
da la Repubblica
04 OTTOBRE 2026
Addio alla femminista Nunni Miolli,
sopravvissuta all’assalto fascista
contro Radio Città Futura
di Maria Novella De Luca

Nunni Miolli, al centro, con un gruppo di compagne
Avrebbe compiuto cento anni tra due mesi. Fondò a Roma il famoso Collettivo casalinghe. Il 9 gennaio del 1979 mentre Nunni e le sue compagne parlavano alla radio furono assalite da un commando guidato da Giusva Fioravanti. Dopo anni di silenzio aveva raccontato la sua storia in un documentario e un libro
Si è addormentata ieri, nella sua casa di Spoleto, a quasi cento anni Nunni Miolli, leader del collettivo femminista casalinghe negli anni Settanta, medaglia d’oro al valore civile, una delle due ultime sopravvissute all’assalto fascista contro Radio Città Futura, emittente che fu storica voce della sinistra e del movimento studentesco del ‘77. Era il 9 gennaio del 1979 quando un commando guidato dal neofascista Giusva Fioravanti fece irruzione in via dei Marsi, a Roma, nella sede della radio fondata da Renzo Rossellini, durante l’ora di trasmissione radiofonica autogestita dal collettivo casalinghe, uno dei più famosi e folti collettivi del movimento romano di quegli anni.
Nella stanza, impegnate tra microfono e consolle, c’erano cinque amiche, Annunziata Miolli, Anna Attura, Rosetta Padula, Linda Ingafù e Gabriella Pignone, donne già adulte, madri e casalinghe approdate al femminismo che in quegli anni impetuosi stava restituendo a migliaia di donne la libertà. Valerio Fioravanti, Alessandro Pucci e Dario Pedretti volti coperti e mitra spianati, salirono le strette scale che portavano alla stanza di Radio Donna, lanciarono più di una molotov contro la consolle che incendiò i vestiti, le braccia e i capelli di Nunni Miolli, per poi scaricare le loro mitragliette contro Anna, Rosetta, Linda, e Gabriella.
La più grave fu Anna Attura, a lei i fascisti scaricarono il piombo nella pancia mentre cercava di fuggire. “A Rosetta, Linda e Gabriella spararono alla gambe – ricordava Nunni – ad Anna nella pancia, io ero ustionata ma viva, Rosetta vedendo le fiamme della consolle mi tirò il suo golf azzurro sulla faccia per proteggermi dalle fiamme, se non ho perso la vista è per il suo gesto materno da sorella e compagna”.

Un attentato per colpire al cuore il femminismo che in quegli anni stava cambiando il mondo. Ovunque. Scardinando quelle famose “celle domestiche” che erano le cucine, dove le casalinghe ascoltavano Radio Donna e la trasmissione del martedì di Nunni e le altre compagne. E poi uscivano e magari per la prima volta si univano agli oceanici cortei delle donne che si riprendevano le strade, le città e la notte. (Sempre, anche in tarda età Nunni Miolli le ha chiamate compagne femministe).
“Di cosa parlavamo? Di tutto. Come fossimo sedute insieme. Della legge sull’aborto che doveva essere approvata, dei nostri figli, dei prezzi della spesa, della droga che ce li stava portando via. E del femminismo. Io – ricordava di recente Nunni Miolli- leggevo a voce alta al microfono le memorie di Teresa Noce”. Eppure dopo i primi mesi di sgomento con decine di migliaia di donne in piazza, dopo il processo nel quale Nunni e le altre furono difese da Tina Lagostena Bassi, quell’attentato era finito nel silenzio della Storia, mai più citato nelle cronache del terrorismo, dimenticato. Ma dimenticato, anche, dal femminismo stesso, che spesso aveva guardato dall’alto in basso quel collettivo casalinghe che invece cresceva più di tutti. “In fondo qualunque sia la nostra professione siamo tutte casalinghe quando torniamo a casa” spiegava Nunni “ma in via del Governo Vecchio alcune ci dicevano che puzzavamo di sugo”.

Nunni mostra le ustioni dopo l’attentato
Per anni Nunni, Gabriella, Anna, Rosetta e Linda chiedono che del loro attentato si parli nei libri che raccontano gli anni di piombo, chiedono alle case editrici di correggere saggi di illustri storici maschi che invece ignorano l’assalto alle femministe. Niente. Perché? Perché colpire delle donne è una tragedia di serie B? Perché non erano famose ma “soltanto” casalinghe? Per Nunni il risarcimento arriverà anni dopo con la medaglia d’oro del presidente Ciampi, come vittima del terrorismo.
Nata a Bari nel 1926, quattro figli, due matrimoni, l’impegno politico con i radicali, poi con Democrazia Proletaria, la campagna per il salario alle casalinghe. Ma l’avventura di Nunni Miolli, di quell’attentato ma anche di quello straordinario collettivo femminista nato nelle cucine, sarebbe rimasta nell’ombra – schiacciata dal maschilismo della Storia e da un certo snobismo del femminismo- se una regista romana, Monica Repetto, con un documentario dedicato alle vittime sopravvissute ma dimenticate del terrorismo, “1974-1979, le nostre ferite”, non avesse rintracciata la sua storia. Raccontata poi anche nel libro uscito nel 2025: “Le Appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro”. “Sono entrata nel centesimo anno di età”, diceva orgogliosa negli ultimi mesi, facendo scorrere i suoi nitidissimi ricordi. Come quel pomeriggio, il 12 maggio del 1977, in cui con le compagne femministe si era trovata su Ponte Garibaldi, a Roma, quando un proiettile calibro 22 uccise a 19 anni Giorgiana Masi. «Eravamo proprio lì, che dolore povera figlia».

Così la storia di Nunni è finalmente diventata pubblica, finalmente tolta dall’oblio. E mentre in questi giorni la Casa delle Donne che Nunni tanto amava compie cinquant’anni e il femminismo riscopre la propria memoria gettando ponti nel presente, Nunni si è addormentata dopo un secolo di vita vissuta con orgoglio e passione civile. Ma nuovi fascismi patriarcali, proprio come Nunni temeva, tornano a minacciare i diritti delle donne.
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