Omelie 2018 di don Giorgio: SECONDA DOPO LA DEDICAZIONE

4 novembre 2018: SECONDA DOPO LA DEDICAZIONE
Is 56,3-7; Ef 2,11-22; Lc 14,1a.15-24
Vorrei partire da una parola che troviamo nel secondo brano della Messa di oggi, quando l’apostolo Paolo parla dei pagani “esclusi dalla cittadinanza d’Israele”. Dunque, esclusione; da qui il suo contrario, “inclusione”.
Ecco, mi sembra che questi due termini, esclusione e inclusione, siano il tema dominante dei tre brani proposti dalla Liturgia della Parola, e rappresentino le problematiche delle società e delle religioni, di sempre: di ieri e anche di oggi.
Esclusione e inclusione 
Proviamo a riflettere seriamente, con onestà intellettuale. Chiediamoci, anzitutto: non è forse vero che l’esclusione e l’inclusione abbiano da sempre rappresentato, per il cittadino sia e il credente, un problema e un dramma per la loro salvezza? Quando parlo di salvezza, parlo di libertà, di giustizia, e, all’opposto, di emarginazione e di repressione.
Ognuno di noi ha provato nella sua esistenza, sulla sua pelle e nell’anima, qualche momento di sofferenza per essere stato escluso in qualcosa di essenziale, subendo ingiustizie e sentendosi privato di una certa libertà d’azione.
Ma, al di là dei fatti personali, che in ogni caso non si possono dimenticare, nei tre brani si parla soprattutto di realtà ben più vaste: esclusione di categorie di persone, di razze, di culture; si parla addirittura di popoli, per non parlare di continenti.
La storia ci insegna che anche le civiltà più progredite del passato erano fondate su concezioni “perfezioniste”, e perciò esclusiviste, del genere umano, inteso anche nella sua realtà fisica e psichica, per cui chi non rientrava in un certo ordine di “perfezione” (stabilita da quale potere e in nome di chi?) era, anche per legge, escluso dal convivere sociale e religioso.
Appena sento i termini “perfezionismo”, “ordine”, “disciplina”, “adeguamento” alla struttura, “integrazione” nel senso di “omologazione”, beh, mi sento morire dentro. La società viene ancora oggi vista come una grande macchina, dove ogni pezzo, ogni elemento, sia fisico che mentale, un oggetto o l’essere umano, deve funzionare secondo i ritmi imposti dalla produttività, che viene chiamata “progresso”. Per ciò, ogni pezzo difettoso, ogni rallentamento, ogni inghippo viene scartato, eliminato, anche distrutto.
Il pensiero di Cristo   
Basterebbe pensare a ciò che ancora ai tempi di Cristo succedeva a proposito dei lebbrosi, di quanti avevano un handicap fisico e psichico (ciechi, sordi, zoppi, ecc.), dei bambini che nascevano con qualche deformazione fisica.
Senza arrivare a pensare ai difetti fisici e psichici, come erano considerati i bambini in quanto bambini e le donne in quanto donne? Sappiamo l’atteggiamento di inclusione di Gesù nei riguardi dei lebbrosi, dei ciechi, dei sordi, degli zoppi, dei bambini e delle donne.
D’altronde, già il profeta Isaia aveva predetto un Messia che avrebbe aperto gli occhi ai ciechi e schiuso gli orecchi ai sordi, avrebbe fatto saltare come un cervo gli zoppi.
Ed è alle parole di Isaia che Gesù si riferisce quando il Battista, che era in carcere, invia alcuni discepoli chiedendo a Gesù se fosse lui il Messia, ed egli risponde: «Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,2,5).
Attenzione: ora arriva il bello. Gesù conclude dicendo: «E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Dunque, lo scandalo starebbe nel fatto che Gesù avrebbe aperto le porte agli esclusi, condannando perciò l’esclusione.
Non è questo lo scandalo di oggi di tanti, troppi credenti che non accettano l’inclusione di coloro che vorrebbero un mondo aperto all’Umanità? Da notare che questi credenti vengono a Messa come se niente fosse, magari si nutrono di Cristo, come se Cristo avesse detto: All’inferno gli esclusi, gli ultimi, i poveri, i derelitti!
Forse qualcosa non va, e non va perché abbiamo fatto della nostra mentalità esclusivista e del vangelo inclusivista una tale commistura da neppure renderci conto di quanto siamo fuori strada.
Forse è inutile insistere, dal momento che viviamo in un momento storico particolarmente confuso e disordinato, per cui a prevalere e a dettare leggi è una mentalità borghesemente individualista per non dire egoista, che frantuma ogni diritto umano, ogni possibilità di un futuro migliore. E tutto in funzione di un falso benessere che include i soliti privilegiati ed esclude i soliti disgraziati.
È sempre questione di razza
Qualcuno anni fa parlava di razza pura, oggi si parla ancora della supremazia o della difesa della razza bianca, dimostrando così di essere figli o nipotini di Hitler, la cui tracotanza lo ha portato alla rovina. Come tutti sappiamo. E non solo lui è caduto pancia a terra, anche il nostro Benito Mussolini.
Sì, è sempre questione di un falso e deleterio concetto di razza, ovvero di una ideologia razzista che esclude altre razze, ritenute imperfette, scadenti, inferiori. Ma come si può sostenere che esistano altre razze, se è vero che esiste solo la razza umana? Tutti apparteniamo alla stessa Umanità.
Ma che democrazia è mai quella fondata sulla esclusione di esseri umani, che non credo siano nati, nel disegno divino, da razze diverse in gara per escludersi a vicenda?
Gesù Cristo è venuto per dirci che tutti gli esseri sono uguali, proprio perché nell’essere interiore di ciascuno è presente lo stesso Dio, padre di tutti. Non ci sono figli minori e figli maggiori, o figli di un dio maggiore e figli di un dio minore.
La libertà dello spirito dell’essere umano
Infine (solo un brevissimo accenno), l’esclusione e l’inclusione rappresentano un vero problema, quando si tratta della libertà dello spirito interiore. E qui, il potere politico e il potere religioso hanno sempre costituito una violenza escludente.
L’esclusione sembra anzitutto la condanna a morte degli spiriti liberi. Eppure, proprio gli spiriti liberi avrebbero potuto, se considerati e valutati, dare allo Stato e alla Chiesa un futuro diverso. E se siamo qui, oggi, costretti a vivere in una sociale “bestiale”, è perché sono stati esclusi gli spiriti liberi, la loro fede nel mondo interiore. Ancora oggi fanno paura. E il mondo non potrà migliorare escludendo il mondo “migliore”.

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