
Sul caso BEES a Cremella
don Giorgio intervista Renato Ornaghi
Ho chiesto al Signor Renato Ornaghi di rilasciarmi una intervista rispondendo ad alcune mie domande su un progetto, ovvero la realizzazione dell’impianto di accumulo elettrochimico (BESS – Battery Energy Storage System) previsto in località Isola a Cremella (LC), che ha trovato finora una netta opposizione da parte degli amministratori comunali e tra i cittadini di Cremella.
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Anzitutto, vorrei tentare di fare una cronistoria della vicenda fin dagli inizi. Dalla pagina Facebook “Noi di Bulciago che…” amministrata da Giandomenico Fusi, 27 maggio 2025 leggiamo:
«Riassunto dell’incontro pubblico con l’amministrazione comunale di Cremella del 26 maggio 2025
Titolo dell’incontro: DIFENDIAMO CREMELLA
Oggetto: Installazione di un impianto di stoccaggio energetico BESS (Battery Energy Solar System) in località “Isola”
Alla riunione di ieri sera, c’era parecchia gente, almeno un centinaio di persone, presenti anche i rappresentanti del Comune di Bulciago (la vice sindaco Puricelli, l’assessore Corsaro e i consiglieri Filippone e Colombo), per Cassago solo i rappresentanti della Minoranza, di Barzanò il vice sindaco. Presenta anche il coordinatore di Protezione Civile Riccardo Ghezzi.
La sindaca Cristina Brusadelli, espone l’argomento:
In data 03 aprile 2025, Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), ci comunica che è stato avviato l’iter per la costruzione, da parte di TERNA S.p.A. di una centrale di accumulo in località Isola, dove saranno stoccate N° 60 batterie della dimensione di un container, su un’area di 15.000 mq all’interno di una area totale di 30.000 mq . Tale centrale, sarà poi collegata via cavi interrati a una profondità di – 1,7 m e per una lunghezza di 2,4 km, alla esistente centrale elettrica, sempre di TERNA S.p.A. sita nel comune di Bulciago in località Bulciaghetto.
Sostanzialmente, allo stato attuale, si stanno ancora aspettando i pareri di tutti gli enti coinvolti (che non sono pochi), cito solo alcuni: ASL, VDF, ARPA, etc. etc. che hanno tempo 45 giorni per presentare eventuali rapporti. Nel mentre, il Comune, dal canto suo, e come ultimo ente avvisato, ha a disposizione anch’egli 45 giorni per presentare eventuali ragioni contrarie alla costruzione della centrale. Ad oggi, comunque nulla è ancora pervenuto!
La sindaca auspica la formazione, in tempi brevi, di un “Comitato Cittadino” al quale partecipino tutti i cittadini di Cremella, per poter far sentire la loro voce in merito.
Purtroppo, visto il carattere di “Utilità Nazionale” e l’urgenza di reperire fonti energetiche alternative, non sarà per nulla facile contrastare quello che sembra, oramai, un dato di fatto.
Per il momento le informazioni tecniche sono ancora scarse, ma ovviamente, i cittadini che vivono nelle immediate adiacenze del luogo dove sarà costruita la centrale di stoccaggio, già fanno domande, circa l’inquinamento acustico, ambientale, e la pericolosità intrinseca dell’installazione.
Una notizia che oramai sta trapelando, è che questa centrale NON sarà l’unica che sarà costruita in zona! Pare infatti che TERNA spa, stia già cercando di acquisire terreni agricoli in tutta l’area dei Ns. Comuni limitrofi.
Il vice sindaco Testori puntualizza che una cosa certa è che il Comune di Cremella non ne ricaverà nulla, né dallo sfruttamento del territorio né da indennizzi a carattere vario, si dovrà accontentare della parziale asfaltatura delle sedi stradali coinvolte nel passaggio dei cavi dall’ Isola fino sul comune di Cassago, passando per la SP48, via per Cassago e via Aldo Moro.
Ci sono stati vari interventi, la maggior parte per cercare notizie rassicuranti ed informazioni, e la Vice sindaco di Bulciago Raffaella Puricelli che ha ribadito il supporto del Comune di Bulciago nella vicenda.
Personalmente, viste le premesse, credo che sarà quasi impossibile evitare la costruzione della centrale in quell’area. Il nostro governo nazionale, spinto dalla fame energetica sta via via dando mano libera ai privati per la realizzazione di mega impianti fotovoltaici, riducendo al minimo le formalità burocratiche con Leggi mirate. La pianura Padana è già una zona ambitissima per la costruzione dei fotovoltaici. Considerato anche che molte aree agricole, per via di alti costi di gestione, non vengono più sfruttate. Per cui ritengo che anche da parte di regione Lombardia non ci sarà ostracismo a questo modus operandi.
Detto questo comunque non bisogna mai abbassare la guardia. Per cui riterrei opportuno fondare anche più comitati cittadini nei singoli comuni limitrofi a difesa dei nostri territori.
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Ecco l’appello di un gruppo di cittadini
per contrastare la realizzazione del
Battery Energy Storage System
in località Isola a Cremella (LC)
Il problema
Noi sottoscritti cittadini, residenti nel Comune di Cremella, nei Comuni limitrofi e nel territorio circostante, esprimiamo la nostra ferma opposizione alla realizzazione dell’impianto di accumulo elettrochimico (BESS – Battery Energy Storage System) previsto in località Isola a Cremella (LC). Riteniamo che il progetto possa comportare impatti negativi sul piano ambientale, paesaggistico, sanitario e sociale, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita della nostra comunità.
Con la presente petizione, chiediamo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) di valutare attentamente le criticità e i potenziali rischi ambientali connessi al progetto e di non autorizzarne la realizzazione, promuovendo un modello di sviluppo energetico realmente sostenibile e condiviso con le comunità locali.
Perché ci opponiamo al progetto
Il sito individuato si trova in un’area agricola di pregio a ridosso di luoghi fondamentali per la vita comunitaria, tra cui:
– abitazioni private con famiglie che vivono nelle immediate vicinanze, che vanno salvaguardate;
– il Campo Sportivo “Figliodoni” della società “Luciano Manara”, dove ogni settimana si ritrovano centinaia di atleti (bambini e ragazzi) e le loro famiglie;
– il Parco Inclusivo, luogo di gioco per i più piccoli, di integrazione delle persone con disabilità e di incontro tra le generazioni;
– l’area feste e manifestazioni, cuore pulsante delle nostre sagre, tradizioni e della vita comunitaria;
– il Trovante, opera d’arte pubblica progettata per dialogare con il paesaggio naturale circostante e parte di un itinerario culturale che unisce dieci comuni della Brianza lecchese;
– il sentiero sterrato, molto frequentato da famiglie, escursionisti e amanti della natura, che collega il centro abitato alle aree agricole e boschive del territorio, attraversando il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) della Valletta.
Perché diciamo no all’impianto Bess in questo contesto
– Rischi elevati per la sicurezza delle persone — in particolare per i bambini, per coloro che praticano sport, per chi assiste alle partite, per chi frequenta l’area feste e per i residenti — in caso di incendi, guasti o incidenti.
– Danneggiamento delle attività sportive, privando il Centro Sportivo “Figliodoni” di un contesto sereno e protetto per lo svolgimento delle attività.
– Svalutazione delle abitazioni e delle proprietà, che subirebbero un danno patrimoniale.
– Peggioramento della qualità della vita dei residenti: rumore, impatti ambientali e percezione diffusa di insicurezza.
– Compromissione del Parco Inclusivo, con un maggiore inquinamento acustico, degrado paesaggistico e potenziali effetti derivanti dall’impatto elettromagnetico.
– Distruzione del dialogo tra arte e natura: il BESS oscurerebbe il “Belvedere del Trovante”, la vista simbolica tra la scultura e il Corno Birone, privando la comunità di un importante patrimonio culturale.
– Minaccia al patrimonio arboreo e paesaggistico, con danni agli alberi secolari che compongono il viale alberato di via Cadorna, elemento distintivo dell’identità locale, per la posa di cavi interrati per il collegamento alla sottostazione Terna di Bulciago.
– Alterazione del paesaggio storico, danneggiando l’armonia tra i beni monumentali — Villa del Bono e l’ex Monastero di San Pietro — e il loro contesto.
– Potenziali danni ai territori limitrofi, dovuti alla vulnerabilità dell’area destinata all’impianto all’esondazione del fossato Rio Gambiaione e agli allagamenti da acque superficiali, con il rischio che eventuali interventi di contenimento spostino il problema altrove.
Cosa chiediamo concretamente
– La sospensione immediata del procedimento autorizzativo.
– Trasparenza, con valutazioni d’impatto indipendenti e un confronto aperto con la cittadinanza.
– La ricerca di soluzioni alternative, al di fuori del territorio comunale e lontano dalle aree di pregio paesaggistico e ambientale che lo caratterizzano, privilegiando siti già compromessi.
– La salvaguardia delle aree sensibili, per uno sviluppo che rispetti la residenzialità, lo sport, l’inclusione, la cultura e il paesaggio.
Diciamo insieme NO all’impianto BESS a Cremella e SÌ alla sicurezza, alla cultura, allo sport, alla socialità e alla bellezza del nostro territorio.
Cremella è la nostra casa: difendiamola, oggi, con responsabilità e coraggio, per le generazioni future.
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Per ribadire il No all’impianto BESS
nasce l’associazione ”SìAMO Cremella”.
Ecco gli obiettivi
giovedì, 06 novembre 2025
Tutela e valorizzazione del territorio, per preservarlo dal potenziale insediamento di un impianto di accumulo elettrochimico (BESS) in località Isola, a ridosso del Plis della Valletta. Sono i principali obiettivi dell’Associazione ”SìAMO Cremella”, nata negli scorsi giorni, che punta altresì a favorire e a promuovere ”la partecipazione attiva dei cittadini, la cura del bene comune e la difesa dell’identità storica, culturale e ambientale del paese, favorendo iniziative di informazione, confronto e collaborazione con le istituzioni e la cittadinanza” come si legge nella nota ufficiale diffusa in queste ore.
”SìAMO Cremella nasce dal desiderio di un gruppo di cittadini di impegnarsi concretamente per il nostro paese, con spirito costruttivo e senza appartenenze politiche. Vogliamo essere una voce attenta e propositiva, capace di valorizzare ciò che Cremella ha di bello e di difenderlo da ciò che potrebbe comprometterne l’equilibrio ambientale e paesaggistico” ha dichiarato il presidente dell’Associazione, Manuela Cavatorta.
Nel corso della prima assemblea dei soci sono stati approvati lo Statuto e il Regolamento interno, che, come tengono a precisare gli stessi aderenti, definiscono con chiarezza l’impegno verso uno sviluppo sostenibile e condiviso del territorio.
Tra le prime azioni intraprese, l’Associazione ha deliberato di chiedere al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) di poter partecipare al procedimento relativo al progetto di impianto di accumulo elettrochimico (BESS) nel territorio comunale, al fine di garantire la massima trasparenza e tutela dell’interesse collettivo.
Il progetto – come noto – prevede la posa di una sessantina di container in un’ampia superficie – oggi agricola – situata in prossimità dell’impianto sportivo in uso alla Manara Calcio, dunque al confine con Barzanò. Un sistema di accumulo di energia elettrica che utilizza batterie per stoccare l’elettricità e rilasciarla in seguito, quando necessario, di cui l’amministrazione cremellese non sapeva nulla sino allo scorso 3 aprile. Risale infatti a quella data – come aveva spiegato nelle scorse settimane il sindaco Cristina Brusadelli nel corso dell’assemblea pubblica organizzata per condividere le informazioni sino a quel momento in possesso del Comune – la lettera del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che informava appunto l’ente, dell’avvio dell’iter relativo all’impianto, il primo previsto in provincia di Lecco.
Una questione, quella relativa appunto all’insediamento della struttura in località Isola, che ha già destato nella comunità (e non solo cremellese) non pochi timori, oltre al desiderio di conoscere ulteriori dettagli in proposito.
L’Associazione desidera esprimere un sentito ringraziamento a tutti i cittadini – e non solo – che hanno manifestato il proprio sostegno all’opposizione alla realizzazione dell’impianto di accumulo elettrochimico (BESS) attraverso la firma della petizione online e di quella cartacea, nonché agli esercenti locali che si sono resi disponibili per la raccolta firme e a quanti vorranno unirsi a questa iniziativa nei prossimi giorni. ”Un segno concreto di partecipazione e di attenzione verso il futuro del nostro territorio” fanno sapere i volontari.
”SìAMO Cremella” è aperta a tutti i cittadini che ne condividono i principi e desiderano contribuire con idee, tempo o competenze.
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Cremella si oppone alla mega batteria:
tremila firme in paese contro il progetto
per stoccare energia
L’impianto di accumulo verrà realizzato all’Isola, in un’area agricola, su una superficie di oltre 14mila metri quadrati. Il sindaco Brusadelli: “Non lo vogliamo”
Cremella (Lecco), 9 marzo 2026 – Sessanta pile ricaricabili formato gigante, lunghe sei metri e alte quattro, in grado di accumulate e fornire energia a 30mila famiglie. È il BEES, Battery energy storage system, un impianto di accumulo di energia elettrochimico. Verrà realizzato all’Isola, in un’area agricola, su una superficie di oltre 14mila metri quadrati, che diventerà così una sorta di maxi batteria.
Serve appunto per stoccare energia prodotta con fonti rinnovabili da immettere poi in rete quando occorre: l’energia elettrica diventa chimica per essere conservata e poi torna di nuovo elettrica per essere utilizzata d’estate quando i condizionatori vanno “a palla”. A chiedere di realizzare il Bess sono gli investitori di una società romana e dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica hanno già avviato il procedimento.
A Cremella però nessuno vuole il Bess: non la sindaca Cristina Brusadelli con gli altri amministratori comunali, non Cristina Beretta della minoranza, non i sindaci della zona, soprattutto i cittadini che hanno già raccolto quasi 3mila firme.
La sindaca
“Non siamo d’accordo – chiarisce con forza la prima cittadina -. Noi ci teniamo a Cremella”. Non è un’opposizione contro, ma una contrarietà per l’ambiente, la sicurezza, la salute. Vicino al posto scelto ci sono abitazioni, un campo sportivo, un parco giochi inclusivo, un’area per le feste. L’impianto provocherebbe emissioni elettromagnetiche, rumore, temperatura elevate. Il rischio di incendi e fughe di gas tossici è plausibile. Oltre all’impianto dovrà essere realizzato un elettrodotto sotterraneo che attraverserà anche Bulciago.
Si tratta però di un impianto ritenuto di pubblica utilità, come i ripetitori per cellulari, e non occorre alcuna Valutazione di impatto ambientale. Se non verranno espressi pareri tecnici negativi, nessuno potrà opporsi alla sua realizzazione.
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Il 5 marzo 2026 su Casateonline appare un articolo firmato da Renato Ornaghi, con il titolo: “Cremella: perché dire NO anche alle tecnologie indispensabili alla transizione green?” (leggere qui).
Il 9 marzo, sempre su Casateonline appariva la risposta di Roberto Comi, con un articolo dal titolo: “A Ornaghi ricordo che il NO all’impianto BESS non è dettato da una paura a prescindere, ma dalla volontà di tutelare il paese”(leggere qui)
Renato Ornaghi interveniva ancora con un altro articolo, dal titolo: “Resto convinto che il BESS possa essere un’opportunità per Cremella e il territorio” (leggi qui)
Interveniva anche il Direttivo dell’Associazione SìASmo Cremella, con un articolo dal titolo: “Perché diciamo NO al BESS” (leggi qui)
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Già giorni fa per telefono avevo personalmente interpellato Renato Ornaghi, e avevo chiesto di continuare a chiarire la faccenda, smontando allarmismi inutili e insistendo sul futuro che si prepara aprendosi anche alle tecnologie indispensabili alla transizione green. Non sopporto sindaci o amministratori che chiudono il proprio paese come fosse un orticello da proteggere rischiando di soffocarlo togliendogli aria nuova. Visto che il dibattito dialettico su un giornale poteva finire in uno scambio senza sbocco, e visto che alla sindaca di Cremella neppure era venuta in mente di chiamare per un colloquio chiarificatore Renato Ornaghi così da aprire un dibattito più obiettivo con i propri cittadini ho pensato di proporre allo stesso Ornaghi di rispondere ad alcune mie domande da pubblicare sul mio sito.
INTERVISTA
DON GIORGIO: Signor Ornaghi, anzitutto La presento al pubblico. Ho letto che Lei è nato nel 1961 a Monticello Brianza, dove tuttora vive. È Energy manager in Monza, ove da oltre un decennio si occupa di tematiche legate al risparmio, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Grande appassionato del territorio in cui vive, ha pubblicato diverse opere dedicate alla Brianza. In particolare, nel 2008 ha curato la pubblicazione e realizzazione del “Cammino di Sant’Agostino”, un cammino a piedi di 640 km che collega 50 Santuari mariani della Brianza, un lungo percorso che conduce il pellegrino sino a Milano e Pavia, dove sono conservate le reliquie di Sant’Agostino. Convinto assertore del carattere “bilingue” dell’abitante brianzolo, Renato Ornaghi propugna da anni una pratica moderna della lingua “Lombarda occidentale”, attraverso un suo utilizzo mediato direttamente da traduzione di celebri autori in lingua italiana e inglese. La sua traduzione dei Beatles e dei Rolling Stones, in particolare, è da lui ritenuta un buon veicolo per trasmettere e mantenere l’utilizzo della “Lengua Mader”, in specie verso i più giovani. Tutto esatto? C’è da aggiungere altro?
RENATO ORNAGHI: Sì, la presentazione è sostanzialmente corretta e mi ci ritrovo bene. Aggiungerei solo che il filo conduttore delle mie attività – professionali e personali – è sempre stato il rapporto tra territorio, comunità e futuro. Mi occupo di energia perché oggi l’energia è uno dei fattori che più incidono sulla qualità della vita delle persone, sull’economia locale e sull’ambiente. Non è un tema tecnico per addetti ai lavori: riguarda tutti noi. Tengo inoltre doverosamente a precisare che non ho, nell’aver espresso la mia personale posizione, alcun coinvolgimento tecnico, economico/professionale e neppure di tipo amicale con l’iniziativa specifica di realizzazione della BESS a Cremella. Non vorrei puntualizzare queste cose, ma lo faccio perché qualcuno ha già espresso considerazioni di questo tipo.
DON GIORGIO: Ho cercato di fare una premessa riassumendo, anche con abbondanza di articoli giornalistici una vicenda che sta allarmando una comunità, quella di Cremella, in vista di una eventuale realizzazione dell’impianto di accumulo elettrochimico (BESS – Battery Energy Storage System). Anzitutto vorrei chiederLe: è stato ”saggio” (uso questo termine eufemistico!) da parte della Sindaca e dei suoi collaboratori indire subito assemblee pubbliche per raccogliere forme di protesta? Che valore hanno queste raccolte firme? In altre parole: se Lei fosse sindaco, come si comporterebbe se si trovasse in casi simili?
RENATO ORNAGHI: Non spetta a me giudicare le scelte dell’amministrazione comunale, ma posso fare una riflessione generale. Quando emerge un progetto complesso e poco conosciuto, è comprensibile che un Sindaco senta il bisogno di informare la popolazione. Il problema nasce quando il primo momento pubblico coincide già con una mobilitazione contraria. In questi casi il rischio è che la percezione preceda la conoscenza tecnica. Se mi trovassi ad amministrare un Comune, cercherei anzitutto di creare una fase informativa neutrale, coinvolgendo tecnici indipendenti, gestore della rete, enti di controllo e cittadini nello stesso tavolo. Prima si comprendono i dati, poi eventualmente si prende posizione. Le raccolte firme hanno certamente un valore democratico e testimoniano una sensibilità diffusa, ma non possono sostituire le valutazioni tecniche che spettano agli enti competenti. Altrimenti qualsiasi infrastruttura strategica diventerebbe impossibile da realizzare ovunque.
DON GIORGIO: Anche se è già intervenuto due volte su Casateonline dicendo la Sua, con chiarezza e in modo garbato, Le chiedo se può ancora riassumere il Suo pensiero, soprattutto mettendo in evidenza le esagerazioni che stanno dicendo su un eventuale impatto ambientale. Quali sono i benefici ed eventuali rischi?
RENATO ORNAGHI: Il mio pensiero è semplice: la transizione energetica non è uno slogan, ma un cambiamento concreto che richiede infrastrutture nuove. Un impianto BESS è, tecnicamente, un sistema di batterie che immagazzina energia elettrica per restituirla quando serve. Serve soprattutto a rendere utilizzabili le fonti rinnovabili, che per loro natura sono intermittenti. Molte delle preoccupazioni espresse derivano più dall’uso della parola “batteria” che dalla reale tecnologia. I benefici principali per gli utenti – tutti – sono ovvii ed evidenti: 1. maggiore stabilità della rete elettrica; 2. migliore integrazione delle energie rinnovabili; 3. riduzione degli sprechi energetici; 4. maggiore sicurezza del sistema elettrico nazionale. I rischi esistono, come del resto per qualsiasi infrastruttura tecnologica, ma sono regolati da normative molto severe e controlli multilivello. Gli impianti moderni prevedono sistemi antincendio, compartimentazioni e monitoraggi continui. È importante distinguere tra rischi teorici e probabilità reali: altrimenti qualunque tecnologia – dalle cabine elettriche ai distributori di carburante – sarebbe impossibile da collocare vicino ai centri abitati. Il punto non è negare le preoccupazioni, ma valutarle con proporzione e dati verificabili.
DON GIORGIO: Che cosa ne pensa della facilità con cui i nostri Comuni concedono permessi per la costruzione di nuovi Supermercati (ogni paese oramai ne ha un uno, e anche due), e poi sono chiusi ad ogni innovazione che potrebbe aprire a nuove fonti energetiche diciamo pulite? Basterebbe percorrere la strada per Oggiono e notare quanti Supermercati ci sono: Castello, Dolzago ecc. E sui Supermercati bisognerebbe aprire una lunga parentesi. Credo che sarebbero più numerosi gli effetti negativi, senza voler negare anche aspetti positivi.
RENATO ORNAGHI: È una contraddizione che osserviamo spesso. Accettiamo con relativa facilità infrastrutture commerciali che generano traffico, consumo di suolo e cambiamenti permanenti del paesaggio, mentre diventiamo molto più diffidenti verso infrastrutture energetiche che servono alla collettività. Non si tratta di essere favorevoli a tutto, ma di chiederci quale sviluppo vogliamo. Un supermercato risponde a un’esigenza immediata di consumo; un’infrastruttura energetica risponde a un’esigenza sistemica, cioè garantire energia affidabile e sostenibile anche alle generazioni future. La vera domanda non è se vogliamo cambiare il territorio, perché il territorio cambia sempre, ma se vogliamo governare il cambiamento oppure subirlo.
DON GIORGIO: Ho sempre detto, e lo sto ancora sostenendo, che protestare, borbottare, lamentarsi in generale di un mondo politico che non va e di una chiesa che arranca, a che cosa servirebbe se non si dovesse partire dal proprio piccolo? Sono i nostri paesi che hanno bisogno di bravi sindaci e di bravi preti. Lasciamo stare l’ambiente ecclesiastico che meriterebbe un discorso a parte: rimaniamo al campo civile. Questi sindaci locali che formazione hanno nel campo amministrativo? Non parlo della loro formazione umana e neppure della loro onestà, ma della loro competenza professionale in vista del bene comune. Un tempo, tutti dovrebbero saperlo, c’erano corsi seri e impegnativi di formazione socio-politica. Mi ricordo: tutti i grossi partiti, Pci, Dc. Psi, ecc., esigevano la partecipazione a questi Corsi con rilasci finali di un diploma. Non basta essere un bravo uomo per fare il sindaco: occorre competenza. C’è stato chi tra la moralità di un politico (o amministratore) e la sua professionalità (o competenza) preferiva la seconda. In ogni caso l’ideale sarebbe essere insieme onesti e competenti amministratori. Ma ciò che mi fa più paura è anzitutto un becero campanilismo: forse oggi bisognerebbe unire tra due Comuni confinanti, senza arrivare alla fusione, almeno i servizi più importanti. Ma ecco la domanda: che visuale si ha di un paese? Una visuale solo limitata ad opere da fare oppure dare al paese uno sviluppo più umano, così da far star bene il cittadino nel vero senso della parola, ovvero quando l’essere sta bene (ben-essere)? E sta bene quando il contesto ambientale è a misura d’uomo, quando la tecnologia è al servizio dell’uomo, quando ci si apre a prospettive che potranno dare un benessere non solo materiale, con risparmio anche di soldi, ma garantendo una vita migliore. Lei che ne pensa?
RENATO ORNAGHI: Condivido molto l’idea che il bene comune richieda una chiara visione oltre che la doverosa buona volontà. Amministrare oggi un Comune è diventato estremamente complesso: energia, ambiente, normative locali, nazionali ed europee, pianificazione territoriale sono temi tecnici e alquanto interconnessi tra loro. Per questo credo serva sempre più una collaborazione tra competenze diverse: amministratori, tecnici, cittadini, associazioni. Il rischio che vedo, non solo a Cremella ma in generale, è il ritorno a un localismo difensivo: ogni comunità tende a proteggere il proprio spazio senza considerare il funzionamento dell’insieme. Ma energia, mobilità e ambiente non si fermano ai confini comunali. Uno sviluppo davvero umano nasce quando tecnologia e territorio dialogano: la tecnologia non deve essere imposta, ma nemmeno rifiutata per principio. Deve essere compresa e governata.
DON GIORGIO: Potrebbe sembrare strano, però non del tutto, che un prete si interessi anche di ambiente, di energia pulita, di bene comune anche nel campo civile. Per rispondere basterebbe citare l’Enciclica “Laudato sì” di papa Francesco. Forse sarebbe il momento di chiarire che non c’è alcuna distinzione tra essere cittadini ed essere credenti. Anzi i credenti dovrebbero essere cittadini modelli. Il Creato è opera di Dio oppure no? Un prete come può dimenticarlo? E come può dimenticare che siamo fatti di spirito, anima e corpo? Che pensa Lei quando, ad esempio, nel caso Bess, i preti locali abbiano finora taciuto? Certo, non bisognerebbe mai confondere i due ruoli, quello del sindaco e quello del prete, ma forse oggi il problema, a differenza di anni fa, sta nel fatto che siano anzitutto i Comuni a sfruttare o a strumentalizzare le festività religiose. Credo però che un sindaco non dovrebbe mai dimenticare che l’essere umano è anche fatto di spirito, anzitutto di spirito, senza però confondere ciò che è “religioso” e ciò che è “spirituale”. Lei crede che siano cose difficili da far capire anzitutto alla nostra gente, e ai nostri sindaci e ai nostri parlamentari? Anche qui, partiamo dal nostro piccolo. Mediante una costante opera educativa del cittadino. Da qui usciranno i futuri sindaci e amministratori.
RENATO ORNAGHI: Credo che la cura del Creato sia un tema che unisce credenti e non credenti. L’energia, l’ambiente e la sostenibilità sono oggi forme concrete di responsabilità verso le generazioni future. Non penso che sacerdoti o comunità religiose debbano entrare nel merito tecnico dei singoli progetti, ma il loro contributo può essere importante nel favorire un clima di ascolto e di equilibrio, evitando polarizzazioni. Il rischio più grande, infatti, non è discutere — il confronto è sempre positivo — ma smettere di ascoltarsi. La transizione ecologica, se vuole essere davvero umana, deve tenere insieme ambiente, comunità e futuro di chi verrà dopo di noi. E questo richiede educazione civica, capacità critica e fiducia nel dialogo. Ma soprattutto, non dimentichiamolo, anche una bella dose di pazienza e apertura nell’ascoltare le ragioni dell’altro. Altrimenti, il dibattito scade in un mero dialogo tra sordi.
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