“Persuadère docendo” oppure “docère persuadendo”?

L’EDITORIALE
di don Giorgio

“Persuadère docendo”

oppure “docère persuadendo”?

I latini dicevano che ci sono due modi per far crescere i discepoli: “persuadère docendo” (persuadère insegnando), cioè offrire cultura e libertà così da convincere lo scolaro della bontà delle idee proposte, oppure “docère persuadendo” (insegnare persuadendo), cioè manipolare le coscienze altrui con la scusa dell’iniziazione dottrinale.
Sembra un gioco di parole che cambiano significato spostandole di posto. In realtà è proprio così. Ci sono insegnanti che cercano di persuadere gli alunni della bontà della verità in se stessa, senza manipolarla secondo i pregiudizi ideologici dello stesso insegnante.
Ma ci sono anche insegnanti che cercano di manipolare le coscienze degli alunni proponendo ideologie che hanno ben poco a che fare con la verità in sé, e con il tempo le ideologie crollano come impalcature a cui si si toglie anche solo un paletto, che tra l’altro dura poco per la corrosione procurata dal tempo.
Allarghiamo il discorso alla fede, e qui il discorso si fa più ancor più esigente. Le verità in campo scientifico possono cambiare, della fede cambiano solo riti, usanze, anche pseudo dogmi. Ma il Vangelo è quello che è, così la Parola di Dio, che si approfondisce man mano si tolgono paletti, incrostazioni, schemi, dogmi inutili ecc. Il troppo va tolto, se si vuole arrivare all’Essenziale, così anche del Vangelo radicale di Cristo.
E qui mi aggancio alle parole di Paolo VI, Papa Montini, che, in un discorso tenuto durante l’Udienza al Pontificio Consiglio per i laici del 2 ottobre 1974, ha detto: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».
Come intendere queste parole del Papa?
Si tratta di una testimonianza che non è semplice coerenza, bensì, piuttosto, un rimando al “mistero di Dio. Il “testimone”, infatti, non indica se stesso, bensì, come ha fatto del resto già Giovanni il Battista, attesta la presenza tra noi del Cristo risorto.
Ecco alcuni passaggi del Discorso del Papa:
«L’uomo moderno, impegnato nella conquista e nell’utilizzazione della materia, ha fame di qualcos’altro, prova una strana solitudine. Il cristiano che si dona completamente a Gesù Cristo conosce un altro mistero che è più insondabile della materia: il mistero di Dio che invita l’uomo a una condivisione di vita in una comunione senza fine con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Mistero di trascendenza e di prossimità! In verità, l’uomo del ventesimo secolo aspira a questa pienezza di dialogo personale che la materia gli rifiuta. Occorrono oggi più che mai dei testimoni dell’invisibile.
E ancora:
«Gli uomini di questo tempo sono degli esseri fragili che conoscono facilmente l’insicurezza, la paura, l’angoscia. Tanti si chiedono se sono accettati da coloro che li circondano. I nostri fratelli umani hanno bisogno di incontrare altri fratelli che irradino la serenità, la gioia, la speranza, la carità, malgrado le prove e le contraddizioni che toccano anche loro. Essere il testimone della potenza di Dio che opera nella sorprendente e sempre nuova fragilità umana, non vuol dire alienare l’uomo, ma proporgli dei percorsi di libertà. Le nuove generazioni hanno particolarmente sete di sincerità, di verità, di autenticità. Esse hanno orrore del fariseismo in tutte le sue forme. Si capisce perciò come esse si attacchino alla testimonianza di esistenze pienamente impegnate al servizio di Cristo. Percorrono tutti gli angoli della Terra per trovare dei discepoli del Vangelo, trasparenti a Dio e agli uomini, che rimangono giovani della giovinezza della grazia di Dio. Le nuove generazioni vorrebbero incontrare più testimoni dell’Assoluto. Il mondo attende il passaggio dei santi».
Ancora:
«L’uomo moderno si pone anche, e spesso dolorosamente, il problema del senso dell’esistenza umana. Perché la libertà, il lavoro, la sofferenza, la morte, la presenza degli altri? Ora, ecco che nelle tenebre, colui che tenta di vivere il Vangelo appare come colui che ha trovato un senso, una realizzazione alla sua vita, lontano dai sistemi antropocentrici e oppressivi. Questa testimonianza personale deve essere data da ogni battezzato, da ogni confermato, laico, religioso o prete. Ma i laici sono invitati a viverla in modo particolare, nel mondo, operando secondo la loro fede negli affari temporali delle loro famiglie, delle loro città, del mondo internazionale, per costruire insieme a tutti gli uomini, credenti o non credenti, un mondo più degno dei figli di Dio. È lavorando con gli altri che essi scoprono spesso tutte le dimensioni dell’apostolato. Staranno attenti a non dimenticare che sono anche chiamati a favorire l’incontro diretto dei loro fratelli con Gesù Cristo. La loro non è una testimonianza muta. Noi sappiamo bene d’altronde tutto ciò che i laici hanno fatto per la Chiesa di Cristo nei secoli passati e dopo i vigorosi appelli dei Papi a favore dell’Azione Cattolica. Tuttavia, malgrado la nascita e lo sviluppo di nuove forme di apostolato e l’uso di tecniche sempre più precise, la testimonianza del Vangelo non si impone allo sguardo dei contemporanei con sufficiente evidenza. Ora, la Chiesa renderebbe sterile il Vangelo e se stessa se proclamasse solo un ideale astratto, per quanto ben presentato, senza che i laici concretizzassero questo ideale, come lievito nascosto nella pasta. Ci auguriamo che le nostre convinzioni su questo tema fondamentale della testimonianza personale troverà molta eco nei vostri cuori. Ma è diventata una necessità, ed è una possibilità del nostro tempo, cercare anche una testimonianza collettiva dei cristiani, adeguata all’età, alla vicinanza, agli ambienti sociali e professionali, insomma alle molteplici realtà della vita. Di qui la nascita di molti movimenti che sostengono l’apostolato dei loro membri, grazie a degli scambi, a una revisione di vita comune, a degli obiettivi maturati e realizzati insieme. Inoltre questi movimenti hanno assunto, più recentemente, una connotazione universale che appartiene alla Chiesa cattolica e risponde ai bisogni di un mondo sempre più unificato: sono divenuti internazionali. Il nostro Consiglio dei Laici è precisamente in sintonia con tutta questa vitalità personale e comunitaria. In questo immenso corpo di Cristo che è la Chiesa, i doni e i bisogni sono molto diversi, e diverse sono le tendenze dell’apostolato. Deve esserci tuttavia una unità nell’ispirazione e una convergenza nello scopo. Non si tratta soltanto di una necessità per l’efficienza dell’apostolato, ma di un criterio della sua autenticità: Cristo ha pregato perché i suoi discepoli fossero uno».
11 luglio 2026
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