Caso Liguria, Silvia Salis: “Grotteschi i dossier, la destra insofferente a ogni tipo di controllo”

da la Repubblica
13 MARZO 2026

Caso Liguria, Silvia Salis:

“Grotteschi i dossier, la destra insofferente

a ogni tipo di controllo”

di Matteo Macor
Parla la sindaca di Genova sulle presunte pressioni di Bucci. “Incredibile che un governatore possa pensare di telefonare e incidere sulla linea di un giornale”
Allarga l’inquadratura, Silvia Salis, nel parlare per la prima volta della bufera politica in corso in Liguria sulle presunte pressioni nei confronti di direttore, giornalisti e editore del Secolo XIX da parte del governatore Marco Bucci. «La cosa più grave, tra le tante, – dice la sindaca di Genova – è che questa vicenda rappresenta la totale insofferenza che questa destra ha verso tutti gli organismi di controllo di potere, dalla stampa alla magistratura e chiunque abbia una voce indipendente».
Parole che pesano doppio, per di più in piena volata finale di campagna referendaria, anche perché il nome di Salis ricorre in continuazione, nei vademecum che il presidente avrebbe inviato al direttore e all’editore del quotidiano genovese Michele Brambilla per reclamare spazio e attenzioni maggiori per esponenti e posizioni del centrodestra.
«Nessun dossieraggio, solo rassegne stampa», è il termine usato da Bucci, che ancora ieri ha respinto ogni accusa e nega di aver girato le sue note a Pier Francesco Vago, uomo forte di Msc, colosso dello shipping che de il Secolo è editore, anche davanti alle richieste di chiarimento istituzionale delle opposizioni progressiste.
Sindaca, cosa emerge dalla tempesta che si è alzata sulla Regione Liguria?
«Mi pare ne esca un disegno un po’ grottesco di come si può arrivare a pensare di gestire il potere. È incredibile che un governatore possa pensare di alzare il telefono e incidere sulla linea editoriale di un giornale mandando vademecum e annotazioni all’editore. E non si tratta di normali interlocuzioni tra politica e informazione: in questo caso c’è chi ha chiamato l’editore, il padrone. Io non mi sognerei mai, da sindaca, di telefonare al più grande player del porto e chiedere di incidere su una campagna elettorale a mio favore».
Bucci però nega di aver girato i presunti dossier all’editore del giornale, che in questo caso è anche operatore portuale di peso, come dice lei.
«Brambilla ha pubblicato chat e messaggi con date e ore precise, a provare la sua posizione e le bugie di Bucci, e fatico a pensare che un direttore arrivi a pubblicare dei falsi. Il presidente dice che non ha mentito, ma immagino porterà prove a sostegno della sua reazione. La sostanza rimane. Non è normale, che un portavoce o uno staff pagato con soldi pubblici faccia relazioni sull’attività di giornalisti durante una campagna elettorale».
Il presidente si è detto anche dispiaciuto per lei, che sarebbe finita coinvolta in una vicenda in cui non c’entra nulla: come l’ha presa?
«L’ho trovata una precisazione assurda, visto che ero io l’oggetto di praticamente tutte le osservazioni che facevano al Secolo e non solo. La pietra di paragone su spazi, foto, titoli, pezzi dedicati alla destra. Ce ne sono, di regioni in cui sindaci e governatori o candidati sindaco sono di colori politici diversi, ma sinceramente una cosa del genere non l’ho mai vista. E il fatto succeda ancora a Genova, fa male».
Posto si tratta di cose molto diverse, pensa siano giorni di déjà-vu, a neanche due anni dal terremoto giudiziario che travolse l’ex presidente Giovanni Toti?
«Io dico solo è un peccato che la destra continui a portare Genova sulle prime pagine dei quotidiani nazionali per motivi che non ci fanno essere orgogliosi. E mi incuriosisce, che esponenti del governo che siamo abituati a vedere esprimersi praticamente su tutto, da Pucci a Sanremo alla famiglia nel bosco, non abbiano ancora detto nulla sul fatto che il loro presidente abbia cercato di imporre la linea a un giornale».
Che conseguenze pensa debba avere, il caso, politicamente e non? C’è chi chiede le dimissioni di Bucci.
«Se si è andati oltre l’inopportunità politica lo valuteranno gli organi preposti a stabilirlo, io non mi sostituisco in nessun modo alla magistratura. Il mio è un giudizio di postura istituzionale, di certo non è il mio ruolo chiedere dimissioni al presidente della Regione, anche se il quadro che sta emergendo è così preoccupante. Sul futuro della maggioranza, del resto, è anche questione di sensibilità politica».
Ovvero?
«Sinceramente non so che tenuta abbia la maggioranza di Bucci in Regione, né quanto chi ne fa parte reputi che sia grave mandare un vademecum elettorale all’editore di un giornale. Io mi sentirei in forte difficoltà, al suo posto, però evidentemente così non è per tutti».
Da destra c’è chi ha definito il caso emerso in questi giorni una costruzione politica della sinistra, con allusioni alle sue ambizioni nazionali. Come risponde?
«Che stiamo vivendo un momento molto difficile nei rapporti tra organi di controllo e politica, ma anche che chi può resistere a questa deriva ha il dovere di farlo. Del gesto del direttore del Secolo, che alle pressioni subite ha detto “non ci sto” e ha segnalato all’Ordine dei giornalisti, dovrebbe andare orgoglioso ogni giornalista d’Italia».
Ha detto non si permetterebbe di chiamare un operatore del porto per influenzare una campagna elettorale. Pensa ci sia un livello ulteriore, nel caso, i rapporti tra politica e imprenditoria portuale?
«Non sta a me dirlo, io so solo che il porto deve gestirlo il presidente del porto, il più indipendentemente possibile da tutti, me compresa, soprattutto pensando a cosa è passato dall’Authority negli anni scorsi. Non sta a me intromettermi negli affari del porto, ma chi l’ha fatto in passato, a proposito di déjà-vu, ha fatto solo danni».

 

 

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