Tina Anselmi, la politica si inchina

tina
da La Stampa
1 novembre 2016

Morta Tina Anselmi,

fu la prima donna ministro

Legò il suo nome alla riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale
Darlo Bertini
Tina Anselmi, un pezzo di storia della Repubblica, se n’è andata. Le sue biografie narrano un episodio cruento che fu alla radice del suo impegno politico negli anni a venire. Durante gli anni del liceo a Bassano del Grappa è costretta ad assistere all’uccisione di trentuno prigionieri per una rappresaglia dei nazifascisti. Pochi mesi dopo il suo nome di battaglia è Gabriella e diventa staffetta della brigata Cesare Battisti.
Avrebbe compiuto novant’anni l’anno prossimo Tina Anselmi, e di questi almeno quaranta li ha dedicati alla politica, fino alla presidenza di quella commissione d’inchiesta sulla P2, che ai tempi costituiva un incarico più che spinoso vista la portata dei protagonisti coinvolti. La pioggia di tributi che da stamane piovono via Twitter da donne di destra e di sinistra – solo due esempi, la Boschi e la Carfagna – mostrano come la figura di questa ragazza partigiana, che a diciassette anni si iscrive alla Dc per poi diventare il primo ministro della Repubblica, incarna da sempre in Italia l’immagine di donna impegnata ai massimi livelli al servizio della cosa pubblica. Non solo fino a diventarne il primo ministro donna, al lavoro e alla previdenza sociale nel 1976 con il terzo governo Andreotti; ma anche fino ad essere più volte iscritta nella rosa di candidati per la presidenza della repubblica, circostanza emblematica della popolarità della sua figura.
Spesso accostata a quella di Nilde Iotti, due donne influenti nei due più grandi partiti dell’epoca, il Pci e la Dc, quasi coetanee, entrambe impegnate nella resistenza, entrambe capaci di farsi valere in un mondo politico ancora pervaso da un diffuso maschilismo che rendeva arduo assurgere a cariche apicali. E basta scorrere quelle ricoperte dalla Anselmi per avere la riprova del suo peso politico dal dopoguerra fimo agli anni ottanta. La sua battaglia vinta fu la riforma per intodurre il servizio sanitario nazionale, ma è stata anche la madrina della legge sulle pari opportunità.
Dirigente del sindacato tessili e degli insegnanti della CISL dopo la guerra, tre volte sottosegretario al lavoro e poi ministro, di nuovo ministro della sanità negli anni settanta in altri due governi Andreotti, fino appunto alla presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2.
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5 Commenti

  1. carlo dalla ha detto:

    Una grande donna, un grande politica e un ottimo ministro. Che peccato non averla avuta come Presidente della Repubblica! Sono certo che con lei tante cose non sarebbero potute accadere ma tante altre invece sì. Tina sarai nella mia memoria e nel mio cuore per sempre. R.I.P.

  2. LANFRANCO CONSONNI ha detto:

    Ieri pomeriggio sui rai 3 hanno trasmesso un servizio in cui Tina Anselmi in una lunga intervista raccontava la sua vita.
    Ho visto questo servizio e mi sono commosso, preso da una forte nostalgia.
    Nostalgia di quel modo di vivere l’impegno politico con forza, onestà, serietà,. rispetto della persona identificata come obiettivo del proprio impegno, rispetto della persona anche se identificata come avversario politico, forte consapevolezza di cosa significhi il valore di Bene Comune, e forte determinazione nel perseguirlo.
    Tutto questo incarnato nella vita di questa donna meravigliosa.
    Mi ha impressionato il tono pacato con cui racconta le sua storia, da quando entra nella resistenza, a quando diventa ministro, prima del lavoro e poi nella sanità, esperienza vissute da protagonista di iniziative che hanno costituito le fondamenta per la costruzione del nostro paese.
    Tono pacato che scompare allorché inizia a parlare dell’esperienza nella commissione per la loggia P2.
    Si altera, assume un atteggiamento feroce, quasi quello di una leonessa che vede in pericolo i suoi cuccioli, e i suoi cuccioli sono la Democrazia.
    Fa trasparire rabbia, quasi presa dalla consapevolezza di non poterli difendere, quasi profetizzando un futuro fatto di riflusso e deterioramento del suo modo di vivere la politica.
    Una realtà difficile da combattere. Forse è stato più facile affrontare i nazisti, mettendo a rischio la propria vita, che non questa nuova subdola realtà.

  3. Giuseppe ha detto:

    Ciao “Gabriella”. Anche se te ne sei andata, il ricordo di te e la nostra più totale ammirazione continuano a vivere in mezzo a noi.

  4. GIANNI ha detto:

    Mi pare che l’articolo sia stato esaustivo nel delineare i tratti essenziali di una grande personaità civile e politica, una grande donna ed un grande politico. A donne come lei dobbiamo la nostra democrazia.
    Non aggiungo altro, anche perchè penso che ogni altro commento sia praticamente superfluo.

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