Omelie 2016 di don Giorgio: QUINTA DOPO PENTECOSTE

19 giugno 2016: Quinta dopo Pentecoste
Gen 18,1-2a.16-33; Rm 4,16-25; Lc 13,23-39
Il primo brano, tolto dal libro della Genesi, presenta i primi trentatré versetti del capitolo 18: sono stati tralasciati quelli riguardanti l’accoglienza tipicamente orientale di Abramo nei riguardi dei tre ospiti, che gli annunciano la nascita di un figlio, nonostante la tarda età della moglie Sara. Il brano non è di facile lettura, e contiene vari spunti di riflessione.
Dio e i tre uomini misteriosi
Anzitutto, presso le Querce di Mamre si presentano ad Abramo tre uomini misteriosi. Angeli? Dio stesso in quanto Trinità? Qui le interpretazioni sono le più disparate. Da notare, in ogni caso, un particolare: Abramo, quando li vede, li accoglie con doveroso rispetto, e si rivolge a loro come se si trattasse di una sola persona: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo».
Sant’Agostino commenterà questo passo come una anticipazione del mistero trinitario. Egli scriverà, infatti, che Abramo “tres vidit et unum adoravit” (Abramo vide tre e adorò uno).
Nella interpretazione più diffusa del testo biblico i tre uomini salutati e poi ospitati da Abramo in una mensa approntata per loro, vengono intesi come presenze angeliche e come tali le troviamo raffigurati in quadri ed icone.
Non possiamo non ricordare la celebre icona del pittore monaco russo, Andrej Rublëv, che la dipinse negli anni dal 1422 al 1427. I tre angeli sono seduti attorno ad un tavolo e benedicono un vaso contenente la carne del vitello sacrificato da Abramo.
Che dire di queste interpretazioni del testo biblico? Le riletture allegoriche o simboliche dei fatti biblici, a meno che non siano del tutto fantasiose, possono essere interessanti e a me sinceramente non dispiacciono. Del resto, in ogni realtà ci sono “vestigia dei”, ovvero le impronte di Dio, come ha scritto San Bonaventura da Bagnoregio (XIII secolo d.C.). Le impronte di Dio si manifestano in ogni essere, animato o inanimato che sia. Una cosa interessante: S. Bonaventura come prova cita un passo evangelico, quando i discepoli di Gesù, esclamano: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». Ecco, perfino le pietre “gridano” il loro legame col divino.
Vorrei, infine, ricordare ciò che ha scritto la grande filosofa francese, Simone Weil, secondo cui nel mondo ci sono i simboli di Dio, che però non sono altro che segni delle “porte” sul divino. Spetta a noi scoprirli. Dio ha messo delle “trappole” per catturarci, tra cui la bellezza: tocca a noi farci catturare.
Peccato a sfondo sessuale, oppure rifiuto dell’ospitalità?
C’è un altro aspetto del racconto da chiarire. Dopo che ha dato ad Abramo il lieto annuncio della nascita di un figlio, il Signore lo rende partecipe della sua intenzione di voler distruggere la città di Sodoma. È lecito chiederci: per quale motivo? Che cosa avevano combinato di così grave i suoi abitanti? Qui le interpretazioni si sono quasi tutte concentrate sulla loro omosessualità.
Il termine “sodomia” deriva, appunto, dalla città di Sodoma.  Pensate all’uso che si è fatto del racconto della Genesi e della punizione di Dio di Sodoma anche in occasione della approvazione da parte del Parlamento italiano dei diritti delle unioni civili e delle unioni omosessuali, da parte dei soliti fondamentalisti pseudo-cristiani!
Ecco il bello: in realtà, il vero motivo della punizione divina di Sodoma era un altro. Secondo l’interpretazione dei rabbini, gli abitanti di Sodoma sono stati puniti perché avevano violato il dovere, sacro presso tutti gli antichi popoli, dell’ospitalità, ovvero il diritto di qualsiasi ospite ad essere accolto e salvaguardato, come ospite, da ogni offesa alla sua dignità. “Un peccato, scrive don Angelo Casati, che incenerisce la città. Non solo quella di Sodoma: ogni città, di ogni tempo”.
Come la prospettiva cambia! Dall’aspetto puramente sessuale si passa all’aspetto umano-sociale di fratellanza universale. Abbiamo allora il coraggio di porci questa domanda: il Signore, oggi, chi ridurrebbe in cenere: il governo che ha approvato le unioni civili e i diritti delle coppie omosessuali, oppure quei partiti e quei politici che ogni giorno predicano l’odio verso gli extracomunitari e i migranti? Ancora oggi siamo malati di sessuofobia, e ci dimentichiamo che il vero peccato è l’alterofobia o la fobia del diverso, di chi noi riteniamo “diverso”.
La preghiera-intercessione di Abramo
Per evitare di ripetere le solite cose sulla preghiera di intercessione e di citare ogniqualvolta le parole di Carlo Maria Martini che, a proposito della parola “intercessione”, ha fatto una interessante analisi, vorrei invece soffermarmi su una domanda che magari in tanti ci siamo posti: perché Abramo si è fermato a dieci? non poteva scendere fino a uno?
Don Raffaello Ciccone fa osservare: «Geremia ed Ezechiele oseranno scendere ancora di più, intuendo che Dio perdona il suo popolo se incontrasse anche un solo giusto. Va ricordato Geremia: “Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se c’è un uomo che pratichi il diritto, e cerchi la fedeltà, e io la perdonerò” (5,1). Va ricordato Ezechiele: “Ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l’ho trovato” (22,30). E il profeta Isaia (capitolo 53) garantisce che la sofferenza del solo “Servo di Jahvè” salva tutto il popolo; ma quest’annuncio non sarà compreso che quando si manifesterà Gesù».
Ed ecco la domanda: un solo giusto potrebbe salvare l’umanità? Dunque, la forza del bene non sta nella quantità, nel numero, nella massa, nel moltiplicare le opere buone, nell’aumentare le canonizzazioni. La forza del bene sta nel bene stesso, e il bene non richiede visibilità, non vuole consenso e popolarità. Nessuno riuscirà a distruggerlo. Ecco perché, nonostante tutto, ovvero nonostante i continui disastri della cattiveria umana, nessuno potrà distruggere l’energia latente di un bene che, proprio perché latente, ovvero realmente presente ma invisibile, è la sorgente della vita, di un presente che mette sempre in scatto matto il male, che, a forza di inganni e di bugie, vuole mostrare la sua faccia da trionfatore. Ma sarà sconfitto.

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