“Non possiamo tacere”. Con questa consapevolezza, i presuli di sei diocesi campane invitano i loro presbiteri e diaconi ad un incontro sul tema dell’inquinamento. Padre Maurizio Patriciello: abbiamo accolto questa lettera con gioia. Vogliamo portare il conforto della Parola ed essere anche una voce critica
Emanuela Campanile – Città del Vaticano
Con una lettera ai sacerdoti e ai diaconi delle proprie diocesi campane (Acerra, Aversa, Capua, Caserta, Nola e Teano-Calvi) sei vescovi della Terra dei Fuochi invitano ad una giornata di riflessione sul dramma dell’inquinamento ambientale che, scrivono, “produce malattie e morti”.
L’appuntamento è per il 14 gennaio, a partire dalle 9.30, presso l’Auditorium Mons. Tommasiello, a Teano. Ad Acerra, invece, il prossimo 18 aprile si terrà un evento in preparazione del quinto anniversario dell’Enciclica Laudato si’, organizzato con la Commissione Cei per il Servizio della carità e la salute.
Ma è da tempo, come ricorda nell’intervista, padre Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo a Caivano, provincia di Napoli, che le sei diocesi si stanno impegnando per la cura della casa comune.
Ascolta l’intervista a padre Maurizio Patriciello
R: Sono almeno 8 anni che la Chiesa campana non tace. I primi documenti firmati dai vescovi di questa zona risalgono al 2012. Quindi, i nostri vescovi non possono rimproverarsi il silenzio. Forse è tutta la Chiesa che magari deve allungare il passo verso queste problematiche perché il comandamento grande che noi abbiamo ricevuto è quello dell’amore. Io sono un prete, sono un cristiano innamorato di Gesù e per tanto sono chiamato ad amare il prossimo. Ora, amare il prossimo vuol dire dargli da mangiare quando ha fame, da bere quando ha sete, visitarlo quando è ammalato. Ma vuol dire anche fargli respirare l’aria pura, e i roghi tossici in questi anni ci hanno rubato l’aria pura. Vuol dire fargli mangiare cibo genuino, ma se veniamo a sapere che in tanti luoghi i rifiuti vengono interrati con il rischio di avvelenare i prodotti o le acque… ecco, allargare lo sguardo su tutta la realtà che ci circonda è compito nostro, della Chiesa. Quindi, questa lettera è stata accolta da noi preti con tanto entusiasmo, con tanta gioia. Noi vogliamo essere questa Chiesa: la Chiesa di Papa Francesco, la Chiesa in uscita, la Chiesa dei poveri che ha una parola da dire – una parola che non viene da lei ma da Nostro Signore – e che è una parola di speranza, di conforto, di salvezza ed è anche una parola che ci pungola e ci giudica.
Fra poco si celebreranno i cinque anni dalla pubblicazione dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Secondo lei, cosa ha aggiunto al processo di consapevolezza del valore della casa comune?
R: La Laudato si’ noi l’abbiamo appena sfiorata. Penso che negli anni che verranno, questo documento sarà sempre più importante. E’ veramente una pietra miliare. Credo che i nostri vescovi, che i vescovi che hanno scritto questa lettera, abbiano portato la Laudato si’ a livello locale: nella Chiesa particolare. Viaggio molto in Italia per commentare questo documento e quando chiedo “chi di voi l’ha letta?”, poche sono le mani che si alzano. Allora, come si fa a discutere su qualcosa che non è stato letto e studiato? Ecco, i nostri vescovi ci hanno esortato a prendere in mano la Laudato si’ e poi ognuno la deve incarnare nella propria realtà. I preti della Terra dei Fuochi la devono incarnare in questa zona, i preti di Taranto lo devono fare nella città di Taranto con quello che sta succedendo con la ex ILVA e i preti di Casal Monferrato nella loro realtà con il problema dell’amianto e così via. Con la Laudato si’, il Papa ci invita ad avere uno sguardo globale però, poi, dobbiamo avere sempre un occhio sulla nostra realtà locale. La Chiesa particolare deve guardare al suo problema particolare perché poi, nella Chiesa particolare, si realizza la Chiesa universale.
Come i vescovi e i sacerdoti della Chiesa particolare della Campania vogliono essere Chiesa universale?
R: La Chiesa brilla di luce riflessa dal sole che è Nostro Signore Gesù Cristo, per cui i preti della Campania si riscoprono innanzitutto innamorati di Gesù perché, senza l’amore a Gesù, tutto il nostro impegno lascia il tempo che trova. E poi siamo una voce critica, una voce critica verso le Istituzioni quando non fanno il loro dovere, ma una voce amica delle Istituzioni, quando veramente si impegnano. Ecco, la Chiesa è così: amica di tutti ma sempre con una parola di Verità che non diventa mai una parola di calunnia e nemmeno di adulazione: è una voce critica ma sa che, per farlo, deve mettersi avanti perché educhiamo i ragazzi con l’esempio e non con le parole. Il tempo delle chiacchiere è finito.
Il testo della lettera dei Vescovi
“Ai carissimi Presbiteri e Diaconi delle Diocesi di Acerra, Aversa, Capua, Caserta, Nola, Teano-Calvi Carissimi, noi Vescovi delle sei Diocesi della Campania (Acerra, Aversa, Capua, Caserta, Nola, TeanoCalvi) interessate al dramma dell’inquinamento ambientale, da tempo ci stiamo incontrando per confrontarci su questo tema e individuare insieme, tra noi e con voi, le vie per un impegno comune delle nostre Chiese. Recentemente, insieme con la Commissione della Cei per il Servizio della Carità e la Salute, stiamo preparando un evento nel V Anniversario della Laudato si’, che vivremo ad Acerra il prossimo 18 aprile. Vogliamo coinvolgere fin dall’inizio anche voi, carissimi Presbiteri e Diaconi delle nostre Chiese, non solo per preparare questo evento, ma per chiederci insieme quale sia stata la recezione di questa importante Enciclica, nelle nostre comunità”.
“Non possiamo tacere: siamo di fronte ad un vero dramma che già segna il presente e certamente segnerà il futuro delle nuove generazioni”
“Voi sapete come da anni le nostre terre soffrono, e la cura della “Casa Comune” è diventata un’urgenza dell’ora presente, e come l’inquinamento produca malattie e morti. I vescovi campani più volte sono intervenuti con messaggi e, l’anno scorso, noi vescovi, sollecitati dal fenomeno dei roghi tossici, invitammo tutte le comunità a vivere una giornata di digiuno e di preghiera; l’invito fu ben recepito e vivemmo un forte momento comunitario. Ma, nell’insieme, sembra che la sensibilità e l’educazione alla custodia del creato non siano passate nel vissuto concreto della pastorale ordinaria, cioè negli itinerari di fede (catechesi) e, soprattutto, nella nostra predicazione. Più in generale, noi Vescovi siamo preoccupati dell’ “affievolimento” della dimensione profetica del nostro ministero, non solo per quanto riguarda la questione ambientale, ma in genere, per tutto ciò che riguarda la dimensione sociale della fede. Non ne parliamo, non educhiamo abbastanza alla pace, alla giustizia e alla salvaguardia del creato. Siamo consapevoli che, se tale dimensione non entra nel tessuto ordinario della pastorale, di fatto essa non passerà. Ci chiediamo: sarà per stanchezza? per rassegnazione? In fondo, così si pensa, che cosa possiamo fare noi di fronte ad un dramma di tali proporzioni? … Eppure, non possiamo tacere: siamo di fronte ad un vero dramma che già segna il presente e certamente segnerà il futuro delle nuove generazioni. Pertanto, proprio al fine di confrontarci, parlarne insieme, fare il necessario discernimento, noi vescovi invitiamo i Presbiteri e i Diaconi delle nostre sei diocesi a questo importante incontro”.
Capisco il dramma di questi vescovi e preti. C’è in gioco non l’ideologia, ma la loro fede che non ho. E’ l’ultima volta che scrivo su questo blog. Ringrazio don Giorgio di avermi ospitato. E’ stato l’unico a pubblicare quello che scrivevo. Prima di conoscerlo ho provato a scrivere su altri blog come F.C. (ha pubblicato solo agli inizi), Merate online che non hanno pubblicato. Ho scritto ad un amico frate che ha risposto per un certo periodo. Ho provato con altri senza risposte. Quello fede che speravo di ritrovare non ce l’ho. Ho fatto il volontario gratuitamente per anni sacrificando la famiglia. Ho visto le contraddizioni (80% alle organizzzazioni e 20% agli interessati). Non mi disinteresso della politica perchè è sbagliato farlo rimanendo della mia idea: l’uomo deve esservi al centro con la sua umanità. Ritorno al mio vecchio interesse abbandonato in passato per le troppe luci artificiali specie quelli dei supermercati: l’astronomia. Quelle piccole scoperte, come la prima volta che ho osservato la nebulosa della Lira, sono vere anche se mi costavano fatiche serali. Non ingannano e sono eterne. “O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia. Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale …” (Canzone dei dodici mesi di Francesco Guccini). Grazie di cuore don Giorgio e in bocca al lupo per la nuova esperienza.
Sinceramente non capisco perché non vuoi più scrivere su questo blog. Non tutti gli articoli che pubblico anch’io li condivivido, ma li pubblico per dare una buona occasione per discutere.
Ti devo una risposta don Giorgio. Non dipende dalla non volontà di scrivere. E’ il ritorno al silenzio. Continuo a leggere il blog. Ascolto e in contemporanea leggo le tue omelie. Capisco che scrivere e discutere è importante. A me costa fatica. Prima di scrivere mi documento. Nell’astronomia regna il silenzio. Il mistico è un contemplativo. Ricordo la sera che mi è apparsa la nebulosa della Lira nel telescopio. Aveva la forma di un occhio. Il tutto era avvenuto nel silenzio di una sera. In silenzio la contemplavo. Penso che nell’oggi dove imperano le chiacchiere. Dove i ciarlatani come Salvini ottengono consensi, penso sia meglio il silenzio. “Lo stato attuale del mondo – e in effetti tutto ciò che è vivente – è ammalato. Se fossi un medico e mi venisse chiesto un consiglio, direi: Create il silenzio! Conducete gli uomini al silenzio! (Sören Kierkegaard)”
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