Ho detto “si proponevano le virtù”. Oggi la prima cosa che si fa è prendersi un pezzetto del corpo (cadavere) di Carlo Acutis o di altri santi, moderni o antichi, e tutto finisce in una idolatria. Se chiedete a qualcuno: che cosa ha fatto Carlo Acutis per essere diventato un modello di virtù? Nessuno lo sa. E c’è ancora chi si aggrappa a un pezzetto di corpo, lo si tocca anche fisicamente, per chiedere qualche grazia personale.
Il brano di oggi finisce con queste parole: “A chi è privo di senno essa (la Saggezza) dice: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato”.
I leghisti di oggi sentendo queste parole sarebbero i primi a correre. Quando sentono la parola “pane” o “vino”, impazziscono. Qui entrerebbe in scena il terzo brano di oggi. La Sapienza è il Logos eterno che si è fatto carne per noi. Cristo ha tenuto un lungo discorso a Cafarnao dicendo ripetutamente che Lui è la carne di cui cibarsi. E i suoi ascoltatori lo hanno contestato. E i suoi discepoli poi se ne andarono, dicendo “Questo linguaggio è troppo duro!”. I suoi discepoli, pensate. Rimasero solo i Dodici. E Cristo disse loro: “Volete andarvene anche voi! Fate pure, vi accompagno…”.
La vogliamo capire oppure no, o siamo del tutto tonti, che il problema ancora oggi sta qui: quale pane proporre alla gente? Solo un pane che soddisfi e riempia la pancia o accarezzi i sensi? Non basta un menu, noi preti inventiamo mille menù succulenti, pur di accalappiare qualche pecorella smarrita.
Ecco allora l’invito della Sapienza: “abbandonate la via della follia, andate diritti per la via della intelligenza”.
Follia e intelligenza: due parole che non stanno insieme, anche se noi siamo così perfidamente astuti da coprire la follia parlando di intelligenza. Sarebbe troppo lungo elencare tutte le volte che la Bibbia parla di follia: basterebbe citare il primo Salmo, noto come il Salmo delle due vie, quella dello stolto e quella del giusto. Interessante come per la Bibbia giustizia e saggezza (o intelligenza) siano la stessa cosa.
Tutti ci crediamo intelligentoni, dimenticando che l’intelletto è quello interiore, che Aristotele chiamava “attivo”, perché illuminato dall’Alto, ovvero dall’Intelletto divino.
Basterebbe rientrare in noi, ma sarà difficile per un mondo che ama essere carnale, e troveremo la via della saggezza, quella divina.

 

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