L’EDITORIALE
di don Giorgio
Intelletto, legge, coscienza e libertà
Sembrano parole d’altri tempi, ma credo che quando entrano in gioco intelletto, legge, coscienza e libertà, allora o si prendono tremendamente sul serio o ne va di mezzo la nostra stessa esistenza, e il futuro dell’umanità.
Anche la terra non può vivere senz’anima, o per quella linfa vitale che genera vita, che si espande secondo una certa logica, o quel logos eterno che dà senso a ogni realtà del creato.
Si può parlare di coscienza della Natura? Non possiamo saperlo, tanto più che nemmeno gli esseri umani conoscono se stessi nella loro realtà interiore. È bello che si tratti di un Mistero nascosto che nel silenzio genera vita, al di là delle nostre stupidità o perversioni umane.
Tuttavia San Paolo parla di “gemiti” di una creazione sempre in gestazione, anche per la violenza di esseri umani che vorrebbero farla abortire, o ritardare nuove vite.
Coscienza o legge naturale, fatto sta che l’Universo procede per una forza vitale interiore, in un cammino verso l’Uno.
A noi spetta – è un dovere – rispettare l’ordine dell’Universo, se vogliamo parlare di Cosmo, nella sua legge naturale. Già la parola “cosmo” significa “ordine, armonia”.
L’essere umano è anzitutto intelletto, ed è perciò coscienza, che si fa legge di libertà. Possiamo dire che l’intelletto genera luce e vita, nello Spirito divino, che è Libertà.
Parlare di legge richiede massima attenzione, perché ogni esteriorità va a incidere sulla libertà interiore, anche soffocandola. Certo, non potrà mai spegnere la scintilla divina.
Dire legge dello Spirito sembrerebbe un assurdo, se legge richiamasse qualcosa di esteriore: non siamo noi a dettare leggi o a regolare come un orologio la nostra vita secondo le leggi carnali.
Il problema non è saper obbedire alle leggi, tanto più se si tratta di una infinità di leggi che provengono da strutture esteriori, civili e religiose, che vorrebbero imporre il loro ritmo, anche folle.
Il nostro problema non sta nell’obbedire o no alle leggi, creando quei sensi di colpa che non servono a nulla, se non a rattristare una esistenza già sofferente.
Il nostro problema sta invece nel toglierci di dosso leggi inutili, soffocanti, anche deleterie, per lasciare lo spazio alla legge dello Spirito, che è Grazia, ovvero Dono divino.
È il problema di una Chiesa, preoccupata sì di rinnovarsi o di immergersi nelle acque di qualche Giordano, ma sempre pronta a disfare leggi antiquate per riproporre altre leggi che ben presto diventeranno superate.
Mai che senta parlare di una Chiesa che ha bisogno di togliersi di dosso pesi inutili. Ad ogni Sinodo altre leggi, che sostituiscono quelle deteriorate. La struttura rimane struttura, anche se aggiornata o sostituita da strutture più moderne.
Pensando alla storia della Chiesa cattolica, ma credo che il fenomeno sia di ogni religione, non posso non soffrire pensando che si tratti di millenni di un cammino alla rovescia. O meglio: è una macchina sempre più moderna, magari, ma sempre macchina con ingranaggi che funzionano con le leggi o i dogmi che frenano il cammino dello Spirito. Si dà olio agli ingranaggi per non farli arrugginire, ma, se invoca lo Spirito, la Chiesa lo fa perché la macchina funzioni a meraviglia: come macchina.
Parole quali intelletto, legge, coscienza e libertà girano nel contestato autoritario di una Chiesa che si fa idolo di se stessa: ed è così che l’intelletto, la legge, la coscienza e la libertà sono la stessa religione che si fa immagine (idolo) del proprio ego, che spodesta dal suo trono lo Spirito divino.
La Chiesa istituzionale non si fa umilmente serva dello Spirito, ma riduce lo Spirito a servire il suo ego di Chiesa che detta le norme e gli orari allo Spirito.
Possiamo ribellarci a questo giuoco perverso? Certo, pagando però di persona la scelta di restare spiriti liberi,
Un tempo si finiva sul rogo, oggi si finisce nel dimenticatoio, ed è la cosa peggiore: il fuoco bruciava il corpo, ma non lo spirito, oggi il corpo ne soffre come in una perpetua agonia, e lo spirito emette geniti che nessuno ascolta.
25 gennaio 2026
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