
da www.huffingtonpost.it
24 Ottobre 2026
Teresa Ciabatti: “Abbiamo negato
l’immaginazione a questa generazione”
di Mariagloria Fontana
La scrittrice, finalista nell’ultimo premio Strega, sulle manifestazioni sfociate in alcuni casi in devastazioni sia in Francia sia in Italia: “L’uso di etichette come ‘decreto anti-maranza’ o ‘paese che li ospita’ è una violenza linguistica istituzionalizzata che normalizza l’emarginazione”
Le recenti proteste a Milano, in Francia e in altri Paesi europei, portano a una riflessione anche sul sistema economico e culturale. Il filosofo tedesco Axel Honneth ha dimostrato con la sua ‘’teoria del riconoscimento’’ quanto l’identità si formi tramite esperienze di riconoscimento avute nelle relazioni e col mondo in cui si vive e si opera. Contesti caratterizzati dall’assenza, dalla marginalità, rendono l’individuo, il giovane, privo di una qualunque stima e fiducia in sé stesso. “Le proteste e le violenze giovanili sono la reazione a una violenza preesistente sistemica, economica e linguistica perpetrata dagli adulti e dalla politica”. A dirlo è la scrittrice e giornalista Teresa Ciabatti, osservatrice dei fenomeni sociali e culturali.
Le immagini che arrivano dalla Francia e da Milano mostrano ragazzi anche giovanissimi, persino dodicenni, specialmente quelli di Milano, che affrontano la polizia, distruggono vetrine, devastano e incendiano pezzi di città. Che cosa raccontano?
Le proteste e le violenze giovanili sono la reazione a una violenza preesistente sistemica, economica e linguistica perpetrata dagli adulti e dalla politica. La narrazione mediatica e politica, invece, tende a frammentare la protesta etichettandola come problema esclusivo di “seconde generazioni” o “maranza”, per evitare di ammettere una crisi generazionale sistemica. Hanno trovato un capro espiatorio. La violenza porta violenza sempre, è una catena che non si interrompe mai. Questo mi impressiona a guardare da fuori. Se tu non consideri la violenza pregressa e anche quella dopo delle reazioni, delle risposte, allora è una manipolazione quella che stai facendo. Quindi, mi hanno colpito certe risposte. Mi ha colpito Salvini quando con l’altro parlamentare della Lega, Iezzi, propone il decreto anti-Maranza. Dicendo che maranza viene da marocchino più zanza. In realtà l’etimologia negli anni 80 è incerta, ci sono varie possibilità. Il termine “maranza”, originariamente legato al gergo urbano degli anni ’80, viene oggi risignificato e strumentalizzato dalla politica in chiave punitiva. Categorizzare i manifestanti solo come immigrati o persone svantaggiate serve alla politica per creare un capro espiatorio e ignorare una protesta generazionale allargata. La reazione della politica mi sembra di nuovo una classificazione continua e violentissima.
Si è discusso molto delle vetrine di lusso devastate…
Il modello neoliberista e i consumi hanno imposto status symbol irraggiungibili, trasformando l’attacco ai negozi di lusso in un attacco diretto ai simboli di esclusione sociale. Modelli e ‘’idoli’’ che abbiamo creato noi adulti.
Si è parlato di protesta non ideologica, senza ‘’immaginazione’’, come fu quella del maggio ’68. È d’accordo?
Abbiamo negato l’immaginazione a questa generazione. L’immobilismo sociale e la retorica dell'”italiano in purezza” negano alle nuove generazioni il diritto all’immaginazione e alla mobilità sociale, riportando indietro il dibattito pubblico di decenni. L’italiano in purezza mi ricorda qualcosa di molto sordido che sta tornando nella politica attuale. Inoltre, le proteste non riguardano solo i giovani marginalizzati delle periferie, ma coinvolgono studenti di estrazioni sociali diverse come i liceali del Virgilio a Roma, storico classico nel cuore del centro storico della capitale.
Da un punto di vista comunicativo qual è la sua concezione di violenza?
L’uso di etichette come “decreto anti-maranza” o “paese che li ospita” è una violenza linguistica istituzionalizzata che normalizza l’emarginazione. Vedendo il telegiornale di Italia Uno ho ascoltato proprio queste frasi. Inoltre, la retorica del ritorno al lavoro manuale ereditario e la segregazione dell’accesso universitario riservato ai ricchi uccidono l’ascensore sociale e l’immaginazione.
Gli adulti sono responsabili di aver inoculato il culto del lusso e dell’esclusività nei giovani, mercificandone i desideri?
Siamo stati noi, certo, ad aver creato quegli idoli e a non aver saputo dare altro che consumismo, apparenza, vuoto. Inoltre, i social network amplificano la necessità di ostentare qualcosa che non si è, che non esiste, e definiscono lo status sociale attraverso l’immagine.
Qual è la responsabilità diretta dei genitori e del mondo adulto in questa frattura sociale?
Tutti gli adulti sono collettivamente responsabili delle nuove generazioni e delle conseguenze educative e culturali che hanno generato. Assecondare l’acquisto di beni di lusso per i figli significa compiere un atto politico che alimenta l’ideologia del privilegio e della differenziazione sociale.
Cosa sta facendo la politica?
Il vuoto di riflessione politica porta a una gestione unicamente securitaria e repressiva dei fenomeni sociali: il governo sceglie la repressione perché incapace di comprendere il presente storico e di interrogarsi sulle proprie responsabilità comunicative e politiche. Il linguaggio istituzionale e mediatico che parla di “paese che li ospita” e promuove l’idea regressiva dell'”italiano in purezza” nega qualunque emancipazione e uccide l’immaginazione di un’intera generazione.
Quale fase sociale e politica stiamo vivendo?
Prima di colpevolizzare i giovani occorre che gli adulti e la politica facciano un’autocritica radicale sulle proprie azioni, sui modelli economici e sul linguaggio intriso di violenza. L’accesso allo studio e alla mobilità sociale sta tornando a essere un privilegio per ricchi, rendendo necessaria una presa di coscienza collettiva che superi la stigmatizzazione.
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