Depistaggi, errori e omertà. Chi ha ucciso padre Fausto?

da Il Corriere della Sera

Il giallo. Ammazzato a colpi di pistola, difendeva i più deboli. A Mindanao la gente protesta: giustizia per Tentorio

Depistaggi, errori e omertà. Chi ha ucciso padre Fausto?

Caccia ai mandanti, nuova inchiesta nelle Filippine

MILANO. È tornato in Italia per festeggiare il mezzo secolo di ordinazione sacerdotale. Ma non solo. Perché nella valigia ha infilato anche un fascicolo di carte. Sono quelle sul giallo dell'omicidio del confratello padre Fausto Tentorio, di cui ha raccolto il testimone nella missione del Pime, laggiù, dall'altra parte del mondo, sull'isola di Mindanao nelle Filippine. Da quel maledetto 17 ottobre 2011, quando il sacerdote lecchese è stato assassinato a colpi di pistola da due sicari dopo aver celebrato messa in un villaggio, padre Pietro Geremia, 75 anni, trevigiano trapiantato in estremo Oriente, non passa più le giornate solo a predicare il Vangelo, ma anche a inseguire la soluzione di un rebus, a dare la caccia ai mandanti di un delitto dimenticato, a condurre indagini parallele a quelle del tribunale della città di Kadapawan. Quel plico di carte fitto di misteri, padre Geremia l'ha portato con sé in Italia per mostrarlo a Felice Tentorio, il fratello maggiore di padre Fausto, che vive a Santa Maria Hoè (Lecco), e per restituire a questa famiglia smarrita e turbata una speranza: «Ecco come cerchiamo e chiediamo giustizia per Father Pops», come gli indigeni delle tribù Manobo avevano ribattezzato il missionario trucidato. Da quel fascicolo emerge una chiara verità: «Sull'assassinio di padre Fausto ci sono stati finora depistaggi e omertà, sospettati tenuti fuori dall'inchiesta e testimoni chiave non ascoltati. Ma soprattutto autorità e potenti che hanno insabbiato le indagini per coprire chi ha ordinato ai killer di premere il grilletto». Un punto però resta fermo: «I due fratelli, Jimmy e Robert Ato, già arrestati, sono i due sicari, ma le "menti" del delitto sono altre». Chi sono? «Gli indizi puntano sulla milizia Bagani. Paramilitari che proteggono gli interessi degli affaristi e dei politici locali corrotti. Coloro a cui l'opera di padre Fausto, per la difesa dei diritti e della terra dei Manobo, dava più fastidio», racconta padre Geremia sul sito www.missionline.org. «Ci sono due testimoni che incastrano i paramilitari. Sarebbero stati loro infatti a fornire armi e moto agli assassini», continua il missionario. «Le loro testimonianze scritte, lo scorso aprile le abbiamo presentate al tribunale. Ma la magistratura non ha mosso un dito». Eppure padre Geremia non è un sacerdote che s'arrende. Porta avanti la battaglia per scoprire la verità sul giallo di padre Fausto. E, fra le tante porte a cui ha bussato, c'è anche quella del presidente filippino Aquino. Risultato? «Abbiamo ottenuto la nomina di un nuovo procuratore. Quest'ultimo riavvierà le indagini e ci ha convocati per il prossimo 23 luglio. Se i nostri testimoni saranno ascoltati, quello potrebbe essere il giorno della svolta». Forse una crepa nel muro del silenzio sul delitto di Father Pops si è aperta. «Più che giustizia, vorremmo la verità », dice Felice Tentorio. «E, intanto, io e mia moglie stiamo pensando a un viaggio a Mindanao dopo l'estate, dove nella valle dell'Arakan è sepolto mio fratello. Nella sua missione, fra la sua gente, quella per cui ha sacrificato la vita».

Marelli Paolo

(29 giugno 2013)

 

 

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