8 dicembre 2025: IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B. VERGINE MARIA
Gen 3,9a.11b-15.20; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26b-28
La Festa della Immacolata concezione, celebrata in tutta la sua solennità dalla Liturgia della Chiesa a meno di venti giorni dal Natale, sembra quasi una parentesi fuori posto, come un voler mettere un accento particolare sulla figura di Maria, tanto più che c’è già una Domenica del tutto speciale, la Sesta di Avvento, a pochi giorni dal Natale, in cui la stessa Liturgia ci invita a celebrare l’Incarnazione del Figlio di Dio, o della Divina Maternità della beata sempre Vergine Maria.
Dunque, è forse troppo questo insistere sulla Madre di Gesù, quasi togliendo qualcosa al primato del Figlio di Dio che si è incarnato, che è il cuore del Mistero natalizio? Già gli antichi teologi dicevano: “De Maria numquam satis”, di Maria non si dirà mai abbastanza. Certo, bisogna evitare di cadere in devozioni superstiziose, come se Maria fosse una dea a se stante. E gli antichi teologi dicevano anche che il Figlio di Dio non è geloso, se si parla troppo bene di sua Madre.
E se posso farvi una confidenza, mai come in questi ultimi tempi sto scoperto la bellezza di una Donna del tutto eccezionale, da non temere di metterla nello stesso Misterio trinitario, perché, in un mondo in cui tutto parla di donna nel senso peggiore del termine, allora si ha bisogno di un modello di Donna, che ci elevi al di sopra di una banalità e di un insopportabile decadimento della stessa donna.
Quando parlo di Nobiltà mi viene istintivo pensare a Maria; quando parlo di rivoluzione, mi viene istintivo pensare al Magnificat di Maria; quando parlo di ego o di orgoglio di potere mi viene istintivo parlare della umiltà di Maria. Quando parlo di Maria, come Madre del Figlio di Dio, mi viene spontaneo parlare di quel grembo, che va al di là di una fisicità tipica di ogni donna fisica, ed è il grembo di ogni essere umano che genera e rigenera il Figlio di Dio. In questo senso tutti ci sentiamo Maria, tutti “siamo” Maria, come diceva il grande mistico tedesco del Seicento, Angelus Silesius: «Devo esser Maria e da me far nascere Dio, perch’egli mi conceda beatitudine eterna».
“Devo esser Maria”: paradosso mistico che toglie ogni paragone, e parla di identità. Devo essere non “come” Maria: essere “Maria” va al di là del possibile umano, ma a Dio nulla è impossibile. Maschio o femmina, che io sia anzitutto donna, ma quale donna? Essere Maria la Donna, genitrice di Dio, ieri, oggi e domani. Il grembo di Maria è anche il mio grembo, quando in me il Logos si genera e si ri-genera. Non è piacere di un corpo, non è felicità emotiva, ma è beatitudine che tocca lo spirito. Non è un qualcosa di momentaneo, ma di misticamente Eterno. La Mistica non è un confronto, un ”come” Dio o un ”come” Maria: è la stessa Realtà divina, che si fa ancora realmente presente nel grembo di ogni essere umano.
Che vogliamo di più per cogliere almeno un attimo dell’Eternità del Mistero natalizio?
Mi piace riportare queste riflessioni di don Angelo Casati: «Immacolata concezione di Maria: la si può anche predicare; e qualcuno di noi, certo, ricorda predicazioni suggestive. O forse si può anche parlarne osando piccoli chicchi di parole umili, e poi fare silenzio e contemplare. E poi scendere nella vita. Il mistero si apre e si chiude in quel segreto dell’accendersi della vita che chiamiamo “concepimento”. E racconta di Maria che fu “concepita senza macchia”, o meglio, in positivo, vorrei si dicesse: “concepita nella pienezza della grazia”, cioè della bellezza. E che cosa possiamo dire di più? In fondo anche il brano del Vangelo di oggi sta in poche righe: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: ‘Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te?. Una ristrettezza di righe. Quasi mi venisse detto che sarebbe una pretesa volere sapere di più o volere dire di più…».
Poi don Angelo fa un’osservazione interessante. «E chi d’altronde – non so se ci avete pensato? – poteva sapere che lei era stata concepita nella pienezza della grazia? Non i genitori di Maria… Forse nemmeno lei sapeva di esserlo stata dal suo primo battere di vita. E nessuno nel villaggio. Dove tutti la vedevano uguale – apparentemente uguale – alle altre donne: aveva un marito e un figlio per cui stravedeva, andava alla fontana come tutte le donne ad attingere acqua, tesseva vestiti e impastava farine, onorava i sabati nella sinagoga, era nelle carovane che salivano per la Pasqua a Gerusalemme. Anche lei a preoccuparsi per quel suo figlio che proprio non si risparmiava; la chiamavano Maria come tante delle loro donne, e non la “ricolmata di grazia”. Niente di straordinario. Questo per dire una cosa che può sembrare persino ovvia: che il divino passa per vite che sembrano all’apparenza uguali, niente di straordinario; e a renderle speciali non è la casa che hai, il lavoro che fai, il paese che abiti. Lei Maria uguale, ma speciale. Anche noi a volte diciamo: “Tu sei speciale”. E lo diciamo a donne e uomini che fanno le cose che fanno tutti. A renderli speciali non è una esibizione esterna, è la luce che li abita….So di andare controcorrente, ma a volte ho come la sensazione che, per dire la specialità di Maria, abbiamo acceso luci esterne, decorato la sua casa, elevato colonne, l’abbiamo vestita di abiti vistosi o dato gesti che non furono mai sue abitudini, rendendola inaccessibile, lontana, mentre a me sembra prezioso sostare a immagini di lei nelle cose che furono la sua vita, dove la luminosità la sorprendevi nei suoi occhi. Mi accadde di scrivere: “Non ti riconosco”: Sosto a cappelle e non ti riconosco. Ti hanno giunte le mani gesto che non ti appartiene. Forse solo le sollevavi imploranti al tuo Dio. O forse solo stavi curva rannicchiata nel tuo nulla. Così più non ci è dato riconoscerti nel nero grembiule che ti appartiene per sempre. Il grembiule. O le Madonne che allattano – troppe, per falso pudore ne abbiamo cancellate o velate –. E così abbiamo cancellato o velato il divino che è anima dei gesti, la pienezza della grazia che fa fiorire la vita, proprio mentre assistiamo sgomenti a un esplodere della brutalità».
Vorrei concludere con una citazione tolta dai Discorsi di Sant’Anselmo, vescovo.
«Dio è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene».
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