Omelie 2017 di don Giorgio: TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE

6 agosto 2017: TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
2Pt 1,16-19; Eb 1,2b-9; Mt 17,1-9
Cosa dicono i Vangeli
L’episodio della trasfigurazione di Gesù davanti ai tre prediletti: Pietro, Giacomo e Giovanni, viene narrata da Matteo, Marco e Luca, ma non si trova nel vangelo di Giovanni. Già questo fa capire la differenza tra i tre sinottici e il quarto vangelo. Nei sinottici troviamo solo alcuni momenti in cui Gesù sembra uscire dalla sua realtà puramente storica (pensate al battesimo e pensate, appunto, alla trasfigurazione: due episodi, tra l’altro accomunati da identiche parole pronunciate dal Padre celeste), mentre il quarto vangelo è ricco di questi momenti di gloria divina. O, ancor meglio, possiamo dire che tutto il vangelo di Giovanni è una manifestazione in Gesù della gloria di Dio.
Chiariamo meglio. Tutti e quattro i vangeli sono stati messi per iscritto parecchi anni dopo la morte e la risurrezione di Cristo, ovvero dopo la predicazione orale di Gesù e dopo la predicazione orale degli apostoli: un aspetto, questo, fondamentale, perché fa capire che non basta limitarci agli scritti, dimenticando la parte orale della predicazione di Cristo e degli apostoli. Se vogliamo cogliere in profondità e nella sua originalità il messaggio radicale di Cristo, bisognerebbe risalire alla fonte, che è, appunto, la predicazione orale di Gesù. Ma come è possibile, se Gesù stesso non ci ha lasciato nessun scritto e se nessuno al momento ha pensato di stenografare ciò che diceva Gesù?
Sarebbe interessante, a questo punto, aprire una punga parentesi, che non farò per ragioni di tempo, sulla importanza di conoscere l’insegnamento trasmesso a voce dei grandi maestri in genere. Leggere i loro scritti, se qualcuno di loro ha scritto qualcosa, o, ancor peggio, leggere ciò che gli altri, discepoli o discepoli dei discepoli, hanno scritto di loro, non basta. C’è qualcosa di importante che può sfuggirci, e talora queste verità sono le più importanti.
Oltre lo scritto
Lo scritto non riesce a comunicare tutto il messaggio di un maestro, anzi talora lo fraintende o, per lo meno, può nasconderlo nelle sue verità fondamentali. E questo vale anche per la Bibbia scritta. Per quanto riguarda l’Antico Testamento, pensate alla predicazione dei profeti. La cosa già paradossale è che i profeti vengono classificati come maggiori e minori, in base ai loro scritti. Ma come si può dire che ad esempio Isaia sia stato più grande di Elia, il quale tra l’altro non ha scritto nemmeno una riga? E anche parlando di Isaia o di Geremia o di Ezechiele, chi ci dice che i loro scritti riportino le parole “migliori” che hanno detto? Non dimentichiamo che ci sono pervenuti tramite diverse mani e in un lungo periodo di tempo. Tra l’altro, un conto è leggere i loro scritti, un conto è sentire dal vivo la loro predicazione.
E così si dica della predicazione di Gesù. Giovanni stesso scrive, al termine del suo Vangelo: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro… Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere» (Gv 20,3; 21,25).
E, allora, ecco la domanda: ad esempio, Gesù che cosa detto in realtà di fondamentale, che i vangeli scritti magari fanno solo intuire, ma che non ci rivelano del tutto?
Formuliamo la domanda in un’altra maniera: se i vangeli, come ha detto Giovanni, non riportano tutto il messaggio orale di Cristo, non è che, anche per l’intermediazione della chiesa che stava nascendo, sia sfuggito o sia stato taciuto, qualcosa di estremamente importante? Ma c’è di più: non è che Gesù abbia voluto trasmettere il suo messaggio attraverso un’altra via, oltre ad una fredda stesura di ciò che egli aveva detto o aveva fatto?
Lo scritto e le parole spirituali
Ed ecco allora un’altra domanda: perché Gesù, verso la fine del suo ministero pubblico, dice ai suoi discepoli: «È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi»? E ancora Gesù dice: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità…».
Che significano le parole: “per il momento non siete in grado di portarne il peso”? Eppure quei discepoli avevano davanti lo stesso Logos, Parola incarnata? No, non è stato sufficiente. Occorrerà lo Spirito a guidare gli esseri umani verso tutta la verità. E allora perché Gesù si è incarnato? Si è incarnato, sembra dire lo stesso Gesù, per inviarci lo Spirito santo: sarà lo Spirito a toglierci il velo che copre il nostro essere interiore. Altro che trasfigurazione come momento magico!
Lo scritto di per sé stacca il maestro dai suoi lettori, e questo è più che naturale, dal momento che i maestri prima o poi muoiono e i discepoli sono costretti a ricordarne gli insegnamenti fissandoli sulla carta, e col tempo gli scritti diventano meno comprensibili, sia per il linguaggio usato e sia per il contesto che radicalmente cambia. Il lettore è davanti a un testo, come se fosse solo, e sullo sfondo l’autore, sempre più distaccato. Il maestro parla, dialoga, è vivo, mentre le parole fissate sulla carta diventano fredde. Manca quella dialettica che esiste tra il maestro e il discepolo.
Ma c’è di più per la Bibbia. La Bibbia: prima nelle mani dei rabbini, e sappiamo quanto le loro interpretazioni fossero diventate tanto insopportabili da attirare le ire di Cristo, poi, nelle mani di una gerarchia ecclesiastica, che talora e spesso l’ha usata in funzione della propria struttura.
Ed ecco che entra in scena lo Spirito, che scrive non sulla carta, ma nei cuori o nelle anime, ed è qui, nell’interiorità del proprio essere, che il Logos si fa generazione perenne, ovvero non solo parla con la voce dello spirito, ma addirittura ci trasforma nel mistero divino.
E allora non ci basta più leggere i Vangeli, o la Bibbia in genere: dentro di noi, avviene quel dialogo, anche dialettico, tra la parola viva del Figlio di Dio e il nostro intelletto più puro. Non per nulla si dice che lo Spirito è il nostro maestro interiore.

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